Vittorio Bersezio.
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Il piacere della vendetta.
romanzo.
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1874. Editori Treves, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
            Fondazione Ezio Galiano 
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Claudio Paganelli per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
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PRESENTAZIONE.
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Un piccolo villaggio piemontese in cui il tempo  scandito dalle stagioni agricole, un mondo contadino quasi omogeneo per costumi e tenore di vita, per valori come il legame con la tradizione, il culto della famiglia, del lavoro, della prestanza fisica. Solo due personaggi si discostano da questa morale, Grinta, lo spietato usuraio che non lavora ed approfitta delle sventure dei contadini per arricchirsi, e Maso. Questi, diverso dai suoi coetanei perch povero, di corporatura esile, intelligente (qui tale dote, invece di essere apprezzata, suscita diffidenza), e perci picchiato, deriso e soprannominato con disprezzo Lucertola dai compagni, matura precocemente un profondo rancore e un inestinguibile desiderio di vendetta.
Ha due soli amici, Cecchino, bello, aitante e amato da tutti, e Maria, la ragazza pi corteggiata del paese, della quale si innamora perdutamente. Prima di emigrare in Francia per fare fortuna, le chiede di sposarlo se ritorner, benestante, entro sei anni e riesce a convincerla non ad accettare il patto (lei lo considera solo un amico), ma almeno a lasciargli come talismano un suo anello: se lo appende subito al collo, vicino al cuore, e non se ne separer fino allultima pagina del romanzo. Mentre lui  in Francia, ritorna per in paese dal servizio militare Cecchino, che viene soprannominato dalle ragazze il bel Bersagliere e
Trama prevedibile, a questo punto, fino a quando Maso non ritorna, allo scadere dei sei anni: tutti si erano dimenticati di lui, e lanello che porta al collo da simbolo della speranza lo diviene della vendetta.
Da questo momento in poi, Maso vivr solo per la vendetta, costruendo una trama destinata a portare alla rovina tutti coloro che lhanno offeso, primi fra tutti lamico di un tempo e la donna amata.
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L'AUTORE.
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Vittorio Bersezio (Peveragno, 22 marzo 1828  Torino, 30 gennaio 1900)  stato uno scrittore, giornalista e deputato italiano.
La sua opera (per il resto fortemente debitrice a influenze d'oltralpe, da Dumas a Hugo, Balzac, Sue)  percorsa da una vena umoristica e satirica. 
Il capolavoro riconosciuto di Bersezio  la commedia piccolo-borghese Le miserie 'd Mons Travet che ebbe a suo tempo gli elogi di Manzoni, mentre il nome del suo protagonista Travet o Travetti venne accolto nel Dizionario di Petrocchi come sinonimo di piccolo burocrate, impiegatuccio ed era ancora ampiamente usato fino agli anni settanta del ventesimo secolo.
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IL PIACERE DELLA VENDETTA.
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Capitolo 1.
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Il sole d'una giornata d'autunno si nascondeva dietro la montagna. Lunghe strisce di nubi rossigne si stendevano all'orizzonte. L'aria frizzante stormiva tra le foglie ingiallite, e gli armenti che rientravano dalla pastura muggivan di lontano. Il campanile del villaggio suonava l'avemaria, e dal torrente ingrossato per le recenti pioggie si sollevava bianca e cacciata dal vento la nebbia ad invader la valle. La mestizia dell'autunno e la mestizia della sera si davan la mano a vestire d'una severa solennit quel paesaggio da idillio. Un giovane sedeva sopra un gran sasso posto al crocicchio di due sentieruoli che serpeggiavano capricciosamente in mezzo l'erba dei prati ai confini del villaggio verso la montagna; e l'aspetto, l'atteggio, l'immobilit stessa di quel giovane si accordavano meravigliosamente coll'ora e col luogo. Era una strana figura che un osservatore non avrebbe di certo confusa colla massa comune delle figure volgari. Aveva la faccia improntata dal marchio delle passioni d'un uomo, colla corporatura gracile d'un adolescente; ne' suoi occhi grigi c'era una fiamma cui ora avreste detto benigna, ora invece fiera come una scintilla di fuoco infernale. La sua fisonomia, non facile, quasi impossibile a definirsi, era capace di tutte le espressioni, dalla tenerezza all'odio, dall'allegria alla pi cupa oscurit della desolazione dell'animo; in mezzo alle sopracciglia, nel basso della fronte, stavagli un segno che rivelava una straordinaria tenacit di voleri, una risolutezza di decisione, una irremovibile fermezza. In questo momento era egli pi scuro in volto dell'ombra che cominciava a distendersi dal fondo della valle. La faccia reclinata sul petto, le braccia incrociate, l'occhio fisso, pareva messosi col ad aspettare sopravvenisse una grave vicenda, scoccasse il tocco d'un solenne momento. Era vestito da operaio campagnuolo, il cappello non insaldato a larga tesa sugli occhi, la carniera di fustagno fatta alla cacciatora, le uose di pelle abbottonate sopra i calzoni, un lungo bastone tra mano, come di chi si appresta a cominciare una lunga tratta di cammino.
Era da circa un quarto d'ora ch'egli stava col a quel modo quando in subito si riscosse, sorse di scatto ed ebbe in tutta la persona quel sussulto che d un brivido violento onde tutto ad un colpo son corsi le vene ed i nervi. Per uno dei due sentieruoli che s'incrociavano al punto dove il giovane era fermo, per quello che veniva dalla casa d'una masseria di poco discosta dal villaggio, s'avanzava il suono soavissimo d'un allegro canto di ragazza dalla voce pura e melodiosa come le limpide note notturne dell'usignuolo. Nella penombra di quell'ora vedevasi disegnarsi graziosamente con leggiadri contorni sfumati la persona aitante d'una giovinetta che s'avanzava di buon passo coll'andatura franca d'un animo allegro, di chi non trova ancora nella vita che affetti e sorrisi. Sul capo la giovane cantatrice tanto giovane che appena era uscita dalla fanciullezza recavasi un secchiello di rame che luceva con fulvo riflesso al raggio del crepuscolo: e in quel suo atteggio, nelle movenze, nel complesso delle forme, la ragazza aveva tanta grazia, tanta naturale seduzione da disgradarne le pi felici immagini delle canefore greche, da fare star l ammirato un artista.
L'aspetto della sua persona, la mossa, l'allegro canto della sua voce dicevano chiaro come l'anima di quella creatura che si presentava allora alla soglia della stagione delle passioni che  la giovinezza, non avesse ancora accolto la menoma preoccupazione. Il suo cuore, per dirla all'antica, non aveva ancora parlato di certo, ed avreste detto che nell'ambiente in cui viveva ella non trovavasi intorno che tutto un sorriso.
Ed era infatti cos. Figliuola unica d'un mezzaiuolo benestante, era lo scopo dell'amore di suo padre e di sua madre, i quali di cuore pi espansivo che presso i contadini non accada, vinti dalla nativa mala della gentilezza di lei, la circondavano di carezze pi che in quella classe non si usi. Da parecchie generazioni la famiglia di quella ragazza coltivava il podere in cui abitava, ottenendolo a mezzadria dalla famiglia dei padroni; e fra questi e i coltivatori era nata un'amichevole attinenza che quasi somigliava una parentela e che faceva curosi e solleciti dell'interesse reciproco proprietari ed agricoltori. Il gi attempatello signor Bernardo Pronetti, ultimo della famiglia dei padroni, celibe ancora, aveva tenuto a battesimo la figliuola del suo mezzaiuolo, quella che troviamo ora pel sentiero cantando, e innamorato ancor egli di tutte le grazie della giovinetta, conferisce da parte sua a farle intorno quel certo ambiente che ho detto di amorevolezza e di carezze.
Il giovane che aspettava si fece incontro alla ragazza che annunziava col canto il suo arrivo.
Maria! diss'egli con voce turbata piena di emozione, d'affetto, di riverenza insieme e di timore.
La fanciulla s'arrest interrompendo il suo canto e con accento d'amichevole famigliarit, esclam:
Che? sei tu Maso! quand'ero piccina che paura mi avresti fatto a comparirmi cos improvviso dinanzi!... T'avrei preso per la befana senza manco nessuno... Ah! ah! ti ricordi com'ero paurosa?
E mand una risatina melodiosa con quella sua voce incantevole.
Ma ora non son pi quella, sai! Andarmene alla fontana cos di sera, non avrei usato per nessun patto se non foste stati ad accompagnarmi o tu o Cecchino, e meglio ancora tutti e due... Cecchino come si burlava di me!... Tu no, che mi sei sempre stato pi pietoso ed affezionato....
Queste parole parvero rinfrancare d'alquanto il giovane che mostrava tuttavia esitazione e timore.
Oh s! diss'egli a mezza voce ma con forza.
Maria continuava non badandoci.
Adesso poi che sono ingrandita e fattomi tosa per davvero, s che riderebbe Cecchino se avessi ancora paura, egli che  soldato, che non ha mai avuto timore di niente, che non se la dice con nessuno che sappia d'animo piccino... Ma il vero  che non ho pi paura di sorta, sai, Maso; e ogni sera me ne vado cos franca e lesta ad attingere acqua...
Lo so: disse Maso colla faccia china e la voce bassa: vi ho veduta tante volte... quasi ogni giorno.
Maria allarg dallo stupore i suoi begli occhi sgranati e fissando il suo compagno interrog non senza incredulit nell'accento:
Mi hai veduta quasi ogni giorno?
S.
Qui, la sera?
S, Maria.
Se io non ti ho visto mai?
Ah! vi guardavo di lontano, procurando di nascondermi il meglio che potessi, e poi fuggivo.
Maria lo guardava sempre colla medesima meraviglia.
Che cosa mi di' tu Maso? Hai dato di volta, o che immaginazioni sono state queste tue? Da un mese e pi a questa parte tu mi fuggi....
Maso fece un moto; e Maria, interpretandolo per un atto di negazione e di protesta, soggiunse con pi forza e con accento di graziosa autorit:
Non negare! me ne sono bene accorta!... Cos bene che mi sono detto: che cosa pu avere Maso contro di me? sta a vedere che in premio d'averlo sempre difeso quando l'ho udito accusare del suo umore scontroso e vendicativo....
Ah! mi accusano innanzi a voi? proruppe il giovine sollevando vivamente la testa e mandando lampi di sinistra luce dagli occhi. Chi  che mi accusa?
O Dio! chi? tutta la gente... Siamo giusti Maso, lo sai, ti voglio bene, ma non sono cieca alla verit. Tu hai proprio il torto di essere di un certo umore....
Se non fosse stato delle ombre sempre accresciutesi della sera, Maria avrebbe potuto veder le guance di Maso impallidire.
Voi mi condannate? esclam egli con accento pieno di dolore.
No: io so che sei migliore assai di quello che comparisci e che il mondo ti crede. Ma  pur vero tuttavia che tu hai trovato modo di farti nemico tutto il villaggio, da me in fuori e da Cecchino che siamo stati sempre i fidi compagni d'infanzia.
Ma il torto  egli mio? Proruppe Maso con una violenza che non poteva pi contenere. S; tutti mi sono nemici, ed io sono nemico a tutti, e se gli altri mi odiano e disprezzano, oh! io li ripago tutti a misura di carbone!... E un giorno forse s'accorgeranno se fu bene l'opprimere collo scherno un povero diavolo, perch era debole, perch era povero ed umile.
Maria scosse la sua testolina leggiadramente.
Ma no, ma no, diss'ella, non esageriamo. S, certo furono cattivi con te, l'ho detto le mille volte; vedendo che tu t'arrabbiavi e soffrivi delle canzonature che ti davano, era una crudelt il persisterci.
Maso era diventato livido in volto e serrava con forza i denti colle mascelle contratte.
Lasciamo codesto: diss'egli con voce soffocata. Ho scritto qui nella mia testa i nomi di tutti coloro che mi hanno fatto del male e se Dio mi d vita....
Ecco l! Il tuo pensiero cattivo ancor esso di vendicarti....
S, di vendicarmi... come anche di ricompensare chi mi ha fatto del bene. Voi, Maria, e Cecchino, dopo mio padre, siete gli unici che amo quaggi....
E allora perch mi fuggivi? Perch venivi a guardarmi di lontano soltanto senza ch'io ti vedessi, senza darmi n anco un saluto?
Il perch... sono venuto a dirvelo questa sera, e vi attendevo qui, giusto per parlarvi.
Va bene: allora accompagnami alla fontana, mi ci aiuterai ad attinger acqua ed andando e venendo potremo discorrere senza perder tempo e far aspettar di troppo mia madre.
Maso acconsent, prese il secchio di sulla testa di Maria e si avviarono di conserva verso la fontana, a cui menava il sentieruolo, dentro una piega di terreno nelle radici della collina.
Per un poco camminarono in silenzio; Maria aspettava che Maso parlasse, e questi evidentemente peritavasi ad incominciare.
Fu la ragazza che ruppe il silenzio:
Ebbene, diss'ella non senza un po' d'impazienza: Che cos' di cui mi vuoi parlare?
Ah Maria! rispose Maso con voce turbata da profonda emozione: ho tante cose da dirvi, che non so proprio da quale rifarmi.
Ma, ora che ci bado, perch mi dai del voi e non pi del tu come ad un tempo?
Il giovane rispose con voce ancora pi bassa:
Non oso pi.
La fanciulla diede una franca risatina di cuore.
Oh bella! sta a vedere che sono io che ti faccio paura adesso!... Ed in vero tu mi parli e mi guardi in un modo che si direbbe proprio che la  cos... Figuriamoci se fra noi che ci siamo quasi allevati insieme, che eravamo i compagni inseparabili, ci si ha da andar ora colle stampite!...  dunque realmente avvenuto qualche cosa fra di noi, e tu non sei pi quello d'un tempo?
Erano giunti alla fontana; Maso prima di rispondere depose il secchio sotto il getto dell'acqua, e poscia drizzandosi della sua esile persona innanzi a Maria, le prese una mano, la guard fisso per entro gli occhi e parl nel modo seguente:
No, Maria, io non sono pi affatto per voi quello d'un tempo. Ma non  che la mia affezione siasi diminuita... Anzi, tutto all'opposto! Si  accresciuta a mille doppi, ha preso un nuovo e pi potente ardore; o per dir meglio mi sono accorto che ella aveva altra natura da quella fraterna che mi pareva per lo addietro... poich ora mi sembra ed  che, senza saperlo, io sempre vi amassi della guisa che v'amo.
Io ti capisco anche meno! disse allora Maria con tutta semplicit. Hai sempre per me quella medesima affezione, anzi la dici cresciuta, e da un mese mi fuggi come il diavolo dall'acqua santa, e quando mi trovi sei tutto impacciato e mi tratti colle cerimonie!
Maso fu pi imbarazzato che mai; accenn due o tre volte di voler rispondere, e sempre richiuse la bocca senza parola, chinando desolatamente il capo. La sera intanto veniva calando sempre pi; il campanile del villaggio aveva finito di suonar l'avemaria; i campanuzzi e i muggiti degli armenti che rientravano s'erano taciuti da ogni parte: in quell'angolo riposto della valle dove stavano i due giovani non era ad udirsi altro rumore pi che il suono dell'acqua della fontana cadente entro il vaso di rame.
Maria! Proruppe finalmente il giovane che richiam a s tutto il suo coraggio. Non avrei ancora avuto l'ardimento di venirvi innanzi stassera, se non avessi da darvi un ultimo addio.
Un ultimo addio? domand la fanciulla con accento pieno di meraviglia. Tu parti?
Maso si appoggi sul suo lungo bastone, e chinandosi verso Maria le piant in faccia uno sguardo penetrativo, avido di leggerle entro l'anima.
S, rispose, parto, e domani mattina all'alba avr gi abbandonato, forse per sempre, il nostro villaggio.
Nei limpidi occhi della giovinetta, Maso non pot leggere lo sgomento n l'impressione di chi apprende cosa veramente dolorosa, sibbene un certo simpatico interesse, un'amicale rincrescenza, ed una giovanile curiosit.
Tu parti? Esclam essa, giungendo con atto di stupore le mani. E forse per sempre tu dici?... Oh che novit le son queste? Dove te ne vai? E perch questa risoluzione?
Vado in Francia a cercare lavoro e fortuna, e non torner pi in paese finch non abbia raccolto tanto da poter comprare un po' di bene al sole e viver del mio, e andare alla pari con tutti questi superbi che mi disprezzano perch son povero...
Ah! sei diventato ambizioso?
Maso lev fieramente la testa.
S, diss'egli, lo sono. Mi sento qui e qui (e si percoteva colla mano la testa ed il petto) qualche cosa che mi fa non uguale, ma superiore a tutti quelli che ora mi trattano da loro zimbello.
Ed hai il coraggio di abbandonar tutto?
Il giovane l'interruppe con voce che vibrava di contenuta emozione.
Tutto?... Che cosa v' qui che mi tenga con un vincolo d'affetto? Chi mi ama qui, e da cui sono amato? Da nessuno fuori che mio padre....
Bravo! Ed io? E Cecchino?
Cecchino, s, fu sempre affettuoso per me, ed io lo amo come un fratello. Non ho dimenticato, n dimenticher mai che, mentre tutti gli altri ragazzi mi perseguitavano con oltraggi, scherni e percosse, perch era diventato uso e spasso loro comune il dare addosso a quel povero Lucertola, come mi chiamavano e mi chiamano ancora, Cecchino sovente prese le mie difese e mi fece rispettare, egli che, forte, bello era ben visto e ben voluto da tutti, ma Cecchino ora  soldato... e poi l'affetto di un amico basta egli a far felice la vita?... Voi, Maria, dite di volermi bene; ma il modo con cui me ne volete non  quello che desidererei, che se fosse, sarei il pi contento uomo del mondo... Ah! se fosse Maria!
La ragazza lo guard sorpresa, e con accento di vera innocenza gli disse:
Non ti capisco Maso.
Ancora una volta il segreto del giovane fu per traboccargli dalle labbra, e ancora una volta glie ne manc l'ardimento. Tacque un istante e poi riprese:
Rimane mio padre. Ah! quello s mi ama, ed anch'io l'amo di molto: ed  vecchio oramai da aver bisogno ch'io gli stia presso a sostenerlo negli ultimi anni di vita, e l'abbandonarlo  dargli un crudele dolore....
Ebben dunque, interruppe Maria, perch vuoi darglielo questo dolore?
Perch non posso pi restar qui in queste umili, sciagurate condizioni; perch bisogna assolutamente ch'io cambii la mia sorte, o crepi alla fatica... E mio padre lo sa, e mi compiange, e mi perdona... E la causa di tutto questo, Maria, siete voi.
Maria diede addietro d'un passo.
Io? Domand ella al colmo della meraviglia.
A Maso, superata una volta la soggezione, il coraggio venne di dir tutto quello ch'egli era venuto precisamente coll'animo risoluto di dire.
S, voi... Vi parlavo test dell'ardenza dell'affetto che vi porto... Voi non vi siete mai accorta di nulla Maria?
Ella scosse la testa in segno negativo.
Da lungo tempo per voi Maria, non ho pi amicizia, non ho pi fraterna affezione, ma amore.
La sua voce aveva preso un tono pieno di dolcezza, ed i suoi occhi la pi tenera espressione.
Non vi siete accorta mai che incontrando colla mia la vostra mano, io impallidiva e tremava? Non vedeste che i miei occhi seguivano desiosi i vostri come il girasole i raggi del sole? Non udiste mai nel parlarvi che mi mancava la voce? Vi amo Maria pi che io possa e sappia dir mai; vi amo da non poter tollerare il pensiero che altri possa avervi sua, da fare ogni cosa al mondo per poter giungere a possedervi io. Mio padre il quale s'accorse che un segreto rodimento mi consumava l'anima, volle sapere che cosa fosse, e gli dissi tutto, ed egli che mi vuol bene non si ristette dal tentare di farmi contento. Non vi ricordate che un mese fa mio padre venne alla vostra masseria a cercare di vostro padre ed ebbe con lui un lungo discorso da solo a solo nel tinello?
S, me ne ricordo.
E vostro padre e vostra madre non vi dissero nulla nulla in proposito?
Non una parola, in verit.
Ebbene mio padre venne dal vostro per domandargli alla buona, da vecchi amici come sono, se un matrimonio fra voi e me sarebbe entrato nelle sue viste.
Oh bella! Esclam la ragazza con accento in cui non c'era altro che una sorpresa mista a curiosit. E che cosa rispose mio padre?
Che la scelta d'un marito sarebbe stata cosa che avrebbe compiutamente lasciata a voi; ma che per ora eravate troppo giovane per pensare a codesto, e che stimava bene non parlarvene ancora nemmanco.
Mio padre ha detto proprio bene. Per me sto cos contenta come sono adesso che mi parrebbe una solenne pazzia il voler cambiare.
Maso represse un movimento di dolore.
Voi dunque, soggiuns'egli, quando vi si domandasse se sentite per me....
La parola parve mancargli; stette un istante e poi disse di fretta con nuovo coraggio attinto da una risoluzione impostasi colla forza della volont:
Se mi sposereste volentieri, che cosa rispondereste Maria?
La ragazza rimase in silenzio come chi ode farsi una domanda cos inaspettata che non sa dove andare a pescar la risposta.
Santa Vergine! disse di poi! Gli  cos strano ci che mi dite!...
Maso not, non con gioia, che anche Maria cessava di dargli del tu.
Io sono sempre stata cos lontana dal pensare a codesto... Io vi voglio bene: mi ricordo con piacere tutti i nostri giuochi da bambini, ma sposarvi poi!... Davvero, davvero che io non ho voglia di sposare nessuno.
Il giovane, dominato da un impulso subitaneo, proruppe con vivace insistenza:
Nessuno? Nessuno?... sentite Maria, io per ora non vi domando di pi... So bene che io non sono ancora degno di voi... Non credete che mi conosca?... Sono un nulla appetto a voi ricca... e cos bella!... Ma io mi sento il coraggio di diventare per voi quello che non sono ancora... Mio padre vedendomi soffrire per amor vostro, decise, di suo capo, senza nemmanco avvisarmene, andare a parlare al vostro nella cui amicizia sperava. Vostro padre, dopo avervi detta troppo giovane per pensare a nozze per voi, fece comprendere ci che  vero, ci ch'io medesimo confesso che ben altro sposo pi favorito dalla fortuna era quello che vi conveniva che non il povero Maso Lucertola... Mio padre mi credette levare ogni speranza ripetendomi le parole del vostro. Capii che questi aveva ragione, ma dissi tosto a me stesso che sarei ad ogni costo diventato quell'uomo cui fosse ingiustizia negar la vostra mano. Cessai di vedervi, perch non volevo ancora scoprirvi il segreto che mi covava qui dentro, e troppo temevo un giorno o l'altro mi uscisse fuori quasi di forza: ma venni meco stesso pensando sempre al modo con cui raggiungere quell'intento che ho stabilito per iscopo ultimo ed unico della mia vita. Molti de' nostri giovani si apprestavano a passar le Alpi per andar in cerca di lavoro; afferrai l'idea di recarmici ancor io col dove ho inteso parecchi aver trovato vistosi e rapidi guadagni... Oh certo abbandonare cos mio padre vecchio mi  una gran pena e forse una gran colpa; ma non posso resistere al pensiero che mi spinge... Per voi, per ottenervi, o Maria, che cosa non sacrificherei al mondo?... Vi ho detto poc'anzi che questo era forse un ultimo addio, che il nostro villaggio l'avrei abbandonato forse per sempre... E sar cos senza fallo, Maria, s'io soccomber nella lotta che vado ad imprendere colla fortuna. Parto domattina, lascio mio padre, il mio paese... e voi... e se non potr tornare coll'orgoglio d'esser riuscito, non vedr mai pi nulla di quanto mi  caro... Ma per riuscire ho bisogno d'aver presente non solo il vostro pensiero che mi  sempre inchiodato nella testa, ma almanco una speranza... Questa mi farebbe lieve ogni travaglio, mi darebbe forza ad ogni sacrificio: ma voi dovete comprendere, o Maria, quanto sarebbe crudele, se io, dopo aver sofferto e lavorato per anni ed anni, tornato qui vi trovassi in potere d'un altro... Ah! non ci reggerei, Maria.
Stette un momento in silenzio premendosi colla mano il petto dove il solo pensiero di tanta sciagura avevagli affannato il respiro. La fanciulla pi stupita che non altro, guardava non senza imbarazzo, ma senza paura nessuna, ora la faccia espressiva del suo interlocutore, ora l'ombra della notte che s'avanzava sempre pi densa dal fondo della valle.
Che voi mi amiate come io vi amo, o Maria, cos continuava con voce sempre pi affannosa il povero Maso; oh! non oso neppur domandarvelo, nemmanco supporlo... La vostra giovinezza non sa ancora che cosa sia questo spasimo... Ma vi domando in nome delle care memorie della nostra infanzia, in nome di Dio, della nostra Madonna delle Grazie, vi domando, o Maria, che non amiate un altro. Pensate a me quando io non sia pi qui, e ricordatevi che dando amor vostro ad alcuno voi mi togliete la vita... Io torner degno di voi, ve lo giuro, io potr essere amato da voi senza vergogna, io mi far amare da voi, ve lo giuro; ma aspettatemi, o Maria, aspettatemi almeno per sei anni... Siete tanto giovane!... Che cosa sono sei anni? Trascorso questo tempo voi sarete libera affatto. Se io non sar tornato, vorr dire che son morto, o sono stato vinto dalla fortuna, ed ho rinunziato ad ogni speranza d'esser felice... Ma prima d'allora per carit non mi condannate alla sciagura, non legate il vostro destino ad un altro... O Maria! Dite, me lo promettete voi?
Egli aveva preso la mano della ragazza, e la stringeva con forza fra le sue, mentre i suoi occhi pi supplichevoli ancora della sua voce e delle parole, cercavano penetrare nell'animo di lei che dimostrava sempre pi sorpresa e per poco non dico malcontento. Maria lev pianamente la sua destra dalle mani di Maso e gli disse con accento pi grave di quello che la facessero supporre capace la sua giovent e l'allegra spigliatezza del suo umore:
Sentite Maso, io era cos lontana dall'aspettarmi queste vostre parole, che le mi hanno confusa... Vi ripeto che voi, fin da bambina, vi ho sempre considerato come uno de' pi fidi compagni che avessi; e questi ricordi non si scancellano pi... Ma di sposarvi proprio proprio non me n' venuto mai manco l'idea, e pensandoci adesso cos all'ingrosso, non mi pare che noi ci conveniamo come si dovrebbe... Sapete ch'io sono usa ad esser sincera: voi siete troppo triste, troppo nemico della gente, per me che amo l'allegria e la compagnia delle amiche e le chiacchiere della sera fra i vicini, e le monferrine sotto l'olmo della parrocchia le domeniche. Fin da piccini voi mi piantavate il grugno ogni qual volta io andava a divertirmi un poco colle compagne... Figuriamoci poi quando foste mio marito! E poi... l, ve la spiffero addirittura... non mi si conf il vostro umore vendicativo.
Maria! Ci che mi ha fatto triste, scontroso e vendicativo  l'esser infelice. Fatemi voi fortunato coll'amor vostro, ed io mi rimuter compiutamente. Voi non avrete che da comandarmi, e, volendolo voi, io diverr quale pi vi piaccia ch'io sia.
La fanciulla scosse la testa.
Queste sono cose buone a dirsi....
Maso fece un passo verso di lei con impeto che pareva quasi minaccioso ma non era.
Ah! voi non volete farmi la promessa che vi domando?
Maria si trasse in l alquanto, e col medesimo accento di seriet rispose:
No, Maso, non posso farvela. Non si pu promettere di amar uno che non si ama.
L'infelice giovane impallid, curv il capo e mand un sospiro che pareva un gemito.
Ella continuava:
Non dico che in avvenire questo amore non mi possa prendere per voi, ma come volete che io fin d'adesso mi leghi senza ragione alcuna?
Maso lev vivamente la testa e cogli occhi fieramente scintillanti e i denti stretti, proruppe:
Voi ne amate un altro?... Oh ditemelo Maria....
No: rispose la fanciulla con accento pieno di sincerit e di candore; questo non . Se fosse, non avrei il menomo ritegno a confessarvelo: ma n ci  vero, n mi pare che possa capitare. Se voi tornerete quale dite di voler ritornare, ebbene allora....
Maso, come ogni uomo che anela ad un bene fuori del suo arrivo, si abbracci a questa poca di speranza che gli veniva offerta.
E ci mi basta, o Maria....
S'ud per la campagna avvicinantesi a quella volta una voce che chiamava Maria.
Ah! gli  Bastiano che viene in cerca di me: disse la ragazza scostandosi da Maso e facendo alcuni passi verso il sentiero che conduceva alla fattoria: Ohe, Bastiano, grid ancor essa volta a quella parte da cui era venuta la voce: son qua.
Maso venne dietro a Maria e congiungendo le mani con voce pi sommessa ma piena di preghiera, soggiunse:
Quando io non sia pi qui, pensate alcuna volta a me: pensate che il mio cuore sar sempre qui con voi, pensate che voi avete in pugno la mia sorte....
Zitto: disse vivamente e piano Maria: Bastiano pu sentire.
Diffatti a pochi passi nel sentiero si disegnava l'ombra di un ragazzaccio vestito contadinescamente, coll'andatura cascante e grossolana d'un imbecille.
Siete cost Maria? domand Bastiano arrivando.
Sicuro!...  mia madre che ti manda?
Gi!... Mi ha detto di dirvi di far presto e di darmi il secchio a me di portare, e di venir via che c' il signor padrone nel tinello il quale vuol vedervi, e bever giusto volentieri un gotto dell'acqua della fontana che gli piace cotanto....
In quella vide ombra d'un uomo dietro Maria e si ritrasse indietro spaventato.
Gua'!... chi c' l?
Eh! non aver paura: disse Maria ridendo: bell'uomo per farmi da scorta, che d'ogni ombra si sgomentisce! Non vedi che gli  Maso?
Bastiano si riaccost lentamente, guardando pur tuttavia con sospetto.
Ah ah! Maso Lucertola?...
Somaro! disse Maso incollerito, dando a Bastiano un urtone.
Oh oh! esclam il villanzone, mettendosi in difesa. Volete giuocar di mano, compare Lucertola? Ch s ch'io vi fo stare, sapete!...
E in vero le membra grosse e nerborute di Bastiano, bench pi giovane, poste in confronto colla gracile persona di Maso, non avrebbero lasciato nessuno in dubbio sull'esito d'una lotta: ma la ragazza s'intromise.
Suvvia, Bastiano, non fare e non dire delle tue solite scempiaggini: prendi il secchio e andiamo verso casa.
Bastiano obbed, e recandosi il secchio in mano entr innanzi a Maria ed a Maso nel sentieruolo, dirigendosi tutti verso la fattoria.
I due giovani camminarono costa a costa ed in silenzio fin quasi presso l'abitazione.
Maria: disse poi Maso, fermandosi ad un tratto. Vi ricorderete di tutto quello che vi ho detto stassera?
L'anima pietosa della ragazza non aveva potuto assistere all'espansione del profondo sentimento di Maso senza averne alcuna commozione: l'idea ch'egli stava per andare lontano lontano in paesi stranieri, con pericolo di non tornar pi, la inteneriva eziandio; le pareva una crudelt negare in quel supremo momento d'addio una parola di conforto a quel poveretto.
S, me ne ricorder: rispose essa con voce pi amorevole che non prima e pregher per la vostra riuscita, Maso, pregher pel vostro bene.
La faccia del giovane s'illumin d'una ineffabil gioia.
Grazie, Maria, grazie!
Le prese una mano e la strinse e la carezz con infinito amore fra le sue guardando negli occhi di lei con espressione di riconoscenza e d'affetto che mal si potrebbe descrivere.
Maria portava ad un dito un anelluzzo d'argento, regalo del suo padrino che glie lo aveva comperato all'ultima fiera del villaggio. Un po' largo pel suo dito, quest'anello usciva facilmente dalla mano della ragazza; Maso, senza volerlo, senza punto pensarci, nello stringere quella destra, sent cader nella sua l'anellino e se ne impadron sollecitamente.
La fanciulla volle riprenderlo.
No, no, lasciatemelo disse Maso supplicando. Quest'anello mi sar una preziosa reliquia, mi aiuter a trovar forza e coraggio... Oh ne son certo, esso mi recher fortuna.
Maria non insistette.
Addio Maria: disse allora bruscamente il giovane abbandonando dopo un'ultima stretta pi forte, la mano di lei. Non dimenticate le mie parole per amor di Dio: ed a rivederci fra sei anni... o mai pi!
Senz'aspettar nemmanco risposta, serrando in pugno come un prezioso talismano, il carpito anello, Maso fugg di corsa. Maria lo seguit alquanto con uno sguardo umido di pianto.
Povero giovane! diss'ella poi riscuotendosi. Chi sa se lo vedr ancora!
Ed asciugatisi gli occhi entr nella casa dove gi era penetrato Bastiano e dove attendevala suo padrino il signor Pronetti, padrone della fattoria.
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Capitolo 2.
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Il signor Pronetti stava comodamente seduto sopra il seggiolone impagliato nel tinello, facendo girare l'uno intorno all'altro i suoi pollici colle mani incrociate sull'epa protuberante. Una vera faccia di cuor contento, questo buon signor Pronetti dalle guancie rubiconde e grassotte, dal naso badiale, dagli occhi pieni d'allegria e dalla bocca sempre aperta ad un sorriso. Vivere il meglio che potesse e lasciar vivere altrui senza impacci e sopraccapi, era la filosofia della sua vita. Egli non amava i contrasti e non s'avventurava in discussioni: l'ultimo che gli parlava era quello che inspiravagli il suo parere, il quale durava irremovibile fino a che un altro gli parlasse in senso contrario. L'unica sua mania una mania innocente era quella di voler aver sempre previsto tutto, di profetizzar sempre quello che dovesse accadere, e di non indovinar mai. Era celibe, senza prossimi parenti, e voleva bene a Maria come ad una nipote che sappia farsi amar dallo zio. Abitava egli la citt, ma la state quasi tutta veniva a passarla al villaggio, dove, oltre quel podere, ci aveva una casa propria nel centro del paese, la quale contava per una delle pi belle di quel rustico comune. Quella sera appunto in cui comincia la nostra storia, il signor Bernardo, determinatosi di far ritorno alla citt l'indomani, veniva alla fattoria a dare un saluto alla famiglia dei mezzaiuoli. Cominciava egli ad impazientirsi del ritardo della ragazza a sopraggiungere, quando essa entr nel tinello lesta e vivace secondo il suo solito, con un allegro saluto sulle labbra.
Eccolo qui questo caro folletto! esclam lietamente il signor Pronetti tenendo verso di lei le due mani. E dove sei stata fin adesso, biricchina?
Maria corse a metter le sue nelle mani del padrino, il quale la trasse a s e le stamp due grossi baci sulle guancie.
Sono stata alla fontana a prender acqua, rispose Maria.
E sor Bernardo interrompendo:
Ci hai trovato delle compagne e ci sei rimasta a chiacchierare. Che cosa vi avevo detto Maddalena? (E si volgeva alla madre di Maria). Sono sicuro che alla sera alla fontana vi hanno il ritrovo tutte le ragazze dei contorni a farsi una buona satolla di ciarle.
Giacomo, il padre di Maria, disse allora alla figliuola con una severit che troppo si mostrava d'accatto:
Codesto non va bene e non mi piace.
Via, via, s'affrett a soggiungere Pronetti: non c' poi nessun male, e un po' di cinguetto fa bene alle ragazze; non  vero bricconcella?
Ma gli , sor padrino, rispose Maria ridendo, che alla fontana non ci abbiamo ritrovo di sorta, e di ragazze ero sola.
Davvero? esclam il buon Bernardo inarcando le ciglia. Cospetto! Eri sola di ragazze... ma ci avevi qualcheduno insieme... Oh, oh, signorina, un giovanotto forse?
S, signore, rispose francamente Maria.
Eh! eh! vedete se indovino! disse il padrone facendo scorrere uno sguardo trionfante dalla faccia di Maddalena a quella di Giacomo.
Un giovanotto? domand quest'ultimo con accento mezzo rampognoso. Chi ?
S, chi ? ripet sor Bernardo. Scommetto che l'indovino: gli  di sicuro il figliuolo del mugnaio qui presso, il quale gi mi sono accorto che ti fa la ronda....
No, signore, non  lui... Era Maso di Gerolamo.
Giacomo aggrott le soppracciglia e disse con tono di poca contentezza:
Ah, Maso?...
Pronetti conform la sua mossa ed il suo accento a quelli del padre di Maria.
Quel piccolo Maso, diss'egli, che da ragazzo mi veniva sempre a rubar le noci abbattendole a sassate? Quel mingherlino, brutto come uno scimmiotto, che chiaman Lucertola?
Maria fece un cenno affermativo.
E che cosa voleva? chiese Maddalena.
S, ripet con imponenza sor Bernardo, che voleva egli?... Zitto! che l'indovino... So che quel buon uomo di suo padre gli cercava un'occupazione; ma nessuno vuol prender seco quel soggettino che non  buono a far gran cosa ed  pi maligno che il fistolo... Vuole allogarsi qui alla fattoria, ed  venuto a raccomandarsi a te.
No, signore, disse Maria.  venuto per salutarmi l'ultima volta, prima di partire per la Francia, dove se ne va a cercar fortuna.
Possibile! esclam Pronetti.
Egli se ne va proprio in Francia? domand Giacomo.
Parte domani mattina all'alba.
Fa benissimo, disse il padre di Maria.
Sicuro che fa benissimo, disse a sua volta il padrone. To' io l'ho detto che si sarebbe deciso a questo passo, parecchi giorni sono. Gli  con voi Giacomo o collo speziale? Non so pi con chi, ma si discorreva di quel giovinastro, ed io predissi che un giorno o l'altro si sarebbe allontanato dal paese... E dunque se ne parte domattina?... E che cosa vuol egli andare a fare? Che mestiere sceglier mentre non  buono da nulla?
Codesto non me l'ha detto, rispose Maria; ma giur che non sarebbe pi tornato in paese finch non avesse fatto fortuna.
Buono, disse sor Bernardo ridendo. Allora potremo essere persuasi che non lo vedremo mai pi. Bella fortuna che sapr fare un intormentito di quella fatta, che ha la forza di un pulcino!...
Ha molto talento, disse Maddalena.
S, aggiunse Maria; e non c' nessuno che abbia imparato cos presto e che ora gli stia a pari nel leggere, scrivere e far di conti.
Bah! bah! le son novelle. Che cosa gli giover tutta la sua sapienza? Ad un uomo in quelle condizioni servono pi due buone braccia ben nerborute... Basta, lasciamola l, che di messer Maso m'importa un cece rotto... Intanto tu, Maria, che sei venuta coll'acqua fresca della fontana, non me ne hai ancora recato un bicchiere, come sai che mi piace.
Ha ragione. Mi scusi, e glielo porto subito.
In un attimo la ragazza fu di ritorno con un bicchiere pulitissimo d'acqua, limpida come un purissimo diamante, sopra un tondo di maiolica nera.
Sor Bernardo bevette quell'acqua colla volutt che un devoto seguace di No proverebbe a tracannare un buon gotto di vin generoso. Quand'ebbe finito, ripose il bicchiere sul tondo che gli porgeva la ragazza, e il suo sguardo cadde su quel dito della mano di lei, dove era solito a veder l'anellino che esso le aveva regalato.
Oh! oh! diss'egli, notandone l'assenza. Che cosa hai tu fatto dell'anello che avevi cost?
Maria arross sino alle orecchie e non seppe che risposta dare; ma il buon Pronetti non la lasci nell'impaccio.
Eh! ch'io la indovino. Tu l'hai perso, non  vero?
S, s, signore... Mi era un po' largo e....
Come! disse con accento di rampogna la Maddalena: tu hai perso l'anello che ti aveva regalato sor padrone?
Via, via, non la sgridate, fu lesto a soggiungere sor Bernardo; lo aveva previsto io che l'avrebbe perso; il dito ballava dentro di esso... Va l, va l che te ne comprer un altro pi bello... Ma non  per questo che son venuto; gli  per darti il saluto della partenza ancor io, ch parto domani io pure, ma non per andare cos lontano come quel povero Maso e non per rimaner tanto tempo senza tornar qui. Vado in citt e spero che tuo padre ti mener un giorno o l'altro colaggi a vedere il tuo padrino.
Le salutazioni furono lunghe e cordiali e con mille auguri ed amichevolezze scambiate a vicenda; il signor Pronetti si part, accompagnato da Bastiano un tratto di strada fino alle prime case del villaggio, perch la notte era omai calata intieramente, e bench non ci fosse il menomo pericolo, il buon sor Bernardo, che non era un leone di coraggio, preferiva fare quella parte deserta di strada piuttosto accompagnato che solo.
Ma Bastiano, aff, non era quello che avesse tanta provvista di coraggio da bastare per due. Camminava egli prima con un fanale per mano a rischiarare la strada tutta sassi e fossatelli, ma ad ogni ombra che gli paresse veder muovere, ad ogni rumore che sentisse, il babbeo s'arrestava di botto e si gettava addirittura contro il padrone balbettando:
Santa Croce! l c' gente... Cost c' qualche cosa di sicuro.
Il signor Pronetti cominciava per atterrirsi ancor egli, e domandava con voce tremante:
Dove? Dove?... Chi c'?
Ma poi, quando Bastiano, visto di meglio l'oggetto che gli aveva messo paura, diceva con un sospirone:
Ah! gli  il gelso abbattuto dal temporale l'altro ieri.
Oppure:
Ah!  stato una nottola che volando ha urtato in quei rami dalle foglie assecchite.
Allora il buon signor Pronetti montava bravamente in collera e dandogli un urtone proverbiava con fiere parole la pusillanimit della sua scorta:
Brutto animale, va!  egli possibile che un giovinastrone di quella fatta abbia un cuor da pulcino come un coniglio?
Ma quando gi eran quasi alla meta, val quanto dire alle prime case del villaggio, uno sgomento maggiore attendeva i nostri coraggiosi personaggi.
Un po' prima dell'imbocco sulla strada principale del paesello, a man dritta, alla distanza d'una cinquantina di metri dal cammino, sorgeva isolata in mezzo ai campi una casipola di miserrime apparenze, che era propriet ed abitazione di un uomo il quale aveva in suo potere le maggiori ricchezze di tutto il villaggio e le sorti di molte e di molte famiglie di esso: l'usuraio signor Grinta.
In molte delle nostre terricciuole pur troppo han posto il covo di queste sozze arpie della povera gente, le quali con denaro alla mano, in quei luoghi dove esso  s scarso, approfittando degl'imbarazzi dell'uno e dell'altro, riescono, merc imprestiti usurari, di cui enormi gl'interessi, ad assorbire non che il frutto del sudore di tutto l'anno dei miseri villici, ma benanco il loro capitale investito nella terra. Si possono paragonare a dei ragni che tendono la loro tela in un luogo acconcio e vi irretiscono tutte le mosche che passano: i contadini sono le mosche succiate sino al midollo. Nei tempi di diffalta nelle rendite del suolo, tempi che pur troppo da anni ed anni vediamo succedersi miserabilmente merc la crittogama della vite, l'atrofia dei Bachi, l'afatura delle messi e delle frutta, queste mignatte delle sostanze altrui ci hanno la loro miglior rivalsa, e in poco di tempo ingoiano alle famiglie paesane tutti quei pochi capitali che il lavoro di pi generazioni  riuscito a risparmiare.
Il signor Grinta era uno di questi e spingeva alla perfezione l'esercizio e l'accortezza del suo infame mestiere.
Pronetti e Bastiano adunque erano giunti camminando all'altezza della casa di codesto usuraio, quando di dietro precisamente ad una quercia presso cui si apriva una stradicciuola che conduceva al covo di Grinta, udirono un soffio soffocato, un gemito e il rumor di qualcheduno o di qualche cosa che si muoveva.
Bastiano non iscapp perch le gambe gli mancarono sotto; si gett tremando contro il signor Pronetti che tremava quasi egualmente, ed ebbe tanto coraggio da gridare:
Chi ? che cos'?... Sta su, Bastiano! diceva sor Bernardo con voce smozzicata dalla paura, volgendo gli occhi sbarrati verso quel punto onde veniva il rumore; e da quel punto, ad accrescere il terrore dei due passaggeri notturni, si vide uscir sulla strada comunale l'ombra d'un uomo che in quella oscurit, agli occhi spaventati dei nostri due valorosi, pareva avere le pi colossali proporzioni.
Quest'uomo s'accost ai due spaventati e disse con tono affatto pacifico e che anzi era di uno che pareva posseduto da qualche grave cordoglio.
Son io, signor Pronetti, sono Gerolamo.
Ah! ah! esclam affatto rassicurato sor Bernardo: siete voi, vi riconosco benissimo. La vostra subita comparsa in questa completa oscurit e in questa solitudine ha fatto una paura del diavolo a questo imbecille qui... Animo, babbeo, vuoi finirla di tremare? Avresti paura della tua ombra tu? L'ho sempre detto che saresti diventato un buon da nulla. E' mi si  gettato addosso che per poco non mi fa andar l colle gambe in aria... Voi venite al villaggio, Gerolamo?
S, signore.
Bene. Faremo insieme questo pezzetto di strada che rimane... Puoi tornartene a casa tua, tu, Bastiano.
Il villanzone non se lo fece dire la seconda volta; gir sui suoi talloni, e dimenticando anche il saluto di commiato, prese a gambe la via del ritorno e spar colla rapidit d'un cane che corre.
Che babbuino! disse il signor Pronetti con tono di sprezzante compassione. Alla sua et noi non temevamo nulla di nulla, e, corpo di bacco, n anche ora, gi maturo come sono, io non mi lascerei atterrire n imporre...
Vide in quella un'altra ombra d'uomo che si staccava da un tronco d'albero dove pareva appostata ad aspettare, e sclam con voce tremante:
O Dio! che cos' codesto? Un uomo in agguato!... Forse un assassino...
Oib, disse tranquillamente Gerolamo; gli  mio figlio Maso.
Ah! ah! Maso? Gli  proprio lui... Gi, capisco; voi sapevate che egli stava qui ad aspettarvi.
Niente affatto; ma l'ho riconosciuto subito vedendolo.
Intanto Maso si era accostato.
Che cosa fai tu qui? gli dimand il padre con tono di una bruschezza in cui si sentiva pure l'affetto.
Ah padre! disse il giovine con accento commosso: voi siete andato da sor Grinta a farvi prestar denari, chi sa a qual prezzo!... E ci per me!
Che cosa ne sai tu?
Ho indovinato tutto. M'avete detto di volermi dare ad ogni modo una somma; e so bene che voi non ce l'avete cost riposta. Dove procurarvela se non da Grinta?... Rientrando a casa poc'anzi, non vi ci trovai, e il cuore mi disse che voi eravate andato da quell'usuraio...
Sicuro, salt in mezzo sor Bernardo: l'ho indovinato subito a vedervi, Gerolamo. Questo dabbene qui, mi son detto, viene di sicuro da dare il coltello pel manico a quel birbo di Grinta, perch ne lo scortichi...
Il padre di Maso proruppe con una certa impazienza:
Eh! avevo io da lasciar partire per tanto tempo e per s lontani paesi mio figlio, il mio unico figlio, senza dargli nemmanco un po' di soldi?
Gli  dunque vero, Maso, disse allora Pronetti, che voi volete andarvene in Francia a cercar fortuna?
S, signore.
L'ho previsto da un pezzo che avreste fatta questa pazzia; ma badate bene a quel che vi dico, giovanotto! Sapete se io sono prudente e se le cose le indovino di lontano! Non potrete raccapezzar nulla di bene colaggi, e sarete costretto a tornare in paese pi spiantato di prima.
L'avvenire  nelle mani di Dio, rispose asciuttamente Maso. Se la fortuna ricompensa il coraggio, il lavoro e la buona volont, io mi sento di meritarla.
Erano giunti al villaggio e precisamente all'altezza della povera casicciuola abitata da Gerolamo e da suo figlio. Questi salutarono il signor Pronetti che continuava il cammino per a casa sua, e si ridussero nella loro abitazione. Fu una triste sera ed una pi triste notte per quel povero padre che vedeva partirsi da lui l'unico figliuolo: e fu tristissima notte del pari per quest'ultimo che abbandonava suo padre oramai innanzi negli anni, di cui era solo sostegno. Pi volte, anco in quegli estremi momenti, si dimand l'infelice Maso se miglior consiglio non sarebbe stato rinunziare a quel suo proposito e rimaner presso il padre: ma la passione che lo dominava era troppa, impegnato inoltre vi era eziandio il suo amor proprio, ch non voleva si dicesse pel paese essergli mancata la risoluzione in sul meglio: poi pensava che le fortune cui riescirebbe ad acquistare servirebbero altres a render pi agiata la vecchiaia del padre, e si riconfermava nel suo partito.
Non era ancor l'alba ch'egli, come aveva annunziato a Maria, partivasi pedestre col sacco in ispalla ed il bastone in mano, accompagnato per un tratto di strada dal desolato padre. Questi gli aveva dato poc'anzi un pacchettino di monete: erano cento lire, cui con patti enormemente usurari, aveva ottenute la sera innanzi dall'avarizia di messer Grinta. Maso le aveva ricevute colle lagrime agli occhi; non aveva ancor potuto pronunziare parola di ringraziamento, ma in cuore si era giurato che il povero padre n'avrebbe avuto per fatto suo compenso colla felicit degli ultimi anni suoi.
Quando padre e figlio si separarono, i primi albori all'oriente rompevano appena la tenebra notturna. Stettero lungamente abbracciati, poscia il vecchio a capo curvo, con passo quasi vacillante, riprese il cammino del villaggio. Il figliuolo rimase fermo a quel posto appoggiato al suo lungo bastone, guardando con intenso affetto l'ombra di Gerolamo, finch la scomparve del tutto nello scuriccio di quell'ora; poi scosse la testa, trasse di seno un piccolo sacchettino che ei teneva appeso sotto i panni, lev da esso un oggetto che baci con passione, come una devota farebbe della reliquia del suo santo protettore, e rimesso quella specie di talismano nel sacchettino e questo sopra il cuore, animosamente si avvi per la strada del suo volontario esilio.
Quell'oggetto che Maso aveva baciato con tanto ardore era l'anello cui la sera innanzi aveva preso nell'ultima stretta di mano a Maria.
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Capitolo 3.
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E Maria si ricord ella del povero Maso che si era condannato ad un crudele esilio per cagione di lei? Da principio s, abbastanza di frequente; e poi veniva spesso a ricordargli il misero assente, Gerolamo, il pi misero genitore di lui, il quale in ogni lettera ricevuta dal figliuolo trovava la preghiera di recare i suoi saluti alla fattoria e specialmente alla figliuola di Giacomo e di Maddalena, e non tardava mai a soddisfare il desiderio di Maso, spinto oltre il resto dal proprio affetto che lo faceva desideroso di parlare pi che potesse del figlio lontano.
Vi ringrazio, soleva rispondere Maria ai saluti del giovane comunicatile dal vecchio Gerolamo; e ringraziate per me il vostro Maso rimandandogli mille augur da parte mia.
Ma le impressioni in quell'anima di ragazza troppo giovane ancora, non erano tuttavia cos forti che durassero un pezzo immutabili, senza poco o assai dileguarsi. La memoria di Maso veniva a grado a grado svanendo dalla mente di Maria, la quale aveva detto per l'affatto la verit al giovane medesimo, quando confessatogli che nessun pensiero d'amore erale venuto riguardo a lui, e che potessero un giorno essere uniti in matrimonio non l'aveva manco immaginato mai.
Oltre ci v'era ancora una persona che a tutto suo potere aiutava quest'azione immanchevole del tempo a cancellare dall'anima di Maria la immagine del giovane emigrato; e questa persona era la madre della fanciulla medesima.
Maddalena non aveva prestata molta fede alla favoletta inventata l per l dalla figliuola al signor Bernardo di aver, cio, perduto l'anellino da costui regalatole, onde, avutala poi in disparte, l'aveva interrogata sul serio in proposito, e Maria che in realt era la meno capace di fingere che fosse al mondo, non aveva tardato a raccontare alla madre tutto quello che era passato.
Hai avuto torto, disse la Maddalena, a lasciare quell'anello in potere di lui. Maso lo riterr quasi un pegno della tua fede...
Oh no, no, interruppe vivamente Maria,  impossibile. Io glie l'ho cantata ben chiara che d'impegno non ne prendevo nessuno, e non volevo manco pensarci...
Va bene, ma siccome quel giovane ha un umore che Dio ne scampi, sarebbe stato assai meglio che tu ad ogni modo ti fossi fatta restituire la roba tua.
Come avevo da fare? Di forza non potevo, ed egli non volle arrendersi a nessuna ragione pi...
Basta! Per intanto non pensarti che quello abbia ad esser mai tuo marito... a meno che tornasse di colaggi dandoci tali prove d'esser cambiato che non ci si potesse pi avere il minimo dubbio. Che se torna tristo com' partito, con quel suo carattere vendicativo, venisse pure carico di denaro, io mi opporr sempre ad averlo per genero, perch mi  pi caro un povero e buono che un ricco e cattivo... Ed egli poi adesso  spiantato e cattivissimo.
In fondo in fondo, credilo madre, non  poi tanto cattivo come la gente lo pensa. Certo non bisogna fargliene nessuna: ma per chi gli va a' versi egli  generoso.
Bella generosit che si limita a non far male a chi ci fa del bene!... Tu intanto gurdati dall'avere alcuna relazione ancora con esso; e se mai ti scrivesse, guai a te a rispondergli.
No, no, mamma, sta certa che non gli risponder se mi scrive.
Passato un anno e pi dalla partenza di Maso, anche il padre di quest'ultimo cominci a venir pi raramente alla fattoria. Non gi che quivi lo accogliessero in modo da sminuirgliene la voglia di venirci, perch Giacomo che era vecchio di lui amico aveva sempre per esso pronta la medesima cordialit ed un buon bicchiere di vino da bere in compagnia: ma perch il povero Gerolamo era diventato cos triste, cos fuggilagente, cos ghiotto di star solo che nessuno oramai poteva vederlo pi che di scappata. I vecchi del villaggio scuotevano la testa e lo compativano condannandone insieme la misantropia.
Pover'uomo! esclamavano. L'aver perso quel suo figliuolo gli ha come tolto un pocolino di cervello. E' non si piace pi che di star solo col suo crepacuore. Vedrete che quell'uomo un bel giorno tira le cuoia come se gli avessero tagliato il filo della vita.
Il dolore per l'abbandono di Maso e la crudele mestizia della sua solitudine erano certo cause principalissime dei diportamenti del povero Gerolamo, ma non erano le sole. Vi si aggiungeva la persecuzione dell'usuraio Grinta nelle mani del quale egli si trovava per quel poco d'imprestito ch'ei ne aveva ottenuto affine di dar una somma a suo figlio.
Gerolamo aveva potuto a stento pagare i tremendi interessi che l'usuraio gli aveva imposti: ed un bel d non pot pi assolutamente pagarli. Rimasto solo a lavorare, ridotto oramai alle stremate forze d'un vecchio malaticcio, appena se egli poteva guadagnarsi tanto da mantenersi, altro che da averne di soprappi da pagare altrui. L'usuraio, come tutti quelli del suo mestiere, com'era suo costume senza eccezioni, come lo vedremo esser in avvenire, fu inesorabile. Citazioni, condanna, atti esecutivi piombarono addosso al povero vecchio, ed egli una sera si trov colla minaccia di esser messo fuor di casa sua l'indomani, senza pi sapere dove avrebbe portata a riposare la sua testa canuta.
Disperato, pensava a qualche terribile e crudele partito contro s stesso, quando, come per un'ispirazione, gli venne in mente l'idea, e in cuore la speranza che il suo vecchio amico Giacomo avrebbe potuto e non avrebbe negato aiutarlo. Corse alla masseria del signor Pronetti disfatto in volto come un condannato a morte alla vigilia del suo supplizio, e chiese di parlare da solo a solo col padre di Maria.
Quando questi ebbe udito di che si trattava, non pose tempo in mezzo n anche a fare la menoma osservazione o richiesta. Corse ad un suo stipo in cui riteneva i denari suoi, e ne trasse la somma occorrente a salvare il vecchio Gerolamo, d'una cosa sola rampognandolo, cio di non esser venuto prima a contare i suoi imbarazzi ed a chiedere soccorso all'amico.
Le proteste di gratitudine di Gerolamo furono quali vi potete pensare; e Giacomo loro mise termine dicendo con ruvida bonariet:
Eh! Che non  il caso di tante parole. Se voi foste nel caso di rendermi un servizio me lo rendereste, e dunque io che adesso mi ci trovo in quel caso a vostro riguardo, oh che non l'avrei da fare? Grazie a Dio non posso lamentarmi delle cose mie, e quel tanto di pi o di meno n mi arricchisce n mi fa povero. Ci vuol dire che se potrete rendermelo in avvenire, e tanto meglio; se no, pazienza... e non avete neppure da crucciarvi per questo.
Gerolamo scrisse una carta in cui si riconosceva debitore verso Giacomo della somma ricevuta: voleva porvi anche una tassa d'interessi cui si sarebbe obbligato a pagare, ma il buon padre di Maria non volle assolutamente, come non volle nemmanco che si fissasse un'epoca precisa alla restituzione.
Voi mi salvate dalla rovina, dal disonore e dalla disperazione: conchiuse Gerolamo partendo dalla fattoria coll'animo pi leggiero e colla tasca pesante pei ricevuti denari. Se mai nell'avvenire vi occorresse qualunque cosa a cui questo povero vecchio bastasse, e quando non sar pi vivo, dite pure il medesimo di mio figlio, non avrete che da fare un cenno, e quegli di noi che vi sar non si tirer indietro n anco dal gettarsi in sul fuoco.
Queste parole volle ripetere alla Maddalena che trov in sul passo dell'uscio, partendo, alla quale egli stesso disse in fretta e in furia ci che gli capitava e quanto il bravo Giacomo avesse fatto per lui.
Maddalena, che forse amava il denaro un tantino di pi che non facesse suo marito, probabilmente non avrebbe di suo capo fatta una simile generosit, ma poich la era cosa compita non credette di doverci trovare da ridire, e non ud con dispiacere la promessa di gratitudine eterna del padre di Maso.
Buono! pens ella; se quel tristo l tornasse mai nel paese con niquitosi propositi verso Maria e verso noi; eccoci un valido riparo contro la malignit della sua vendetta.
Gerolamo pag l'usuraio Grinta e torn padrone tranquillo ed assoluto della sua povera casupola, del suo piccolo campicello. Pens egli allora subito di scriverne al suo Maso, raccontandogli tutto ci che gli era avvenuto; mentre sino allora non glie ne aveva mandato scritta neppure una parola, non volendo crucciare il figliuolo lontano, e temendo che questi per soccorrerlo non si spogliasse di tutto quel poco che gi potesse aver raggruzzolato e non facesse fors'anche dei debiti da parte sua per procacciarsene i mezzi. Ma quest'ultima considerazione lo trattenne ancora dal comunicare al figliuolo i fatti accaduti.
Egli certo si affanner pel debito che mi rimane ora verso di Giacomo; cos pens il padre di Maso: e s'industrier, si metter in quattro, si priver di tutto per mandarmene l'ammontare... E ci non voglio che sia a niun modo. Povero giovane! Chi sa quanto avr gi da soffrire e da travagliarsi per conto suo, senza che gli precipiti addosso la nuova dei travagli di suo padre. Provveder da me ai miei impicci, e quando, come spero coll'aiuto di Dio, avr restituito a Giacomo l'aver suo, allora a Maso scriver tutto.
E la carit di Giacomo parve essere il primo atto di un pi benigno riguardo della fortuna verso il vecchio Gerolamo. Alcuni buoni raccolti di seguito, quello de' bozzoli specialmente andatogli a meraviglia, lo posero in grado appena dopo un anno di restituire al compare l'imprestatagli somma.
Con qual gioia il povero vecchio rifece la strada per alla fattoria con in tasca i denari da restituire! Gli era da un po' di tempo che Gerolamo si sentiva assai poco bene di salute; le traversie per cui era passato, le angoscie che aveva sofferte, le privazioni sostenute prima di giungere a quel risultamento ne avevano compiutamente logora la vita. La soddisfazione di essere riuscito a porre insieme tanto da pagar Giacomo parve restituirgli quel giorno un po' di vigore e di forza, e fu con passo pi fermo e sollecito ch'egli pot percorrere quel tratto di cammino che separava il villaggio dal podere del signor Pronetti. Passando innanzi alla casuccia scura, chiusa, isolata, di aspetto triste e quasi direbbesi minaccioso dove aveva il suo covo l'usuraio Grinta, il povero Gerolamo fece un movimento in quella direzione colla mano che voleva dire: Ah! son fuori de' tuoi artigli vampiro maledetto, e prima che vi ricaschi....
Giacomo si stup della sollecita restituzione, afferm che a lui non occorrevano punto punto per allora quei danari, e quindi se il renderli menomamente impacciasse il compare lo preg a ritenerli fino a maggior suo comodo: ma il padre di Maso insistette, e Giacomo li prese. Allora and a trar fuori del cassettino riposto dello stipo la scritta d'obbligo vergata da Gerolamo, e volle a costui restituirla; ma il vecchio, respingendo la mano con cui venivagli prta quella carta, diceva:
No, non la riprendo mica la mia scritta. Io vi ho restituito il denaro ma non  spenta per ci in me e nella mia famiglia l'obbligazione della riconoscenza che dobbiamo avere per la vostra a ragione dell'immenso benefizio che mi avete fatto. Ho quindi pi caro che riteniate presso di voi questa carta, scrivendovi appiedi la ricevuta. Io posso morire da un giorno all'altro: mio figlio, a cui scriver tosto il bel tratto della vostra amicizia verso di me, non mancher di sostituirmi per l'affatto nei sentimenti di gratitudine che vi ho consecrato: ma se per caso mai cosa ch'io credo impossibile se per caso avvenisse che voi poteste avere bisogno di alcuna cosa da noi, e mio figlio mancasse al dover suo, voi non avreste che da mostrargli quella carta.
Eh certo non avverr questo caso, mai, interruppe Giacomo ridendo: ma se ci vi piace io conserver questa vostra scritta come una buona memoria di famiglia e il sovvenire di un amico.
Il padre di Maria ritenne a cena seco il compare e alcuni fiaschi pi dell'usato furono consumati. Gerolamo pareva tutto ringaluzzito e mangi allegramente e bevve pi allegramente ancora. Affermava ch'e' si sentiva ringiovanito di anni parecchi, e faceva mille conti sull'avvenire per quando fosse ritornato il suo Maso... Oh fallacia delle umane previsioni!
Tornando a casa, a sera chiusa, il buon Gerolamo barcollava un pochino camminando e malediceva i fossatelli della strada, che non aveva mai trovato in s cattivo essere. Voleva scrivere tosto a suo figlio: ma era tardi, aveva sonno, si sentiva come un peso alla testa, provava un certo malessere generale. Si pose a letto riserbandosi a scrivere il domattina per prima cosa da farsi quando scendesse di letto. Ma il pover'uomo non doveva scrivere pi. Una fiera e violenta malattia gli era addosso e si svel con una terribil febbre sopravvenutagli nella notte: non ci fu tempo nemmanco di scriverne a Maso, ch in due giorni il povero Gerolamo fu portato a dormire sotto le erbe del cimitero, e il figliuolo lontano apprese in una del padre la malattia e la morte.
Che cosa provasse, quanto soffrisse il povero Maso nessuno lo seppe in allora, perch a nessuno egli non iscrisse pi n fece altrimenti sapere di sue novelle: n anco a Maria, la quale, mancando Gerolamo che di quando in quando veniva a recargliene notizia, non tard ad aver altra memoria pi del giovane emigrato che quello di un lontano sovvenire della propria infanzia.
Oltrecch nell'anima della giovane era avvenuto uno di que' rimutamenti che ben si possono chiamare rivoluzioni, per cui viene ad un tratto il pi delle volte determinato il destino di tutta l'esistenza: il cuore che era stato muto fino allora nel petto di Maria si mise di colpo a parlare, e parlar forte.
Era una bella giornata di domenica. Sulla piazza della chiesa era la solita frotta dei giovani che si fermavano a vedere le ragazze uscire dalla messa. Maria colla sua fiorente avvenenza chiamava sempre un gran concorso di celibi, ghiotti di toccarne il cuore, ma che inutilmente finora facevano pompa delle loro grazie naturali e dei loro abiti da festa. Maria passava in mezzo alla schiera de' suoi ammiratori, modesta, sicura, indifferente, senza favorire uno pi che l'altro d'un mezzo sorriso, d'uno sguardo che avesse pur l'ombra di lusinga o d'incoraggiamento. Era cosa posta in sodo per tutti i paesi all'intorno che quella troppo bella ragazza aveva un cuore di ghiaccio cui nessuno avrebbe potuto riuscir mai a far palpitare.
Quella festa ch'io dico, Maria uscendo secondo il solito di chiesa colle sue compagne, vide tosto nel gruppo dei giovani un personaggio nuovo che attrasse tutta la sua attenzione. Aveva sopra un orecchio piantato alla brava il cappello a piume del bersagliere; sulle due braccia gli splendevano due galloni dorati da sergente: teneva una mano in saccoccia con mossa di m'infischio di tutto il mondo, e coll'altra mano gestiva animatamente accompagnando cos un racconto che stava facendo ad un cerchio d'uditori che lo ascoltavano a bocca larga. Maria vide sotto la testa di quel cappello una fisonomia franca, piena di coraggio, e di allegria, colle carni abbronzate e con due baffetti volti all'ins; not essa l'avvenenza dei tratti e della persona, la spigliatezza delle mosse e del portamento che tanto contrastava colla sora grossolanit dei giovani villici suoi abituali adoratori: ed ebbe una gran curiosit di sapere chi fosse quel bel bersagliere.
Come! le rispose quella delle sue compagne a cui diresse la sua domanda. Non lo riconosci? egli  Cecchino che  ritornato ieri sera dall'esercito.
Era Cecchino, il suo compagno d'infanzia. Maria si sent battere il cuore dal piacere. Se il giovane non avesse badato a lei, ella stessa avrebbe avuto il coraggio di andarlo ad accostare per farsene riconoscere: ma non c'era pericolo che il giovane non avesse da badare alla fanciulla pi bella del villaggio. Come gli occhi di tutti, anche quelli di Cecchino si volsero tosto a quel grazioso visino che sotto il suo candido zendado s'avanzava per la piazza.
Per bacco! esclam egli, chi  quella stupenda ragazza?
Appena le fu risposto, il bersagliere, senza un n due, come se avesse udito il comando dell'assalto alla baionetta, si spinse innanzi facendosi largo tra la gente a gomitate, e fu in un attimo presso alla giovane.
Buon d, Maria! Siete proprio voi? Non mi riconoscete neh? io sono Cecchino.
Maria arross alquanto e rispose con un sorriso da mettere in giolito il cuore d'ogni uomo che non arrivasse ai trent'anni.
Non vi avrei davvero riconosciuto. Voi mi ci avete messo un paio di baffi da far paura..
E vi faccio forse paura, Maria?
A me no: io vi conosco da un pezzo, e so che siete buono... se pur siete ancora sempre quel medesimo.
Sempre! sempre! esclam con vivacissima premura il giovane. Ma voi per bacco vi siete fatta un fior di ragazza, che a dirvi un occhio di sole  dire un bel nulla....
Maria era tanto avvezza ai complimenti de' giovani che si era agguerrita a sentirli senza arrossire pi, anzi senza quasi badarci; ma ora tuttavia le parole di Cecchino la tornarono a fare arrossire come ai primissimi tempi della sua adolescenza.
Oh voi avete voglia di scherzare, diss'ella vergognandosi.
Niente affatto... Andate voi verso casa? Se non vi rincresce io vi ci accompagno, e vedr volentieri vostro padre e vostra madre.
Mi farete piacere, e farete piacere anche a loro: ma aspettiamo qui mia madre, ch'ella  ancora in chiesa, e verr fuori a momenti.
Ah quella buona Maddalena! quanto godo di rivederla.
Si fermarono i due giovani in capo alla piazza per aspettare, seguitando a parlare fra di loro, e tutti vedendoli anche la gelosia delle donne, anche l'invidia degli uomini, dovevano confessare che essi formavano la pi bella coppia che si potesse mirar mai.
Voi dunque, diceva frattanto Cecchino a Maria, vi ricordate ancora dei tempi che eravamo bambini?
Se mi ricordo! rispose Maria tenendo fisi nel volto di Cecchino i suoi begli occhi sgranati. Voi piuttosto che avete girati tanti paesi, visto tante cose diverse, passato per tante vicende....
Ah Maria! interruppe il giovane con accento pieno di sincerit e d'affetto. Come potreste mai supporre che io obliassi un momento il paese e voi? Voi sopratutto? Sentite! nella caccia che davamo ai briganti in quei paesi laggi in capo al mondo, nelle guarnigioni delle citt pi popolose, nel mezzo del buggero della guerra, io non pensava con delizia che ad una cosa sola, al momento in cui avrei potuto venire qui a rivedervi.
Forse la cosa non era compiutamente esatta, quale il bersagliere la contava; ma lo diceva con espressione cos calda e persuasiva, ed una fanciulla  cos disposta a credere di tali cose, che Maria non ebbe pur il menomo dubbio che ci non fosse. Divenne proprio di fuoco nel volto pel piacere che ne prov, e lev sulla bella faccia di lui uno sguardo quale fino a quel punto non aveva ancora regalato mai a nessuno. I loro occhi s'incontrarono e si dissero in quella mille cose che le labbra non avrebbero saputo, n, manco nel primo colloquio dopo tanto tempo di separazione, avrebbero osato esprimere.
Giunse in buon punto la Maddalena. Ella fece al reduce la pi festosa accoglienza del mondo, e lo invit ella stessa ad accompagnarle alla fattoria, dove compare Giacomo volle che il giovane rimanesse a pranzo con loro.
Animo! diss'egli a Bastiano che girava intorno al sergente bersagliere da lontano con una matta voglia di venirlo ad accostare, e non osando farlo. Animo! Poni qui sul desco un altro tondo, un tovagliolo ed una posata, e va in cantina a tirare ancora un altro orciuolo di vino.
Bastiano si cacci con tanto zelo ad obbedire che ruppe un tondo di quella bella maiolica nera che stava schierata sulla scansa al di sopra della credenza. Questo malestro valse ad attirare su di lui l'attenzione anche di Cecchino, il quale fino allora non aveva avuto occhi che per Maria.
Uh! l'animale, buon da nulla che sei poi sempre, brutto babbuino: grid rimbrottando la Maddalena che da buona massaia non prendeva in ridere codeste cose.
Bastiano rimaneva l piantato colle sue gambe larghe e coi due pezzi del tondo tra mano.
Gli  il tondo, balbettava egli, cogli occhi sbarrati e il naso rosso: gli  il tondo che si ruppe...
Gi s' rotto da s: gridava pi forte la Maddalena vieppi incollerita.
Cecchino diede in una gran risata alla vista di quel melenso che aveva in verit la figura la pi buffa del mondo.
Ma questi, diss'egli, se non m'inganno  quel babbeo di Bastiano...
Sono proprio io: esclam il dabbenaccio tutto lieto d'esser ravvisato. Cappitina! voi come siete diventato forte e grande, e ci siete tornato con tanto di galloni l sulle braccia... Scommetto che siete capotamburo....
Cecchino gli diede amichevolmente una pacca.
Va l che tu sei sempre quel medesimo... Ma a proposito dei nostri compagni, manca uno qui ancora, quel poverino di Maso.
Maria non parl, Maddalena mostr di non aver dato retta, e Giacomo cont della partenza di lui e della morte cos repentina di suo padre. Cecchino conosceva il partito preso e posto in atto da Maso di andarsene fuor di paese. Maso medesimo glie ne avea scritto. Di poi, narr il bersagliere, avevagli l'amico mandate ancora alcune lettere ma egli non avendo potuto rispondergli per causa della vita continuamente instabile che era toccata al suo battaglione, Maso aveva cessato affatto di farsi vivo.
Non se ne parl pi. Lungo il pranzo Cecchino seppe cos piacevolmente raccontare la sua vita da soldato, che Giacomo e Maddalena ancor essi presero meraviglioso diletto della sua compagnia, non parlo di Maria, e la sera quando il giovane tolse commiato, lo incoraggiarono a venir di frequente al podere. Cecchino non aveva bisogno di esser molto sollecitato per ci. Assai tempo non era passato che egli la maggior parte delle ore della giornata aveva preso l'abitudine di passarle alla fattoria; e dovunque comparisse la figliuola di Giacomo si era sicuri di vedere spuntare i baffi di Cecchino. Alla danza della festa gli era con lui che Maria ballava il maggior numero delle monferrine, e il modo con cui si guardavano e si parlavano i due giovani aveva fatto chiarir tutto il paese che Maria e il bel bersagliere (cos era stato battezzato Cecchino dalle ragazze) erano innamorati l'un dell'altra.
E cos era per davvero, e ne andavano persuasi essi stessi, i due giovani, senza che pur tuttavia se ne fossero ancora detta una parola mai. Ma se Cecchino avesse guardato una altra ragazza, Maria l'avrebbe detta una scelleraggine, e se Maria avesse riso o folleggiato con un altro giovane, Cecchino l'avrebbe gridata una traditrice. Del resto i giovani, che conoscevano Cecchino poco paziente, manesco, robusto e pi coraggioso di ogni altro, stavano alla larga e non cercavano neppure da parte loro di dargli motivi di gelosia.
Tutti s'aspettavano da un momento all'altro che avesse luogo il matrimonio, e questo non avveniva. Che cosa era egli mai? Era che Cecchino, per quanto innamorato, s'era lasciato persuadere esser meglio darsi ancora un po' di bel tempo da scapolo prima di mettersi tra gl'impacci d'una famiglia da tirar su e da mantenere, e che per godere ancora alquanto di questa sua libert, indugiava a pronunziarsi, nello stesso mentre che vegliava affine d'impedire che un altro pur gli venisse a portar via il ghiotto boccone.
Ma questo indugio poco manc non gli facesse perdere il tutto. Giacomo, che da principio aveva accolto benissimo il reduce bersagliere ed apertogli tanto di casa, coll'andar del tempo s'era a mano a mano raffreddato verso di lui, e l'accoglieva da ultimo con un'asciuttezza fatta per torgli la voglia di recarsi alla fattoria.
Le cose erano a questo punto, quando un giorno, incontrato il bersagliere sulla piazza del villaggio, il padre di Maria come per decisione subitamente presa, gli disse:
E' si fa che parliamo insieme noi due un po' di proposito e dove non possiamo esser disturbati.
Quando vi piaccia: rispose Cecchino: anche subito.
Subito, voi dite bene; ho giusto un'ora di cui disporre.
L'osteria della Luna faceva ballare al vento la sua insegna di latta vecchia l presso. Cecchino invit col dentro il mezzaiuolo, e questi che pure non soleva metter piede in osteria acconsent di recarvisi.
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Capitolo 4.
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Cecchino, tornato dall'esercito, s'era trovato senza genitori, con una sola sorella nata prima di lui e andata a marito innanzi ancora ch'egli partisse soldato, senza altro freno alla sua volont ed ai suoi capricci che s medesimo, il quale, d'indole in fondo assai buona, aveva poi piuttosto leggiero il cervello, troppo facile ad accondiscendere agli stimoli del piacere la volont, poco forte a resistere alle tentazioni, l'anima impetuosa. Il suo temperamento vivace, sensitivo, impressionabile, era di quelli che, incontrati di fronte, facilmente si inalberano e reagiscono anche oltre il bisogno; da chi invece li sa blandire e raggirare si lasciano prendere un sopravvento, e guidare e spingere, senza accorgersene, dove non vorrebbero.
L'eredit che al nostro giovane aveva lasciato suo padre era qualche cosa per quel villaggio, ma in realt non era molto; consisteva in quattro campicelli sparsi, e, per disgrazia di Cecchino, in un gruzzolo abbastanza vistoso di denari, cui il vecchio paesano aveva raccolto con quell'amore all'oro monetato che  comune alla classe dei villici. Era tale in complesso che, vivendo modestamente, lavorando con cura e con affetto quei campi come aveva fatto il padre, potevasi ricavarne tanto da aver sicurata e senza disagi l'esistenza; ma Cecchino nel tempo che era stato soldato aveva perso la voglia e l'abilit di lavorare alla campagna, gli era nata una certa superbia del suo grado di sergente che lo faceva credere da pi di un agricoltore, e la vita militare aveva molto aiutata la tendenza della sua natura al darsi buon tempo oziando e spassandosela nella miglior maniera possibile. Trovatosi in possesso d'una somma considerevole di denaro, egli che non ne aveva mai visto cotanto, si era facilmente persuaso che la non dovesse finire mai pi; attorniato di botto dagli scioperoni del villaggio i quali lo adulavano mettendoselo come a capo delle loro follie e ne lusingavano la vanit e le passioni, Cecchino, invece di lavorare i suoi campi, li affitt, e la sua dimora ordinaria, il suo quartier generale, come soleva dire egli stesso, divenne l'osteria, in cui le bottiglie, le cene pagate agli amici e le carte gli consumavano allegramente la eredit paterna.
Il padre di Maria non aveva tardato ad essere a giorno di codesto; appunto perch sapevasi che Cecchino faceva all'amore con quella ragazza, alcuno erasi affrettato ad informare il vecchio mezzaiuolo dei diportamenti di lui; gi buccinavasi che il bel bersagliere, dato fondo ai risparmi lasciatigli avesse certe pericolose accontagioni coll'usuraio Grinta che era la pi tremenda mignatta del denaro di chi gli cascava sotto le unghie a venti miglia all'ingiro.
Il buon mezzaiuolo del signor Pronetti, s'era molto impensierito di codesto. Altrettanto a tutta prima era stato nell'animo suo condiscendente ad un legame fra la sua Maria e il reduce soldato, altrettanto ora si sentiva nascere e crescere in cuore l'apprensione che disposando la diletta figliuola a Cecchino, il destino di lei non fosse affidato poi alle migliori mani che potessero assicurarlo e farlo felice. Impedire al bersagliere la venuta alla masseria e imporre alla fanciulla troncasse ogni relazione con quel giovane, pareva al buon padre provvedimento forse eccessivo; Maria, tutto dava a divedere che la non era indifferente all'amore del giovane, e sarebbe stato un affliggerla di soverchio: tanto pi che se Cecchino si ravvedesse, sarebbe ancora stato uno de' pi adatti partiti del paese; e che questo ravvedimento avvenisse, Cecchino non era ancora di tanto inoltrato nella via della perdizione da crederlo impossibile, e il padre di Maria si lusingava, colle sue parole, con ammonizioni e promesse poterlo non difficilmente ottenere.
Il mezzaiuolo e il bersagliere stavano adunque seduti faccia a faccia ad un deschetto nell'ultima stanza a piano terreno dell'osteria del villaggio. All'oste che era venuto a domandare che cosa dovesse loro servire, il padre di Maria aveva comandato recasse una mezzetta di vino di quel da dodici.
Cecchino, interrompendo con vivace accento e coll'autorit di chi trovasi in luogo dove le sue parole hanno maggior peso che le altrui:
Mi burlate, compare Giacomo?... Che mezzetta? Che vin da dodici? Son io che voglio avere il piacere di offrirvi un gotto di vino; e voglio che sia proprio di quel buono, di quel migliore che abbia qui il nostro cantiniere.
E voltosi all'oste, soggiunse ammiccandogli cogli occhi:
Una bottiglia... dico una per cominciare... di quel suggellato... Sapete bene quale piace a me e quale voglio dire?
L'oste fece un cenno d'intelligenza e si affrett a rispondere:
Lasciate fare a me sor Cecchino. (Dopo il suo ritorno dall'esercito coll'alto grado di sergente, nel villaggio lo si chiamava col sor.) So appuntino e vi servo ammodo che sarete contento come sempre.
E si avviava ad obbedire ai cenni del bersagliere: ma Giacomo scuotendo la sua testa incanutita, e battendo col pugno sulla tavola, gridava risolutamente:
Niente affatto... Vi ho detto una mezzetta e non sar altrimenti.
Oh oh, scusate; disse Cecchino ridendo: ma qui dentro sono io che ho voce in capitolo, e comando io.
No; questa volta non comanderete voi. L'invito  venuto da me, e son io che pago.
Non tollerer mai una cosa simile....
La tollererete sicuro, poich se non fate a mio modo, piuttosto m'alzo e vado via.
Eh l l, che benedett'uomo... Sia tutto come vi piace.
Dunque, oste mio caro, avete inteso: una mezzetta come vi ho detto, e niente di pi.
L'oste se ne usc levando le spalle e facendo una smorfia che rivelava la poca sua soddisfazione.
Gli  per discorrerla seriamente insieme che vi ho fatto venir qui; cos continuava il padre di Maria; e non per tracannarsi del vino da tre lire la bottiglia...
Una cosa non esclude l'altra: ed io avrei avuto molto piacere di pagarvi....
Voi avete troppo piacere di pagare; e gli  appunto di quest'antifona che voglio cantarvi qualche versetto.
Cecchino che fino a quel punto non aveva saputo bene a qual ragione attribuire il colloquio propostogli dal padre di Maria, cominci ad avere un sospetto della verit.
Volete dire ch'io spendo soverchiamente? Domand egli, facendo a dissimulare un certo imbarazzo che lo prese.
S, voglio dir questo ed altro ancora: rispose Giacomo. Ma per entrare nel vivo del discorso, aspettiamo che l'oste sia tornato col vino e ripartitosene.
Quando ebbero dinanzi la mezzetta, il vassoio di stagno e i bicchieri che loro port l'oste; quando questi fu uscito della stanza; quando Giacomo ebbe mesciuto nei due bicchieri e urtando questi l'un contro l'altro si furono detto reciprocamente: alla vostra salute; quando bevuto un sorso di vino, e fatto scoppiar la lingua contro il palato ebbe deposto il bicchier sulla tavola, allora il padre di Maria incominci senz'altro di questa maniera:
Voi non vi stupirete, Cecchino, a vedermi venire all'affare di cui voglio trattenervi, dritto come un solco dei campi; a me piace andar per le spiccie, e la sincerit fu sempre la mia compagna. Or dunque io son padre; Maria  da un po' di tempo in et di marito; sapete che il mondo fa tosto le sue supposizioni quando vede un giovane far la ronda ad una ragazza: voi le siete sempre d'intorno, alla mia figliuola: e dunque credo bene domandarvi quali sieno le vostre intenzioni in proposito.
Le mie intenzioni, rispose Cecchino, sono quelle d'un onest'uomo. Vi ringrazio, compare Giacomo, d'avermi fatta questa domanda e datomi quest'occasione di parlare, perch gli  gi da tempo ch'io voglio venire da voi appunto per discorrervene, e poi me n' mancato sempre l'ardimento. S, io voglio bene alla vostra Maria, e se voi mi stimaste degno di essere suo marito, io la vorrei sposare piuttosto oggi che domani.
Date retta, Cecchino... Io non vorrei dirvi cosa che vi offendesse, ma non voglio neppure e non debbo nascondervi la verit... Se un anno fa, quando siete giunto, mi aveste fatta una simile domanda, io vi avrei senza la menoma esitanza concessa la mano di Maria: ma ora....
Ora non pi? interrog con impeto il giovane diventando rosso in volto, tra per la passione, tra per la vergogna.
No, continu Giacomo con voce ferma e risoluta; non pi... senza imporvi certi patti e voler da voi certe prove.
Cecchino mand un sospiro di sollievo.
Ditemi qualunque patto vogliate, diss'egli con vivacit. Imponetemi qualsiasi prova. Io per ottenere Maria, vi dico che far tutto quel che vi piace, poich le voglio proprio tanto bene, ma tanto che senza di lei non potrei stare.
Se cos , rispose con un benevolo sorriso il padre della fanciulla; potrete pi facilmente ancora acconciarvi a fare ci che sto per dirvi, perch l'amore vi dar forza, e d'altronde non  pi cos difficil cosa quella che vi domando, cui non basti con tutta agevolezza la volont d'un uomo.
Cecchino appoggi i due gomiti sul desco, pos fra le mani serrate a pugno il suo mento con mossa di chi presta la pi viva attenzione e disse con voce animata:
Parlate adunque. Che cosa ? Non son io se non far tutto a vostro pieno aggradimento.
Giacomo apriva le labbra a parlare chinandosi sopra il desco verso Cecchino per dire pi sommessamente, quando nella stanza entr sollecito e fragoroso un altro personaggio, il signor Pronetti, padrone della fattoria coltivata dal padre di Maria.
Arrivato allor allora al villaggio e venuto all'osteria per un boccone di cibo, aveva appreso dall'oste che di l c'erano Giacomo e Cecchino; nella sua solita felicit d'indovinamento aveva pensato che la sua presenza non poteva a meno che essere loro graditissima, e si era affrettato a venirli a disturbare nel migliore del loro colloquio.
Eh! buon giorno, Giacomo, addio anche voi, Cecchino; esclam egli tendendo colla sua cordiale bonariet la mano ai due villici. Voi state bene? Mi fa tanto piacere il trovarvi qui subito tuttedue. Sono arrivato adesso adesso, e mi sono detto: se vado all'osteria, sicuro che ci trovo compare Giacomo e Cecchino.
Uhm! mormor Giacomo; per me non  mio luogo solito da trovarmici questo qui.
Non vi fa mica dispiacere, continuava Pronetti, che io mi assetti qui con voi al vostro desco?
Oh si figuri!... esclamarono i due paesani che in cuore l'avrebbero desiderato fuor de' piedi.
Bene! Lo sapeva! Appena l'oste mi ha detto che eravate qui gli ho ordinato di portarmi in questa stanza la frittatina e il salame. Quell'animale mi diceva che sembravate avere discorsi segreti da farvi desiderar di rimaner soli... Ho indovinato subito tutto... Sappi, dissi all'oste, che nei loro discorsi segreti saranno contentissimi che c'entri ancor io, e che la mia presenza far loro un piacerone... Non ho detto giusto?
Giacomo e Cecchino affermarono che aveva detto giustissimo.
Bene! Dunque avanti, parlate pure.
I due paesani si guardarono con un certo imbarazzo, come per consultarsi a vicenda che cosa dovessero dire e fare: ma il buon Pronetti nella sua smania d'indovinar tutto non li lasci lungamente in quella perplessit.
Gi, indovino pienamente ci di cui si tratta. Un discorso confidenziale fra voi non pu avere che un argomento: gli  da un anno che Cecchino fa lo spasimante a Maria; ora vi chiede la sua mano; ecco! Dite un po' se la sbaglio.
Gli  affatto cos, affrettossi a dire il giovane.
Vedete!... L'ho detto subito fra me e me: gli  questo e questo. Ah! la imbrocco sempre io!... E dunque Cecchino ha fatto la sua domanda, voi Giacomo avete risposto un bel s; una prima parola  stata scambiata con una stretta di mano ed un bicchiere di vino... Dico bene eh? Sono arrivato a tempo. Come padrino di Maria ho molto piacere di mettere le mani in pasta in codesto, e ci ho quasi diritto.
Giacomo era per rettificare opinione del signor Pronetti, quando la presenza dell'oste che veniva a recare la frittata fumante l'obblig a tacersi.
E dunque, a quando le nozze? domand poi il padrone della fattoria colla bocca piena.
Quando? Quando? disse il padre di Maria con qualche vivacit che giungeva quasi all'impazienza: forse mai!
Sor Bernardo stette l colla forchetta per aria, cessando per lo stupore dal masticare il suo boccone.
Come? che cosa volete dire? S'io capisco bene, ci significa che voi rifiutate di dare la mano di vostra figlia a questo bravo giovane?
No, neppure: non gliela rifiuto assolutamente. Stavo appunto per dirgli, quando lei  sopraggiunta, a quali condizioni glie l'avrei accordata.
Pronetti torn a masticare con appetito.
Benissimo! Capisco tutto!... Voi ci mettete delle condizioni. Avete perfettamente ragione... Eh! Indovino gi quali sono: che Cecchino vada a stare con voi... Fate bene: separarvi da quella figliuola che amate pi che la pupilla degli occhi vi sarebbe troppo grave, ed a vostra moglie altres... D'altronde voi siete oramai inoltrato negli anni, ed avete bisogno di qualcheduno che vi aiuti al lavoro... La cosa  troppo giusta perch voi Cecchino non vi affrettiate a dir di s. Voi dunque acconsentite e l'accordo  fatto.
Giacomo tentenn il capo.
No, sor Bernardo, le mie condizioni non son queste. Certo che mi far un gran piacere quegli che sposer mia figlia se vorr venire a stare con noi; ma non sono cos irragionevole da imporglielo. Chi si ammoglia  per fare una nuova famiglia sua, per s, e non ama il pi delle volte insieme con una donna sposare un suocero ed una suocera. Io poi, grazie a Dio, sono ancora forte e robusto, e se il soccorso d'un altro lavoratore mi verrebbe assai bene a taglio, posso pur tuttavia coll'aiuto del servitore e di manovali alla giornata mandare innanzi a dovere le cose mie. Ella, signor Pronetti, non pu mica lamentarsi che il podere sia trascurato e che abbia scaduto nei redditi?
Questo no: certo che no.
Dunque codesto non far il menomo impiccio. Se il mio genero vorr lavorar meco, tanto meglio; se no, se avr roba da canto suo a cui accudire e suoi campi da coltivare, bene anche questo: purch ad ogni modo lavori e sia in caso da provvedere alla sua famiglia.
Voi dite benissimo, esclamava sor Bernardo a bocca piena. Voi parlate proprio da quell'uomo di senno che siete. Cecchino sar questo cotale... vedete ch'egli col capo accenna di s. Eh! siamo d'accordo. Gli  proprio l'uomo che vi conviene.
Pur troppo, a creder mio, egli non  tale: disse Giacomo: o almeno s'egli lo , non ne ha dato finora prove che mi bastino e mi tranquillino il mio cuore.
Pronetti rimase di nuovo colla sua forchetta per aria.
Che cosa dite, compare Giacomo? domandava egli, mentre Cecchino che si sentiva non affatto la coscienza netta curvava il capo alquanto mortificato.
Dico, seguitava il padre di Maria, che io dando in mano d'un uomo il destino della mia figliuola, voglio essere sicuro che quest'uomo le render la vita tranquilla ed agiata come quella che sempre sinora le ha procurato suo padre. Io sono ancora in buona et, gli  vero: ma noi altri coltivatori siamo esposti da un momento all'altro ad una di quelle malattie che vi portano via un uomo quando meno lo si pensa... Posso anch'io un bel momento tirar le cuoja senza un n due....
Eh via! interruppe sor Bernardo. Che vane melanconie vi assalgono? Credete a me! voi arriverete sino ai cent'anni e vedrete i figli di vostra figlia accasati anche loro.
Dio l'ascolti!... Ma ho visto quel povero Gerolamo mio coetaneo come presto ha fatto lo sdrucciolo, e non c' nulla d'impossibile che a me pure capiti il medesimo. Ora se vivendo io, mi sarebbe molto grave di vedere mia figlia in mano ad uno scioperone che la mettesse nella miseria, figuratevi... si figuri lei sor padrone... quanto mi debba di pi cuocere il pensiero di lasciare morendo la mia cara Maria congiunta con un uomo di quella fatta!... Finch vivo potr sempre aiutarla, ma una volta laggi sotto la croce nel cimitero...
Ma che razza di discorsi! esclam Pronetti. Certo che voi avete tutte le ragioni del mondo, ma qui ripeto, col nostro Cecchino, non  il caso di avere di queste paure....
Pur troppo s: riprese Giacomo con forza. Da un anno quasi ch'egli  tornato al paese, egli non ha saputo far nulla che frequentar l'osteria, girare le feste, le fiere e i mercati dei dintorni e sciupar denaro in ogni maniera.
Sor Bernardo aggrott le sopracciglia e volse la sua faccia bonaria verso Cecchino con espressione che voleva essere di rimbrotto.
Questo gli  vero! diss'egli. Voi non avete saputo far altro.
Egli ha disdegnato di riprendere la vita e il lavoro di agricoltore, qual era suo padre, quale aveva egli fatto sempre prima che partisse soldato. Affitt i suoi campi e si diede a tali dispendi a cui il piccolo provento di quell'affitto non basta a sopperire. Come aggiustarla? Sono persuaso che egli ha dei debiti. E una volta avviato per questa strada, se non ci si mette con animo pi che risoluto, uno non si pu ritrar pi.
Avete ragione: esclamava in appoggio il buon Bernardo continuando a sforzarsi di far l'aria severa: non si pu ritrar pi!
Lasciando di lavorar la campagna, continuava Giacomo, Cecchino non ha saputo cercarsi altra occupazione: e qui non ce n' manco altra da prendere. Egli dunque  rovinato nell'ozio, e questo  come tutti sanno....
Il padre di tutti i vizi: soggiunse Pronetti.
Io voglio credere che Cecchino ami la mia Maria.
Oh s: proruppe il giovane che era rimasto fino allora a capo chino, mortificato, mordendosi la punta dei baffi che colla mano si tirava in mezzo ai denti. Oh s! l'amo per davvero....
Ebbene, seguitava Giacomo, domando che voi proviate quest'amore, cambiando per l'affatto, di abitudini, di costumi e di vita.
Ve lo prometto! grid con vivacit il giovane tendendo la mano al di sopra della tavola. S, ho avuto dei torti finora, non ho forse preso quell'indirizzo che sarebbe stato il migliore. Ma per ottenere Maria sono capace di qualunque cosa, sapete! Non dovete disconoscere che appartengo a quella fatta d'uomini che quando vogliono una cosa, e la vogliono per davvero, la fanno. Io vi prometto di acconciarmi a vivere come voi, compare Giacomo, desiderate. Vi fo pi che una promessa, vi fo un giuramento: e sapete se io sono capace di mancarvi: ma voi, non mi rifiutate la mano di Maria.
Pronetti che aveva lasciato di masticare per porger attenzione alle parole di Cecchino, veniva facendo dei segni approvativi colla testa.
Sicuro! diss'egli di poi, Cecchino  un giovane di proposito. Quando dice una cosa, la ; ed un giuramento, corbezzoli, e' non lo prende mica per uno spasso... Via, via, cos  tutto aggiustato, e son proprio contento....
Vide il vecchio Giacomo che tentennava ancora la sua testa canuta, e stette in asso.
Voi avete ancora qualche osservazione da fare? soggiunse. S neh? Prevedo che ne avete ancora qualcheduna; e le indovino... Ditele pure che sentir se andiamo d'accordo.
Una promessa non mi basta, disse Giacomo, e neanche un giuramento... Non voglio gi dire con ci che voi, Cecchino, siate capace di mancarvi... in un affare d'interesse, ci andasse pure dell'intiero mio patrimonio, mi contenterei d'una vostra parola, ma trattandosi della sorte di mia figlia non mi posso, non mi debbo contentare d'impegni verbali: ho bisogno della prova dei fatti.
 giusto! Ha ragione! esclamava il buon Pronetti, battendo sulla tavola col manico della forchetta che teneva impugnata. Gli  precisamente quello che avevo indovinato. Un impegno verbale in cosa di tanta importanza non basta. Ci vuole la prova dei fatti.
Che cosa intendete con ci? domandava Cecchino mordendosi sempre i baffi. Ditemi quali prove pretendete da me, Giacomo, ed io vedr se volete accondiscendere all'amor mio oppure levarmi affatto di speranza.
Non dice male: saltava su a sua volta sor Bernardo che era impossibile frenasse la sua lingua. Egli bisogna che sappia, per cos esprimermi, in che acque si trova.
Ed eccovi appunto i patti che io mi sono deciso di farvi: disse allora Giacomo: e bagnatosi la bocca con un sorso del vino che aveva ancora nel bicchiere, continu mentre gli altri, e massimamente Cecchino, accrescevano la loro attenzione: Voi mi promettete di cambiar vita....
Ve l'ho gi promesso! proruppe Cerchino; e vi rinnovo la promessa.
Un momento!... Vi mettete a lavorare e disdite l'affitto dei vostri campi pel San Martino... Nel principio, per aiutarvi a rifarvi la mano io vi guider....
Far come volete.
Metterete in serbo pi che potrete dei vostri proventi per pagare i debiti che dovete avere, e quando sia passato un anno in cui siasi visto che avete dato l'addio alle osterie, che l'avete rotta colla vita dello scioperone, e quando abbiate pagato i vostri debiti, io vi prometto che Maria sar vostra moglie. Se nell'anno voi ricadete negli errori di adesso, se il vostro mutamento non  compiuto, io disporr altrimenti di mia figlia, e potete farci il pianto fin d'ora che non l'avrete mai pi.
Mentre Cecchino stava col capo chino in atto di rifletterci su, sor Bernardo esclamava a suo modo con entusiasmo:
Ma bene! Ma benissimo! Voi avete parlato, Giacomo, da quell'uomo di senno che siete... Mi crederete se volete: ma questo  appunto il progetto ch'io stavo per proporvi. Non ce n' di meglio, e son certo che il nostro Cecchino lo accetter senza dubbio...
S, l'accetto: disse vivamente il giovane, levando ad un tratto la testa. Mettete l la vostra mano nella mia, compare Giacomo, e scambiamoci in proposito una solenne parola.
S, disse Giacomo, in presenza del padrone che servir se occorre da arbitro e da testimonio.
Sicuro! esclam Pronetti dandosi dell'importanza, io sar testimonio ed arbitro. E chi mancher ai patti... Oh oh sono qua io... L! sono proprio contento di avere aggiustato per bene questa faccenda. A qualunque altro che avreste ricorso non avreste trovato chi avesse saputo mettervi cos bene d'accordo.
E cos per quel giorno uscirono dall'osteria i nostri tre personaggi, tutti a sufficienza contenti dei fatti loro.
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Capitolo 5.
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Cecchino parve affatto convertito dagli ammonimenti del bravo compare Giacomo. Volse le spalle all'osteria e cominci a lavorare. La prospettiva di ottenere Maria in isposa gli dava coraggio a sormontare le difficolt che da principio trovava molte e dure e stancatrici della sua pazienza. La fanciulla lo ricompensava con un suo sorriso, Giacomo con un elogio, Maddalena con un invito a passar la vegliata in loro compagnia. Il giovane se ne tornava a casa la sera dicendosi che quella vita l valeva proprio meglio di quella di scioperone che aveva menata sino allora. Sarebbe stato contento del tutto, se non avesse trovato troppo tardo a trascorrere lo spazio d'un anno e se quel maledetto usurario d'un Grinta non gli fosse stato sempre a' panni tormentandolo per farsi pagare. I suoi redditi erano oramai ridotti a tanto poco che gli era appena se Cecchino ne aveva abbastanza per vivere, altro che da far risparmi per pagare i debiti. Grinta aveva preso ipoteca su quei piccoli tratti di terra che il giovane possedeva, e per gl'interessi, e oltre allo spillargli quel tanto che poteva, veniva obbligandolo a sottoscrivergli altre carte che aumentavano sempre la massa del capitale dovuto.
Quando pensava a codesto il giovane si disperava. Giacomo gli aveva protestato che se dentro l'anno ogni debito non era saldato non si sarebbe discorso di matrimonio, ed egli aveva oramai perduto la speranza di pagare. Per non darsi del tutto al disperato si confortava colla lusinga che trascorso l'anno e dato in esso da parte sua le prove maggiori di ravvedimento, egli confessando schiettamente la verit al padre di Maria ne avrebbe potuto ottenere un generoso soccorso e la grazia d'una transazione in quell'assoluto proposito manifestato. E forse le cose sarebbero andate precisamente a questo modo, quando una terribile disgrazia venne ad abbattersi sulla famiglia fino allora cos fortunata di Maria. Parve che la profezia del buon Pronetti intorno alla durata della vita di Giacomo fosse per costui il malaugurio. Non era ancora passata met dell'anno da quella segreta conferenza che era stata tenuta all'osteria fra il padre e l'innamorato di Maria, che Giacomo cadeva ammalato gravemente d'una fitta di fianco e in pochi giorni era condotto in fin di vita.
Vi lascio immaginare il cordoglio, lo spasimo, lo sgomento delle due povere donne, la moglie e la figliuola di lui. Cecchino, avvisato della gravit del pericolo, non si muoveva pi dalla fattoria; vi stava quasi tutto il giorno eziandio il padrone della medesima, il quale in quella stagione abitava nel villaggio, e l'uno e l'altro rendevano alle due infelici tutti que' servizi e recavano tutti quei soccorsi che potevasi in s dolorosi frangenti. Ma i conforti di codestoro e di tutti gli altri vicini e conoscenti non valevano a calmare alle donne l'ansia tremenda e il grandissimo dolore. Meno che tutti ci riusciva sor Bernardo, in bocca al quale avrebbero meglio desiderato i cattivi augur  che non le parole rassicuratrici e di speranza.
State tranquille, s'affannava egli a dir loro; sapete s'io me ne intendo!... Non mi ricordo mai d'averla sbagliata nelle mie previsioni. Giacomo  s forte e robusto da vincere altro che questo male!... Guarir e vivr fino ai novant'anni, andate l.
Al sesto giorno della malattia, Giacomo era tolto inesorabilmente all'amore delle due donne, e queste rimanevano senza l'appoggio d'un uomo nel mondo. Il padrone mostr allora quanto avesse di buon cuore e quale fosse veramente la sua affezione pel mezzaiuolo e la famiglia di lui. S'adopr egli con premure in tutte le disgraziate incombenze giuridiche e civili che toccano a una famiglia quando le precipita addosso una simile disgrazia: fece parte del consiglio di famiglia radunatosi per provvedere all'amministrazione della sostanza cui Giacomo aveva lasciata morendo senza testamento, e nominata la madre tutrice di Maria ancora minorenne, egli accett volonteroso la carica di protutore di colei che gi era sua figlioccia e cui aveva cara poco meno che come una parente; conferm alla vedova di Giacomo il contratto di mezzadria del suo podere, quale aveva precedentemente col defunto di lei marito; e se le donne fossero anche state in bisogno di denaro egli non si sarebbe mica tirato indietro neanche da codesto: ma la vedova e l'orfana del mezzaiuolo avevano per fortuna una buona scorta di generi, di attrezzi, di bestiame e di monete; avevano i loro affari bene assestati in ogni modo, senza impicci ned obblighi, e potevano per tutte guise bastare ai loro impegni.
Maddalena adunque prese la direzione delle cose nella masseria, e Bastiano fu innalzato al grado di suo primo ministro, grado che tenne tanto bene quanto i primi ministri del Regno d'Italia dalla morte di Cavour in poi, val quanto dire il peggio che si possa immaginare.
E Cecchino? questa dolorosa vicenda fu dannosa ai suoi propositi. La presenza di Giacomo e l'inflessibilit ch'egli ben conosceva del carattere di lui servivano di freno efficacissimo alle velleit di scartare dalla fastidiosa via diritta che aveva intrapresa. Quando il padre di Maria non ci fu pi, siffatta salutare soggezione non valse ad esercitare Maddalena, prima perch donna, poi perch la vita ch'essa menava, tutta ritratta nella sua fattoria e intenta alle sue bisogne, era tale che il giovane poteva ben dare degli strappi alle sue promesse, senza ch'ella pur ne potesse aver sentore. Fino allora la paura di udire a dirsi da Giacomo:
" Ol! avete rotto i patti, la mia Maria  bella e ita per voi," gli aveva dato forza a resistere alle tentazioni di vario genere che i suoi antichi compagni da bettola gli venivano suscitando intorno, fra le quali era principalissima quella delle beffe e del motteggio.
Oh che? solevano dirgli; Cecchino, sei diventato un santo e vuoi proprio essere adorato in sull'altare. Si dice che finirai per farti frate, e sar una bella promozione, da bersagliere passare cappuccino.
Prima della morte di Giacomo, Cecchino si mordeva i baffi, guardava gli schernitori di traverso da toglier loro la troppa voglia di venirgli a ripetere sotto il naso le sarcastiche parole, e tirava via senza pi. Alcuni mesi dopo che quel pover'uomo era stato portato in cimitero, il giovane, un d che gli furono dette di simili sciocchezze, non si tenne al prudente riserbo di prima, attacc una baruffa del diavolo; convenne che i pacieri s'intromettessero a farla finire, e per condurre la pace, i due contendenti furono, come sempre accade, menati all'osteria.
Messo di nuovo il piede una volta in quel benedetto luogo, le buone risoluzioni del giovane vacillarono pi che mai ed ebbero frequentemente una sconfitta. Grinta pi inesorabile e con sempre nuove armi tra mano stava intorno a Cecchino, il quale fin per vendere un dopo l'altro i suoi quattro campicelli e tuttavia rimase ancora in debito verso l'usuraio di cinquecento lire, cui non sapeva proprio come far pi per pagare.
Un d che Grinta venne a tormentarlo secondo il solito, Cecchino di fuori con isdegno contro l'usuraio, esclamando:
Eh lasciatemi stare alla croce di Dio!... Non posso pagarvi e non ho pi nulla. Che cosa volete prendermi? La pelle? Gli  questo il modo di tormentare i poveri cristiani?
L'usuraio fece una smorfia colla sua faccia appuntata da faina, si pose a frugar l'una contro l'altra le sue mani sporche, macilente, ad unghie orlate di nero, agitate da un tremolo continuo; e con quel filo di voce che solamente poteva mandare il suo stomaco incurvato, rispose al giovine:
Tormentare! tormentare! Voi chiamate cos l'atto di un povero vecchio che viene a ripetere il fatto suo, che si vede dinanzi il rischio di perdere quel po' di denaro che si  guadagnato col suo santo sudore....
Ah! voi lo chiamate santo?... Per me gli  un sudore che puzza d'inferno.
Date retta, continuava l'usuraio, cercando di dare al suo accento una tinta di bonariet e di affettuosit; l'epoca degl'interessi  scaduta ieri ed io potrei farvi citare e condannare al pagamento dei frutti e del capitale.
Eh! dove volete ch'io ne prenda i mezzi?
Non lo faccio appunto... perch m'interesso per voi; ma in compenso voi dovreste aver qualche scrupolo di farmi perdere l'aver mio, di farmelo quanto meno stentare cotanto: datemi qualche cosa per acconto d'interessi, e per quello che non pagate, passatemi un'altra obbligazione.
Cecchino contrast un poco e poi, per levarselo d'attorno, fin per acconsentire. Quando Grinta ebbe la nuova carta bollata scritta e sottoscritta dal bersagliere, la ripose accuratamente ripiegata in un gran portafogli di cuoio unto e bisunto, questo nascose nella tasca del petto, abbottonandovi su il vestito di panno verde (antica copertura del bigliardo del paese) che mostrava la corda ed era tutto chiazze e fritelle; poscia appoggi la sua destra da scheletro sul braccio di Cecchino e soggiunse con tono confidenziale e con un sorriso che era degno della befana sulla sua bocca sdentata:
Vi voglio ancora dare un buon consiglio; un consiglio che vale una bella moneta... E ve lo d gratis... per amicizia. La Maddalena ha di bei marenghini allogati nel suo stipo, ha di bei sacchi di grano entro il granaio. Giacomo lasci la sua figliuola pi ricca di qualunque altra della sua classe di questo e dei paesi circonvicini. La ragazza non vi vede di mal occhio: sposatela e sarete ricco e potrete pagare tutti i vostri debiti. Finch c'era Giacomo l'affare sarebbe stato un po' pi difficile: ma ora che non ci sono pi che le donne, colla Maria che sdilinquisce per voi, coll'arte delle chiacchiere che avete voi meglio di chicchessia, coll'aiuto del signor Pronetti che potete facilmente procurarvi, la cosa pu dirsi per sicura. Non perdete tempo, fatevi impegnare definitivamente la mano della fanciulla, e finito il lutto del padre, sposatela bravamente alla barba di tutti.
In questo modo pensava Grinta che non solo sarebbe stato pagato, ma che avrebbe molto agevolmente potuto divorare di poi, per mezzo di Cecchino, anche le sostanze lasciate da Giacomo.
Il nostro giovane accolse con un rabbuffo le insinuazioni dell'usuraio: si curasse delle sue faccende, gli disse, e non ficcasse il naso in quelle d'altrui; che egli di consigli non gliene domandava e non aveva bisogno che nessuno venisse a ispiragli ci che dovesse fare; quanto a Maria voleva se ne parlasse poco e bene, che quella era una ragazza che meritava ogni ventura e non era da cercarsene la mano per basse ragioni d'interesse.
Eh! non dico mica diverso, ribatteva Grinta storcendo il suo collo d'avoltoio; ma quando anche l'interesse ci si trova, gli  tanto di meglio ed  da matto il non tenerne conto.
Le parole dell'usuraio fecero pi effetto in Cecchino di quanto questi volesse confessare anche a s stesso. Certo gli era con vero sentimento del cuore che egli aveva cominciato ad amare ed amava Maria, senza nessuna preoccupazione dell'utile; ma pur tuttavolta le considerazioni messegli innanzi dal suo creditore vestivano il carattere di ragione vieppi impellente per trarre a conclusione l'amor suo colla ragazza.
Stette tutto il giorno perplesso, agitato fra due opposti partiti; la sera, decisosi, con un coraggio di cui non era manco la met quello che gli occorreva nei giorni di battaglia, si rec alla fattoria e disse alla Maddalena ch'egli non poteva pi oltre stare in quel purgatorio, che amava sempre pi Maria e che aveva bisogno di vedere pur finalmente risoluta la sua sorte. Giacomo gli aveva promesso la mano di sua figlia quando egli avesse fatto questo e questo, ed egli si era acconciato del tutto alla volont del defunto padre di Maria; ora l'anno di prova era presso che ito, ed egli voleva sapere se la Maddalena era disposta a mantener la parola del su' uomo.
Maddalena era stata ancor essa da principio molto propensa al matrimonio di Maria con Cecchino; e quando il povero Giacomo le aveva detto quello che aveva disposto e di cui era andato inteso col giovine, aveva molto approvato la condotta del marito, e non aveva altro proposito che quello di uniformarvisi compiutamente. Ma ci di cui ella non andava certa si era il ravvedimento di Cecchino, e fu di questo che a lui domand le prove prima di decidersi a dire il s ch'egli invocava. Il bel bersagliere per prova non poteva dare che le sue affermazioni; onde quel colloquio non si pot concludere con nessuna risoluzione definitiva; e Cecchino partissi di col colla paura maggiore anche di prima, che Maddalena venendo a scoprire l'esistenza de' suoi debiti, Maria fosse persa per lui, senza pi rimedio nessuno. Ma il giovane aveva in suo favore un grande ausiliare: l'amore di Maria. A costei egli, in mezzo alle sue dichiarazioni d'affetto, protest che si era tutto cambiato, che sarebbe stato il modello dei savi mariti e dei buoni padri di famiglia, che l'avrebbe fatta ad ogni modo felice: qual ragazza innamorata non avrebbe creduto? Maria, che lo amava oltre ogni dire, credette pi facilmente d'ogni altra. Si pose ella medesima intorno alla madre affine di persuaderla che il meglio da farsi era il lasciarli sposare; che Cecchino diventato un fior d'uomo assennato, venendo a stare con esse nella fattoria avrebbe giovato moltissimo a mandar innanzi le cose loro; che sarebbe stata per tutti una felicit che mai l'uguale. Le parole della figliuola avevano gi massima efficacia sopra la Maddalena; ma Cecchino, ricordando le suggestioni di Grinta, pens che non sarebbe stato superfluo il ricorrere eziandio al signor Pronetti, padrone della fattoria, padrino e protettore di Maria.
Sor Bernardo accolse il giovane col suo solito modo pieno di bonariet.
Siete voi, Cecchino? Mi fa piacere il vedervi. Credetelo se volete, ma davvero che pensavo a voi adesso adesso, e mi dicevo: Io non mi stupirei niente affatto s'egli venisse a parlarmi.
Ella ha proprio indovinato... come sempre, disse il giovane che sapeva tali parole esser la pi lusinghiera adulazione per quel buon uomo.
Sicuro, come sempre! ripet con compiacenza Pronetti. Gi indovino quello per cui venite. Gli  per parlarmi del vostro matrimonio con Maria.
S, signore... L'anno d'indugio stabilito da Giacomo  ormai trascorso, e io desidererei affrettare la celebrazione di quel matrimonio che mi sta troppo a cuore.
Avete ragione. Bisogna affrettarla.
Ma per primo passo ho creduto mio debito di venire da Lei a parlargliene, come quegli che ha assistito ai patti scambiati con Giacomo.
Certo! ho assistito... altro che assistito!... Sono stato io che ho trovato modo di mettervi d'accordo... Ve ne rammentate?
S, signore; s, signore.
Mi avete fatto arbitro....
Ecco! gli  appunto per ci che sta a Lei il decidere.
S, sta a me.
Inoltre, come padrino e protettore di Maria, Lei  quasi sottentrato nel luogo di suo padre.
Dite bene,  questo che stavo per dirvi; sono sottentrato nel luogo di suo padre.
E qual padrone della fattoria poi Ella ha tutte le convenienze che un uomo entri in quella famiglia e prenda a suo carico la mezzadria.
Giustissimo! Gli  ci che pensavo questa mattina medesima. Ho bisogno d'un uomo alla fattoria. La Maddalena, povera anima, fa tutto quello che pu; ma una donna sola a capo di un simile podere... Uhm!.. E voi sarete quell'uomo?
S, signore. Mi metterei a lavorare di buon animo. Una volta che fossi marito di Maria, quando mi trovassi in un tenimento cos importante e di valore, vedrebbe come adempirei al mio dovere. La forza ce l'ho...
S che l'avete...
E un po' d'intelligenza, non fo per dire...
Ce l'avete anche quella. Cos andrebbe tutto a meraviglia ed avremmo ragione d'esser contenti tutti quanti. Conviene che ci si faccia. Maria fa ella delle difficolt?
Niente affatto; anzi...
La Maddalena si oppone?
Oh no!... ella esita alquanto; e se Lei dicesse una parola....
La dir... e piuttosto oggi che domani... Una combinazione magnifica che ci aggiusta proprio le uova nel paniere... La dir subito subito questa parola, perch prendo il mio bastone e il mio cappello e corro alla fattoria a parlare a Maddalena. Voi veniteci fra mezz'ora: troverete ogni cosa aggiustata, e, per non perder tempo, fisseremo senz'altro il giorno delle nozze... Vedrete, vedrete che tutto andr bene.
Cecchino disse mille ringraziamenti al buon signor Pronetti, il quale tutto caldo nel suo proposito fece secondo le sue parole; cio prese cappello e bastone e s'avvi senza ritardo e di buon passo alla fattoria.
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Capitolo 6.
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Si era di tardo autunno, precisamente in quella medesima stagione in cui s'aperse il nostro racconto colla scena fra Maria e Maso alla fontana.
Il signor Pronetti arrivando col suo passo affrettato alla fattoria, trov Bastiano che, seduto per terra sotto al portico, stava facendo uscir dal riccio le castagne di cui aveva un alto mucchio davanti, con un mazzuolo di legno.
Ehi l, Bastiano, grid il padrone battendo sulla spalla del villano: Maddalena e Maria ci sono?
Bastiano volse in su la sua faccia larga da stupido e rispose senza scomodarsi punto punto.
Credo ben di s che ci sono... se non sono andate via.
Uh! il baggiano. Non le hai viste ad uscire?
Io no.
Dunque sono in casa?
Gi! Saranno in casa.
Ebben su, animo, prenditi la pena di alzarti e di cercar di loro. Ho io da andare a rovistare dappertutto?
Bastiano si alz colla solita lentezza delle sue mosse, e facendo suonare i suoi grossi zoccoli di legno che ad ogni passo gli uscivano dai piedi nudi, venne all'uscio che metteva entro la casa.
Ehi l! si pose a gridare con voce appetto a cui quella dell'omerico Stentore sarebbe stata una vocina da nulla. Ohe Maddalena, ohe Maria, venite un po gi, venite fuori... Ohe! Ci siete o non ci siete?... Ohe venite presto.
Eh! Tu assordi la gente! disse sor Bernardo facendogli cenno smettesse dal gridare. Ti ho detto di andarle a cercare, e non di fare un chiasso simile; ma ecco qui Maria.
La ragazza diffatti accorreva sollecita sulla soglia della casa, domandando con qualche inquietudine:
Che cosa c'?
Gli  qui il padrone che  venuto.
Maddalena che sopraggiungeva ancor essa tutta frettolosa gridava rimbrottando al servitore:
Animalaccio che sei!  questo il modo di gridare che pare ci sia fuoco alla casa? E se gli  il sor padrone dovevi farlo entrare innanzi e farlo accomodarsi, brutto scimunito.
Che s che so io! diceva il villanzone, torcendosi nelle spalle. E' mi ha detto di cercarvi ed io per far pi presto vi ho data una voce.
La Maddalena lo sospingeva in l con una palmata sulla schiena, e diceva con tutta gentilezza a sor Bernardo.
Ma venga innanzi, sor padrone: si compiaccia di entrar nel tinello, (e ne apriva l'uscio). Qua che fa un po' pi caldo; ch gi di fuori l'aria comincia ad essere bruschetta. (Intanto l'aveva fatto entrare nello stanzino indicato). Maria spolvera una sedia pel sor padrone. (Maria si affrettava spazzare il piano di paglia d'una sedia col suo grembiale). Mettigliela qui, vicino alla finestra... S'accomodi... Vuole darmi il suo bastone?
No, lo tengo, grazie.
Pronetti siedeva, e mettendo la sua mazza fra le gambe vi appoggiava su tuttedue le mani.
Possiamo noi offerirle qualche cosa?... Un bicchier di vino?
Eh no; il vostro vino  di quelli che non fanno fare peccato di gola.
Un bicchier d'acqua della nostra fontana che le piace cotanto?
No, nemmeno dell'acqua... Oggi non ho sete e non voglio niente... Son venuto a discorrerla con voi di cose serie.
Le donne si guardarono stupite e mandarono un'esclamazione.
Di cose serie?
S, dei nostri affari... Sedete l anche voi ed ascoltatemi.
Maddalena e Maria presero delle seggiole e vennero a sedersi l'una alla destra, l'altra alla sinistra del padrone.
Dal pi al meno, avrete gi indovinato ci di cui voglio discorrervi, disse allora Pronetti.
No signore, rispose la Maddalena, che intanto andava seco stessa pensando qual motivo mai potesse avere quella venuta alla fattoria di sor Bernardo.
Oh noi non abbiamo la penetrazione che ha lei, disse finalmente con un grazioso sorriso Maria, e la sua lieve ironia era cos velata che Pronetti la prese per una gentile adulazione.
Ah biricchina! esclam egli non celando la sua soddisfazione, mentre colle dita della mano destra percuoteva leggermente e carezzevolmente sulla guancia rubiconda della ragazza. Io s che so indovinare le cose neh?... Ebbene indovinerai anche tu di botto ci di cui si tratta, figlioccia mia, quando t'avr detto che questa mattina  venuto da me a parlarmi un giovane che tu ben conosci....
Un giovane! disse Maria mostrando di non indovinare, ma intanto cominciando per arrossire. Che giovane?
Tu non hai la menoma idea di chi possa essere?
Io no, rispose con voce abbastanza ferma la ragazza, bench contraddetta sempre pi dal rossore che le aveva invaso sino alla fronte.
Allora te lo dir io: gli  Cecchino.
Maria volt un pochino per traverso la seggiola e guard per la finestra nell'aia, come se vi succedesse qualche cosa di molto interessante.
Ah! Cecchino  stato a parlarle? domand con voce e tono che voleva rendere indifferenti.
Sicuro!... E perch ti sei voltata in l?... E perch chini ora la testa?... Via, via, non c' nulla da vergognarsi, gli  un pezzone che io so tutto, che io sono informato di tutto, che avevo indovinato tutto... Ve ne ricordate, Maddalena? Il giorno dopo che Cecchino era arrivato al paese, proprio il bel primo giorno dopo, che cosa vi ho detto? State a vedere che Cecchino e Maria finiranno per isposarsi, com' vero che io mi chiamo Bernardo.
Non me ne ricordo.
L'avete dimenticato, ma ve l'ho detto... Io poi ne aveva parlato al povero Giacomo. Sono io che avevo aggiustato tutta la faccenda fra di loro, e, come sapete, l'intesa era che fra pochi mesi il matrimonio si sarebbe celebrato....
Ma con certe condizioni, interruppe Maddalena.
S, con certe condizioni che Cecchino ha pienamente adempite... Basta: quel ragazzo  venuto a domandare la mia protezione. Gli  un giovane che parla a modo e molto rispettoso. Desidera che senz'altro indugio il progetto combinato col povero Giacomo si ponga in esecuzione. Io gli ho detto subito, senza esitare: ma andate l che gli  un affar fatto. L'ho gi bella e capita, io. Maddalena  dispostissima a darvi subito sua figlia.
Ah! mi perdoni, ma codesto proprio, non lo sarei.
Come? Come?
Lei sa che il mio buon Giacomo lo riteneva per un po' scapato.
Eh! se lo so!... A dirvi il vero, sono io che l'ho posto in guardia; ma ho preveduto sino d'allora che Cecchino si sarebbe corretto... E vedete s'io l'ho indovinata!... Egli si  affatto ravveduto.
Davvero?... Gli  poi sul sodo che quel giovane s' corretto?
Maria salt su con una vivacit che troppo tradiva il suo interno sentimento:
Oh s, s, mamma; egli  affatto cambiato.
Ah ah!... la sentite quest'acqua cheta?... Gi, io me ne sono accorto subito che tu ne eri presa, di quel fortunato briccone l... Sta, sta di buon animo che aggiusteremo ogni cosa a tua soddisfazione. Non  vero, Maddalena?
S, una buona ragione per me si  questa: che Maria gli vuol bene a Cecchino; e se fossi veramente certa che quel giovane ha messo testa a partito....
Andate l, che guarentisco io. Potete fare questo matrimonio ad occhi chiusi e baciarvi la croce dei pollici. Quando io mi mescolo in qualche faccenda!... Sapete che non la sbaglio mai... Prevedo che sarete la pi contenta madre e suocera, e fra poco tempo la pi contenta nonna del mondo.
Pigi fra le dita la gota di Maria che si schermiva tutta vergognosa.
Dico bene, eh furfantella?... Dunque, Maddalena, senza tanti discorsi, gli  un s che posso portare a quel bravo giovane che aspetta con tanto di batticuore?
Se lei lo desidera....
S che lo desidero....
Se Lei lo vuole....
S, cospetto, che lo voglio.
Maria guardava sua madre con un'aria supplichevole che era pi eloquente di qualunque parlata.
Poich questo pare che piaccia anche a Maria....
Pare! esclam Pronetti, battendo in terra col suo bastone. Cospetto! Non vedete che dislinguisce dalla voglia?
La ragazza si copr col grembiale la faccia.
Ebbene, continu Maddalena, colla speranza che quel giovane sia convertito, ci acconsento.
Oh brava! esclam Pronetti.
Maria si alz di scatto e corse a gettarsi al collo della madre abbracciandola, baciandola e ribaciandola con passione.
Benissimo! seguitava sor Bernardo. Vedete se avete fatto dispiacere a questa bambina qui... Ol Mariuccia! E a me non si deve proprio niente niente di riconoscenza che non si viene a far manco un bacio?
La giovane si lev dal seno materno e corse presso al padrino, il quale fattala sedere sopra uno de' suoi ginocchi, la tenne cos abbracciata, dicendole:
Va l, va l, che sarai fortunata! Te lo dico io che la indovino sempre... E non voglio che tu languisca l ad aspettare. Il pi presto possibile celebreremo le nozze. Domenica ti faremo dire in chiesa, e quell'altra settimana, avanti la musica... Va bene cos eh?... E tuo padrino s'incarica egli di aggiustar tutto, di dispor tutto; e vorr egli menare all'altare la sposa... Sicuro!... Con tanto di gala al vestito ed al cappello, che mi attaccherai tu stessa....
Oh caro signor padrone, esclam Maria: caro padrino.
S, s, chiamami padrino che mi fai piacere....
Quanto  mai buono! Io e Cecchino le conserveremo una eterna riconoscenza.
Va bene, va bene... Maddalena, smettete quell'aria l di mala voglia... Vedrete che sarete contentona. Ve lo dico io! Oh che? Forse che non vi occorre anche a voi un uomo che vi aiuti nel governo della fattoria?
Grazie al cielo, disse Maddalena con un po' di vivacit che dinotava offeso il suo amor proprio; grazie al cielo mi pare che anche senza uomini gli affari fin adesso hanno camminato a dovere....
Non dico mica diverso, n mi lamento punto, ribatteva il buon Pronetti; ma  pur costante che la mano d'un uomo che sia interessato al buon andamento del raccolto lavora di meglio i campi che non quella d'un mercenario. E poi ci son mille cose in cui le donne non possono bastare cos acconciamente come farebbe un uomo: andare ai mercati, contrattare per le sementi, pel bestiame, pel concime e va dicendo. Voi ci avete quel tambellone di Bastiano che vi  affezionato come un cane al pagliaio, sta bene; ma a che cosa  buono quell'innocente l?... N a fare n a disfare... Cecchino, sposando Maria, diventa capo della famiglia, coltivatore e regolatore egli in proprio, e far andare innanzi per bene la baracca con quella risolutezza che tutti gli conosciamo... E cos, com'io prevedo, ne avremo tutti il nostro interesse e la nostra soddisfazione.
Ho gi detto che far come Lei vuole, disse con qualche bruschezza nell'accento la Maddalena. Voglia la Santa Vergine che non abbiamo a pentircene nessuno.
No, no, madre; esclam Maria tornando ad abbracciarla.
Pentirci? Siete matta! disse il padrone. Quando vi prometto io che tutto andr bene!... Sapete se io la sbaglio mai!... Intanto non perdiamo tempo, ch queste cose quando sono decise, il meglio  farle pi sollecitamente che sia possibile. Io vado colla buona risposta a trovar Cecchino che l'attende ansioso: e ve lo mando qui tutto consolato perch fra voi possiate combinare tutto ci che occorre... Dunque allegri Maria, allegri Maddalena ch siamo a nozze, e vorremo fare una baldoria da stordire.
Fu diffatti sollecito come disse, il bravo sor Bernardo, a trovar Cecchino a cui colle sue parole rimise tutta l'anima in corpo, e il giovane senza metter tempo in mezzo, appena Pronetti l'ebbe lasciato, prese di passo affrettato il cammino della fattoria, e in pochi minuti vi giunse.
Venuto in presenza delle due donne il bersagliere prese fra le sue le mani della Maddalena e stringendole con affetto, le disse di guisa che ne appariva la sincerit del suo proposito e la determinatezza della sua volont:
Madre... voglio cominciar sin d'ora a darvi questo nome, perch fin d'ora io sento d'amarvi come tale... A voi ed a Maria, prometto e giuro che mi rammender e che non avrete da lamentar pi in me nessuno dei trascorsi, cui pur troppo mi sono lasciato andare in addietro. Che volete? l'ozio mi aveva guasto, ed ho avuto la colpa di darmi a certe cattive compagnie, cui ora mi sono fermamente proposto di schivare per sempre. L'amore di Maria gi mi trasse da quella strada, il possederla sar la mia salvezza. Voi lo vedeste, dacch l'ho promesso a Giacomo, la mia condotta s' cambiata per l'affatto. Ora vi giuro ch'io sento me stesso un altro da quel di prima: desidero e mi piace lavorare, abborrisco il giuoco, e vi giuro che prima di sedere sopra una panca d'osteria, voglio che mi caschi questa mano.
Va bene. Tutti vi credono, bisogna bene che vi creda ancor io. Vostro padre era un fior di galantuomo, e quando aveva dato una parola non c'era pericolo ch'egli vi mancasse mai. Voglio sperare che anche il figliuolo....
Cecchino la interruppe con vivacit:
Oh s, oh s! Qualunque sieno i miei difetti, sono in codesto degno figliuolo di mio padre, e ci che ho promesso, mantengo ad ogni costo.
Dunque del passato non si parli pi. Voi avete consumato il patrimonio che vi ha lasciato vostro padre, ma vi rimane la giovent, la salute e la forza, se vi aggiungete la buona volont, siete in grado di recare in una famiglia la vostra parte di concorso: ma almanco di questo passato, che contiamo sia finito e andato per non rinnovarsi mai pi, spero bene che non vi resti pi alcun residuo di debito.
Il giovane non ebbe il coraggio di confessare la verit; temette che sapendolo, Maddalena ritirasse la sua parola, o quanto meno volesse indugiato il matrimonio, e con un'ombra di rossore sulla fronte e di malavoglia in cuore, ebbe pure il coraggio di affermare che di debiti non ce ne aveva n anco pi il segno.
Allora tutto  inteso, conchiuse la madre di Maria. La mia figliuola ha pronte tutte le carte che le occorrono, procuratevi voi le vostre e andate pure dal Parroco e dal Sindaco.
I due giovani si diedero la mano e nei loro occhi che mutuamente si guardavano, corse il lampo d'una grandissima gioia.
Quel giorno medesimo, verso sera, per la strada della vicina citt di*** camminava alla volta del villaggio un legnetto tirato da un cavallo, il quale da chi lo guidava era colla frusta continuamente sollecitato alla corsa. Giunto alla salita che bisogna superare per venire in paese, la quale per la sua ripidezza rende impossibile il trotto di cavalli attaccati a veicoli, il legnetto si ferm, l'uomo che guidava gett le redini ad un giovinotto che pareva un mozzo di stalla, da cui era accompagnato, e gli disse insieme, saltando gi ritto in piedi sulla strada:
Tornatene pure in citt. Dirai al tuo padrone che la mia roba me la mandi domani pel cavallante. Io questo tratto di strada, che rimane, ho pi caro farlo a piedi.
Pose una moneta nella mano del mozzo; questi salut levandosi di sul capo la berretta, fece girare indietro il cavallo e poi, datogli una voce e fatto chioccar la frusta, lo cacci allegramente alla corsa per la strada del ritorno.
L'uomo ch'era disceso dalla carrozzella e che rimase solo in mezzo alla strada, stette alquanto fermo a guardare intorno a s. Era un uomo giovane ancora, ma a cui una gran barba, che gli copriva la met del viso, ed una folla di rughe precoci, frutto della fatica e del dolore, ond'erano corse le sue tempia, davano un'apparenza di maturit d'anni maggiore che forse non fosse, che non dinotasse il lume vivace degli occhi pieni di fiamme e di passione. Vestiva modestamente con quella foggia che indica un che di mezzo fra il benestante campagnuolo e il commerciante cittadino: una carniera di pannolana, calzoni e panciotto di stoffa scozzese, una cravatta di seta, un cappello a larga tesa non insaldato, un nodoso randello nella destra, le mani senza guanti e con quel colore e quella rugosit che dinotano come coi guanti non ci abbiano attinenza di sorta, e come nessun lavoro materiale e di forza sia loro estraneo.
Quest'uomo che guardava intorno a s da tutti i lati, come farebbe chi cercasse di orizzontarsi o meglio chi bramasse riconoscere uno per uno luoghi cari al suo cuore e da lungo tempo non pi veduti, pareva in preda ad una emozione contenuta ma pur profonda. Teneva serrate al petto le braccia conserte; il rifiato era quello affannoso di persona a cui palpita violento il cuore: sotto la tesa del cappello gli occhi suoi luccicavano col riflesso che hanno le pupille umide di pianto.
Dopo un poco si riscosse; volse la testa sorridendo, forse di s e della debolezza che lo teneva inchiodato l a quel posto e prese a camminare; ma non continu la strada carreggiabile che direttamente conduceva al villaggio; sibbene prese un sentieruolo che si dirigeva verso la montagna e che serpeggiando nei valloncini dei contrafforti di essa andava a riuscire ad una certa fontana che noi gi conosciamo.
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Capitolo 7.
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Nessuno de' miei lettori, ci scommetto, avr bisogno pi ch'io gli apprenda che quell'uomo, di cui vedemmo l'arrivo sul finire del capitolo precedente, gli  Maso.
I sei anni di tempo che egli aveva assegnati a Maria, sono presso ad essere trascorsi, e Maso arriva prima che finiscano: vedremo tosto se ancora, col medesimo amore, e sempre colle medesime pretese. Giunto quello stesso giorno per la via ferrata alla citt vicina, egli, impaziente d'ogni indugio, aveva lasciato col tutti i suoi bagagli e, noleggiato un legnetto dal locandiere da cui aveva avuto alloggio, erasi affrettato verso il suo paese natio.
Qui nessun affetto di famiglia pi lo attendeva. Suo padre era morto; d'altri congiunti non gliene rimaneva nessuno; di amici non ne aveva avuti mai fuori di Cecchino di cui non sapeva novelle da tanto tempo.
Alla vista dei luoghi circostanti al suo paese, le memorie dell'infanzia e dell'adolescenza avevano assalito in folla e con indicibile tenerezza l'animo del reduce dalla terra straniera. Di queste memorie le buone, le dolci, quelle che gli era una delizia rievocarsi dinanzi, avevano seco tutte la soave immagine di Maria. Nelle altre vi era l'amarezza degli scherni onde era fatto segno, il livore che non erasi ancora dileguato nella sua anima vendicativa per gli sfregi soffocati, pel disprezzo manifestatogli. Maria! Maria! ecco la sola gioia della sua vita, la sola tenerezza dell'anima sua!
Come l'avrebb'egli trovata? Aveva essa pensato a lui? Avevalo aspettato?... Se mai gli toccasse vederla gi in potere d'altr'uomo!... Oh guai!
La sera in cui questo ritorno di Maso avveniva era presso che uguale a quella in cui aveva dato alla fanciulla l'ultimo addio. Quasi ugualmente inoltrata la stagione; il sole si nascondeva dietro le medesime montagne all'orizzonte gettando sui medesimi luoghi i medesimi sprazzi di luce, coi medesimi riflessi e coi medesimi effetti. Nulla si era mutato: parve al reduce Maso che l, a quella fontana dov'egli aveva aperto il cuore alla fanciulla, dove l'aveva vista l'ultima volta, avrebbe dovuto anche allora trovarla e rivederne le forme, le mosse, le sembianze, che tutte carissimamente gli erano impresse nella memoria. Nessuno lo aspettava n desiderava vederlo nel villaggio; la sua casa solitaria e abbandonata non aveva che un freddo e muto focolare da offrirgli; deliber andar tosto a quella memore fontana, dove forse avrebbe vista Maria, dove almeno sarebbe stato vicino all'abitazione di lei.
Ma egli s'era appena avviato, quando la vista d'un viandante che col passo di chi se ne va a zonzo scendeva lentamente gi della strada del villaggio, lo fece arrestarsi. Il suo sguardo acuto gli fece tosto riconoscere in quel passeggero il signor Pronetti, il quale non era cambiato di molto da quel di prima, eccetto che l'epa gli era venuta ancora pi badiale e il naso pi rosso e la faccia pi grassa. Maso aveva dinanzi la risposta a quella terribile domanda che gli angustiava il cuore: Maria  libera ancora? Figuriamoci se voleva lasciarsela scappare! Gli era pi caro saper prima che cosa fosse della fanciulla, per venirle innanzi coll'animo preparato. Corse con sollecitudine verso il signor Pronetti. Questi che faceva prima della cena una passeggiatina in quella strada che per essere pi frequentata giudicava esente da ogni pericolo, al vedersi venire incontro un uomo con tanto di barbaccia, con un aspetto che gli era ignoto e che gli parve straniero e con un randello fra mano, si spavent forte, e senza aspettar altro, volse le spalle e riprese il cammino per al villaggio con tutta la prestezza che era possibile alle sue gambe corte di sessant'anni; avrebbe addirittura levata la corsa se la sua dignit e la sua pancia gliel'avessero permesso.
Maso lo raggiunse tuttavia ben presto e postoglisi innanzi lo ferm.
Signor Pronetti; gli disse. Non iscappi e non abbia paura.
Sor Bernardo guardava con occhio irrequieto tutt'intorno nella speranza di vedere qualcheduno che venisse in suo soccorso.
Paura! esclam egli con voce tremolante. Io no che non ho paura... Perch dovrei avere paura?
Io non voglio da lei che una cosa sola.
Una cosa? O Dio!... Ma io non ho nulla meco.
Non voglio che una risposta d'una sola parola. Mi dica se Maria la figliuola del suo mezzaiuolo  maritata.
Ora era la voce dell'uomo dalla barba che tremava un pochino.
Maritata! rispose Pronetti allargando tanto d'occhi per la meraviglia. Che razza di domanda mi fate?
Risponda un s o un no, la prego.
Ebbene no, non  ancora maritata....
Sor Bernardo avrebbe ancora aggiunto alcune parole, ma il suo interrogatore non glie ne lasci il tempo. Un lampo di vivissima gioia corse negli occhi di lui, mentre con accento pieno di vivacit e di contentezza esclamava:
Mi basta, mi basta; la ringrazio tanto, signor Pronetti; e a rivederla.
Senz'altre parole torn indietro e s'affrett con passo concitato a riprendere quel sentieruolo che conduceva alla fontana.
Sor Bernardo stette l piantato un momento a guardargli dietro.
Questo  un matto per davvero, diceva fra s il padrone della fattoria. Egli mi conosce, ma io non mi ricordo d'aver visto mai quella faccia di scomunicato, una faccia da metter paura a qualunque che lo incontra di solo a solo; ma io... oh! oh! io non me ne son lasciato imporre... Prevedo che questo cotale  qualche scellerato che gira qui dintorno per fare qualche brutto tiro.
Continu con passo pi affrettato del solito il cammino verso il villaggio dove nella bottega dello speziale cont con molta ricchezza di descrizioni e di colorito che una specie di brigante lo aveva assaltato, ma ch'egli col suo contegno lo aveva messo in tanto rispetto che si era allontanato senza n toccargli un capello n prendergli un centesimo.
Maso intanto, coll'animo pi leggiero, col cuore esultante, correva verso la fontana.
Ma prima di giungervi, trov su quella stretta stradicciuola due persone che gli sbarravano il passo, ferme a discorrere con una vivacit che dinotava grave esser l'argomento delle loro parole.
Maso che per continuare il suo cammino dovette passare loro proprio accosto, riconobbe chi fosse l'uno, e dalla voce e dalle parole udite, indovin chi fosse l'altro di questi due.
Quegli che Maso riconobbe di subito era l'usuraio Grinta. Neppur egli non era cambiato niente affatto: sempre la medesima faccia di malaugurio, il medesimo aspetto di misero, d'avaro e di sporco, la medesima espressione di maligna avidit e di ipocrita umilt. Egli diceva al suo compagno in quel punto:
Poich la cosa  decisa, caro Cecchino, pensate un poco anche a me, e guardate di pagarmi. Andate l che vi sar facile farvi anticipare qualche somma.
Cecchino! A questo nome Maso ristette; fiss i suoi occhi negli occhi del giovane che ud chiamato in tal guisa, e non ostante gli anni passati e i cambiamenti avvenuti in lui, alla dubbia luce di quell'ora, pur tuttavia lo riconobbe.
Si slanci verso il bersagliere, le braccia larghe, esclamando con accento pieno di esultanza e d'affetto:
Sei tu, Cecchino?... Oh che piacere incontrarti cos tosto, vederti per primo ed abbracciarti appena giunto!
Cecchino non ravvis menomamente chi fosse quest'uomo barbuto che gli veniva di quella guisa alla vita: in quel momento egli pensava tanto al suo antico compagno d'infanzia quanto all'imperator della Cina: diede addietro d'un passo e disse con aspetto e con accento fatti per tutt'altro che per ispirar confidenza ed incoraggiare l'espansione dell'anima:
S, io sono Cecchino; ma voi chi siete, e che cosa volete, voi ch'io non so mai d'aver visto a questo mondo?
Che?... Non c' nulla in me che pi mi ti ricordi? Sono Maso.
Ah! S... Ora ci sono! Chi ti avrebbe riconosciuto con quel mustaccio l, dopo tanto tempo che non ci siam visti?... Sono oramai sette anni.
Giusto!... Ma che? Non vuoi tu darmi un amplesso da fratello?
Ben volentieri.
Si abbracciarono come due sinceri e buoni amici che dopo lunga separazione si ritrovano.
Ed io, continuava Maso, sono sempre il medesimo per te, ti amo sempre come allora, ti voglio bene sempre come ad un fratello... Non fosti tu un vero fratello per me? Sei l'unico uomo che mi rimanga quaggi ad amarmi e che io ami....
Grinta che s'era tratto un po' in disparte e che aveva udito quelle parole sino allora senza prender parte nessuna al colloquio, si avanz verso i due giovani, e tendendo al petto di Maso il suo dito indice che pareva un artiglio d'arpia, disse con un certo sogghigno sulla sua faccia asciutta e cattiva:
Come! Come?... Voi siete proprio quel Maso che eravate un martuffino tisicuzzo da avere appena tanto di fiato e cui chiamavano appunto Lucertola.
Maso volse un fiero sguardo al vecchio, e proruppe con superbo e minaccioso accento:
Son proprio quel desso, signor Grinta l'usuraio....
Oh! oh! Badate alle vostre parole....
La vede che riconosco perfettamente anche lei... S, mi chiamavan Lucertola; ma ora sono un animale meno innocuo, pi terribile e che sa farsi meglio rispettare. Allora i miei compaesani abusavano della mia debolezza e si facevano scherno di me... Ora non sar pi cos, glielo dico io! Io mi ricordo di tutti quelli che mi hanno fatto del male, come mi ricordo di chi mi volle bene; di te Cecchino, che fosti quasi l'unico a ci: nulla ho dimenticato.
Vuol dire che siete tornato di colaggi cos vendicativo com'eravate quando siete partito?
Eh chi sa?... Forse no... Ma guai a chi mi offende; guai a chi mi tocca. Ora non sono pi quel miseruzzo d'allora, signor Grinta, e per sua norma, non sono pi nemmanco lo spiantato che ero.
Cospetto! Avreste fatto fortuna?
Sono tale da non sottostar pi a nessuno che voglia fronteggiarmi, in veruna maniera. Mi capisce?
Io ne godo molto... Non sar io mai che andr a stuzzicarvi... Dovete ricordare che io sono un buon diavolo e mi piace stare amico di tutti... Io non urto mai con nessuno... Mi fa molto piacere vedervi tornato in paese e con buona salute, e, come si dice, rimpannucciato assai bene... E vi auguro la buona notte perch l'aria incomincia a farsi fresca, ed alla mia et  poco prudente, e mi garba poco pigliarmi una scarmana per istare a chiacchierare in mezzo ai campi la sera. Or dunque a rivederci e m'avvio a casa mia. Franceschino, se volete accompagnarmi fin col, potremo finire il nostro discorso ed aggiustare il nostro affare.
S, rispose Cecchino con evidente preoccupazione; vi accompagno.
Ma il barbuto Maso lo arrest per un braccio.
Un momento! Al bel primo ritrovarci tu mi pianti cos tosto come un impaccio?
No, starei molto volentieri teco... se tu mi dai una posta ti raggiunger sollecitamente: ma per ora conviene ch'io finisca una certa trattativa qui col signor Grinta....
Va bene, va bene, disse Maso con tono asciutto che pareva alquanto risentito. Fa pure a tuo grado. Ci rivedremo poi quando ci rivedremo.
Cecchino accenn voler aggiungere ancora alcune parole; ma il reduce Maso non gliene lasci il tempo.
Capisco, capisco ci che mi vuoi dire, soggiunse con accento gi pi affettuoso: se questo dabbene signore ti ha impugnato non c' da scuoter le ali. Hai ragione: provvedi alle cose tue.
Grinta borbott fra le gengive, ch i denti mancavano, qualche stizzosa parola che non si pot comprendere: e preso il braccio di Cecchino si avvi col giovane dicendo:
Andiamo una buona volta, senza perder tempo in tante chiacchiere.
Maso stette fermo al suo posto a guardare dietro que' due che si allontanavano lentamente, poich Cecchino misurava il suo al passo del vecchio usuraio: poscia ad un tratto un generoso sentimento s'impadron con tanta violenza di lui ch'egli non valse a resistervi. Durava tuttavia nella sua anima il benigno influsso della felice speranza fattagli nascere in cuore dall'aver appreso Maria libera ancora di s. Fece vivamente alcuni passi alla volta dei due, e chiam con voce tutto interesse ed affetto:
Cecchino!... Cecchino! Ascolta una parola.
Il giovane si ferm: Maso gli era gi presso che, postagli amichevolmente una mano sulla spalla, dicevagli:
Ebbene, no, non ti lascier cos in bala di questo signore, senza prima aver teco un colloquio. Ti ho detto che tu eri per me come un fratello e che ti amavo come tale: ci non ha da essere per nulla. Un fratello ha diritto alle confidenze e pu senza indiscrezione domandare, sapere ed entrare negli affari del fratello... Fate il piacere, signor Grinta, d'avviarvi primo voi solo a casa vostra, Cecchino vi terr dietro fra poco e vi raggiunger col.
Grinta guard in faccia Cecchino che rimaneva perplesso, dubbioso di annuire o no alla proposta dell'amico.
Andate, andate, soggiunse vivamente Maso, spingendo alle spalle l'usuraio: non vi perderete nulla, state sicuro... Ve lo dico io.
Il vecchio, poich vide che Cecchino sempre taciturno non si moveva, fece spalluccie, e continu borbottando la sua strada.
Almanco non dimenticate le mie parole, Cecchino, e badate bene ch'io non ischerzo... Se fate a mio modo, aggiustate tutto e sarete un uomo tranquillo. Vi aspetto a casa... A rivederci.
A rivederci mai pi, disse dietro di lui Maso a denti stretti; e poi quando l'usuraio si fu allontanato da non potere udir pi le sue parole, egli soggiunse vivamente: Cecchino, indovino abbastanza che affari tu puoi avere con quella sanguisuga. Tu hai dei debiti con lui?
Il giovane chin il capo con mesta ma eloquente risposta.
Quanto? domand vivamente Maso.
Ma... rispose impacciatamente Cecchino, una somma per me abbastanza rilevante... Col tempo sono certo che la potrei pagare... Sul momento, subito, no... e quello scellerato, sapendo come io sto per accasarmi....
Che? tu prendi moglie?
S; una fanciulla che mi  pi cara d'ogni cosa al mondo. (E l'accento delle sue parole dinotava la caldezza e la profondit della sua passione.) Una fanciulla che s'io perdessi sarei disperato del tutto.
Tu ami?
Oh immensamente... E per lei mi corregger affatto d'ogni mio vizio che mi ha condotto al punto in cui sono. L'ho promesso, l'ho giurato, e manterr senza fallo il mio giuramento... Questo birbone di Grinta viene ad attraversarmisi colle pretese ch'io lo paghi subito e minacciando di svelar tutto alla madre di lei, la quale, ci apprendendo, manderebbe in aria di sicuro il matrimonio.
Diavolo! Diavolo!
E per istarsene in silenzio mi viene a proporre di soscrivere una nuova carta in cui mi riconoscerei debitore d'un terzo di pi della somma.
Il ladro! Questi  un vero assassino! Che cosa conti tu di fare?
Sono sotto il piede di quello scellerato; convien bene ch'io m'acconci a fare a suo senno od a perdere quella che amo... Stavo per accompagnarlo a casa sua e sottoscrivervi tutto ci che vuole.
No, no per Dio! proruppe Maso. Io non ti lascer sgozzare in questa iniqua maniera. Quando io voglio bene a qualcheduno, non  solamente a parole, sai... Sono arrivato in tempo, e sia lodato il cielo che mi ha tosto condotto sui tuoi passi... Quanto  che devi a Grinta?
Cecchino esit ancora.
Quanto? ripet Maso con insistenza impaziente e quasi sdegnosa. Non hai tanta confidenza in me da dirmelo?
Oh s... gli devo ancora cinquecento lire.
E per cinquecento lire io ti lascerei nell'imbarazzo a rischio di perdere la felicit della tua vita? Mai pi!... 
Pose il suo nodoso bastone nelle mani di Cecchino.
Tieni un momento, soggiunse, cominciando a sbottonarsi il panciotto sul petto.
Che voi tu fare?
Vedrai!... Qui sotto ci porto una fascia con dentrovi un bel gruzzolo di bei marenghi lucenti di Francia. A forza di fare e di battere me la son detta bene in quelle parti l... Porto gi un piccolo capitale frutto dei miei sudori: dodici mila lire.
Possibile!
Davvero. Una ricchezza pei nostri piccoli villaggi. Una casettina e con quel poco che mi ha lasciato il mio povero padre, chi sappia aggiustarsi c' da vivere agiatamente... Ed io mi sono gi fissato il mio disegno; e se trovo le cose come desidero e spero, aff che non ci sar in tutto il mondo un uomo pi contento di me... Oh oh! non sei mica tu il solo che pensi a prender moglie... non sei mica tu il solo che abbia un amore in cuore....
Dunque anche tu?
S anch'io... Sono partito dal paese apposta, ci torno apposta... Vedrai, vedrai!... Ti conterei tutto in questo stesso momento se non premesse assai pi che tu corra da quel maledetto usuraio a liberartene dalle unghie.
Intanto si era discinto, e dalla fascia sotto i panni aveva levato un rotolino di monete.
To', qui c' giusto un pacchettino bello e fatto di venticinque napoleoni d'oro: prendilo e va subito a pagare quello scellerato.
Cecchino esitava, ma vedevasi che le mani gli prudevano di afferrare quell'involto cui guardava con occhi luccicanti dal desiderio.
Ma... davvero... Maso... non so s'io debba....
Nessuna peritanza. Che diamine!... Non ti ricordi pi qual io mi sono? I miei buoni impulsi bisogna assecondarli, o mi si reca dispiacere ed offesa. Non vuoi certo offendermi tu?
No certo.
Se io mi trovassi in bisogno, tu mi soccorreresti senza dubbio.
Oh s!
Dunque accetta in santa pace di Dio!
Ebbene s, accetto! proruppe Cecchino con impeto di subita, vivace risoluzione. Accetto, perch la tua generosit mi salva; e te ne sar riconoscente per sempre.
Va bene, va bene....
Te ne far una scritta.
Eh via! fra noi basta la parola.
Te ne pagher gl'interessi
Ol! Cecchino, non voglio sentirne di queste ragioni. Mi scambi tu pel signor Grinta? Tu non mi dai nessun interesse, e me li restituirai quando ti sia di comodo.
Grazie, grazie, Maso. Dovr a te la mia felicit.
E Cecchino commosso si gett al collo di Maso abbracciandolo strettamente.
E ne godo assai, rispose Maso commosso ancor egli, ma di una commozione che gli pareva non averne mai provata una cos dolce: e l'aver contribuito alla tua, possa recare buon augurio a me per ottenere la mia contentezza... Va, va, non perder pi tempo, ed in compenso, amami come tuo fratello, amami come io t'amo.
Cecchino abbracciatolo ancora con passione si stacc dalle braccia di Maso e corse verso la casa di Grinta. Maso, rimasto solo, gli tenne dietro collo sguardo nell'ombra sempre pi addensatasi della sera, e mand dal petto un sospiro che era l'espressione di un sentimento di purissima soddisfazione.
Ebbene, non avrei creduto che il render servizio ad un amico facesse piacere cotanto! diss'egli fra s. Mi sento pi degno dell'amore di Maria, quasi pi sicuro di ottenerla... Oh, Maria, come ti amo! Gli  per te che son buono; gli  per te che voglio vedere felice altrui... quanto mi punge il desiderio di vederla!... Se osassi venirle innanzi anche stassera... E perch no?...
E intanto con passo lento, il cuor lieto e palpitante, continu il suo cammino per alla volta della fontana.
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Capitolo 8.
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La campagna veniva avviluppandosi delle tenebre della notte. Gli oggetti apparivano con incerte proporzioni e con vaghi contorni nelle forme; pur tuttavia Maso li riconosceva uno per uno. Quei luoghi gli erano cos rimasti impressi nella mente, ch'egli poteva dirsi passando: qui fu abbattuto un albero; qui sorge una coltivazione novella. Giunse alla fontana dove tutto era immutato, dove l'acqua colava col medesimo susurrio sui medesimi sassi, nella medesima circostante quiete. L'immagine di Maria, in mezzo a quell'ambiente, a quei memori pendii del colle, appariva pi spiccata e vivace allo spirito di Maso. E' la vedeva quale nella sera dell'addio, colla grazia soave della sua fiorente giovinezza. Gli era col ch'egli aveva osato pur finalmente svelare a lei l'amor suo; gli era col che aveva manifestato primamente l'audace speranza di poterla possedere un d. Era allora una lieve speranza, anzi meglio, una temerit: ed ora? Ora stava per tradursi in fatto reale. A questo pensiero egli si riscuoteva tutto; la gioia gli suscitava nel sangue un tumulto che faceva palpitare quasi affannosamente il cuore. Ardeva dal desiderio di trovarsi faccia a faccia innanzi a Maria; e pure si peritava nello stesso tempo di affrettare questa ventura recandosi alla vicina fattoria. Come l'avrebb'ella accolto? Che cosa dettogli? Ed esso a lei? "Maria vi amo pi che non prima; foste voi l'unico mio pensiero; non ho profanato il mio cuore accogliendovi neppur l'ombra dell'immagine d'un'altra donna, non ho profanato nemmanco il mio sguardo, fissandolo compiacente sul volto d'un'altra. La vostra immagine mi fu ognora presente, e lei sola ho vagheggiato. Vissi casto di atti e di pensieri, fedele all'amor mio con irreprensibile costanza. Ho sofferto, ho travagliato, ho durato per voi; non ho vissuto che della speranza di questo momento: e voi?"
Quanto avrebb'egli dato, perch la fanciulla gli comparisse innanzi in quel punto, col suo secchiello di rame sul capo, nella graziosa ed elegante mossa della sua persona, cos come l'aveva vista quell'ultima sera! Come sentiva sobbollire in seno il fuoco della passione per prorompere in lava di frasi accese d'amore! Quell'attesa ch'egli stesso s'imponeva mentre avrebbe potuto di botto soddisfare il desiderio di vederla; quell'attesa aveva pure pel suo cuore una certa amena volutt.
In dieci minuti posso essere al suo cospetto: andava pensando: ed accarezzava questo pensiero senza sollecitarsi a farlo una cosa reale.
Anzi, per prolungare quel periodo di aspettazione, sedette sopra uno di quei grossi sassi che stavano all'intorno della fontana, ed appoggiando i gomiti alle ginocchia, nascondendo nelle palme la faccia, stette l assorto in una profonda meditazione. Allora, senza precisa determinazione di sua volont, quasi per effetto d'una forza esteriore che gli s'imponesse, vennero a sfilargli innanzi alla memoria tutti gli avvenimenti che avevano riempito quella gran lacuna di sei anni, durante cui egli era mancato dal villaggio, congiungendo il momento doloroso dell'addio della partenza dato a quel posto medesimo con quello presente, in cui stava per godere la gioia ineffabile del rivederla.
Ricorse cos colla memoria ogni pi lieve incidente delle capitategli avventure. Giunto in un paese della Francia, aveva incominciato per lavorare come manovale in aggiustamenti di strade e scavazioni di terra: ma la sua poca forza fisica lo faceva dei meno abili fra questi lavoratori, e quindi dei primi ad essere congedato, quando la pressa del bisogno veniva meno negli intraprenditori delle opere: aveva di poi provato eziandio la vita durissima del minatore e la sua salute non ci aveva resistito; aveva comperatosi un piccol fondo di minuterie per fare il merciaiuolo ambulante, ma la sua qualit di straniero, la poca conoscenza della lingua del paese, la poca sua abilit nell'adescare i compratori gli avevano cos male avviato gli affari, che ben presto aveva dovuto rinunciare al mestiere non senza perdita; si era acconciato di poi da mozzo di stalla in un albergo sopra una strada delle principali, frequentatissima dai carrettieri. Gli toccava in quell'ufficio la pi ingrata e faticosa vita che fosse, collo scarso compenso di pochissima paga, di un misurato cibo, e, per mancia, delle bestemmie, dei grossolani rimbrotti e qualche volta anche dei sorgozzoni dai poco educati e violenti avventori. Molte volte, stanco da un lavoro eccessivo, non potendo quasi pi reggersi pel sonno, ch sovente, per parecchie notti di fila non gli era concesso trovare un po' di riposo seguitato, egli andava a nascondersi in un angolo remoto che occhio umano non lo potesse vedere, e l piangeva lagrime amare su di s e sul suo destino, e sentiva invadersi il cuore dalla desolazione.
Non torner mai pi al mio paese, non rivedr mai pi mio padre, mai pi Maria!... cos diceva fra s con inesprimibile schianto dell'animo. Oh quali folli illusioni furono le mie! Perch ho io creduto cos efficace il potere della volont e del coraggio? Chi ha pi fortemente voluto e vuole di me? Chi ha affrontato con pi fermo animo ogni vicenda, ogni privazione, ogni lavoro? E che cosa raccapezzo?... Ah! se il mio povero padre mi vedesse in questo stato!
Allora, quasi sempre, egli estraeva dal suo seno quella piccola taschetta che portava costantemente appesa al collo e in cui era allogato, come un santo amuleto, l'anellino di Maria; prendeva quell'umile cerchiello d'argento tra mano, lo baciava con espansione, con passione, con entusiasmo, con crescente ardenza che pareva furore, lo contemplava e vagheggiava come un avaro il suo tesoro, gli parlava mille dolci, folli, infiammate parole; si sentiva dalla vista di esso, da quello sfogo di detti e di lagrime confortato, se non consolato, rifornito almeno di calma e coraggio. Ma il pi delle volte anche questi momenti gli erano turbati: e la voce rimbrottante del padrone o quella aspra di qualche carrettiere ubbriaco ed esigente veniva a riscuoterlo nel suo cantuccio, a richiamarlo da quel giovevole isolamento per ripiombarlo di pieno in mezzo a tutte le faticose durezze della sua vita.
E questa non mostrava sembianza nessuna che dovesse avere un termine avventuroso mai, per passare a meno crudele destino. Bisognava bene continuare per essa affine di guadagnarsi il sostentamento; abbandonarla era andar incontro a quella tremenda di cui gi aveva sentito il morso: la fame! Ed aveva egli da consumare cos i suoi begli anni, quelli di maggior vigore in cui sono pi profittevoli la forza e la voglia del lavoro? In quella gli giunse l'annunzio della massima sventura che lo aveva sopraccolto: suo padre era morto! Passarono allora i momenti pi terribili che avesse dovuto sostenere mai. Fu sul punto di rinunciare ad ogni speranza dell'avvenire, di lasciar fuggire dal cuore la vanit di ogni illusione, e di accasciarsi nell'inerzia d'un animo schiacciato dalla sventura. E fu allora appunto che il suo destino parve essere andato al fondo della sua parte di male e cominciare un pi lieto corso di avvenimenti. A quella locanda capitava di frequente un mercante di bestiame, che andava e veniva menando ai vari mercati una condotta di buoi e faceva tappa in quel luogo sia colla sua merce cornuta, sia al ritorno col buon gruzzolo dei denari avutine dalla vendita. Egli un d trovossi in bisogno d'un nuovo fra i garzoni che lo aiutavano a menar le bestie, e gli facevano accompagnatura e sicurezza quando se ne veniva indietro a casa col prezzo; e di passaggio alla locanda in cui serviva Maso, manifest questo suo bisogno all'albergatore domandandogli se non avesse qualcheduno da dargliene all'uopo. Il locandiere rispose di no, ma il nostro Maso che per ventura ebbe udite quelle parole, credette gli fosse venuta un'ispirazione del cielo nell'idea che subitamente si affacci alla sua mente di offerirsi egli stesso al mercante.
Lo aspett difatti ad un punto fuori del cortile, e fermatolo, mentre il mercatante passava, gli disse con molta timidezza come volentieri egli sarebbe andato a servire da esso lui, quando ne fosse stato creduto capace. Quell'uomo aveva notato di Maso la sommessione, la umilt rassegnata ed ubbidiente e l'indole tranquilla. 
Come piemontese, quel giovane gli riusciva inoltre molto pi acconcio che un altro, perch di frequente le compere del bestiame le aveva da fare con gente di qua delle Alpi, ed assai poteva giovargli uno che conoscesse non che il linguaggio, le abitudini e l'indole di queste popolazioni. Accett di buon animo l'offerta di Maso, e senza altri ritardi, partendo, lo condusse seco, per menarlo a casa sua e metterlo di presente nell'esercizio delle sue nuove funzioni.
A breve andar di tempo, Maso meritamente acquist la fiducia e la stima e la benevolenza del suo nuovo padrone. Di intelligenza era alquanto superiore alla comune dei poveri diavoli cui la sorte ha condannato a simili mestieri; quel po' d'istruzione che gli era stata data al villaggio aveva recato i suoi frutti al di l d'ogni misura che potesse aspettarsi; superiori poi di molto a quelli di ogni altro erano la sua buona voglia, l'attenzione e lo zelo nell'eseguire il proprio cmpito. Il principale, che era uomo giusto e che amava in altrui l'operosit ed anche l'amor del guadagno, appunto perch egli stesso dal nulla, colla perseveranza, colla indefessa fatica, coll'onest e coll'economia, era riuscito a raggranellare una vistosa sostanza, si piacque cotanto di codeste qualit le quali erano spiccatissime in Maso, che lo ebbe presto come suo primo commesso, suo confidente e consigliere in ogni traffico che intraprendesse, suo esecutore principale e poco meno di un figliuolo. I guadagni del giovane per conseguenza erano venuti crescendo in proporzione, a seconda che crescevano la fiducia e l'affezione del principale per lui. Occorse ancora a quel mercante una disgrazia che confer a porlo in bala del suo commesso: e fu un colpo d'apoplessia, che, dopo averne minacciato la vita, lo lasci paralitico a mezzo e quindi incapace assolutamente di far i viaggi necessar e di bastare alle altre operazioni che occorrevano per mandare innanzi il suo commercio.
Il pover'uomo pens che ad altri non poteva affidare la direzione dei suoi affari meglio che a Maso intelligente, onestissimo, cos modestamente zelante nel suo dovere, e gi pratico per bene di quanto occorreva all'uopo. Laonde lo ebbe a s e gli propose di entrar seco in societ, di questa guisa ch'egli, il mercante, metterebbe come sua parte i capitali e l'avviamento, il giovane da canto suo il lavoro personale, l'attivit e le cure materiali: degli utili due terzi sarebbero andati ai principale; un terzo a Maso. Questi gli parve aver con ci la migliore ventura che si potesse aspettar mai; accett colla riconoscenza con cui si accetta un massimo beneficio, e si govern di maniera che il francese ebbe tutt'altro che da pentirsi delle pattuite condizioni.
Quel mercatante aveva per prima della sua prole una ragazza, la quale, mentre fratelli e sorelle erano ancora nell'infanzia, toccava i diciott'anni; non era bella, ma non era dispiacente; aveva una buona dote e l'educazione, le abitudini operose e le virt che fanno d'una donna una moglie saggia ed una buona madre di famiglia. Per quanto poco fosse dotato di fatuo amor proprio, Maso pur tuttavia dovette accorgersi che il padre gli avrebbe dato volentieri la figliuola in isposa, e che la ragazza avrebbe aderito senza sforzo e senza pena nessuna alla volont paterna. Egli si credette allora obbligato di prendere verso la giovane dei modi ancora pi riservati di prima, ed erano riservatissimi, e di fare intendere cos alla lontana al suo principale e socio come sua determinazione fosse di tornare un giorno e non tanto tardi nel proprio paese.
Ed invero il tempo era trascorso, e Maso non avrebbe voluto che si compissero i sei anni, durante cui confidava che Maria l'avrebbe aspettato, senza ricomparire al villaggio. Se la buona ventura d'incontrare quel mercatante gli fosse capitata prima, avrebb'egli potuto raccogliere una maggior sostanza per l'epoca del suo ritorno, ma pur tuttavia quel tanto che aveva potuto guadagnare e che avrebbe portato seco riducendo in moneta ogni aver suo, era bastevole a costituire una certa agiatezza pel suo villaggio natio ed a farlo, anche per la figlia del mezzaiuolo, uno dei migliori partiti che le si potessero offerire.
Una volta che Maso aveva fatto pi precisa allusione a questo suo proposito di sollecito ritorno in patria, il suo principale, rimasto assai sopra pensiero e non senza evidente tristezza, chiam a s il giovane, e in un colloquio da soli, gli parl nella forma seguente:
Volendo abbandonarmi, Maso, voi recate a me un danno non lieve ed un dispiacere assai maggiore. Voi siete gi pratico dei miei negozi, non che delle mie intenzioni e del mio umore, e grazie a Dio ce la diciamo insieme a meraviglia. Prima che con un altro me la faccia in ugual modo, ci vuole del tempo, e chi sa se lo trover, e a me non piace aver gente nuova intorno; e poi, l, vi ho posto una certa affezione la quale non credo che porrei in altri pi... E neppure da canto vostro non provvedete mica al vostro interesse. Gli  adesso appunto che gli affari della nostra associazione prendono quello sviluppo cui con attenzione ed intelligenza si pu aumentare; troncando l di botto voi non rimanete che con un poco di capitale, che non credo ingannarmi dicendovi non troverete nel vostro paese a far fruttare cos bene come vi frutta adesso qui il vostro lavoro e il commercio che avete meco. Dunque perch abbandonare questo soggiorno, questo commercio e me? Perch separarci? So che l'amor del paese  una gran cosa e che gli  un ardentissimo desiderio quello di rivederlo. Ebbene, io son pronto a darvi quanto tempo onestamente possa occorrervi di congedo perch vi rechiate in patria, ve ne leviate la voglia, e torniate qui a riprender meco questa vita che non mi pare poi sia tanto disavventurata da desiderare di scapparla.
No certo: interruppe Maso vivamente, sentendosi obbligato a rendere codesto omaggio alla verit. Io non ho sufficienti parole per dirvene la riconoscenza che vi debbo e che nutro per voi, che foste e siete cos buono e generoso a mio riguardo che nulla pi.
Ed  per dimostrarmi questa vostra riconoscenza che mi volete piantare cos?
Perdonatemi, ma un obbligo assoluto mi costringe a tornare in paese.
Che obbligo? Non mi avete voi detto che siete solo al mondo senza pi parenti, senza nemmanco amici?
Gli  vero, ma....
Dunque a che questo ritorno? Parliamoci schietto. Vi par egli forse che le vostre condizioni nella mia casa e nella nostra societ non sieno ancora quali vi convengono? Ed io sono pronto a modificarle secondo il vostro aggradimento....
Che cosa dite? Gli  gi di troppo quello che mi avete concesso; ed io sarei peggio che indiscreto se osassi pur desiderare qualche cosa di pi.
Il mercatante si tacque un poco quasi imbarazzato ed esitante intorno a quel che avesse da dire: poscia determinatosi, riprese a parlare:
Date retta... Gli  da un po' di tempo che io ho concepito un certo disegno che mi pare il pi acconcio per aggiustarci a tutti e due le uova nel paniere... Mia figlia  in et da marito, degli altri miei figliuoli i maschi sono ancora in cos tenera et, che nessuno mi pu prestare soccorso;  naturale ch'io pensi procacciarmi un genero che sia capace di tenere il mio posto, ed io a questo cotale vorrei dare proprio la precisa met dei guadagni, insieme con una moglie, che, non fo per dire, ma gli terr la migliore e pi fida compagnia che uom possa desiderare.
Maso finse di non comprendere.
Avete ragione, diss'egli non osando guardare in faccia il principale; e questo genero, il quale sar pi interessato che un altro esser non possa al buon andamento della societ, vi esimer dall'avere un altro consocio in vece mia.
Ma non capite, proruppe il francese con impazienza, che questo genero potreste esserlo voi?
Il giovane simul il pi grande stupore.
Io? esclam. Ah signore, questa  troppa bont, e voi mi rendete veramente confuso... Perch non sono io in grado di mostrarvi la mia gratitudine, accettando cotanta fortuna e regolandomi di guisa da esserne degno!... Ma pur troppo ci mi  fatto impossibile. Io ho impegnata la mia fede e legata la mia esistenza ad una fanciulla del mio paese, ed  questa appunto la ragione che imperiosamente mi obbliga al ritorno.
Ah! se la  cos, disse allora il mercatante con un disappunto che non si diede cura nemmeno di nascondere; non ho pi nulla da soggiungere. Partite pure, e possiate essere felice. Un uomo conviene sempre che mantenga i suoi impegni.
Venuto il momento della partenza, Maso dal dolore che appariva nella ragazza statagli offerta in isposa, si accorse che affatto indifferente egli non era al cuore di lei. Se non avesse avuto un altro amore in seno, la felicit d'un conveniente maritaggio era forse l a tiro della sua mano; ma con Maria lo aspettava a suo credere una felicit ben maggiore da questa parte delle Alpi.
All'ultimo istante, il buon francese, abbracciandolo, gli disse ancora nell'orecchia:
Non dimenticateci e scrivetemi... Se troverete da esser felice come vi pensate, tanto meglio, apprender sempre con piacere il vostro bene: se poi... chi sa!... il mondo  cosa tanto mutevole e il cuore delle ragazze  la pi mutevol cosa del mondo!... se poi troverete le cose in diverso essere da quel che vi attendete, ebbene tornate con noi; presso il nostro focolare ci sar sempre il vostro posto; e la mia figliuola non fo conto di maritarla tanto presto.
Tutte queste cose passavano nella memoria di Maso, e quelle parole gli pareva ancora sentirsele suonare all'orecchio. Non si pentiva di nulla, si rallegrava anzi di avere avuto da fare all'amore per Maria un sacrificio del suo interesse che per lui era riuscito lievissimo, ma cui altri avrebbe creduto abbastanza considerevole.
Si alz da sedere. Il pi alto silenzio lo circondava. Ogni luce crepuscolare era spenta oramai e le stelle cominciavano a brillare tremolanti nel cielo. Non esit pi e prese questa volta con passo risoluto il cammino per alla fattoria.
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Capitolo 9.
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Quando Maso giunse alla fattoria, la notte era pienamente venuta, e la luna illuminava colla sua luce tranquilla il portico, la casa, il muro dell'orto, il fenile ed il pagliaio. Se il cuore battesse al reduce amante di Maria potete pensarlo. Colla mente mandava un saluto a tutte quelle parti della masseria che gli mostrava il mite chiaror della luna. I suoi occhi si fermarono pi specialmente sopra una finestra della stanza di Maria. La era scura affatto, illuminata invece appariva la vicina camera che egli sapeva esser quella di Giacomo e Maddalena.
Il padre e la madre sono su nella loro stanza, disse Maso a s stesso. Forse ch'io potr veder prima da sola Maria nel tinello del pian terreno.
E colla speranza di ci, egli affrett il passo. Ma nel mettere il piede sul terreno dell'aia, ecco due grossi cani saltargli incontro a contendergli il passo abbaiando furiosamente e mostrando le punte acuminate dei loro denti bianchissimi.
Eh l l, gridava Maso rotando innanzi a s il bastone per tenersi lontani i mastini. Non mi mangiate, ch sono un amico di casa, io... Si vede che siete novelli in questo luogo e ch i vostri antecessori sono morti. Quei l mi riconoscevano e invece d'accogliermi cos nemichevolmente mi avrebbero fatto festa.
I cani seguitavano ad abbaiare, e Bastiano sollecitato dall'interno da Maddalena perch guardasse chi era venuto, si decideva finalmente ad aprire l'uscio della stalla in cui s'era ricoverato, ed a comparire con un lume da una mano ed un randello dall'altra.
Chi  l? gridava esso stando prudentemente in distanza.
Sono io, rispondeva Maso; un vecchio amico che torna.
Chi voi? replicava Bastiano con diffidenza. Che amico? Se non dite il vostro nome, non ne facciamo nulla.
Comincia per far azzittire questi cani indemoniati, Bastiano, poi ci potremo spiegare.
Qua Sultano! Taci l Moretto. To', to'... alla paglia.
A forza di dire si ottenne un po' di tregua dai cani, ed allora Maso avanzatosi sotto il portico mise con una certa domestica amorevolezza la destra sopra la spalla del servitore.
Tu sei ancora qui alla fattoria, Bastiano? gli disse. Ne godo e mi fa piacere a vederti.
A me fa piacere che voi ne abbiate piacere, rispose Bastiano, che guardava la barbaccia di Maso non senza sospetto; ma se voleste dirmi chi diavolo siete.
Non mi riconosci?
Io no.
Guardami bene.
Bastiano sollev il lume all'altezza del naso del nuovo venuto e lo esamin attentamente.
E cos?
Cos, da quando vi ho dato a balia, non mi ricordo di avervi visto pi.
Ah! l'imbecille! esclam Maso dando al villanzone una palmata sulla schiena.
Oh oh! grid Bastiano volendo prender l'aria dal bulo. Sappiate che dell'imbecille io non me lo lascio dare che dai padroni....
E da me, soggiunse Maso ridendo. Ma non tenermi qui fuori; lasciami entrare a vedere e salutare questa brava gente.
Entrare! disse Bastiano esitando; ma prima che io sappia chi voi siete.
Eh! Mi prendi tu per un ladro?
Ma!...
Sono Maso di Girolamo.
Maso! grid Bastiano poco mancando di lasciar cadere il lume per la meraviglia ed allargando tanto d'occhi. Siete Maso?... Voi volete burlarvi di me. Maso con quella barbaccia l, mentre quello l non aveva nemmeno un pelo!...
Ah vedo proprio che sei sempre quel gaglioffo che tu eri.
E voi siete diventato ancora pi brutto... Cappitina! avete una faccia da far paura... Chi riconoscerebbe mai pi in voi quel piccolo Maso che chiamavamo Lucertola?
Maso aggrott minacciosamente le sopracciglia:
Lucertola! Lucertola!... Nessuno non mi chiamer pi cos d'ora innanzi... Ho i mezzi di farmi rispettare ora... anche da te: hai capito? Lo prese ad un braccio e lo croll con forza.
Non sono pi il debole cui tutti facevano l'uomo addosso.
Ahi ahi! Non mi fate male.
Or dunque lasciami passare, e va a dire ai tuoi padroni che sono io.
Senza curarsi altrimenti di Bastiano, Maso s'introdusse nell'abitazione: il servitore ve lo segu recando il lume.
Chi ? domand dal piano superiore Maddalena facendosi a capo della scala.
Gli  Maso di Girolamo che  tornato in paese e che vuol vedervi, rispose Bastiano.
Maddalena soffoc un'esclamazione.
Fatelo entrare nel tinello, e ditegli che aspetti un momento.
Rientr affrettatamente nella stanza in cui v'era Maria, e le disse con qualche turbamento:
Sai chi  venuto? Maso.
Anche Maria mand un'esclamazione che dinotava una sorpresa niente piacevole.
Le due donne si guardarono in faccia un momento, come per interrogarsi a vicenda sul modo di regolarsi:
Oh codesto non far il menomo imbarazzo, disse poi Maria; prima di tutto, chi sa se Maso, tornando, sia ancora del medesimo pensiero di prima!... In sei anni si cambiano tante cose.
Ma se lo fosse ancora!... E l'essere tornato adesso appunto che i sei anni sono per compirsi, mi fa supporre di s.
Ebbene, se ci fosse anche, non v' mica da avere inquietudine alcuna per codesto. Vi ripeto che io degl'impegni con lui non ne ho preso nessuno, nessuno; egli stesso se vuol essere giusto dovr riconoscerlo; e sono persuasa che sar tanto ragionevole da capire che non ci aveva diritto alcuno da impedire il mio cuore di rivolgersi a chi gli conveniva.
Ah! S'egli  ancora cos maligno e vendicativo com'era quand' partito, temo assai che ne avremo da passar qualcheduna di brutta per sua cagione....
No, no, rassicurati, madre... Lascia che cominci a parlargli io da sola... Io lo conosco per bene, e non lo temo. In fondo il suo cuore non  cattivo, e spero di fargli entrar la ragione pi facilmente di quello che tu creda.
Fa come vuoi, disse la Maddalena tentennando la testa, ma gi io non sono affatto tranquilla.
In questa si ud la voce di Bastiano che dal tinello gridava:
Ahi! Ahi! Lasciatemi stare... Io non ne posso nulla... Non mi fate male.
Che cos' successo? esclam Maddalena spaventata.
Sta l madre, disse Maria; vado io a vedere; e con risolutezza scese la scala ed entr nel tinello.
Ecco ci che era intravvenuto.
Maso, entrato nella stanza, aveva gettato sulla tavola che vi era in mezzo il suo cappello e il suo bastone, e poi voltosi a Bastiano gli aveva detto:
Tu non hai mai abbandonato questa casa?
No, mai.
E ci sono sempre stati tutti bene?
Benone.
Compare Giacomo?
Ah compare Giacomo veramente non  sempre stato bene....
 stato ammalato?
Eh eh! Di che maniera!... Appena che si fu messo a letto and agli estremi....
Oh diavolo
E ci stette due giorni....
E poi?
E poi  morto.
Compare Giacomo  morto?
Gi!
E tu me lo dici in questa maniera?
E come volete che ve lo dica?
E perch non mi hanno scritto niente?... Sarei tornato gi molto prima... Esse sono dunque rimaste senza uomini....
Oib senza uomini...
Ah! interruppe Maso con accento di sospetto in cui appariva la gelosia. Ci hanno qualcheduno con loro?
Certo.
Chi ? domand vivamente Maso.
Chi? Corbezzoli! Sono io.
Maso mand un sospir di sollievo.
Ah va bene, soggiunse con un sorriso. Questo lo so... E Maddalena sta bene?
Credo ben che s. Ha la faccia larga come una luna piena.
E... (qui la voce gli trem un pochino) e Maria?
Oh quanto a Maria, vedete un po' se non l'ha da star bene!... La sta da sposa.
Sposa? grid Maso impallidendo. Che cosa vuoi dire con ci?
Oh bella! Voglio dire quello che dico: che Maria si fa sposa, t....
Maso vacill come colpito da un violento urto nel petto, poi si slanci verso Bastiano e lo afferr per la giacca con mossa da paragonarsi a quella della tigre che afferra la preda.
Parla chiaro e giusto se pur ne sei capace... Tu osi dire che Maria si fa sposa?
Lo dico perch l' cos... Piano, piano... non voglio mica offendervi in nessun modo....
Con chi sposa?... Rispondi!... Con chi?
Lasciatemi andare... Voi mi fate paura.
E la faccia contratta, e gli occhi pieni di furore di Maso, erano tali veramente da impaurire anche dei pi coraggiosi di quel che fosse Bastiano.
Con chi  sposa? ripeteva il furibondo.
Io non ne posso niente... volete stracciarmi la carniera?
Con chi?
Con Cecchino.
Cecchino!!
Maso prendeva colle due mani le spalle del servitore ed accostandolo a s, mentre lo guardava con occhi che schizzavan fiamme, gli diceva coi denti stretti:
Hai detto Cecchino?... Dimmi ora che tu hai mentito; che hai inventato questa favola per tormentarmi....
Ma no, ma no; gli  vero, com' vero che io mi chiamo Bastiano....
Maso ruppe in una tremenda bestemmia, e chinando a forza il servitore innanzi a s, lo costrinse a cader sulle ginocchia per terra, come per domandargliene perdono. Fu allora che Bastiano si pose a gridare.
Infamia! Infamia! diceva con voce mozzicata dal furore Maso, il quale era diventato verde nel viso: ma ci non pu essere, ci non sar.
In quella s'apr l'uscio e comparve Maria.
Che cosa c'? diss'ella semplicemente avanzandosi serena e sicura.
Maso abbandon il povero Bastiano e si slanci verso Maria.
Ah siete voi, Maria?... Siete voi?...
Non pot dire di pi. S'era rivolto ad essa col medesimo furore s nel volto che nell'animo. Si sarebbe detto che uno scoppio violento avrebbe avuto luogo di subito in lui: e invece, quando si mir dinanzi quella bellezza fatta ancora pi perfetta dagli anni, quella bellezza che aveva cotanto vagheggiata nella sua fantasia, colla sua memoria, e cui la realt gli presentava ora maggiore di quella vista ne' suoi sogni, l'emozione sua fu tanta, che ogni vigore gli venne meno. Le parole si rifiutarono alle sue labbra, quasi manc il fiato alla sua gola: dovette sorreggersi alla tavola e giungendo le mani come in atto di preghiera non pot che esclamare con fievole voce:
Oh Maria!
Ella continu ad avanzarsi verso di lui calma e serena.
Che cos'avete, Maso? diss'ella. Perch tal furore?  questo il modo di presentarvi a noi dopo tanto tempo di separazione?
Bastiano che appena liberato dalla stretta di Maso era scappato da lui il pi lontano che quella stanza gli concedesse, ard ora fare di nuovo alcuni passi innanzi e disse con tono piagnoloso di voce:
Ah! siete pure arrivata in tempo, Maria, ch qui Maso voleva torcermi il collo o poco meno... Egli  capitato gi da que' paesi di l col cervello alla rovescia per sicuro.
Taci! Gli disse Maria con voce autorevole e insieme affettuosa: e poi si volse verso di Maso ad aspettare le spiegazioni ch'egli doveva darle.
Alla vista di Maria cos calma e sicura, parve all'infelice giovane reduce del suo esilio che la disgrazia annunziatagli da Bastiano fosse impossibile. Se l'avesse abbandonato, avrebb'ella osato venirgli innanzi con quella fronte, senza la menoma traccia di confusione, di pentimento, di rammarico?
Maria: disse Maso pi calmo e con un sorriso abbozzato sulle sue labbra ancora tremanti: vi ricordate voi di quanto vi dissi quella sera in cui venni a salutarvi per l'ultima volta prima di partire?
Maria fece un cenno affermativo col capo.
Ho detto che fra sei anni sarei tornato, o mai pi! I sei anni non sono ancora trascorsi; ed eccomi. Dovete sapere ci che vuol dire la mia presenza.
Fece una breve pausa; Maria tenne il capo chino e non disse una parola, e non fece un atto.
Appena giunto, io non cercai di veder altri, io non mi recai in nessun luogo, io non ebbi desiderio di cosa nessuna. Corsi qui, dove voi eravate. Avevo sete di vedervi. Mi pungeva irrefrenabile il bisogno di venir tosto a domandarvi la felicit della mia vita che avevo lasciata, che  nelle vostre mani... E qui, sapete voi qual  la prima novella che mi assale come una schioppettata nel cuore?... Che voi state per isposare un altr'uomo!... Fui cos folle da crederlo... Ma ora che voi siete qui al mio cospetto, ora che posso leggervi negli occhi, ah! per amor di Dio, ditemi che quell'imbecille non sa quel che si dica, ditemi che ci non  vero.
Maria alz lentamente la testa; era un po' pallida; ma le sue sembianze non rivelavano il menomo timore, n la menoma esitazione.
 vero: diss'ella con voce bassa, ma sicura.
Voi sposate Cecchino?
S.
Bastiano salt in mezzo con aria trionfante:
Ah ah! vedete s'io aveva detto giusto....
Un pugno tremendo di Maso che cadde sulla tavola e la fece trasaltare, interruppe le parole del villanzone. L'aspetto di Maso era veramente terribile a vedersi: la sua pallidezza era pi che cadaverica, gli occhi erano una fiamma viva; tutte le membra gli tremavano sotto l'impulso di una rabbia irrefrenabile. Fuori di s, egli si slanci verso la fanciulla, le mani levate. Maria gett un grido: e Bastiano, per vero miracolo, ebbe l'ardimento di mettersi innanzi alla sua giovane padrona.
Maso! esclam la ragazza.
Il giovane era gi rientrato in s.
Non temete!... disse premendosi coi pugni chiusi la fronte come per costringervi a posto il cervello; poi abbranc ad un braccio Bastiano e serrandoglielo da fargli entrare nelle carni le dita come morsa di ferro, gli disse:
Tu vattene.
Ahi ahi! non serrate tanto.
Vattene....
Ma gli ....
Vattene! ripet ancora il furibondo gettandolo con impeto verso la porta. Voglio rimaner solo con Maria.
Vado, vado: disse Bastiano scomparendo; egli  matto per davvero. In Francia, cospetto,  diventato forte, e pi cattivo di prima.
Maso e Maria rimasero soli.
...
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Capitolo 10.
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...
Stettero un istante in silenzio. Maso aveva troppe cose da dire, per sapere come dar loro principio; Maria aspettava di rispondere. Si vedeva che l'uomo faceva sforzo a s stesso affine di porre un freno all'impetuosit del suo carattere e contenere nella maggior calma possibile quel dolorosissimo sdegno che tutto lo aveva invaso.
Maria, cominci egli di poi, tenendo gli occhi volti alla terra, come se temesse di fissare le sembianze della giovane. Questo matrimonio non  di vostra libera scelta, non pu essere... Voi siete buona e non avreste voluto trarre a disperazione l'amico della vostra infanzia; voi mi conoscete, e non avreste voluto affrontare il pericolo, un grave pericolo, sapete! (e qui la sua voce fremette, e gli occhi suoi levandosi un momento da terra, mandarono un lampo da incutere veramente paura) il pericolo della mia nemicizia e della mia vendetta....
Maso, disse la fanciulla con mite accento: ma egli rompendole di subito il discorso, pi bruscamente che non avesse ancora parlato, continuava:
Lasciatemi dire. Voi non potete, voi non dovete essere colpevole di questo assassinio verso di me... Non lo voglio credere... Certo fu vostro padre che volle questo matrimonio e ve lo impose; ora la Maddalena continua forse nel medesimo proposito, e voi vi ci rassegnavate per ubbidienza, pensando forse che io non sarei tornato... Ho avuto torto di non iscrivervi... Io invece mi faceva una festa di giungervi improvviso, amandovi pi di prima, e ricco... Ricco, Maria, capite?
Maria fece col capo un cenno che dinotava a lei delle ricchezze non importar nulla.
Ora ch'io son tornato, le cose devono cambiare affatto d'aspetto. Date retta, Maria; questo matrimonio  impossibile, e non si far.
La giovane lanci sull'uomo che cos gli parlava uno sguardo fiero, offeso, sdegnosamente ostile. Gli occhi dei due interlocutori si incontrarono; ed anco in Maso quella fiamma di sguardo che pur dianzi era tutto amore ebbe un'espressione d'odio implacabile.
Perch non si far? domand essa superbamente.
Perch? Perch io non lo voglio, rispose Maso pi superbamente ancora. Perch se ci accadesse mai, giuro a Dio che qualche gran precipizio avverrebbe.
Minaccie? esclam Maria incrociando le braccia e guardando in modo che significava non temerne ella nessuna.
S, minaccie, conferm egli con selvaggia risoluzione. Pensateci bene, Maria; voi mi conoscete, e non dovete prendere a gabbo le mie parole. Tutte le mie speranze, tutto il mio bene, tutta la mia vita, io ce l'ho messa in voi... Lo sapevate pure!... Guai se vi perdo!... Guai!...
Si premette con una mano contratta il cuore, il cui palpitare affannoso gli faceva pallide le guancie e soffocato il respiro.
Se voi vedeste ci che ha luogo qui dentro, ne avreste paura... Udite, Maria... Voi lo vedete com'io soffro, e pure mi mantengo calmo innanzi a voi... Vedete di quanto  capace l'amor mio... Voi e Cecchino siete le uniche persone ch'io ami sulla terra: s anche Cecchino... E sareste voi appunto che mi fareste il pi sventurato uomo del mondo, voi che dovrei maledire, voi che dovrei odiare?... Ma ditemi, in nome di Dio, come avete voi potuto dimenticare ch'io fin da ragazzo vi ho amata, ch'io per voi ho abbandonato il mio paese, ho lasciato solo mio padre vecchio, a cui non ho potuto manco chiudere gli occhi; che per voi ho lavorato e sofferto quanto neppure vi potete immaginare! E pure d'ogni mio travaglio, d'ogni mio dolore non mi sono mai lamentato, poich ognuno di essi era per voi, perch mi pareva che ognuno di essi vie pi mi accostasse a voi... Torno finalmente nel mio paese, e non c' nessuno della mia famiglia ad accogliermi... Solo sulla terra, non mi reco nemmeno alla deserta casa di mio padre... Gli  qui che corro... dove siete voi... da voi... e voi, Maria, che dovevate compensarmi di tutto, voi mi abbandonate!
La commozione lo vinse: un singhiozzo venne a serrargli la gola, e due lagrime spuntarono nelle sue infuocate occhiaie. Egli se le rasciug colla mano quasi dispettosamente. 
Voi vedete quanto io sono debole!... Piango come un fanciullo innanzi a voi, Maria... Io non ho lasciato scorgere a nessuno mai le mie lagrime!
Ascoltatemi alla vostra volta, Maso; calmatevi e ragionate. Voi avete invocate le memorie del passato; lasciate che le invochi ancor io per mia difesa. Voi non potete gi affermare che io vi abbia nulla promesso, che io abbia preso il menomo impegno verso di voi... Quell'unica volta che mi parlaste dell'amor vostro... io era ancora quasi una bambina, e non capivo nemmanco bene e del tutto il significato di codeste parole; ebbene che cosa vi ho detto io? Che allora non amava nessuno, ed era vero: che non aveva la menoma disposizione a prender marito, e pensavo diffatti pi a baloccarmi tuttavia che ad altro: che avevo per voi molta amicizia, e la ho ancora; che avrei desiderato vedervi contento, ed  ci che vi desidero veramente di cuore anche adesso; ma non vi nascondevo neppure che per un marito mi sarebbe parso poco adatto il vostro umore impetuoso e violento, il vostro carattere vendicativo....
Ed io ho promesso correggermene, interruppe Maso, e vi prometto che sar tutt'altro se voi sarete mia.
Questo  impossibile! disse con nuova fermezza la fanciulla.
Impossibile?
S.
I lineamenti di Maso si contrassero ancora di pi.
Voi dunque lo amate, Cecchino? proruppe con voce mozzicata fra i denti serrati dallo spasimo.
Lo amo.
Una tremenda bestemmia scoppi dalle labbra di Maso. Fece un passo verso la ragazza con tale una espressione di furore sulla faccia contratta, che Maria spaventata diede addietro gridando:
Maso, che cosa fate?...
Ma egli gi s'era frenato.
Voi lo amate!.. esclam con terribile ironia. E sta bene!... E vi pensate voi forse ch'io al mio ritorno debba vedermi rapita ogni mia gioia ed acchetarmi e ringraziarvi fors'anco!... Ed io, sciagurato, gli ho ancora dato parte de' miei guadagni, a colui che mi rubava il vostro cuore, perch potesse sposare tranquillamente la sua amante!... Oh giuro al cielo! La non finir cos... Credete voi in fin dei conti ch'io non abbia sangue nelle vene?... Ah voi lo amate quell'uomo... Ed osate dirmelo... a me!... Per Dio! So bene ci che mi resta da fare.
Prese il cappello che aveva gettato sulla tavola e se lo piant sulla testa, afferr il nodoso bastone e prese l'aire per correre fuori della stanza. Maria che di subito riacquist un immenso coraggio gli si slanci innanzi.
Per carit, Maso! Che cosa volete fare?
Lo so ben io... Lasciatemi passare.
No... Badate a ci che vi dico!... Guai! Guai se osate toccare pure un capello di colui che amo.
Maso digrign i denti furibondo.
Lasciatemi passare.
Ma ella ferma davanti alla porta, senza punto paura, rispose guardandolo fieramente:
No.
Quella porta che Maria difendeva colla sua persona s'apr bruscamente, e comparve la Maddalena sollecita ed ansiosa.
Che violenze son queste? dimand ella severamente, abbracciando sua figlia come per difenderla.
Giungete a tempo anche voi Maddalena, disse Maso con voce soffocata; ho piacere che anche voi udiate le mie parole e ne serbiate memoria. Maddalena, volete voi impedire il matrimonio di vostra figlia e di Cecchino?
Maria abbracci il collo di sua madre e le pose il capo sopra la spalla senza parlare.
No, rispose Maddalena. Ho dato il consentimento formale oggi stesso, e non lo ritratto pi.
Ma Cecchino vi ha scelleratamente ingannata.
Maria sollev vivamente la testa.
Non  vero, grid essa, voi mentite.
Nel suo accento vibrava qualche cosa pi dello sdegno, l'odio; vedevasi che ogni reliquia di quell'affetto fraterno cui aveva nutrito pel suo compagno d'infanzia era compiutamente distrutta.
Io non mento, disse con pari irritazione il giovane. E' vi ha detto di non aver debiti ed invece io stesso gli ho dato or ora cinquecento lire per pagare all'usuraio Grinta...
Maria si slanci verso Maso colla faccia pi accesa d'ira che mai.
Non vi credo, proruppe. Ad ogni modo quello che ora fate  da vile.
Maria! rugg l'uomo fuor di s.
Non credergli, madre, continuava Maria con crescente calore. Questo  un bugiardo che calunnia, e Cecchino  un onest'uomo... E poi, qualunque cosa siasi, io amo Cecchino e lo voglio...
Maso divenne livido.
Udite, Maria, udite, Maddalena, udite ci ch'io giuro qui, adesso, innanzi al cielo ed all'inferno!... Voi, Maria, avete voluto e volete la mia sciagura; ma ve ne pentirete un giorno, e ve ne pentirete amaramente. Avr il piacere di veder voi scontare ci che ora soffro con lagrime di sangue. Un d verr in cui voi soffrirete a mille doppi ed io mi rider allora delle vostre torture, in cui verrete voi, voi stessa, a supplicarmi, ed io sar crudele come adesso voi siete per me... E quel giorno, che vi affermo sull'anima mia, verr; quel giorno sar soddisfatto, compiutamente soddisfatto, perch sar vendicato.
La Maddalena, quasi spaventata, giunse le mani e disse con accento di preghiera ponendosi innanzi a Maso, che accennava partire:
Ah! non lasciateci cos, Maso: non dite di simili parole...
Ma la fanciulla, sempre pi sdegnata, interruppe sua madre.
Eh! Lasciate ch'egli dica.. Io lo compiango e lo disprezzo. Tutte le sue vane minacce non faranno che io e Cecchino ci amiamo di meno, ed a suo dispetto saremo felici del tutto nel nostro amore...
Maso perdette affatto il lume della ragione. Gli occhi fuor del punto, i denti digrignati, con moto convulso egli si slanci verso Maria, il suo nodoso bastone sollevato.
Maddalena si pose innanzi alla sua figliuola.
Che fate? grid essa con accento di sdegno, di sgomento, indicibili.
Ma in quella, l'uscio della stanza si apr violentemente; un uomo entr con impeto, prese Maso alla vita, gli strapp il bastone di mano, e rigettandolo con forza lontano dalle donne, lo mand a rotolare per terra sulla soglia della camera...
Quest'uomo era Cecchino.
Pagato l'usuraio merc i denari avuti dall'amico, il bersagliere sent nascere nel cuore fatto lieto e leggiero una insuperabile voglia di veder ancora una volta di quella stessa sera Maria, cui cosa nessuna ora poteva togliergli pi. E' se ne veniva dunque allegramente cantando alla fattoria, quando in sul limite dell'aia della medesima vide farglisi incontro Bastiano, la cui faccia per un certo turbamento era pi melensa del solito.
Ah Cecchino, diss'egli, che gli  proprio la Madonna delle Grazie che vi manda, ch adesso si ha davvero bisogno d'un uomo...
E tu che cosa sei? interruppe Cecchino ridendo.
Io?... S che sono un uomo: ma voi che siete stato soldato non avete paura dei brutti musi e siete pi uomo di me.
Brutti musi? ripet Cecchino cominciando ad interessarsi alle parole del bietolone. C' venuto dei brutti musi qui?
Ce n' venuto un solo, ma  brutto per due. Gli  quel Maso che il diavolo ha fatto tornare da quei paesi colaggi.
Cecchino sorrise.
Ah! se non gli  che codesto, non c' bisogno di nessun coraggio. Maso non  qui per fare del male a chicchessia.
No eh? Voi credete... Non lo conoscete ancora bene quell'indemoniato l. Prima d'andar via era gi cattivo come la peste, ma allora almanco era debole, aveva paura delle botte, e con due o tre pugni lo si faceva stare; ora invece  tornato pi maligno cento volte: e siccome ci ha messo su anche una certa forza che pare gli sia venuta colla barba, e' non si lascia pi impaurire. Mi ha piantato qui certe dita di ferro nel braccio che son sicuro di avervi il lividore....
A te? Che cosa gli hai fatto?
Io nulla. Gli ho detto semplicemente che voi sposavate Maria...
Ah! E fu per ci?...
E se non veniva appunto la padroncina, chi sa come mi avrebbe ancora maltrattato... Ora poi se l'ha pigliata con lei... Ho udito che nel tinello gridava come il parroco sul pulpito contro i peccatori; e, parola di Bastiano, credo che voi fareste molto bene ad andare a difendere la mia padrona.
Cecchino ebbe di botto il sospetto della verit. Maso gli aveva parlato d'una fanciulla che amava; essa era senza dubbio Maria: Maso era suo rivale. Si slanci verso il tinello e giunse in quel punto, e fece ci che abbiamo visto.
Maso verde nella faccia, con occhi che schizzavano fiamma e veleno, si rialzava da terra lentamente, raccolto in s, come la pantera che si raggomitola per saltare addosso alla preda; Cecchino fieramente impostato era pronto a sostenere ogni assalto. Le due donne si intromisero spaventate e supplicanti.
Per carit! Non facciamo guai: esclamava Maddalena.
Venite, venite con noi Cecchino: diceva con tutta la potenza persuasiva dell'accento amoroso Maria che voleva trar seco il giovane fuori di quella stanza per un altr'uscio da quello sulla cui soglia era caduto Maso.
Questi pareva aver domato colla riflessione il suo furore. Il suo aspetto aveva abbandonato la minaccia di aggressione: teneva gli occhi bassi; il labbro inferiore gli sanguinava pel morso che i suoi denti gli avevano dato nell'impotenza della sua rabbia. Fece un sogghigno demoniaco, e disse con voce lenta e soffocata, mentre raccoglieva il cappello caduto e il bastone gettato:
Ah! tu sei pi forte di me, Cecchino... tu hai tutti i vantaggi... e quello sopratutto d'essere amato!... Sta bene. Non mi rimane che partire... e parto.
Oh! le cose non devono ancora finire a questo modo, disse fieramente Cecchino. Bisogna che ci parliamo a quattr'occhi, e domani sar da te per codesto.
Ed io ti aspetter: rispose Maso lanciando di sottecchi uno sguardo viperino: e parleremo.
Scanton fuori dell'uscio, respinse bruscamente Bastiano il quale era venuto dietro la porta ad ascoltare che cosa succedesse, e corse via come un pazzo, senza fermarsi pi che un bel tratto lontano.
Ristette in mezzo alla calma della solitudine notturna nella campagna, si asciug i sudori che gli grondavano dalla fronte e mormor con parole tronche:
 pi forte di me!... Ed essa lo ama!... E me disprezza!... E in presenza di lui io fui vinto, umiliato, percosso!... Oh mi vendicher!... Come?... Non so ancora... ma mi vendicher; se non colla forza coll'astuzia, mi vendicher per Dio!
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Capitolo 11.
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Dove avesse passata quella notte Maso non l'avrebbe saputo dire nemmeno lui a chi ne lo avesse interrogato la mattina seguente. Non gli era venuto pure in pensiero di entrare nella fredda deserta casa dov'era morto suo padre. Gir senza volont, senza consiglio, quasi senza coscienza di s, tutta notte, lontano dall'abitato che a lui era pi odioso che non un covo di belve feroci, tutto abbandonandosi alla fiera tremenda passione che gli rodeva l'anima sconvolta. Ad un punto si trov sopra un'eminenza delle vicine colline, dalla quale l'occhio dominava tutta la vallea in fondo a cui giaceva il villaggio, e al di l di questo fino all'estremo orizzonte la pianura delle basse terre subalpine. Una magnifica veduta, che dalla luce fantastica, piovuta in quell'ora da una limpida luna, riceveva una nuova e maggiore grandiosit, una solenne e misteriosa bellezza. Maso si ferm a contemplarla, le braccia con forza convulsa conserte al petto pieno di tumulto. Chi potrebbe dire ci che si passava in quel cuore inasprito? Sotto ai suoi piedi tranquillamente dormiva il suo natio villaggio. Non pi una luce da quelle finestre chiuse, non un rumore da quei tetti sulle cui lastre batteva chetamente la luna. Quell'indefinibile amore che lega ciascuno di noi al paese dove nascemmo, aveva pure occupato sino allora, occupava tuttavia, il cuore del povero Maso. Il paese in cui nascemmo  una raccolta de' pi cari e belli affetti; ma l'infelice che vi tornava dopo lunga assenza, non poteva trovarvi nulla di ci. Col in quell'agglomerazione di case, fra tanti cuori che battevano, non uno che avesse per lui un amore, non un'anima che gli volesse del bene. Un immenso odio contro tutto e contro tutti gli saliva dal cuore al cervello. Agguzz gli sguardi per discernere a quel mite chiaror lunare un tetto isolato fuor del villaggio nella campagna, su cui raccogliere tutta la maledizione del suo feroce rancore, e poich non riusc a distinguere la fattoria ove riposava la fanciulla che lo aveva sprezzato, tese il pugno chiuso verso la vasta macchia biancastra che faceva nella campagna il villaggio, ed esclam coi denti serrati:
Oh tutto vorrei poterti subissare, sciagurato paese!
L'orologio della parrocchia suon in quella le ore, e quei lenti rintocchi per la cheta aura della notte, nel circostante silenzio salirono fino a lui. Vide il campanile, da cui erano scoccate le ore, drizzarsi alteramente presso la chiesa in mezzo alle casipole agglomerate a lui dintorno come pecore ai piedi del pastore. La sua mente fu tratta sotto la volta di quel tempio modesto, alle sacre funzioni a cui aveva assistito fanciullo. Rivide, come se li avesse di fatto innanzi allo sguardo, l'altar maggiore colle sue candele accese e le lampade pendenti, il pulpito in cui aveva visto tante volte il parroco in bianco rocchetto, il banco di legno nella cappelletta dove gli era stato insegnato il catechismo. Queste memorie erano pur tali da intenerire l'anima furibonda; ma ad un tratto in quella specie di fantasmagoria gli apparve l'immagine d'una funzione religiosa, immagine ch'egli tante e tante volte aveva colla mente vagheggiata anche nei momenti pi infelici del tempo trascorso. Gli era precisamente all'altare maggiore coi torchi e colle lampade accese; un sacerdote in paramenti stava sui gradini e inginocchiatigli dinanzi due individui, un uomo ed una donna, il prete li benediceva e quei due giovani si davano la mano. Era un matrimonio: la sposa era Maria; e lo sposo?... Nelle fantasticaggini precedenti, quando questa scena si presentava alla mente di Maso, lo sposo era egli medesimo; ma ora non pi. Lo sposo, quel felice mortale che tutti dovrebbero invidiare, era Cecchino!
Maso mand un urlo come un animale selvaggio ferito, e si cacci a correre per la notte traverso i castagneti che facevano piovere le loro foglie assecchite.
Di modi onde vendicarsi ne pens mille in quella febbre della sua disperazione. Il pi semplice e pi spiccio fu quello che gli si affacci primo: ucciderli entrambi, Cecchino e Maria, ucciderli subito, lei nella sua casa, lei in quel tinello ove era stata cos crudele per Maso: lui per la strada, mentre recavasi baldo e gioioso a trovarla. Oh stare in agguato sul suo passaggio, vederlo a venire, saltargli addosso con uno slancio di tigre e piantargli in cuore il suo coltello! Lo sciagurato trasse di tasca un lungo coltello, che soleva portar sempre con s, lo apr da farne brillar la lama al raggio della luna, lo strinse con pugno fremente nel manico, e lo rot per aria dando colpi immaginari, poi ruppe in un ghigno feroce.
Ma in quella un umiliante pensiero lo assalse. Cecchino pi forte, pi agile, pi coraggioso di lui avrebbe potuto difendersi e soprammontarlo nella lotta. Di botto si disse che nemmanco la morte di quei due non era vendetta che gli bastasse. Che cosa era la morte? Il dolore d'un momento, e poi era tutto finito. Ma a lui avevano piantato nell'anima un dolore che non lo avrebbe abbandonato pi, che gli aveva gi dato ore che parevano eterne di spasimo, che tutta la vita l'avrebbe angustiato. Voleva che soffrissero a lungo anche loro. Lo aveva detto a Maria nel primo prorompere del suo furore, ed era stato giustamente ispirato a quel punto. Conveniva che ella, ella sopratutto, piangesse lagrime di sangue, che da lui vedesse dipendere la sua sorte, che innanzi a lui si dovesse umiliare, ed egli rimanere inesorabile com'essa era stata per lui. In qual modo ottenere tale risultamento? Questo era il problema. Si strinse con ambe le mani la testa, e stette in s raccolto lungamente a pensare. Quando si riscosse un diabolico ghigno gli contraeva le labbra: Satana gli aveva soffiato uno scellerato disegno: aveva trovato la soluzione dell'iniquo quesito.
Il mattino di poi Maso comparve all'osteria del villaggio, pallido, intirizzito, affranto. Bevve una scodella di caldo brodo in cui cacci un mezzo litro di vin generoso; si fece dare una stanza dicendo voler riposare e non lo disturbassero, e ci rest rinchiuso parecchie ore. Quando ne usc aveva come una maschera d'impassibilit sulla sua faccia. Si rec dal sindaco presso il quale erano le chiavi della sua deserta casa paterna, e fattosi riconoscere fu tosto messo in possessione di quelle povere pareti fra cui era morto suo padre.
Maso visit l'una dopo l'altra le poche stanze di quella modesta casetta dove dappertutto eran rimaste le traccie della povert del suo antico padrone. Pungenti emozioni tormentarono forse il cuore del reduce figliuolo, ma non una si manifest su quel viso, cui la forza della volont rendeva freddamente insensibile ad ogni impressione.
Questa casa non l'abiter pi, diss'egli a s stesso uscendone. Ella  come un sepolcro: dentro vi  seppellita tutta la mia giovent, tutti i miei dolci affetti, tutte le mie speranze. Ci che sopravvive in me non pu albergare colle memorie che mi parlano da queste muraglie. Verr solamente di quando in quando a piangere qui in segreto sulle mie perdute illusioni.
Con passo franco e risoluto and poscia alla dimora di Cecchino. Questi non v'era.
Aspetter che torni, disse Maso piantandosi sulla porta colle braccia incrociate al petto.
Era l'ora oramai in cui egli doveva rientrare, e Maso non pensava di dover attendere a lungo.
Egli sar l, da lei, andava intanto immaginando l'infelice, parlando dell'amor loro, della loro gioia avvenire, ridendosi forse di me....
Una leggiera scossa gli agit le membra a questo pensiero.
Ella da tutta la mattina lo avr atteso. Ne avr curata la venuta con sollecita impazienza. E con che sorriso, con quali dolci parole lo avr accolto!... Ed io, mai, mai non guster di cotali dolcezze!...
Ad un tratto una immagine di donna che non era solita presentarsi alla sua mente, si affacci alla sua fantasia, come per ismentire quella desolante affermazione. Era l'immagine della figliuola di quel mercatante francese da cui egli s'era separato per tornare in Italia. Col, pur che avesse voluto, Maso avrebbe trovato un dolcissimo affetto. A tutta prima siffatto pensiero sparse come un balsamo di mitezza sull'inasprita piaga del suo cuore. Per un momento si ferm e si compiacque fermarsi sull'idea che quella fanciulla sarebbe stata per lui amorosa compagna e gli avrebbe dato tutte le sublimi gioie dell'amore e della famiglia. E perch le avrebb'egli respinte? Il padre di lei gli aveva pur detto che la non si sarebbe maritata tanto presto: s'egli tornasse, con qual gioiosa amorevolezza non sarebbe stato accolto col! Lontano, non avendo pi sotto gli occhi la felicit del suo rivale, egli avrebbe potuto obliare Maria.
In quella vide Cecchino da lontano che veniva col passo, colla mossa, coll'aspetto dell'uomo a cui arride la gioia. Tal vista dilegu ad un tratto in Maso ogni pi mite pensiero. Obliare Maria! Forse ch'egli lo avrebbe potuto mai? Possedere un'altra donna che Maria non fosse! Ma ci gli era impossibile. Partire e lasciare in pace godersi la loro felicit que' due che lui avevano fatto il pi misero uomo del mondo! Mai pi. Quel pensiero che poc'anzi stava per intenerirlo divenne anzi una ragione di accuse e di maggior odio contro Maria. Per costei egli aveva respinto le generose offerte, per essa abbandonato il bene che veniva esso stesso a cercarlo; e in ricompensa che cosa gli aveva ella riserbato al ritorno!...
Cecchino si era venuto avanzando, ed era presso oramai. Al veder Maso, il volto cos lieto del giovane s'era alquanto imbrunito, ed un'espressione di sospetto e quasi di minaccia aveva sulle sue sembianze preso il luogo di quella di contentezza che vi raggiava dapprima. Cecchino rallent il passo e parve meditare su quanto gli sarebbe stato detto dal suo antico compagno e su quel che avrebbe dovuto dirgli e prepararsi in ogni modo a ci che stava per avvenire.
Maso al contrario riusc a dare alla sua fisonomia un'espressione di aperta franchezza, quasi di benevolenza, di rammarico e di pentimento per ci ch'era successo e di ardente desiderio di porvi rimedio. S'avanz egli verso Cecchino, la mano tesa, e disse con voce il cui leggerissimo tremito sarebbe stato appena avvertito da un indifferente e fino osservatore:
Ieri sera abbiamo detto che ci saremmo parlato questa mattina: e in verit una spiegazione fra di noi  pi che necessaria. Non ho potuto aspettare che tu venissi a cercarla da me e son venuto io stesso a recartela, dolente di quanto in un primo impeto dissi e feci ier sera, desioso che dopo il nostro colloquio rimanga pi forte e pi stretta ancora la nostra amicizia d'infanzia.
Cecchino guardava con meraviglia il suo interlocutore, e pareva esitare a credere alle parole di lui.
Che? continu Maso; negheresti di porre la tua mano nella mia, mentre son io per primo, io stesso che te la porgo?
No: rispose allora Cecchino, trascinato dalla finta cordialit di quell'accento e dall'impulso della sua natura buona e non facile al rancore. Troppo mi rincresceva di perdere in te un bravo amico, appunto allora che mi avevi dimostro d'esserlo sempre pi a mio riguardo; e benedetto sii tu, se mi vieni a dimostrare che possiamo continuare a volerci bene come prima.
Maso fece un sorriso di cui Cecchino non vide lo sforzo e l'amarezza.
Gli  appunto per dimostrarti codesto che son qui: soggiuns'egli. Tu hai fatto allusione adesso ad un piccolo servizio che ho avuto la fortuna di renderti ieri appena arrivato: ma se quella ti pare una prova d'amicizia, fa il tuo conto che la  un nonnulla appetto alla prova che vengo a dartene qui adesso con questo mio fatto... Ma se non ti rincresce, entriamo in casa che potremo discorrere pi a bell'agio.
Entrarono, e Maso senza perder tempo in mezzo cos continu a parlare:
S, io pure fin dalla fanciullezza amo Maria, e mi ero follemente lusingato fin adesso di poterne essere riamato. Ella ti dir ci che avevo fatto e detto partendo. Ma mentre io era lontano tu ti sei aperto strada nel suo cuore... Nulla di pi giusto... A prima giunta quello fu un colpo doloroso per me. La mia testa si smarr. Pensa tu che cosa avresti provato, che fatto, quando a te fosse avvenuta una cosa simile. Ma in questa notte, e fu una dolorosa notte, Cecchino! ho pensato maturamente al caso nostro, a te, a me, a Maria, al nostro avvenire di tutti... Tu e Maria siete i soli affetti miei che mi rimangano al mondo. Oh che dovr perderli ad un tratto tutt'e due? Avevo sognato un amore impossibile. E se questo sogno mi si dilegua dinanzi, dovr anche perdere inoltre il bene della vostra amicizia, la tua Cecchino che mi  pure cos preziosa?... Quella stessa di Maria?... S anche di lei, poich se la non mi pu dare l'amor suo, la buona Maria non vorr spero togliermi almanco quell'amicizia che fin da bambini ci unisce... Ho lottato molto, te lo confesso: ho sofferto, te lo assicuro; ma mi sono vinto e la ragione ha preso alla fine il predominio sul tumulto della passione: e sono qui venuto a dirti: dimentichiamo tutto, continuiamo ad essere amici come prima; lo vuoi tu?
Chi avrebbe negato di aderire a quella generosa proposta fatta con tanta sembianza di cordiale ed affettuoso abbandono: chi non avrebbe voluto stringere quella mano che veniva offerta con s apparente lealt?
Cecchino era troppo franco egli stesso per concepir pure il menomo sospetto sulla schiettezza e lealt delle parole del suo compagno d'infanzia. La pace e l'accordo furono celebrati con un allegro pranzo che i due amici fecero insieme all'osteria e che fu pagato da Maso.
Voglio assistere alle tue nozze come testimonio: disse quest'ultimo alle frutta con un'animazione d'allegria che nessuno avrebbe detto fittizia: gli  a me che spetta quest'ufficio come al tuo pi vecchio amico. Tu devi concedermelo come prova che non hai pi a mio riguardo n sospetto n rancore di sorta.
Cecchino glie lo concesse molto volentieri. Alzandosi dalla mensa parevano tutti e due alterati allegramente dal vino, ma anche in ci Maso fingeva; s invece era egli riuscito ad inebbriar il compagno.
Quanto avesse sofferto il vendicativo Maso in questa che era parsa una cos allegra mattinata, egli solo avrebbe potuto dirlo: ma di questi stessi suoi tormenti egli si compiaceva fieramente, ascrivendoli per cos dire a carico di Maria e di Cecchino per accrescere la somma del loro debito verso di lui che avrebbero dovuto scontare di poi con pagamento di dolori e di lagrime.
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Capitolo 12.
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Il matrimonio di Cecchino e di Maria non tard di molto ad aver luogo. Fra gli accompagnatori degli sposi era primo Maso che anzi dava il braccio alla Maddalena, e le parlava sorridendo del bello avvenire che aspettava quella nuova famiglia che stava cominciando e della felicit che avrebbe provata essa, madre della sposa, allorch sarebbe stata e tre e quattro volte nonna, ed avrebbe veduto saltellarsi d'intorno una frotta di nipotini. Sorrideva in favellar di codesto il tristo Maso, n alcuno avrebbe potuto pur dire che quel sorriso era falso: ma com'era pallido in volto quella mattina! Vero  che dal d del suo ritorno in paese un immutabile pallore, come uno strato di biacca stesovi sopra, copriva le guancie di quell'uomo, e quella mattina questo pallore era maggiore ancora dell'ordinario; ma chi poneva mente a codesto fra gli spettatori tutti lieti delle festevoli nozze?
Quando i due sposi furono inginocchiati innanzi all'altare, e Cecchino pass l'anello matrimoniale nel piccolo dito di Maria, Maso chiuse gli occhi come per sottrarsi a quella vista. Ricordava che una simil visione gli era tante volte apparsa nelle fantasticaggini del suo doloroso esilio, e l'uomo che inanellava cos la bella fanciulla non era colui che ora gli stava dinanzi. Maso si pass una mano sotto i panni e tast al petto un piccolo taschinetto che pendeva dal suo collo: in esso era pure un anello, quello cui la sera della sua partenza dal paese egli aveva preso, credeva di aver ottenuto da Maria, quasi come un pegno. Quel piccolo anellino era stato suo compagno indivisibile sino allora, e lo era tuttavia. Nei primi giorni del suo furore e del suo tormento per quello che egli chiamava seco stesso il tradimento di Maria, mille volte Maso aveva preso in mano quel cerchiello d'argento con animo di romperlo sotto il suo tallone; ma poi un'incognita forza ne lo aveva sempre trattenuto. Era una memoria di dolci momenti che ora gli tornava di eccitamento alla vendetta ancor pi. Siccome aveva conservato quell'oggetto quale pegno d'amore, volle di poi conservarlo quale incentivo che tenesse desto ed implacato il suo odio. Ora, nell'istante in cui pronunziavasi dagli sposi l'irrevocabile S che doveva unirne la sorte, egli si premette quell'anello con mano convulsa sopra il petto da stamparsene nelle carni il cerchio, quasi volendo fare col dolor fisico accompagnatura all'immenso dolor morale, che, non ostante tutta la forza della sua volont, stentava a poter nascondere.
Finita la funzione religiosa, il solito pasto delle nozze ebbe luogo alla fattoria. In questa Maso non aveva pi messo il piede dopo quella prima sera, quando aveva appreso la sua sventura. Ebbe il coraggio di entrarvi con faccia serena, dando il braccio alla madre di Maria, e discorrendo cos tranquillamente e lietamente con essa, che Maddalena, la quale fino allora aveva conservato sospetti e paure sul conto di Maso, si rassicur pienamente e disse seco stessa che la Madonna loro aveva fatta la grazia di cambiare il cuore di quell'uomo.
Fra i pi clamorosamente allegri della numerosa brigata era il signor Pronetti, che aveva servito di testimonio ancor egli, che sedeva alla mensa nel posto d'onore presso la sposa e che non rifiniva dal vantarsi a suo modo d'aver previsto tutto e di fare per l'avvenire colla maggior sicurezza le pi affermative profezie. Maso non era da meno degli altri negli scherzi, nelle acclamazioni, negli auguri alla felicit degli sposi; ma i suoi vicini di tavola osservarono con qualche stupore, com'egli mangiasse poco o nulla, ed appena si bagnasse le labbra nel bicchiere sempre colmo che aveva dinanzi. Gli altri non imitavano questa sua continenza; al fine del pasto che dur fino a notte, Maso era la sola eccezione alla regola generale, ch tutti gli uomini erano brilli. Lo sposo, che doveva far onore agli infiniti brindisi che gli erano stati rivolti, teneva il primato in quella gara d'ebbrezza. Pronetti, che il vino rendeva pi tenero ed espansivo, aveva incessanti lagrime di commozione agli occhietti annebbiati, abbracciava tutti con entusiasmo e prediceva a ciascuno cento anni di vita, il massimo raccolto nell'annata vegnente e un tesoro di salute perfetta. In mezzo a questa ebriet universale, da cui non eran esenti nemmanco talune delle donne e la Maddalena fra esse, Maso ad un punto credette potersi riposare di quella contenzione di volont, per cui imponeva alla sua faccia la maschera dell'uomo allegro. Le sue sopracciglia si corrugarono, i suoi lineamenti presero la vera espressione dell'interno sentire, una feroce espressione. Il suo sorriso divenne sogghigno, un iniquo sogghigno, e nello sguardo che rivolse alla coppia degli sposi guizz un lampo di quell'odio tremendo che gli covava nell'animo. Eravi una sola persona, fra tutta quella gente, che fosse in senno cos da poter discernere ed apprezzare quel mutamento di Maso, e questa persona era giustamente Maria. Essa aveva creduto poco alla conversione ed al generoso oblo di Maso. Le parole di costui pronunziate in quella fatal sera le erano state impresse nell'anima, e al pari di esse anche l'espressione del volto, degli occhi e della voce ond'erano accompagnate: un istinto l'ammoniva che odio e furore cotanto, quali erano quelli che avevano scoppiato nella collera di Maso, in uomo di quella fatta, non isvanivano di poi cos leggermente per lasciar luogo ad una tanta mitezza, ad una s benevola rassegnazione. Ella non aveva voluto dir nulla a Cecchino, il quale vi aveva prestato piena fede; ma seco stessa riteneva, che Maso, domato dalla paura che gl'inspiravano la forza e il coraggio di Cecchino, conservava pure in fondo dell'anima tutto il suo rancore e se mai venisse l'occasione di sfogarlo, egli certo non l'avrebbe lasciata passare a vuoto. Il sorprendere ora quel certo baleno entro gli occhi di Maso, quell'espressione sulla faccia di lui, fu per Maria come una rivelazione positiva che le conferm le vaghe apprensioni del suo istinto. Ella sussult, ebbe paura, si aggrapp al braccio di Cecchino che le stava presso come per cercare protezione e difesa.
Cecchino, ubbriaco, diceva delle sciocchezze co' suoi vicini, e ne sghignazzava egli primo. Alla stretta che gli diede al braccio Maria, egli volse verso di lei la sua faccia illuminata e i suoi occhi imbamboliti.
Che cosa c', gioia mia? diss'egli colla voce trascicante e balbettante dall'ebbrezza. Vuoi che ti dia un bel bacione eh, amor mio? Ed anch'io lo voglio.... Sta, sta, che te ne dar cento di baci, che te ne dar mille, che te ne dar milioni.
E gettate le braccia al collo della sposa, colla persona vacillante si abbandon tutto addosso a lei, stampandole sulle guancie un bacio sonoro a cui rispose un applauso dell'ebbra brigata.
Nulla di pi ordinario nelle nostre campagne, che il vedere nel pranzo nuziale lo sposo dar egli primo l'esempio di ubbriacarsi ignobilmente. Nessuno si stupisce, e sposa nessuna ne fa colpa al suo uomo. Maria non era che una contadina come tutte le altre e non avrebbe dovuto avere sentimenti diversi: eppure, fosse effetto di quel tanto di pi d'educazione che aveva ricevuto, fosse la sua natura pi squisita e sensitiva, il vero  che l'ebbrezza di Cecchino le fece una disgustosa impressione, e che quell'amplesso dato in pubblico a quel modo, in quel momento, le produsse un po' di dispetto e di vergogna. Non gi che il suo amore ne ricevesse la menoma scalfittura; le impressioni d'una contadina, per quanto ella sia superiore per natura alle sue compagne, non possono essere eguali a quelle d'una signora di citt; ma era una contrariet, un dispiacere, quasi un presentimento di disgusti avvenire. S, un vero presentimento. Fra il suo sposo che tanto facilmente s'era abbandonato senza riguardo per lei, per la solenne occasione, al suo mal domato vizio di bevazzare, e Maso che avendosi lasciato cader dal volto un momento la maschera, le era apparso pieno di livore e di minaccie, Maria ebbe come un indovinamento di quello che era il pericolo della sua sorte: le viziose tendenze di Cecchino invigorite e sfruttate dall'odio implacato ed implacabile di Maso.
Questi indovin a sua volta la impressione che Maria aveva in quell'attimo ricevuta, e giudic istantaneamente di suo grande interesse il cancellarla o quanto meno diminuirla senza indugio nessuno. S'accost egli adunque agli sposi col suo bicchiere pieno di vino in mano: e sulla faccia aveva meglio piantata che mai la maschera di benevolenza.
Or via, Cecchino, diss'egli, lascia ch'io pi specialmente mi rallegri teco della tua felicit, e vuotiamo insieme in onore di essa ed a lieto augurio un buon gotto di questo barbra.
Volontierone! esclam lo sposo colla lingua grossa dell'ubbriaco. Tocca qui e crepi la malinconia!
Afferr con mano vacillante il suo bicchiere e con esso tocc quello di Maso.
Ed io? ed io? proruppe il signor Pronetti che sedeva all'altro lato della sposa e trovava ancor egli una gran difficolt a pronunziare certe lettere. Voglio toccare ancor io in onor della sposa.
E i bicchieri di Cecchino e di sor Bernardo si urtarono spandendo buona parte di liquore sul mantile.
Andate l, continuava il buon Pronetti balbettando, che sarete i pi felici del mondo, ve lo dico io, e vedremo attorno a Maria una nidiata di fanciulli, come tanti pulcini intorno alla chioccia, eh eh? che cosa ne di' tu, Mariuccia, figlioccia mia?
Maso porse il suo bicchiere verso la sposa e disse col sorriso pi leale a cui seppe atteggiar le sue labbra:
E voi non volete toccar meco, Maria? Anch'io vi faccio que' medesimi auguri che sor Bernardo e spero che si effettueranno senza fallo.
Maria accarezzava con una mano la grossa croce d'oro che per un largo nastro nero le pendeva sul petto, regalo di nozze del suo padrino; sulla sua fisonomia una preoccupazione quasi timorosa aveva surrogata l'animazione e l'allegria che vi erano pur tuttavia poc'anzi. Guard un poco Maso entro gli occhi fissamente, senza parlare, quasi volesse penetrare a leggergli nell'animo; e Maso stette immobile e senza confusione nessuna sotto quello sguardo scrutatore e sospettoso.
Cecchino intromise la sua rauca parola ed il suo grossolano viso d'ubbriaco.
S, s, toccali anche col bravo Maso... Eh eh! Tu avresti voluto toccar altro che il bicchiere, ghiottone che tu sei... ma gnaffe! Maria non  boccone da te e ti ha mandato a spasso. Ah ah ah, sicuro!... Questa era roba riservata ai nostri noi.
Pel giovine disdegnato da Maria, queste parole in presenza di tutta quella gente che ne sghignazz all'unisono con Cecchino che le aveva pronunziate, furono come la carezza d'una ruvida mano spietata sopra una piaga inciprignita; egli non pot tanto frenarsi che un lieve sussulto non ne scuotesse i nervi; ma ci nullameno per nulla non si mut il sorriso che aveva fissato sulle sue labbra.
 vero: disse semplicemente: tu avevi ad essere pi fortunato di me.... perch te lo meriti di pi, e certo saprai far Maria contenta di questa sua scelta.
Sicuro! esclamava l'ubbriaco, la cui testa dondolava sulle spalle. Un uomo come siamo noi  quel che si vuole ad una donnetta come questa qui.
E prese colla mano il mento della giovane sposa per farle una carezza.
Maria si trasse vivamente in l per isfuggire quell'atto. Le parole dello sposo le producevano una certa impazienza, quasi una vergogna, quelle di Maso un'irritazione. La sua delicatezza si trovava offesa da quel vantarsi di Cecchino, dal suo cattivo gusto di ricordare in tal momento ed in tal guisa la sconfitta del suo rivale; di Maso poi, dopo quello sguardo e quell'espressione di volto che aveva sorpresi in lui, le felicitazioni e gli auguri suonavano per lei come un'ironia, quasi come una minaccia, e le pareva doverli interpretare per un ammonimento di questa fatta: Tu hai voluto preferire quell'uomo a me; va l che non tarderai lungo tempo a pentirtene.
Lasciatemi stare: disse adunque Maria con accento piuttosto brusco, alzandosi da tavola e scostandosi di qualche passo.
Cecchino corrug alquanto le sopracciglia e fece la smorfia d'un uomo a cui pare gli si manchi dei dovuti riguardi; ma Pronetti e Maso col bicchiere in mano gli furono intorno senza lasciargli agio a pronunziare altre parole colla sua lingua grossa ed impacciata.
Il festino si protrasse fino a notte chiusa, poscia il maestro del villaggio che scorticava tremendamente le orecchie col pretesto di suonare il violino, ed un antico postiglione, che suonava il corno, salirono sopra una bigoncia rovesciata e il ballo cominci. La medesima monferrina fece contorcersi nei medesimi salti maschi e femmine con infinito gusto fin quasi a mezzanotte, poi tutti partirono, lasciando gli sposi alla fattoria che doveva essere casa loro, poich era stabilito che Cecchino venisse ad abitar quivi e prendere la direzione e i lavori della mezzadria d'accordo e con comuni interessi fra lui e Maddalena.
Per Maso quella fu una notte d'inferno. Maria vestita da sposa, con quella certa eccitazione che una simile solenne occasione non pu a meno di dare ad una giovane, sicura e pudica nella sua delicata condizione in mezzo alle scipitaggini dei contadini, eragli apparsa ancora pi bella, ancora pi desiderabile, ancora pi piacente agli occhi, ai sensi, all'anima sua, di quanto non fosse stata mai. E tutto ci era in poter d'un altro!....
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Capitolo 13.
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Cinque anni sono passati dal d delle nozze di Maria. Ritrovando i nostri personaggi noi apprenderemo facilmente la semplice storia, di questi cinque anni.
Eccetto il signor Pronetti, il quale  sempre quel medesimo colla medesima pancia badiale, la stessa cera da buontempone e l'aria da cuor contento, tutti gli altri sono d'assai cambiati nelle loro condizioni ed anco nell'aspetto, fino a quell'imbecille di Bastiano che non troveremo pi dove l'abbiamo lasciato, cio servitore alla fattoria.
Maso, per cominciare da lui,  diventato un personaggio d'importanza nel paese. Egli non s'era ingiustamente vantato quando aveva detto che del piccolo capitale recato seco avrebbe saputo trarre il miglior profitto possibile. Un bel giorno s'era sparso nel villaggio l'annunzio che il vecchio oste aveva venduto l'osteria a Maso: si videro tosto muratori ed imbianchini all'opera intorno a quella casa, arricciarla, lisciarla, scialbarla, inverniciarne le imposte nuove degli usci e delle finestre, darle insomma un aspetto gaio e grazioso nella facciata, in mezzo a cui faceva stupenda mostra di s una madornale insegna, capolavoro del primo legnaiuolo del capoluogo di circondario.
Non and gran tempo che l'osteria di Maso fu rinomata per quella che dava miglior vino fra quante fossero in tutti i paesi della provincia, con una discretezza di prezzi uguale alla bont della merce. L'accorrenza degli avventori fu in proporzione al merito. Non c'era pi viandante che passasse pel villaggio, il quale non s'arrestasse ad assaggiare il nebiolo od a dissetarsi con una bottiglia di vin bianco di Canelli all'osteria di Maso. Pei cavalli questa ci aveva una bella stalla con paglia fresca e fieno ammodo; pei legni una comoda tettoia, per la gente poi un acconcio salottino, caldo l'inverno, fresco l'estate, buon brodo nella marmitta, tovagliolo di bucato, bicchieri, tondi e posate lucenti di pulitezza e la figura del padrone sorridente, complimentosa, tutto zelo ed amenit nel servire gli avventori.
Non era soltanto per amor del guadagno che Maso aveva scelto il mestiere dell'oste: e' ci aveva un secondo fine che non tarderemo a conoscere, cui proseguiva con infinita cautela e tenacit di proposito, ma che frattanto non gl'impediva di raggruzzolar denari in buon dato e di contare oramai fra i pi ricchi del Comune. Chi  ricco e ci  vero in qualunque sfera sociale  autorevole. Maso non aveva tardato ad acquistare in paese una certa autorit ch'egli aveva l'accortezza di dissimulare, ma di cui sapeva pur tuttavia servirsi a vantaggio del suo interesse, de' suoi desideri ed anco dei suoi antichi, nascosti, ma non sopiti rancori.
Era stato eletto consiglier comunale; poi l'avevano fatto uno della Giunta, e il sindaco, che in realt era un buon da nulla e che amando assai il buon vino era molto riconoscente a Maso di certi frequenti regali di bottiglie suggellate, il sindaco non vedeva pi che per gli occhi del generoso ostiere, non pensava pi che colla testa di lui, e mentre si faceva onore delle idee dell'amico che gliele suggeriva, operava in tutto e per tutto secondo le volont di quest'esso.
Maso aveva dunque la prosperit della fortuna, l'ossequenza della gente e l'autorit. Niuno avrebbe pi riconosciuto in lui il debole e disprezzato Maso d'una volta; chi l'avesse visto allora, modesto ma pulitamente vestito, trattare con amenit d'uguale quelli che pei poveri villani erano i signori, e in qualunque crocchio si trovasse con una superiorit non ostentata far prevalere le sue opinioni e le sue volont. E questa era infatti una superiorit ch'egli aveva sopra ogni altro di quel paese: ch cio maggiore era in lui l'intelligenza, maggiore la cognizione della natura umana e delle cose del mondo, maggiore la forza e la perseveranza del volere.
Al vederlo cos ameno e grazioso con tutti si sarebbe detto eziandio che nulla pi era in lui neppure di quel Maso aspro, scontroso, collerico, che coll'isolamento, colle fiere parole, colle minacce manifestava di rispondere odiando ai torti che gli si facevano o che supponeva fattigli dalla gente. Pareva aver dimenticato tutto e nella sua anima rappaciata non esservi pi luogo a fieri e niquitosi affetti di sorta. Ma di cambiato in quell'uomo vendicativo non c'era che la corteccia. In fondo alla sua natura duravano i medesimi istinti; in fondo al cuore fremevano i medesimi rancori. Solamente l'et, l'esperienza, la mente pi matura e pi trista gli avevano insegnato che arriva pi facilmente allo scopo chi cammina coperto, che riesce pi sicuramente a trafiggere il nemico chi sa colla dissimulazione disarmarlo. Della sua autorit seppe valersi a farle vendette degli oltraggi e dei disgusti che aveva ricevuto fanciullo e giovinetto. Un tratto il maestro di scuola, che fino allora aveva goduto la fiducia del Municipio e dei padri di famiglia, fu posto in voce di un intrigante, di un triste arnese che guastava la testa e il cuore dei ragazzi: cominciarono alcuni pochi a susurrarlo, poi lo dissero a mezza voce molti, poi lo gridarono alto quasi tutti.  sempre la vecchia storia di Don Basilio. Quando la pera fu matura, Maso scosse l'albero e la fece cascare. Propose alla Giunta municipale di congedare quel maestro e surrogarlo tosto con un altro ch'egli raccomandava per fior di roba. Il partito fu accettato all'unanimit. Quell'infelice che era padre di cinque figli fu messo sul lastrico, senza saper pi come poter guadagnare il pane alla famiglia. Il torto principale di quell'uomo era di essere stato uno dei pi fieri schernitori di Maso nel tempo addietro, di non aver creduto ai suoi meriti presenti e di essersi opposto alla sua crescente influenza. E cos tutti coloro che ebbero fatto alcun male in addietro a lui od alla sua famiglia. Maso trov modo di colpire e di danneggiare perfino l'usuraio Grinta, il quale egli sapeva che aveva amareggiato gli ultimi anni di vita del vecchio Gerolamo, senza per che fosse informato del come il padre suo avesse potuto trarsi fuori degli artigli di quell'arpia.
Maso per primo danno fece sapere all'usuraio com'egli avrebbe assai volentieri imprestato denaro a chi ne avesse bisogno ad un tasso moderatissimo, che, paragonato alle pretese di Grinta, pareva una generosit di prestito gratuito. Non  a dire se a lui volgessero molto pi volonterosi i poveri diavoli costretti dalla necessit; ed anco quelli che gi erano ricorsi all'usuraio, prendevano dal generoso ostiere in prestito la somma che loro occorreva per restituirla subito a Grinta, e cos pagare molto pi tollerabili interessi. Con ci Maso guadagnava popolarit, aderenti, e cosa che non trovava niente affatto disprezzabile, un frutto abbastanza discreto dei capitali che veniva mano mano mettendo insieme coi guadagni dell'osteria. Grinta si vedeva cos falciata l'erba sotto i piedi, come suol dirsi, e inaridire poco a poco tutte le fonti de' suoi profitti, imperocch anche in altra efficacissima guisa Maso era riuscito a tagliare, secondo la sua espressione, le unghie all'usuraio. Prima di allora non c'era lavoro appaltato dal Comune, la cui esecuzione non passasse per le mani di Grinta, lasciando in esse un buon gruzzolo di denaro; lo rendevano invincibile nella concorrenza l'essere egli solo possessore di capitali in numerario per una larga zona di terreno all'ingiro, aver egli in mano merc la sua iniqua arte usuraia gl'interessi dei pi fra i consiglieri del Municipio e del segretario medesimo, il quale, come suole avvenire in presso che tutti i Comuni rurali, era quello che guidava a suo talento la barca. Ma coll'arrivo di Maso e per le sue fortune e pe' suoi diportamenti, tutto questo cambi. In un pochissimo di tempo l'accorto ostiere, del pari che il sindaco, ebbe dalla sua il segretario a cui concesse, prima che domandasse, i favori del suo credito, e di cui mantenne con piccoli regali l'amicizia; Maso che aveva saputo far credere assai maggiore di ci che fosse in realt la sua ricchezza, valse a dimostrare ai principali proprietari come que' guadagni, che per pusillanimit lasciavan fare a Grinta, potevano essere cosa loro, quando si associassero ed assumessero in barba dell'usuraio gli appalti delle opere; egli si proponeva di prender parte all'associazione e di mettere in servizio della medesima la sua esperienza degli affari e la sua cognizione della contabilit. Fece guadagnare cos ad alcuni dei principali e pi influenti elettori qualche buona somma, ne guadagn egli del pari e la sua autorit inoltre si accrebbe. Se avesse voluto, sarebbe stato sindaco quando che sia; ma egli accortamente preferiva tirare i fili a quello che era in carica ed avere cos il sodo della cosa senza il fumo dell'apparenza che non serve che a tirarvi addosso l'invidia.
Grinta si disse rovinato. Verso di Maso cominci dallo sdegno, pass all'odio, fin al timore ed all'ammirazione. Volle lottare ma non ci valse: disarmato dal suo rivale, sent scoppiare tutto intorno a s il disprezzo universale fino allora contenuto dalla paura che si aveva di lui.
Datosi vinto, risolvette di andare a chieder merc al suo nemico e di mettersi ancor egli dietro al suo carro, avvisando che avrebbe sempre avuto maggiore probabilit di guadagnarvi alcun che. Commise l'improntitudine di recarsi a parlare a Maso in un momento in cui questi aveva gente in compagnia. L'ostiere lo mise alla porta con alterigia, con una severit e con un disprezzo fatti per isbalordire ogni impudente che Grinta non fosse; ma quando l'usuraio era gi fuori dell'uscio, Maso, come se avesse dimenticato alcuna buona insolenza fra quante glie ne aveva dette, gli corse dietro, ed arrestatolo per una falda di quell'eterno abito verde di panno ridotto alla corda, gli disse sollecitamente a bassa voce:
Stasera a mezzanotte aspettatemi in casa vostra: l, soli, discorreremo.
Grinta sollev i suoi occhietti da topo sul volto di Maso, comprese di botto che si trattava di cosa a cui l'oste metteva grande importanza, ed inchinando il suo magro corpo incurvato disse piano ancor egli con voce che appena era un soffio:
Va bene.
E non venite a seccarmi pi oltre, riprese a dir forte e in tono collerico Maso come conclusione delle sue precedenti parole: ch io con voi non ho e non voglio aver nulla da fare.
Grinta fece spalluccie con aria rassegnata e se ne part.
Maso rientr in casa fregandosi allegramente le mani. Tutto gli riusciva a seconda dei suoi voti e delle sue previsioni; aveva punito l'usuraio da cui era stato tormentato suo padre e lo aveva fiaccato cos da averlo strumento docile e maneggievole a quell'opera che aveva in animo; e questo strumento andava egli stesso ad offrirsi a lui.
Ci che fosse combinato in quel segreto notturno colloquio fra Grinta e Maso, lo apprenderemo in seguito: ma certo possiamo affermare fin d'ora che non fu cosa onde s'avesse ad allegrare l'angelo del bene.
Grinta non fu visto mai pi comparire in casa dell'oste: nessuno mai del villaggio pot sospettare che fra quei due uomini corresse la menoma attinenza; ma di quando in quando, nel cuor della notte, uno che avesse sorvegliato la casa isolata dell'usuraio avrebbe visto per l'uscio che Grinta medesimo veniva a socchiudere, un uomo sgusciare in essa con aria di mistero che avreste detto mandar sentore di delitto.
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Capitolo 14.
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Mentre le fortune prosperavano sempre meglio per Maso, la contraria vicenda aveva luogo per Cecchino e per la sua famiglia. Iddio aveva s benedetto il suo maritaggio in ci che non un anno fosse passato senza ch'egli avesse da recarsi al Parroco a battezzare; ma pur troppo circa gl'interessi materiali, quanto pi crescevano le bocche da alimentare, d'altrettanto diminuivano i mezzi pecuniari ed il benessere. Cecchino, come suole, ne accusava fieramente la sorte, ma aveva torto ed era ingiustissimo verso il destino che gli aveva dato i migliori elementi per essere felice: moglie giovane, bella ed amorosa ed una buona fattoria da far mirabilmente fruttare colla diligenza e col lavoro. Gli erano queste due ultime virt che erano venute mancando in Cecchino, che oramai gli mancavano affatto, avendo ancora per disgrazia peggiore fatto luogo ai vizi, risuscitati pi gagliardi nell'anima di lui, del beone e del giuocatore.
Bene aveva egli giurato, sposando Maria, di non pi sedere su panca di osteria nessuna, di non pi toccare carta da giuoco, e il giuramento aveva tenuto scrupolosamente nei primi mesi del suo matrimonio. Furono quelli i tempi felici per la povera Maria. La Maddalena medesima, che con poca buona voglia aveva accondisceso a quel maritaggio, se ne trovava la pi contenta delle suocere e non nascondeva punto la sua contentezza. Cecchino lavorava, viveva esclusivamente nella famiglia; la fattoria era un gusto vederla s ben coltivata da fare invidia allo sguardo d'un intelligente; Pronetti proclamava altamente Cecchino il pi bravo dei contadini e s il pi furbo degli uomini che aveva indovinato come sarebbero volte le cose, alla cui opera si doveva tutto quel bene onde i suoi mezzaiuoli, ed egli con loro, andavano lieti. Un amore ed un accordo fra tutti che mai l'uguale. Nessuna nube sull'orizzonte: dimenticate, perfino da Maria, le minaccie e l'esistenza benanco di Maso, il quale alla fattoria non era comparso pi mai; e come se ci mettesse egli stesso uno studio accurato a sfuggire la vista degli sposi, non era mai pi che raramente comparso ai loro occhi anche nel villaggio.
Per se a Maso pensavano poco, e se di lui parlavano anche meno, Cecchino ricordava pur tuttavia che ad esso andava debitore di quella somma per cui aveva potuto definitivamente liberarsi dagli artigli di Grinta, e assai gli premeva per mille ragioni restituirgliela. Quindi, allorch ebbe potuto mettere insieme le cinquecento lire, di comune consenso della suocera e della moglie, si dispose sollecitamente a recarle a Maso. Maria ebbe un'istintiva paura, come un'intuizione dei pericoli dell'avvenire.
Non andarci tu stesso, diss'ella al marito. Mandaglieli per Bastiano.
Perch? domand Cecchino stupito a quelle parole della moglie.
Perch, rispose imbarazzata Maria, non mi piace pure il pensare che tu e quel cotale abbiate a trovarvi insieme.
Cecchino croll le spalle e fece un superbo sorriso.
Temeresti forse di qualche cosa? disse colla brava sicurezza di chi si sente superiore d'animo e di forza ad altrui.
No, no; ma pure....
Eh! lascia un po'! tu vedi come Maso medesimo  diventato mogio e discreto. Ha capito che a voler cimentarsi con me gli  come un montone a voler dar di cozzo nella montagna. Ha rinsaccato la sua collera e le sue minaccie e s' mostrato amico come prima.
S' mostrato, interruppe Maria, ma nell'interno poi chi pu dire com'egli sia, che voglia e che cosa rimulini? Tu dovresti conoscerlo abbastanza, Cecchino, per non credere tanto agevolmente che ogni rancore gli sia passato.
Senti, Maria: il modo con cui si  regolato e si regola  tale da non lasciarci sospetto nessuno. Il fatto  che non solo nelle sue parole, ma nella sua condotta io ho sempre trovato finora in lui l'amico d'una volta, l'antico compagno d'infanzia. Ch'egli sappia finger tanto bene da deludere, pu darsi: ma in realt poi, ancorch ci fosse, non c' da nutrire la menoma apprensione, perch egli sar sempre nella impossibilit di farci del male.
Eh! chi sa?
Come chi sa? Lo so io. E che male vuoi tu che ci faccia?
Veramente... io non saprei... ma egli  pi accorto ed ha in servizio del suo malvolere assai pi idee di me.
Via via, le son ragazzate. D'altronde  molto pi conveniente non solo, ma anche pi utile che siccome fu egli a darmi da mano a mano quei denari, cos pure sia io a restituirli in tal modo.
Maria non disse pi nulla: ma il suo silenzio non volle dire che fosse pienamente rassicurata.
Era allora il tempo della maggior prosperit della fattoria, e Cecchino, gi lieto della paternit d'un bimbo, portava scritta in fronte la gaia e simpatica petulanza d'un uomo che si sente felice.
Maso era sul passo della porta con un crocchio dei soliti frequentatori dell'osteria; gli antichi amici che avevano tirato agli stravizzi Cecchino, e che dietro le spalle di lui deridevano e proverbiavano la sua conversione. Il buon vino che loro spacciava Maso e l'accortezza preveniente delle maniere che aveva saputo adottare, avevano con pi tenace vischio appiccato quei cotali alle panche dell'osteria per lasciarvi il pi dei loro denari; Maso vide primo da lontano il marito di Maria che s'avanzava a quella volta, ed istintivamente fu certo ch'egli veniva cercando di lui. Ebbe una lieve scossa interna; ed un lampo fugace che si spense tosto gli pass negli occhi. Da tanto tempo aveva pensato a quel momento, e lo aveva atteso, e ci si era preparato! Era sicuro che sarebbe venuto; se naturalmente questo caso non si fosse verificato avrebb'egli cercato poi il modo per farlo nascere: intanto lo aspettava di continuo con quella pazienza che  una delle prime qualit onde abbia bisogno chi vuol giungere ad un difficile scopo. Quel momento era giunto. Cecchino veniva. Su questo fatto, sull'abboccamento che avrebbe avuto luogo fra di loro, Maso aveva fondata tutta la macchina del suo perfido disegno. Pens allora che la circostanza era delle pi importanti e il suo cuore si mise a palpitar sordamente, bench nulla del suo aspetto rilevasse la menoma emozione in lui. Lo sguardo che dapprima i suoi occhi avevano lanciato sul giovane sposo era stato pari a quello d'un tigre sulla preda; ma tosto egli seppe cambiarlo in uno sguardo di franca benevolenza e di allegra sorpresa.
Oh oh! diss'egli a coloro che gli stavano intorno novellando: ve' chi viene a questa parte! Il virtuoso Cecchino cui la moglie per miracolo ha lasciato scostare un istante dalle sue gonne.
Gli uditori risposero con una risata, e Cecchino soprarrivando trov una mezza dozzina di bocche squarciate che parevano ridere di lui.
Uno di quel crocchio credette piacevole ripetere come farina di suo sacco le parole che Maso aveva dette poc'anzi.
Oh oh! esclam ghignando, sei tu, Cecchino, che ti lasci vedere per miracolo? Come hai fatto a poterti spiccar dalle sottane di tua moglie?
Lo sposo di Maria volse verso lo sciocco motteggiatore un'occhiata invelenita e rispose alcune aspre parole che diedero origine ad un vivace diverbio; coll'umore di Cecchino e col carattere di quegli altri era troppo facile che la contesa potesse avere triste conseguenze, se Maso non avesse saputo intromettersi a tempo, apertamente e con forza schierandosi dalla parte del suo amico d'infanzia, e ribattendo le scempiate ragioni degli altri con tali buoni e ben detti argomenti che gli avversari ridendo si dovettero confessare per vinti.
Ors, disse allora Maso, entrando nella casa e facendo cenno agli altri di seguirvelo: non resta pi che di venire a trincare tutti insieme, ed io, per l'occasione, vo' farvi assaggiare d'un certo vinetto che ho suggellato in bottiglie lo scorso autunno, di cui mi direte le novelle.
Figuratevi se quegli scaldapanche vollero essere restii all'invito; ma Cecchino, tratto un po' in l l'ostiere, gli disse sottovoce:
Sono venuto per parlarti da solo a solo, e mi preme senz'altro sbrigar la faccenda che ho teco.
Eh! che la non sar tal bisogna da impedirti di toccar di gotto con questa brava gente.
Sono venuto a recarti i denari che ti devo.
Po'! che gran premura ci era egli?... Va l, va l, che ne discorreremo di poi.
No, no: ho qui allato un gruzzoletto e mi preme dartelo nelle mani; non bever altrimenti, finch tu non l'abbia preso.
Come vuoi, disse allora Maso curvandosi nelle spalle alla guisa di chi si rassegna a fare il volere altrui; poscia dirigendosi a quegli altri soggiunse ad alta voce: aspettateci un momento che siam subito da voi.
Cecchino e Maso entrarono in una vicina camera, dove il primo volle numerare a vista dell'altro le monete per prova che la somma ci era tutta.
Ti ringrazio, disse allora Maso prendendole e intascandole con tutta indifferenza.
Anzi son io che debbo ringraziarti, rispose Cecchino un po' impacciato alla memoria di quanto era successo un'ora appena dopo che Maso gli aveva cos generosamente data quella somma. Tu mi hai reso con ci un s gran servigio!
Maso lo interruppe ridendo: e quello scellerato seppe dar al suo riso il tono di sincero:
Non parliamone pi. Se io ti ho reso un servizio con ci, non hai tardato a restituirmelo con un altro di maggior valsente ancora.
Io? domand Cecchino stupito. Che servizio?
E l'oste con tutta franchezza ed allegra bonariet:
Sposando Maria, che diamine!
Il bersagliere corrug le sopracciglia.
Ah! esclam: come l'intendi?
Sicuro! se tu non te ne fossi fatto amare, se tu non l'avessi sposata, ci sarei cascato io, ed avrei fatto la pi solenne minchioneria del mondo... Oh (s'affrett a soggiungere vedendo la cera minacciosa che metteva su Cecchino) con ci non voglio mica dir nulla che faccia torto a quella brava donnina: dico questo a mio riguardo: sarebbe stata una infelice ventura anche per lei l'aver me per marito. Io non son fatto per portare a dovere il giogo del matrimonio, io non trovo nulla di pi bello della vita indipendente: andare, venire, star in casa, star fuori, divertirsi con amici, far qualche pazzia se occorre e non aver sopraccapi. Gli era un momento di pazzia che mi aveva colto. Figuriamoci se io sarei capace di regolarmi come fai tu, per esempio, che hai cambiato da cos a cos (e te ne lodo di molto) e non vivi pi che per la casa e per la moglie e pel lavoro, e non la scarti pur d'un pollice!
Il marito di Maria ebbe la debolezza d'arrossire un pochino.
A sentirti te, diss'egli con qualche vivacit, parrebbe che io fossi schiavo della moglie....
E l'accorto demonio di Maso:
Non dico questo. Son persuaso che gli  volontariamente che tu fai cos; e ti ripeto che hai millanta ragioni e te ne lodo. Certo non  un uomo della tua risma che si lascerebbe porre il pi sul collo dalla moglie e peggio dalla suocera e che starebbe in riga pel timore dei loro rimbrotti o piagnistei.
No certo!
E se tu hai piantato l tutti gli amici e tutte le compagnie, e ti sei dato a vivere come un anacoreta, gli  perch ti piace cos, e la compagnia della moglie e le vegliate della fattoria ti bastano. Io ti difendo sempre a questo modo, sai, quando gli altri prendono a rivederti le bucce su ci che fai e su ci che non fai e ti scherniscono come se menato a lascia dalle tue donne.
Ah! si dice codesto? interruppe Cecchino in cui il vecchio uomo si risentiva, come se codeste fossero ingiurie contro l'onor suo.
Eh! non bisogna badarci. Lascia dire, lascia ridere e fa come ti torna e ti talenta. Se tu trovi il tuo gusto nella vita che hai presa, tira avanti.
Che strano impasto di contraddizioni che  l'uomo: la verit era che fino allora Cecchino aveva trovato daddovero il suo bene in quella vita ritirata di famiglia, occupata dall'adempimento de' suoi doveri, lontana dalle viziose abitudini della sua giovent; eppure a quel momento, nell'udire quelle parole in cui gli pareva avvertire una segreta ironia, sent ad un tratto un rincrescimento d'averla vissuta, quella vita; gli torn come se avesse fatto un sacrifizio ad attenervisi e prov un dispetto d'essersi sottomesso a cotal sacrifizio.
S, che mi piace, disse, pur tuttavia con maggior calore che bisogno non fosse: e s che la voglio continuare a dispetto di tutte le scempiaggini degli scioperoni.
E fai bene: soggiunse gravemente Maso. Ci tu devi a Maria medesima ed alla Maddalena che furono e sono veramente buone e generose teco.
Il mostrargli la sua buona condotta un obbligo che avesse verso le donne, ricordandogli come a loro andasse debitore della sua sorte, era un'arte sopraffina per rendere pi spiacevoli quei doveri medesimi ad un'anima fiera e suscettiva come quella di Cecchino.
Ma, s'affrett ad aggiungere Maso, ci non ti deve impedire di bere il mio vin suggellato con questi bravi compagnoni. Vieni, Cecchino.
Lo trasse di l dove gli altri aspettavano, e dove per assaggiar di meglio il vino era stato preparato un po' di merenda. Lo sposo di Maria non voleva fermarsi a lungo; ma chiacchiera e bevi, mangia e ribevi, il debol'uomo ch'esso era non si seppe spiccar pi.
Verso mezzanotte Maria che lo aspettava inquieta, vide rientrare il marito in uno stato compassionevole d'ubbriachezza. Essa non gli fece un rimprovero: lo aiut a spogliarsi, lo mise in letto; ma non dorm di tutta la notte la povera Maria, e una vaga paura dell'avvenire la morse per la prima volta al cuore.
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Capitolo 15.
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Il domattina Cecchino era il pi mortificato uomo del mondo. Una vaga sfumata memoria di quello che gli era successo, delle parole e degli atti che erano intravvenuti fra lui e la moglie al suo ritorno in casa lo facevano timoroso dei rimproveri di Maria. Pensava che quest'ultima avrebbe detto qualche cosa alla madre, e che quindi anche dalla Maddalena avrebbe dovuto ricevere alcun rimbrotto o quanto meno alcuna pungente satira, pi difficile a sopportarsi che un'aperta rampogna. Era disposto a tollerare i lamenti della moglie, ma si sentiva niente affatto inclinato a dar passata agli ammonimenti ed al proverbiare della suocera. Si present innanzi alle donne pi tardi del solito, le orecchie basse, l'aspetto d'un colpevole, che per  pronto a far malviso alle accuse per poco che se ne senta scalfire al vivo. Maria aveva l'aspetto mesto, ma non la menoma collera brillava nel suo sguardo mite e rassegnato quando lev gli occhi sul volto del marito che si avvicinava. Maddalena era inquieta delle arie della figliuola; ma le sue parole e le interrogazioni che le veniva facendo intorno alla ragione della sua tristezza dimostravano che Maria avevale nulla detto.
Al sopraggiungere di Cecchino la Maddalena gli domand con una certa premura, onde mostravasi che un verace affetto era pur nato nella brava donna pel suo genero:
Vi sentite poco bene, ch vi siete levato tanto pi tardi e ci avete una faccia color dell'acqua fresca?
Fu Maria che diede la risposta senza lasciarne tempo al marito.
S: e' dorm poco bene stanotte, ma sono persuasa che gli  nulla e che non avremo da addolorarci altrimenti di quel suo male.
Cecchino che comprese affatto l'allusione, strinse la mano della moglie in modo significativo, e disse con fermo accento:
Hai ragione.  gi tutto passato, e non ci ricascher.
Era di buona fede nel fare questa promessa, come lo era stato nelle precedenti. Si disse fra s che non doveva pi metter piede nell'osteria di Maso; e siccome disse in quel primo istante che non c'era pi occasione veruna da recarvisi, afferm a s stesso che in realt non ci sarebbe andato mai pi. Ma aveva appena cos sentenziato fra s medesimo, che una vaga memoria gli spunt nel cervello, come la sera innanzi nel maggiore della baldoria, egli, mosso da un sentimento di superbia che gli faceva amaro il godere di quella refezione regalata da Maso, senza restituire in alcun modo la liberalit usata, aveva solennemente invitato i compagni che cioncavano con lui ad una simil cena per l'altro giorno a venire; poteva egli mancare alla sua parola? no certo; ma tuttavia sper un momento che quel suo invito fosse stato obliato dai compagni, che andasse smarrito in mezzo a quella infinit di ciarle inconcludenti da ebbro, di cui non rimane traccia entro la mente di chi le fa e di chi le ascolta in mezzo ai bicchieri.
Questa speranza, su cui, per dir vero, non faceva fondamento con molta fiducia nemmen egli, non pot durare in lui lungo tempo. Nel pomeriggio uno di quei beoni pass sulla stradicciuola che confinava un campo della fattoria, nel quale Cecchino stava appunto facendo qualche lavoro.
Oh! grid quel tale al marito di Maria, fermandosi all'orlo delle rivangate zolle: come va, Cecchino?
Questi drizz la persona che aveva curva sulla terra, s'appoggi colle due mani al lungo bastone del suo badile e rispose con accento di poca cordialit:
Non male, grazie; e voi?
Benone, a meraviglia. Dopo una allegra sera come quella che abbiamo passata ieri, a me si fa tanto di buon sangue... Ed anche a voi una volta era cos, non  vero? E se il matrimonio non vi ha cambiato, e non siete diventato vecchio anzi tempo, dovete ancora piacervi di codesto stare in giolito.
Il matrimonio non mi ha cambiato niente affatto: rispose quasi punto il marito di Maria; e vecchio non lo sono ancora una buggerata.
Cos che vi sentireste proprio ancora di starci a paro come altra volta col gotto in mano?
Eh! mi pare che jer sera non sono mica stato indietro....
No... Ma a proposito, l'invito che ci avete fatto ier sera... vi ricordate bene dell'invito che ci avete fatto?
Diavolo! esclam Cecchino come offeso del dubbio; ma intanto si morse le labbra, non poco arrabbiato seco stesso che gli altri se ne ricordassero cos bene.
E codesto invito tiene egli sempre? domand quell'uomo.
Cecchino avrebbe volentieri risposto: Andate al diavolo voi e l'invito, e non seccatemi dell'altro; e invece esclam coll'accento ancora pi offeso:
Come! s' e' tiene!... E perch non avrebbe da tenere?... Non  Cecchino che si tira indietro da queste cose; e quando ho fatto un invito....
Va benissimo; ne sono pi che persuaso; gli  ci che pensavo; e l'ho detto poc'anzi a Maso il quale dubitava....
Ah Maso dubitava!... E perch? ah che avrebbe egli paura ch'io non lo pagassi?
Si drizz su della persona sopra le anche con mossa piena d'orgoglio e soggiunse con tono da spaccone, tono che molte volte era nelle sue abitudini dacch era tornato dall'esercito:
E' mi sembra pure avergli dimostrato che i nostri noi pagano con esattezza; e non  una buona cena regalata ad amici che mi possa mettere in impaccio.
Eh! lo si sa bene! Voi oramai siete un riccone nel paese; e ad ogni modo avete sempre la riserva dei sacchetti di marenghini messi in l dalla Maddalena... Ma non gli  questa la ragione che adduceva Maso. Egli mi diceva aver voi lasciato sfuggirvi codesta proposta in un momento d'abbandono, senza rifletterci, e pensava che dopo, a sangue raffreddo e testa calma, ve ne sareste forse pentito.
Cecchino ebbe di nuovo la mossa di poc'anzi.
Non mi pento mai di ci che dico e faccio.
Maso aggiungeva che, inoltre, codesto avrebbe potuto dispiacere a vostra moglie ed a vostra suocera....
Cecchino, a cui un lieve rossore sal alle guancie, interruppe con impeto:
Mia moglie in codesto non ci ha da entrare e tanto meno mia suocera.
Maso supponeva che loro avreste detto la cosa e che, esse facendovene qualche rimostranza, voi avreste potuto aver l'idea di rinunziare a questa partita.
Il rossore di Cecchino s'accrebbe e fu con pi vibrato accento che proruppe:
Ecch? Credete voi ch'io abbia bisogno di consultare le donne su quello che voglio fare?... Che io debba domandar loro licenza forse?... Per Dio! Faccio quello che mi pare e piace, ed a loro dico manco una sillaba.
E va bene!.. Gli  cos che un uomo, un vero uomo deve fare... Ma il nostro Maso sa che voi amate cotanto vostra moglie....
L'amo s; ma ci non implica...
Basta!  stato lui a dirmi: poich voi avete da passare per col verso la fattoria del signor Pronetti, guardate un po' se ci vedete Cecchino; e cos, senza che paia, fate a scoprire quali sono le sue intenzioni in proposito.
L'antico bersagliere non lasci pi andare innanzi il suo interlocutore: fece un sorriso pieno di superbia e d'una certa compassione, e disse:
Andate pure a dire a Maso che non tema di nulla: domani sera avr luogo la cena, e faccia pure del suo meglio, ch voglio si stia allegri....
Come siamo stati ieri: soggiunse quell'altro.
Ancora di pi: continu Cecchino; e di quelle bottiglie suggellate se ne hanno da far ballare parecchie.
Cos va parlato!... Vedo proprio, Cecchino, che siete sempre quell'uomo!
Di tal guisa Maso, che temeva la sana influenza di Maria sull'animo di suo marito, otteneva che quest'ultimo per allora non si potesse disdir pi e cos venisse a lasciarsi avviluppare da un'altra di quelle spire che nell'iniquo disegno del vendicativo dovevano avvolgerlo a poco a poco e trarlo al male ed alla rovina.
L'inviato dell'oste fece ritorno presso quest'ultimo colle definitive risoluzioni di Cecchino, e questi riprese il suo lavoro, ma lo riprese con assai pi mala voglia che per l'innanzi. Era scontento ed arrabbiato di s; gli pareva che tutto ci ond'era attorniato gli desse motivo di scontentezza e di rabbia.
Avrebbe voluto dire a Maria ci che gli capitava, e non se ne sentiva il coraggio: s'ella le avesse fatto delle rimostranze egli era in tal condizione da non doverne far caso nessuno; quindi sarebbe nata occasione di contrasti e di disputa; no, no, non dir nulla era meglio. E cos fece in realt.
Il domani a sera la baldoria fu maggiore di quella prima, con aggiunta d'un altro vizio pi brutto e pi dannoso: il giuoco. Maso con arte infinita seppe metter tra mano al suo fortunato rivale quella maledizione delle carte, e Cecchino fu di botto ripreso dal demone alle cui triste influenze pareva per sempre sottrattosi. Giuoc e bevazz tutta notte; la mattina si ridusse a casa, la borsa vuota, lo stomaco malato d'indigestione e l'anima per traverso. Maria non fece rimproveri, ma timidamente affacci una osservazione; Maddalena, a cui la cosa non s'era potuto pi tener nascosta, volle appoggiare le parole della figliuola con alcune sue che avevano il torto di saper troppo d'autorit e d'ammonizione: Cecchino rispose con una collera sragionata che irrit la suocera, fece piangere la moglie, ma, intimiditele entrambe, le azzitt con dolorosa mortificazione.
Una volta messo il piede su quel fatale pendo, Cecchino precipit. Da principio egli scendeva alquanto riluttante, per cos dire; s'aggrappava qua e col, le lagrime che vedeva negli occhi di Maria erano un ritegno: se nessuno si fosse adoperato a dargli via via la spinta egli si sarebbe potuto fermare; ma questa spinta, cos accortamente che pareva sempre fosse il caso, c'era qualcheduno che sapeva intravvenire a tempo a dargliela quando appunto l'influsso della virt stava per trionfare. Questo qualcuno non occorre dire che era Maso.
Ma chi non conosce l'inevitabile, funesto effetto del vizio? Giunti ad un certo punto i trascinati da esso non possono pi fermarsi che per effetto d'un miracolo, o per conseguenza di qualche gran crisi che tutta rimuti e sconvolgendola dalle basi rimetta in altro equilibrio l'anima umana. Cecchino aveva abbandonato il lavoro e s'era rifatto frequentatore dell'osteria. Maso gli aveva aperto un credito illimitato: e la perfida agevolezza di non pagare lo sollecitava ad abusarne. Col il giuoco gli divorava dapprima tutti i denari di cui poteva disporre: quando gli aveva dato fondo a tutte le sue riserve, lo ingolfava nei debiti. Per ottenere danaro non aveva altro modo pi che di ricorrere all'imprestito. Avrebbe voluto domandare a Maso, che s'era fatto una popolarit nel paese col discreto tasso d'interessi nel dare a mutuo delle piccole somme a chi ne abbisognasse; ma poi non os. Alcuna ripugnanza sentiva, pur tuttavia in petto a venire a domandar favori a quell'uomo. Le faccende alla fattoria andavano a casaccio. I frutti in realt vi si mangiavano sempre in erba; Cecchino aveva sempre venduta la parte dei raccolti che aspettava al mezzaiuolo la stagione prima che avesse luogo la messe. Maddalena strepitava, ma la figliuola piangeva abbracciandola perch la non volesse far guai, le diceva che rimbrotti e diverbi con Cecchino avrebbero fatto peggio; e la brava donna, per amor della figliuola e della concordia, ringoiava il suo dispiacere e la rabbia: ma, condannata al silenzio, dimagrava a vista d'occhio. Ed in vero Cecchino alle prime rampogne della suocera aveva risposto di tal maniera che bene provava come non foss'egli acconcio a tollerare il menomo fastidio di cosiffatte rimostranze.
Tutto adunque cominciava andar male nella famiglia di Maria; anche la pace domestica. Come se codesto non bastasse a mandare in fondo quella povera casa, avvenne ancora che Cecchino, disperato del tutto di ottenere in altro modo denaro, ricorse all'usuraio Grinta.
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Capitolo 16.
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Cinque anni adunque son passati dal d in cui si celebr il matrimonio di Cecchino e di Maria. Siamo di nuovo nell'autunno; in quella medesima stagione in cui Maso partendo dal paese diede l'addio a Maria; in quella stessa in cui Maso di ritorno apprendeva la promessa con altri della fanciulla da lui amata, in quella stagione piena di tanta mestizia, nella quale anche a quelli cui sorride il presente, torna in pensiero con soave rammarico la memoria del passato.
Le vendemmie, anco nell'alto Piemonte, sono gi compiute e le vigne ingialliscono le loro foglie al sole dell'ottobre. Assai prima che questo pigro sole sorga sull'orizzonte, Maso a cui le notti sono agitate sempre e i sonni torbidi e brevi come a chi tiene fisso in mente un pensiero inesorabile che non d mai tregua, Maso  saltato gi dal suo letticciuolo, s' vestito de' suoi soliti abiti succinti e modesti, ma caldi, puliti ed acconci, fra la foggia del campagnuolo e quella del cittadino, ha preso il suo mantello di grosso panno bleu, perch le mattinate cominciano ad esser fresche, ed entrando poscia nella stalla, ha scosso bruscamente un cotal villanzone, che vi faceva da mozzo, il quale sopra uno stramazzo di paglia fresca, avviluppato in una buona coperta di lana, vi dormiva della grossa.
Ehi, l, Bastiano, su in piedi, dormiglione della malora,  tempo di alzarsi.
Bastiano (ch gli era proprio quella nostra antica conoscenza) mand una voce di malavoglia che pareva davvero un grugnito: si contorse della persona con cattivo umore e rispose mezzo ancora addormentato:
Eh lasciatemi in pace.
Ma il padrone lo scosse con mano ancora pi robusta e gli grid con voce pi forte ed imperiosa:
Ti dico d'alzarti, babbuino, e non farmelo ridire un'altra volta!
Bastiano un po' pi sveglio riconobbe la parola del padrone e il tono che non ammetteva tolleranza d'indugi; e fu lesto a sorgere, cacciandosi i pugni negli occhi per destarsi di meglio.
Eccomi, eccomi, disse stirandosi e sbadigliando. Son bello e levato... Che cosa c' da fare?
Attacchi subito subito la grisa alla carrettella: io intanto vado a fare una commissione e quando il legnetto sia allestito, me lo conduci tu stesso sul principio della salita innanzi alla cappella di san Rocco, e mi aspetti col, se io non ci fossi ancora: ma  probabile ch'io vi sia prima di te e guai se mi ci fai stare lungo tempo a pigliare il fresco. Hai capito?
Altro che! rispose Bastiano che non rifiniva di stirarsi. Voi volete andare al mercato di*** sor Maso?
Il villanzone che da giovinetto aveva s poca ossequenza pel Maso debole e povero, trattava ora col sor il padrone influente ed arricchito.
Vado a vedere se mi sono arrivate le uve che ho comperate nell'Astigiana ed a curarne il sollecito trasporto in paese. Tu terrai gli uomini pronti per quando arrivino a tostamente scaricarle.
Sor s.
Quando sar ora conveniente, andrai dal signor Pronetti e gli dirai che ho molto piacere di parlargli d'una cosa che lo interessa assai personalmente e che perci faccia il piacere di passare da me nella mattinata, prima almeno delle dieci.
Sor s.
Io sar di ritorno prima d'allora.
Sor s.
Ora non ho pi nulla da dirti. Cessa dunque di star l piantatomi dinanzi colle gambe larghe, e sbrigati.
Sor s.
Maso avviluppatosi nel suo mantello usc di casa. L'alba rompeva appena appena le tenebre d'una riga bianchiccia all'estremo orizzonte verso la pianura: nessuno ancora si aggirava per le strade silenziose del villaggio. Appena dietro qualche vetro, o meglio dietro qualche impannata di carta delle finestre, si vedeva il debol chiarore di un lume acceso dalla mano sollecita di qualche massaia mattiniera; non un uccello ancora salutava il giorno presso a nascere; un vento frizzante soffiava gemicolando alle cantonate delle case. Il nostro personaggio parve rallegrarsi di quella solitudine e di quel silenzio, e di buon passo s'avvi verso quella parte fuor del villaggio, dove era la fattoria abitata da Cecchino e da Maria; ma non fu cost ch'egli si rec, e pochi minuti dopo abbandonata l'osteria egli giungeva alla porta della casa di Grinta, la quale ad un solo suo picchio si apr per lasciarlo entrare, come se foss'egli aspettato.
L'usuraio e Maso ebbero un corto ma vibrato colloquio, il quale si conchiuse nel modo seguente: Oggi dunque sar fatto il gran colpo: fu Grinta che cos disse. Fra poche ore le donne si troveranno in faccia l'usciere e vorr essere un brutto momento per loro.
Quanto mi tarda che queste ore sieno passate! mormor Maso coi denti stretti.
La cosa fu menata veramente con abilit da maestro.
Nessuno sospetta ancora ch'io c'entri per qualche cosa?
Nessuno.
Voi farete tutto appuntino come vi ho detto?
Potete starne sicuro... C' un solo pericolo: che Pronetti si lasci commuovere dalle preghiere delle donne e intravvenga in loro aiuto nel migliore della cosa.
Figuratevi se non ho pensato a questo pericolo... Gli  da tempo che lavoro ad indisporre l'animo di quel babbeo contro i suoi mezzaiuoli. So che in un momento solo d'intenerimento egli pu lasciarsi cogliere, e se non mandare in aria, almanco slontanare il conseguimento del mio scopo Ma bene provveder a parare a questo pericolo.
Gi! voi le immaginate tutte, e sapete provvedere a tutto, disse Grinta con accento di vera ammirazione.
Maso non rispose pi; fece un atto il quale pi che un saluto era una raccomandazione per le cose da farsi, e si allontan col suo passo frettoloso per recarsi col dove aveva detto a Bastiano di menar la carrettella.
Bastiano nutriva davvero pel suo nuovo padrone un timore che superava la sua pigrizia, perch senza pi dar retta al sonno che gli punzecchiava ancora gli occhi ed all'accidia che voleva occupargli tutte le membra, si pose proprio a proposito a fare quello che Maso gli aveva ordinato. Non era per ch'egli non protestasse alquanto contro la prepotenza che gli aveva interrotto il sonno, borbottando le seguenti lamentazioni nel mentre metteva i finimenti alla cavalla:
Che benedett'uomo  mai questo Maso! Non dorme lui e non ha da lasciar dormire gli altri;  sempre in moto per qualche cosa come se fosse nemico mortale dello star fermo, e nessuno intorno a lui ha da riposare... che peccato gli  questo mai! si starebbe tanto bene in questa casa... se non ci fosse nulla da fare! Mangiare e bere non mancano mai... E che vin buono si pu spillare di quando in quando!... Alcuni avventori vi lasciano scorrere qualche soldo di mancia, e il padrone poi, Maso, paga a tempo ed a modo che gli  un gusto... Ma quel non poter dormire tutta la nostra satolla, ehm, gli  duro, proprio duro....
Il buon Bastiano tentennava il capo con espressione davvero malcontenta, mentre tirandola per la briglia, menava fuor della stalla la grisa vestita de' suoi fornimenti; ma in quella il ricordo d'un suo recente passato gli venne ad ispirare un pi giusto apprezzamento delle sue condizioni attuali:
A dir vero sto meglio qui che non da quel diavolo di un umor bislacco di Cecchino... L si doveva anche lavorare come un asino... anzi di pi che un asino: Cecchino, lui, stava a grattarsi le ginocchia e tutto cascava addosso a me. Lui all'osteria, lui ad ogni festa del cantone, lui alle fiere ed ai mercati per venire a casa colle tasche vuote, ed io a sgobbare in ogni maniera. E il peggio si  che si mangiava poco e si beveva anche meno, ed avere sempre davanti gli occhi rossi di quella santa donnina di Maria... Io non ci poteva resistere. Ho un cuore fatto cos io! Se avessi almanco potuto mangiare e bere secondo il bisogno! Ma digiunare e per sopraggiunta pigliarsi le pacche da Cecchino quando tornava a casa ubbriaco... ed era tutte le sere... oh questo poi no!... Io non ho potuto resister pi a vedere l'infelicit di quella povera Maria a cui voglio bene.  un angelo quella donna l! Mai un lamento, mai dirgli il fatto che si merita a quel birbone di suo marito: sempre metter acqua nella collera della Maddalena, che se non fosse di Maria che s che avrebbe la lingua un po' pi sciolta a dare a Cecchino quel che gli viene. E lui?... Che orrore! Com' cambiato quell'uomo!... A vedere sua moglie che piange e tace, la Maddalena che borbotta, e' va a nascondersi per non iscoppiare, lui, che sente i suoi torti, una rabbia del diavolo, e per isfogarsi addosso al povero Bastiano che non ne poteva cica... Ah! se non fosse stato lui il padrone... e se fossi stato pi forte io!... Basta, un bel giorno che venne a casa pi ubbriaco del solito e ch'io m'ebbi perci una strigliatina maggiore, mostrai ci di cui ero capace; feci un fagotto de' miei quattro stracci e via da quel luogo dove ero fin da ragazzo, e il quale non avrei mai pi creduto di dover lasciare in vita mia. Ah mi pianse il cuore... per Maria sopratutto... ma ne avevo abbastanza di far quaresima e di pigliar botte... Capitai qui per rifocillarmi un poco e non potei a meno di contar tutto a Maso. "Vuoi rimaner qui meco da servitore?" mi diss'egli. Stentai un poco ad acconsentire, perch un tempo Maso ed io non ce la dicevamo troppo bene: ma avrei pur fatto la gran bestialit a non accettare: e non la feci... Qui mai pi nessune pacche... ed ingrasso.
Mentre egli esponeva di tal guisa seco stesso la storia delle sue vicende, Bastiano non era ristato dal fare la sua bisogna e la cavalla era attaccata al legnetto; allora il dabbene spalanc il portone del cortile, mont nella carriuola e facendo chioccar la frusta con nessuna carit pel sonno dei vicini spinse al trotto la grisa gi per l'acciottolato della strada, e fu in un momento al luogo assegnato da Maso. Questi sal nel legno donde Bastiano discese, si avvilupp ben bene le gambe in una copertona di lana, il torso col suo mantello, serr le guide nella mano sinistra, prese colla destra la frusta, e prima di dar l'avviarsi al cavallo disse ancora al servitore:
Ricordati tutto ci che ti ho detto, e sopratutto di andare da sor Bernardo.
Sor s: rispose Bastiano, mentre Maso, dato una voce e toccata col fiocco della frusta la schiena della cavalla, partiva di trotto serrato.
E difatti il bravo Bastiano mise tanto zelo a fare la commissione raccomandatagli, che senza voler aspettar altro, tornando indietro, si rec allora subito alla casa del signor Pronetti, dove tutti ancora erano addormentati. Col fece tanto chiasso alla porta, che il vecchio servitore e la pi vecchia cuoca di quel brav'uomo saltarono su mezzo impauriti a vedere che cosa fosse.
Bastiano, in risposta alla domanda fattagli, grid tanto forte da farsi sentire da tutto il vicinato:
Dite a sor Bernardo che ho una commissione da fargli da parte del mio padrone per una cosa che lo interessa personalmente.
Maso era un uomo di tale importanza, anche nel concetto dei due vecchi servitori, che una sua ambasciata non si congedava mica come quella d'un qualunque: tenuto brevemente consiglio di quel che dovessero fare decisero all'unanimit che conveniva andare ad avvisarne il padrone.
Che cos'? disse Pronetti levandosi sul letto a sedere, perocch avesse udito i forti colpi battuti all'uscio e, senza capirle, le parole scambiate dall'esterno all'interno della casa.
Gli  il servo dell'oste Maso, che dice aver cose importanti da comunicare a vossignoria per parte del suo padrone.
Pronetti corrug le sopracciglia sotto la sua fronte piccola e liscia nella contenzione del pensiero che dest in lui codesta notizia.
Una comunicazione di Maso a me?... Aspettate che indovino di che si tratta....
Stette un momento grattandosi la punta del naso.
No; in questo momento non mi ci raccapezzo. Una comunicazione?.. O diavolo! fate entrare quell'uomo.
Bastiano entr nella stanza da letto di sor Bernardo strisciando delle riverenze ed avvolgendo nelle sue grosse mani il berretto di lana che s'era levato di testa.
Ah sei tu, Bastiano? gli disse Pronetti.
Sor s, son io.
Ebbene?
Eh! guardi l; non va mica male la salute.
Bestia! non ti domando le tue nuove: gli  Maso che ti ha mandato?
Sor s.
Per dirmi?...
Che ha da parlarle di cose che la interessano personalmente, e che la faccia il piacere di passar col all'osteria per discorrerne.
Pronetti pens che Maso avrebbe potuto benissimo venir egli stesso a trovarlo senza dargli l'incomodo di muoversi; ma poi, siccome conosceva che quell'accorto d'un oste non faceva nulla senza il suo bravo perch, si disse che v'era di certo una ragione anche a codesto.
E si tratta di cose che premono? domand ancora sor Bernardo.
Bastiano si strinse nelle spalle.
M' avviso di s: rispose continuando a tormentare la sua berretta.
Va bene... Mi levo subito e vado. Torna all'osteria e fammici preparare una buona scodella di trippe che ve la manger intanto per colazione.
Sor s.
Venti minuti dopo, il buon Pronetti tutto frettoloso soffiando per aver fatto correre la sua pancia badiale, entrava nella cucina dell'osteria, dove dalla pentola che bolliva al fuoco vivace del gran camino cominciava ad esalare un succolento e tentatore profumo.
Sor Bernardo aspir con nari voluttuosamente allargate quel confortevole odore, prese per la spalliera una seggiola e, portatala vicino al fuoco, vi sedette sopra esponendo al calore della fiamma le piante de' suoi piedi.
Ol, diss'egli a Bastiano che pass per la cucina, Maso  egli di sopra?
Sor no....
Ho capito... Gli  presso i tini dove bollono le uve....
Sor no.
Allora gli  in cantina che cura le botti.
Nemmeno.
O diavolo! E dove s' andato dunque a cacciare?
Gli  fuori....
Poteva aspettarmi... Non gli hai detto che venivo subito?
Sor no.
Bestione! E perch non dirglielo?
Perch avrei dovuto andare fino a....
Come fino a...?
Sor s.
Il tuo padrone  col?
Gi!
Che cosa  andato a farci?
 andato al mercato a prenderci delle uve.
Pronetti espresse nella sua faccia bonaria tutto il cattivo umore cui erano capaci ad esprimere i suoi lineamenti da giovialone.
Come! Mi manda a chiamare... e poi se ne parte?
Sor no. Era gi partito prima....
Prima che tu venissi da me?
Sor s.  andato via all'alba.
Oh il brutto scimunito!... E perch non me l'hai detto?
Lei non me l'ha dimandato.
Che il diavolo ti porti!...
Pronetti si alz con impeto, deciso a partirsene di l per tornarsene a casa sua.
Quando Maso verr, gli dirai che se vuol parlarmi venga egli a casa mia.
Sor s.
E che un'altra volta le sue commissioni le dia da fare a qualcuno meno imbecille di te.
Sor s.
Era gi presso alla porta, quando sopraggiunse il giovane che faceva da cameriere.
Come! diss'egli, la se ne va, signor Pronetti? E le trippe che cuociono a sua intenzione?
Un'ondata di quel buon odore della pentola giunse in quella alle nari di sor Bernardo a dare appoggio alle parole del cameriere:
 vero, disse Pronetti; posso nel frattempo far colazione. Bene, mi fermer a mangiar le trippe. Maso  sempre sollecito ne' suoi affari, prevedo che giunger prima ch'io abbia finito.
Rimase: e la balorderia di Bastiano che aveva fatto uscire Pronetti di casa prima del tempo doveva concorrere ancor essa alla rovina di Cecchino e di Maria.
Diffatti pochi minuti dopo che sor Bernardo erasi partito per recarsi all'osteria, picchiavano alla porta della casa di lui Maria e Maddalena, delle quali gli occhi rossi dinotavano quanto avessero pianto, la pallidezza e il turbamento della faccia diceva qual notte dolorosa avessero passata. Esse domandavano in grazia di poter parlare al padrone: udito che non v'era si disperavano come gente perduta; la vecchia fante impietosita diceva loro che si recassero all'osteria di Maso dove l'avrebbero trovato: Maddalena si disponeva a far cos; ma sua figlia non ci voleva acconsentire.
No, diceva ella sommesso, ma vibrata d'una risoluzione irremovibile; entrare nella casa di quell'uomo non voglio... Gli  l'essere entrato col che ha perduto il mio uomo.
Conchiusero pregando la serva di Pronetti, dicesse a costui quando sarebbe tornato che avevano un'immenso, assoluto bisogno di lui, che per quell'amore ch'egli aveva sempre avuto per la sua figlioccia non volesse rifiutar loro la carit di udirne le preghiere. La vecchia fante che sapeva qualche cosa delle sventure di quelle povere donne, e cui le lagrime loro commuovevano, promise che avrebbe indotto il padrone ad andar egli stesso alla fattoria.
Se Maria e Maddalena avessero potuto in quel momento parlar col buon Pronetti ne avrebbero di certo ottenuto que' soccorsi che ne invocavano.
Ma per conoscere intieramente le brutte condizioni in cui quelle infelici si trovavano, entriamo nella fattoria rifacendoci alla sera del giorno prima.
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Capitolo 17.
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Dei cattivi diportamenti di Cecchino e delle triste conseguenze di essi, le donne sapevano pur troppo, vedevano coi loro occhi medesimi, e toccava scontarne anche a loro innocenti la pena colle privazioni, ma tuttavia erano ben lungi dal pur pensare a qual punto realmente fossero ridotte le cose.
La sera dunque del giorno prima che Maso partisse, come vedemmo, pel mercato, Maria e Maddalena erano sole alla fattoria, lavorando mestamente, senza scambiarsi pure una parola e nemmanco uno sguardo. La figliuola non osava guardare in volto la madre per paura di leggervi un rimprovero, che, quantunque muto, le sarebbe stato dolorosissimo; era ella difatti che aveva voluto contro il parer della madre dar la mano di sposa a Cecchino: Maddalena non volgeva gli occhi sulla figliuola per la troppa pena che faceva al suo cuore l'aspetto sparuto della povera Maria che portava sul suo viso patito, ma tuttavia leggiadro, le traccie dei suoi tanti dolori fisici e morali.
Certo chi non l'avesse vista pi da quel d che era andata sposa, non avrebbe ora riconosciuto in lei quella cos allegramente leggiadra giovinetta che era tutto un sorriso, tutto una splendidezza di prosperit e di gioia. Quattro volte gi era ella stata madre, e l'ultimo de' suoi piccini pendevale ancora alla mammella dove attingeva un latte che potrebbe dirsi amareggiato dalle lagrime materne; gli anni avevano contato pi che doppio per quella povera anima travagliata, la quale vedeva man mano sparirsi dinanzi la tranquillit della pace domestica, la sicurezza dell'avvenire, la sorte della famiglia su cui gettava oramai l'adunco artiglio la miseria orridamente spaventosa.
E la Maddalena pure era cambiata di molto, mostrando non pi quella faccia larga e gioviale cui Bastiano nei bei tempi paragonava alla luna piena, ma un viso dimagrato su cui avevano fatta una vittoriosa invasione le rughe: l'espressione dei suoi lineamenti aveva preso qualche cosa d'acre, che rivelava lo sforzo continuo e la pena del contenere incessantemente la sua scontentezza, le sue collere, e del ricacciarsi in gola i rimbrotti e l'esplosione del giustissimo sdegno che le saliva alle labbra. Filava alla rocca con moti bruschi e poco misurati, dando alla canapa che tirava in filo degli strappi di mala grazia; Maria cuciva de' miseri panni dei figli suoi e guardava miseramente l'ultimo suo nato che giaceva nella cuna, dando di tratto in tratto col piede una spinta a dondolarnelo perch continuasse a dormire. Gli altri bambini erano a ruzzare per l'aia, ma come se occupati anche loro dalla mestizia taciturna della madre e della nonna, non facevano il menomo rumore, contentandosi d'avvoltarsi sur un po' di strame presso il pagliaio. Un alto silenzio regnava adunque tutt'intorno alle due donne, quasi fossero in capo al mondo, disgiunte e segregate dal movimento della vita. Cecchino secondo il solito mancava da ore e da ore: e troppo era facile indovinare dove lo sciagurato si trovasse.
Ad un tratto il cane si slanci fuor del suo nascondiglio abbaiando verso un uomo che s'avanzava nell'aia; le due donne chiamarono indietro l'animale, imponendogli tacere, e un minuto dopo un signore si fermava innanzi a Maria ed a Maddalena, salutandole per nome.
Era il segretario della Pretura, uomo di et gi inoltrata, il quale da molti anni teneva l'ufficio in quel paese, ne conosceva per bene tutti gli abitanti, ed uomo di cuore, in ogni atto della sua carica arrecava quei maggiori riguardi che potesse e quelle maggiori facilit di cui fosse in grado verso ciascuno.
Siccome questo fiore di galantuomo non aveva nessuna attinenza con quella famiglia ed era caso raro per non dir nuovo ch'egli comparisse alla fattoria, le due donne che sapevano non aversi oramai ad aspettare cosa alcuna che una disgrazia non fosse, stettero l mezzo attonite e mezzo atterrite in vederlo, e la Maddalena non fu tanto padrona della sua curiosit, che tosto non prorompesse nella domanda:
Lei qui, sor segretario? oh che cosa ci  venuta ella ad apprendere?
Il segretario si vedeva evidentemente essere impacciato del modo con cui aveva da dire ci che col lo aveva condotto: e siccome quegli che sa il pi importante essere il dire la sostanza della cosa senza tanto darsi pensiero della forma, esitato un poco, si decise a parlare recisamente.
Care mie, vengo per avvertirvi che, se non trovate modo a rimediarvi, domani vi si viene a fare gli atti esecutivi.
Maria smise di trarre il punto che gi aveva avviato e divenne pallida come una morta; Maddalena lasci cadere di mano il fuso che attorcigliava.
Ges buono! esclam quest'ultima giungendo le mani. Gli atti esecutivi! Vuol dire che ci prendono tutta la roba?
Il segretario fece dolorosamente un cenno affermativo.
Le suppellettili di casa?
S... eccetto il letto.
Ed anco le bestie nella stalla?
Quelle sopratutto, che sono il vostro maggior valore.
Ma noi allora siamo rovinati del tutto! proruppe Maddalena con impeto di voce in cui ci erano sdegno insieme e commozione di pianto. Ma ci gli  quanto dire che ci si vuol cavare il pane di bocca, che si vuol cavarlo ai nostri bambini... Come faremo a coltivare la fattoria? Come tirare innanzi?
Il segretario che non dissimulava la sua commozione, riprese con accento pieno di simpatia:
S, gli  un gran colpo davvero: ed  perci che ho pensato venirvene ad avvisare voi altre, a cui forse Cecchino non disse nulla.
No: esclam con rabbia Maddalena: nulla ci disse quello sciagurato che ci ha ridotte a questo bel punto....
Maria non aveva ancora aperto bocca: era rimasta l come interita, gli occhi senza lagrime ma pure con dolorosissima espressione fissi sul segretario, ritratto vivente del muto ma profondo dolore. A quelle parole con cui sua madre accusava suo marito, Maria si riscosse.
Ah! gli  il destino che ci ha perseguitati: diss'ella vivamente entrando in mezzo il discorso: ma qui sor segretario ci ha detto che Dio lo benedica! di esser venuto ad avvisarcene, perch potessimo trovarci un rimedio: dunque un rimedio c' ancora... Oh per carit, soggiunse sporgendo le mani giunte verso il segretario con atto di ineffabile supplicazione: per carit, lei che  tanto buono, lei che  pure padre di famiglia, lei non ci abbandoni, ci mostri come abbiamo da fare per salvarci, lei non lasci cacciar nella miseria i miei figli innocenti, lei ci salvi per amor di Dio.
Il segretario, sempre pi commosso, rispose volgendosi in l per non lasciar vedere le lagrime che aveva entro gli occhi:
Santo Dio! vorrei potere io stesso venire in vostro aiuto; ma la somma  troppo vistosa, e come ben sapete sono padre di famiglia... Se la mia parola avesse qualche autorit sul vostro miserabile creditore... Ma s: quel birbone di Grinta non ode altra ragione, non s'arrende ad altro sentimento che quello del danaro.
Ah! gli  quello sciagurato di Grinta che ci mette sulla paglia? esclam la Maddalena con ira stringendo nelle mani la conocchia, come un soldato avrebbe fatto del fucile per minacciare il nemico. Che Dio gli mandi tanti accidenti....
No, madre, disse mitemente colla sua voce soave la povera Maria: non auguriamo male a nessuno perch la Provvidenza si compiaccia di allontanare la sventura anche da noi... se andassimo... io co' miei bambini... a gettarci alle ginocchia di quell'uomo supplicandolo....
 inutile, interruppe il segretario: commuoverete pi presto una roccia della montagna che non quel cuore di macigno.
Come fare adunque?... Noi siamo povere donne che non c'intendiamo di nulla... ci consigli sor segretario.
Converrebbe che trovaste qualcheduno che o pagasse per voi... ma gli  molto difficile... o quanto meno, e codesto pu essere pi probabile, facesse sicurt per Cecchino... e questo qualcheduno voi forse saprete dove trovarlo....
Maria e Maddalena si guardarono tuttedue interrogandosi mutamente: un nome era per uscire dalle loro labbra, ma pareva che un certo ritegno impedisse all'una ed all'altra di pronunziarlo. Fu il segretario medesimo che lo disse:
Gli  il padrone della fattoria, il signor Pronetti.
Le donne chinarono gli occhi preoccupate tutte due dallo stesso pensiero.
Quello  un bravo e buon uomo, continuava il segretario stupito dal silenzio impacciato delle sue ascoltatrici;  affezionato alla vostra famiglia, vuol molto bene a voi, Maria, che ha tenuta a battesimo, e pregandolo voi, sono certo che qualche cosa si decider a fare.
Maria lev la testa risolutamente come persona che ha presa una decisione.
 giusto, diss'ella; e la ringrazio infinitamente del suo consiglio. Ci avevo un po' di peritanza, perch da qualche tempo il signor Pronetti non  molto contento di noi e non ha invero ragione di esserlo. Ancor egli per le nostre sciagure ebbe a patirne danno, e temo pur troppo che quella sua affezione per noi sia molto ma molto sminuita... Per lei dice benissimo, il nostro padrone ha un cuor d'oro e non rester sordo n indifferente alle nostre preghiere... Non perdiamo tempo, madre, mettiamoci il nostro fazzolo e corriamo dal padrone... Veniteci anche voi, madre, vi prego, ch la vostra presenza mi dar coraggio ed aggiunger efficacia alle mie parole... Porter meco il mio ultimo bambino... anzi li condurr meco tutti i miei figli! ch gli ho da lasciar qui soli?... non c' pi nessuno a custodirli, e sor Bernardo al vederci tutti a' suoi piedi a supplicarlo non regger alla compassione.
Benissimo, fate cos, disse il segretario; ed io sar molto contento di aver da sospender quella brutta funzione. State adunque di buon animo e speriamo che tutto s'aggiuster per lo meglio.
Ringraziato col calore della pi viva riconoscenza, quel brav'uomo di segretario se ne part con l'animo pi lieto, con un po' di quel dolce soddisfacimento che prova chi ha fatto una buona azione.
Le due donne s'affrettarono a prepararsi; la notte discendeva ed esse coi bambini s'avviavano per partire, quando, ad impedire loro il passo, si present sulla soglia Cecchino malamente turbato nella faccia, l'occhio torvo, la voce rauca, il passo vacillante, cotticcio come sempre ogni sera.
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Capitolo 18.
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Cecchino neppure non lo si sarebbe riconosciuto pi, chi avesse cessato di vederlo da quell'epoca in cui s'era fatto sposo. La sua virile bellezza era quasi tutta scomparsa sotto l'ignobile degradazione dell'ubbriaco in permanenza. Le occhiaie infossate, e in fondo la pupilla animata d'un ardor febbrile, le guancia di color terreo, le labbra livide, le chiome scarmigliate, la barba non rasa da una settimana davano alla sua figura qualche cosa di pauroso. Lo stampo del vizio era impresso in quella fisionomia deturpata: alcuno sguardo, alcun atto, alcune parole talvolta in-travvenivano quasi proteste contro l'invasione di quel degradamento e facevano sperare che tutta non fosse ancora corrotta sino al fondo quella natura: la lotta della passione e del rimorso che logorava quell'anima si traduceva in fisica degradazione che pareva accompagnare l'abbrutimento morale. Il vestito si adattava perfettamente a quel tipo di essere precipitante gi dalla china dell'avvilimento: sporco, messo a bardosso, strappato, non ostante le cure di Maria a rappezzare ogni squarcio, nulla pi conservava di quella cura che aveva di s il pi bel giovane del villaggio, nulla di quella lindezza e di quell'amor della pulizia ch'egli aveva portato seco dalla vita e dagli usi dell'esercito.
Lo sciagurato veniva allor allora dall'osteria dove aveva perso al giuoco tutti i pochi denari che aveva ancora, e bevazzato in compagnia dei soliti scioperoni fino ad avere offuscato il lume della ragione.
Che  ci? domand egli piantandosi innanzi alla porta colle gambe larghe, il corpo ondeggiante sotto il peso dell'ebbrezza. Dov' che si va? Madre, figliuola, i bambini... tutta la baracca? Potreste prendere con voi anche il cane e la gatta di casa.... Si va a spasso a quest'ora eh?... No signore... Si rientra in casa e fissi!... basta.
La Maddalena a cui la vista del genero in quello stato, le parole e l'accento muovevano una maledetta stizza, fece a rispondere, e l'aspetto, la vivezza con cui prorompeva, l'assottigliamento delle labbra mostravano che la sua risposta non sarebbe stata n mite, n umile: ma la figliuola, appunto perch troppo era sicura di ci, fu lesta a parlar prima essa stessa:
Andiamo a parlare al signor Pronetti.
E l'ubbriaco senza muoversi dal suo posto e con quel medesimo tono:
Che Pronetti? che parlare... A quest'ora non si va a parlare a nessuno... A quest'ora non si esce di casa.
Ma... volle soggiungere Maria.
Nulla! grid pi forte quell'imbestialito: il marito comanda e non si ragiona, si obbedisce, si entra in casa, dico, marche!
Oh sentite... proruppe stizzosamente la Maddalena che non aveva pi pazienza in serbo.
Sento niente: rimbecc Cecchino, e con quell'insistenza che  particolare agli ubbriachi soggiunse: dentro subito, dentro tuttedue.
S, s, entriamo, disse allora sollecita Maria; parleremo pi agiatamente; ti spiegheremo tutto, Cecchino, capirai la necessit di ricorrere subito al padrone.
Entrarono, Cecchino spingendo le donne innanzi a s.
Padrone, padrone: borbottava l'ubbriaco con rabbia repressa: padrone un corno!... I nostri noi non hanno padroni....
Maria pose delicatamente la sua piccola mano, ahi come dimagrata, sul braccio del marito, e disse con mite accento, ma pi fermo che non prima:
Egli  padrone della nostra sorte, egli pu cacciarci da un momento all'altro, egli solo ci pu salvare da quell'immensa sciagura e dalla vergogna che ci aspettano domani.
Cecchino dette addietro d'un passo colpito da quelle parole. I fumi dell'ebbrezza parvero dileguarsi un momento e lasciar penetrare il lume della ragione alla intelligenza annebbiata, mand un'esclamazione tra di sorpresa, tra di contrariet, tra di vero cordoglio.
Ah! voi sapete? esclam stringendosi colle mani la fronte ardente: voi dunque sapete?...
Per isventura fu la Maddalena che, non potendo assolutamente pi fermare il suo invero giusto disdegno, entr in campo. Fece ella un passo innanzi verso il genero, e, le mani puntate sull'anche, proruppe coll'accento d'una collera tanto tempo soffocata che scoppia alla fine:
Sappiamo tutto! Siete riuscito finalmente a gettarci proprio al fondo della miseria... ed avrete il bel gusto di vedere i vostri figli a crepare di fame.
L'uomo, colto per cos dire in pieno petto dalla botta di questa invettiva, si lasci cadere seduto sopra una seggiola presso la tavola e curvando il capo mand un gemito doloroso.
Avete ragione: diss'egli di poi con voce che usciva penosamente dalla gola contratta; sono un animale, sono un tristo arnese, sono il peggiore di tutti gli uomini.... Lo sento, lo so, e nessuno mi odia pi di quello che mi odii io stesso; piuttosto che sposarmi, Maria, tu avresti fatto meglio ad attaccarti una pietra al collo e gettarti gi del pozzo.
Oh Franceschino! esclam Maria con amoroso rimprovero venendogli intorno ad accarezzarlo.
O meglio son'io che avrei dovuto finirmi e togliervi dai piedi un birbante di questa fatta.
Non dir cos, Cecchino: rispondeva sempre pi amorosa la moglie, gettandogli le braccia al collo.
Ma il disgraziato rigettandola con mal garbo:
Lasciami stare, diceva villanamente, queste moine mi seccano.
La povera Maria si fece in l mortificata, e la Maddalena prendendola per mano affine di trarla a s quasi per ricoverare quella reietta sotto l'amor suo, diceva con indignazione:
S, lascialo stare quel senzacuore. Egli pi che tormenti e mali tratti non ha per te, e tu, folle, gli sei sempre intorno colle amorevolezze. Va a carezzar l'istrice!
Cecchino alz il capo e un lampo d'ira pass ne' suoi occhi rioccupati dalla nebbia dell'ebbrezza.
Suocera! diss'egli minacciosamente, non fate la pazzia di stuzzicarmi.
Maria fu lesta a mettersi in mezzo ed a parlare prima che sua madre potesse aprir bocca alla rimbeccata.
Ma, diss'ella vivamente, le cose nostre c' mezzo ancora di aggiustarle benissimo.
Cecchino tentenn il capo.
S, s, continuava con pi calore la poveretta, il segretario ce lo disse... gli  per ci che volevamo ricorrere al signor Pronetti..... S'egli si rendesse sicurt per noi, tutto sarebbe salvo.
Sor Bernardo non far mai una cosa simile, disse Cecchino seguitando a scuoter la testa. Egli non mi pu soffrir pi... Ieri ancora ci siamo incontrati: e' si credette lecito farmi un predicozzo, io glie ne dissi quattro di mia foggia.
Misericordia! esclam Maddalena levando le mani al cielo, ci andava ancora questa! farci nemico il padrone!
Eh! ch'io non tollero che nessuno venga a farmi l'uomo addosso.
Che superbiaccia fuor di merito!
Maria fu lesta di nuovo ad intromettersi.
Sor Bernardo  molto buono, diss'ella, ed ebbe sempre tanto affetto per la nostra famiglia. Tu, Cecchino, non avrai da comparirgli dinanzi: ci andiamo noi... Le donne possono supplicare senza vergogna... Lo pregheremo. Per amore di me, per la memoria di mio padre, egli ceder, ne son certa. Andiamoci dunque di questa sera medesima senza perder tempo, subito, neh madre? neh Cecchino che sei contento anche tu?
L'ubbriaco lasci cadere un pugno sulla tavola e rispose bruscamente colla sua voce rauca:
No, non voglio che ci andiate.
Perch? disse Maddalena facendosi innanzi con tutta la primitiva ira sfavillante di nuovo negli sguardi.
Perch non voglio!
Bella ragione che sapete dare!
Mia moglie... la moglie di Cecchino non ha da pregare innanzi a nessuno.
Eccolo l di nuovo quella superbiaccia de' miei zoccoli! Perch la moglie non avesse da umiliarsi innanzi ad altri, bisognava che il marito non fosse....
Maria fece un atto cos supplichevole che la madre s'interruppe.
Non fosse che cosa? domand Cecchino sparando un altro pugno sulla tavola ed una grossa bestemmia.
Maddalena non rispose; ma dopo un momento con un accento in cui si avvertiva tutta la sua repressa collera, domand:
E dunque che cosa v'intendete di fare, voi?
Cecchino incroci le braccia al petto e con una rassegnazione disperata rispose fra i denti stretti:
Io? niente!
Maddalena ruppe in un impeto di collera:
Ah niente? E questa  risposta da uomo?... Niente? la vostra famiglia  ridotta da voi all'estremo bisogno e non volete far niente?... Lasciate basire i vostri bambini di fame, fate crepare di dolore e di miseria la moglie, ed avrete fatta l'opera compita... E quello l  un uomo?... Gli  una bestia cattiva....
Cecchino s'alz con impeto in un accesso di furore e non sapendo come disfogarlo gett in terra con forza la scranna su cui sedeva.
Suocera! url con accento d'uomo che non ha pi guida di ragione.
I bambini si cacciarono a piangere impauriti; Maria pallida, tremante, affannata, si gett tra la madre ed il marito.
Per carit! disse alla Maddalena, tacete, vi prego, tacete... non pi una parola.
Ma la donna che aveva finalmente superato ogni ritegno che fin allora con troppo difficile sforzo era riuscita a mettere alla sua indignazione; la donna non poteva tacer pi.
Ah s, star zitta: riprendeva essa levando ancora pi la voce; tacere, ingoiar tutti gli amari bocconi in silenzio, a rischio di schiattare, tirar gi la bile e le lagrime come fai tu, povera folle... ma io non lo posso pi, e bisogna ch'io parli una buona volta.
Guardatevi bene, esclam Cecchino serrando i pugni, gli occhi fuor del punto: questo non  momento da venirmi a soffiar sotto al naso... Lo sapete ch'io non tollero seccaggini....
Lo so che insieme con tutte le vostre buone qualit avete anche quella della prepotenza.
Volete finirla?
No... Voi avete fatto disgraziata la mia figliuola, voi mi rendete trista la mia vecchiaia, voi ci avete divorato tutto, voi avete portato nella nostra casa la maledizione.
Cecchino gett un grido selvaggio, e non pi padrone di s, con una tremenda imprecazione alla bocca si slanci sopra la suocera.
Maddalena si fece pallida pallida, ma non si mosse; i bambini strillarono pi forte dallo spavento; Maria mand uno di quei gridi che erompono dalle viscere, mentre con forza si gettava innanzi al marito arrestandolo.
Cecchino!
L'uomo ristette e vacill come se fosse per cadere.
E va bene! disse fieramente la Maddalena; alzate la mano contro la madre di vostra moglie; non ci mancava altro pi.
Cecchino parve rivolgere contro s stesso tutto il suo furore. Si percosse coi pugni chiusi la fronte, impugn a ciocche i suoi capelli colle mani convulse e se li strapp bestemmiando, urlando, piangendo, pestando coi piedi per terra: quindi, come affranto da quel parossismo, and a gettarsi sopra una seggiola e l stette immobile, coprendosi colle mani la faccia, il petto tormentato da penosi singhiozzi.
Ah se Maso avesse potuto mirar quella scena, come si sarebbe trovato vendicato!
Fuvvi un istante di silenzio, in cui non s'udirono che i pianti dei bambini e i singulti di Cecchino. Poi Maria, fattasi lentamente vicino alla madre, le disse a mezza voce, ma con accento pieno di supplicazione:
Perdonategli, madre... Non lo vedete! Egli soffre... Egli non sapeva punto che facesse, n che dicesse.
La Maddalena non rispose.
Maria si accost nello stesso modo a Cecchino e ponendogli una mano sulla spalla, gli susurr piano piano:
Domanda perdono a mia madre.
Cecchino si volse in l.
Ah Maria: diss'egli; non oso pi guardarti.
La giovine donna corse dalla Maddalena.
Egli  profondamente pentito, madre....
La sentite, Cecchino? disse allora la Maddalena con accento grave, ma senza pi sdegno. Questa povera martire  sempre quella che vi difende: essa che tanto soffre per cagion vostra. Quando voi siete presente, la misera si sforza di avere un aspetto tranquillo e lieto; ma quando voi non la potete vedere, curva sulla culla dei suoi bimbi ella piange.... e piange lagrime di sangue....
Madre!
Eh lasciami dire, ch avrei dovuto parlare molto prima... Mentre voi siete all'osteria a giuocare ed a bere, questa infelice sta in digiuno per conservare un tozzo di pane ai suoi figli, a cui non sa se il domani potr ancora procurarne.
Cecchino si riscosse e mand un gemito pi profondo.
Questa mattina, continuava la Maddalena, tutti i vostri figliuoli piangevano... piangevano di fame. Nella madia non c'era manco pi una crosta, nel seno di quella sventurata manco pi una goccia di latte; ho staccato io dall'acquasantino del mio letto la croce d'oro che mi fu lasciata da mia madre, che speravo lasciare a mia volta morendo alla mia figliuola, e glie l'ho data... E mentre questa pover'anima si recava a venderla, proprio per un tozzo di pane, voi, dove eravate?
Cecchino sorse di scatto con un'esplosione di dolore e di pentimento.
Oh basta, basta: esclam. Sono un birbante lo so... Gli  un pezzo che me lo dico... E tu, Maria, tu sei una santa... Ah! non crediate che io non provi rimorso dei fatti miei... Qui dentro, se sapeste, ci ho l'inferno che mi tormenta... Se potessi rimediare al male che ho fatto con tutto il mio sangue, lo darei, ve lo giuro fino all'ultima goccia... Ora voi due mi abborrite e mi disprezzate.
Ah no: interruppe Maria; non creder codesto....
E avete ragione... E quello sar il mio peggior castigo; l'aver perso, o Maria, il tuo amore.
Ma no, ti ripeto, t'amo sempre, Cecchino.... ti compatisco e ti perdono.
Ci dicendo, ella si gett nelle braccia del marito che piangeva vere lagrime di pentimento.
Grazie, grazie, Maria: diss'egli abbracciandola con passione.
E voi, madre, disse Maria volgendosi alla Maddalena, non avete una buona parola da dirgli?
Io aspetto a perdonargli, rispose la suocera, quando abbia provato d'essere veramente convertito ed abbia rimediato a tutto il male che ha fatto.
Avete ragione... E se Dio mi assiste far una cosa e l'altra.
Intanto la notte era venuta del tutto, e l'ora per recarsi dal signor Pronetti era troppo tarda. Si determin che le due donne sarebbero andate il domattina per tempo a cercare di lui; e Cecchino senza dir nulla alle donne, si risolveva dal canto suo a chieder soccorso a tale a cui aveva fino allora avuto ripugnanza a ricorrere: a Maso.
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Capitolo 19.
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Sor Bernardo aveva mangiato la sua buona scodella di trippe calde e cotte appuntino, aveva bevuto la sua brava mezzina di barbra, e la pancia e le suole delle scarpe riscaldate dalla fiamma vivace del camino, si trovava in un benessere da sibarita che gli faceva piacevolissimo quel momento della sua esistenza di vecchio scapolo.
Sopraggiunse Maso.
To', lei gi  qui, sor Bernardo?
Da un'ora che vi aspetto, ma non mi lamento d'aver perso il mio tempo, ho fatto colazione.
Benissimo. Allora, se non la disturbo, pu accordarmi subito un momento d'udienza....
Subito, subito; non ho nulla da fare. Quello scimunito di Bastiano mi ha detto che si trattava di cose a cui ero interessato personalmente.
Sicuro... Lei gi avr immaginato di che si tratta.
Io?... Figuratevi! Ho subito pensato... ho indovinato... Ma per bramerei saper pi precisamente che cos' quell'affare e quel mio interesse.
Gli  della sua fattoria e de' suoi rapporti colla famiglia dei suoi mezzaiuoli che io le voglio parlare.
Se lo voleva dire!
La piccola fronte del buon sor Bernardo si rannuvol alquanto.
Ah! uno spiacevole affare quello l, soggiunse, che mi ha gi dato molti dispiaceri e me ne dar chi sa quanti ancora.
Eh! lo credo! Ebbene io sono qui a proporle cosa che guarentir affatto il suo interesse, e le risparmier ogni disgusto.
La faccia di Pronetti torn ad illuminarsi della solita contentezza bonaria.
Davvero! esclam egli con entusiasmo. Oh che bravo uomo che sareste, mio caro Maso! I miei interessi sarebbero proprio guarentiti?
Meglio che mai.
Vi confesso che ne hanno bisogno. Quello scellerato di Cecchino mi ha lasciato rovinare tutta la fattoria. Di concime gi ei non ne ha pi lasciato vedere: i campi dimagrati non rendono pi nulla; tutto cammina alla gran diavola.
Questo  assolutamente vero.
Un uomo previdente come son io, pare impossibile che si sia lasciato menare in quelle peste. Io, se vi ricordate, avevo indovinato tutto quello che sarebbe successo.
Gi!
Alla conversione di Cecchino io non ho mai creduto. Un giuocatore ed un ubbriacone forse che si convertono? Mai!....
Lei ha ragione.
Altro che ragione!... Ho sempre ragione io.
Ma intanto ora che Cecchino  all'ultima rovina, che cosa conta ella di fare?
Conto, conto: disse Pronetti imbarazzato che appunto aveva in capo una gran tenzone a questo proposito.
Certo non vorr pi lasciarlo a manomettere ancora questa povera fattoria.
No... Dovrei cacciarli... Li avrei dovuto mandare ai cento mila diavoli gi da un pezzo. Ma come si fa?.... Mi si schianta il cuore a pensarci... Non per lui; quello sciagurato andasse pure in Siberia non me ne monta un fruscolo; ma gli  per quelle donne. Voi sapete che la famiglia di Maria  col da tante generazioni; la Maddalena  una buona diavola che mi ha sempre servito bene, della figliuola poi sono padrino, e le voglio ancora bene....
Insomma lei ha troppo buon cuore, e se d retta a questo soltanto, si lascer rovinare del tutto anche lei.
Sor Bernardo si gratt la fronte in aria molto preoccupata.
Rovinare poi?... Corpo di bacco!... Sono davvero in un bell'impiccio. In realt la fattoria  quella che mi d i miei migliori e pi certi redditi; e se mi mancano codesti, aff, s ch'io mi sto fresco... Ed alla mia et vedersi minacciato da tali pericoli,  proprio crudele!
Quella fattoria in altre mani riacquisterebbe in poco di tempo tutto il suo antico valore.
 vero.
Ma lei non avr mai il coraggio di mandare a spasso Cecchino e la sua famiglia.
Prevedo proprio che sar cos...
La mia combinazione salva tutto.
Sentiamola questa vostra combinazione.
Eccola. Ella affitta la fattoria ad uno che glie ne d per prezzo di pigione tutto quello che la gli rendeva nelle migliori annate. Che cosa ne dice?
Magari!  una proposizione che vale tant'oro.
Ella dunque accetterebbe?
Certo... Non pi imbrogli, non pi sopraccapi: i miei bravi denari alle scadenze... Ma bisognerebbe che quest'affittaiuolo fosse persona solvibile e sicura.
Ci s'intende. Ella avrebbe tutte le pi desiderabili e solide guarentigie.
Benone. E poi? E con Cecchino?....
Sarebbe l'affare dell'affittaiuolo il provvedervi. Egli avendo da pagare l'affitto e volendoci ancora guadagnar su, sapr ben regolarsi perch le terre vadano coltivate a dovere; quindi, o far rigar dritto Cecchino, o lo mander a carte quarantanove.
Gi.... sicuro... sarebbe affar suo... io non ci avrei pi da entrare... Per mi piacerebbe assai pi che trovasse il modo di fare il primo che mettere in atto il secondo de' due partiti.
Caro sor Bernardo, s'ella vuol darsi pensiero pi delle cose altrui che delle proprie, allora si lasci rovinare per l'affatto e non se ne discorra dell'altro.
Ma no, ma no: non voglio lasciarmi rovinare, cospetto... La vostra idea mi piace immensamente e l'adotto... A dirvi la verit, ci avevo gi pensato: ma ci  un guaio.
Quale!
Dove trovarlo questo benedetto affittaiuolo?
 bello e trovato.
S? Voi lo conoscete?
Perfettamente.
Indovino... Voi mi parlate in suo nome.
Proprio cos.
E chi ?
Sono io.
Sor Bernardo fece un trasalto sulla seggiola.
Voi?
Ma si riebbe tosto dal suo primo stupore.
To', se lo volevo dire! soggiunse battendo palma a palma. Voi volete mettervi a fare l'agricoltore?
Lei sa che quello era il mestiere di mio padre, ed anco il mio da giovinetto. Ci ritorno con amore, ora che sono in grado di far eseguire da altri gli aspri e faticosi lavori materiali.
Avete ragione... Voi gi v'intendete di tutto e fate ogni cosa a dovere... Sono persuaso che ve la caverete benissimo: prevedo che ci farete dei guadagni.
E la pu star certo che la sua fattoria in breve sar ridotta alla sua primitiva feracit.
Non ne dubito... La cosa mi torna in massimo grado... E quando comincierebbe quest'affittamento?
Da questo giorno medesimo. Ella non ha punto impegni?
Niente affatto.
Io entrerei subito in possesso: e perci pagherei sul momento... anche adesso, se vuole... un semestre anticipato d'affitto.
Cospetto!.... Voi mi fate un'offerta che mi calza come un guanto... Una sommetta mi verrebbe giusto a taglio in questi momenti.
Maso si chin all'orecchio di sor Bernardo e disse piano:
L'ho di sopra e non ho che da andarla a prendere.
Piano... Ci vorrebbero due righe di scrittura.
Le ho bell'e preparate.
L'oste trasse di tasca una carta ripiegata, la apr e la pose sott'occhio del signor Pronetti.
Voi avete pensato a tutto: disse questi un po' colpito. Che diavolo di premura  la vostra!
Sono cos io. Quando mi decido a fare una cosa, mi piace finirla subito e bene.
S, ma ora mi prendete all'improvviso... senza lasciarmi riflettere.
Che cosa c' da riflettere? La proposizione non l'ha ella trovata vantaggiosa?
S, ma....
I patti che ho scritto in quella scrittura non gli sembrano giusti?
Giustissimi, ma....
Ah! io sono nemico dei ma... La cosa va o non va.
Lasciatemi pensarci....
No signore. Se ella adesso accetta e firmiamo la scrittura, bene, e le do subito il suo bravo denaro; se no, buon giorno, buon anno, e non se ne parli pi.
Pronetti si gratt la punta del naso molto perplesso.
Diavolo! diss'egli. Siete un uomo originale voi!
Dunque, debbo lacerare questa carta o la firmiamo?
La firmiamo: esclam con risoluzione Pronetti che ebbe paura di vedere andare a monte un contratto che in realt a lui era vantaggiosissimo.
Cos va bene: disse Maso alzandosi: vado a prendere il denaro e glie lo porto.
Stette fuor della stanza non pi di due minuti e torn colla somma che fece scorrere numerandola innanzi agli occhi di sor Bernardo che la guardava con abbastanza cupidigia.
Allora, disse di poi quest'ultimo, prendendo in mano la penna, allora mercato conchiuso e si firmi.
Maso gli afferr il braccio, stringendolo colla sua destra.
Ancora una cosa: soggiunse egli con voce pi bassa e pi vibrata.
Che cosa? domand sor Bernardo guardando coi suoi occhi rotondi e senza malizia la faccia contratta di Maso.
Un patto: rispose questi.
Ah! ah! un altro patto: esclam Pronetti con un accento che voleva essere di furberia sospettosa. Mi pareva bene che ci doveva covare qualche gatta...
Un patto verbale: continuava Maso collo stesso accento e colla stessa espressione di volto: ma senza cui non se ne fa nulla ed io vado a riporre i miei denari.
Spiegatevi.
Oggi stesso si fanno gli atti esecutivi a Cecchino.
Pronetti lasci cadersi la penna di mano e si trasse indietro colla sua seggiola.
Diavolo! esclam egli tutto turbato.
Ella vede quanto maggiore interesse  il suo di fare un buon affittamento della fattoria.
S... ma quella povera famiglia?...
Cecchino si merita ogni peggior sorte; le donne troveranno sempre in paese chi le soccorrer. Ora la condizione che io voglio aggiungere si  questa, che Lei per quanto venga pregato e scongiurato non s'immischi in nessun modo in queste faccende e lasci le cose correre la loro sorte. Gi le so dire che le donne verranno a piangerle intorno...
Eh! lo prevedo che mi romperanno le orecchie coi loro strilli.
Ebbene bisogna che ella resista a questi strilli, e mandi tutti a spasso quelli che vengono ad implorarlo.
Sicuro! Voi dite benissimo: far cos.
Ella dunque mi d la sua solenne promessa di non tentar nulla per salvar Cecchino e la sua famiglia?
L'accento di Maso aveva una s strana vibrazione, che il buon Bernardo ne fu colpito.
Cospetto! Pare che voi ci abbiate il grande interesse a veder rovinata quella gente.
Ce l'ho! esclam l'oste con voce fremente. Se Lei mi d questa promessa, tutto  conchiuso, ed eccole il denaro: se no, nulla.
Pronetti guard quel denaro che gli faceva cilecca e non resistette alla tentazione.
Va benissimo, vi faccio questa promessa.
Parola d'onore?
Parola d'onore!
Qua la mano.
Sor Bernardo pose la sua mano grassa e calda nella destra asciutta, gelata e fremente di Maso.
Ecco fatto.
La scrittura fu firmata, Pronetti intasc i denari.
Per bacco! disse poi quest'ultimo: ora che ci penso, converr bene che io mi rechi alla fattoria ad assistere a quella brutta cerimonia. Ci sono col tanti oggetti di mia spettanza e non vorrei che me li sequestrassero come roba dei mezzaiuoli.
Ha ragione.  necessario ch'Ella ci vada: soggiunse Maso; poi dopo un momento con accento d'una indefinibile stranezza, continu: oh ci sar ancor io!
Sor Bernardo pass prima a casa sua a riporre i denari, che in realt in que' momenti gli venivano affatto opportuni; ud dai suoi servi che Maddalena e Maria erano venute a cercare di lui, e dopo un poco prese lentamente la strada verso alla fattoria.
Pochi minuti erano trascorsi dacch Pronetti aveva abbandonato l'osteria di Maso che in questa entrava Cecchino.
...
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...
Capitolo 20.
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...
Il marito di Maria poneva ora il piede in casa del suo antico rivale non colla baldanza solita del frequentatore che entra nell'osteria, ma colle dimesse sembianze d'un uomo che viene a supplicare.
Maso gli si fece incontro col solito sorriso del bottegaio all'avventore.
Buon giorno, Cecchino, gli disse, sei venuto a far colazione? Bravo! Ci ho giusto cost nella pentola delle trippe che darebbero appetito ad un morto. Il signor Pronetti test se n' leccate le dita.
Ah sor Bernardo fu qui? gli domand Cecchino che pensava a ci che la moglie e suocera erano andate a domandare al padrone e non si lusingava punto punto di buon esito.
Sicuro, rispose l'oste, n' uscito saranno pochi minuti.
E ci vennero forse a cercarlo qui le mie donne?
No!.. oh non c' pericolo che le mettan piede in casa mia... Tua moglie mi scappa come il diavolo dalla croce.
Franceschino curv il capo e non rispose. Egli pensava che probabilmente le donne non avrebbero ancora n anco parlato al padrone, altro che ottenerne il soccorso che volevano implorarne; che si faceva pi spediente che mai questo soccorso cercarlo da Maso.
Dopo un poco di silenzio, quest'ultimo riprese a dire:
Ebbene dunque, la vogliam fare questa poca di colazione, s o no?
No, rispose Cecchino con aspetto pi conturbato. Non ho appetito... non mi sento bene... Ho ben altro per il capo.
Maso piant in volto al suo interlocutore due occhi che penetravano, due occhi che esprimevano una maligna soddisfazione raffrenata, una crudele voglia di misurare il tormento di quell'anima, di saziarsene come d'un ghiotto diletto; due occhi, quali dovrebbe fissare il vampiro sulla vittima di cui sta per succiare il sangue dal cuore.
In vero, diss'egli lentamente, tu hai una cert'aria tutta sossopra... Oh che non hai proprio smaltita bene la cotta di jeri sera?
Cecchino fece un atto d'impazienza corrucciata.
Eh che si tratta di ben altro... 
Fece una piccola pausa e poi continu:
Maso!... Tu mi hai detto ripetutamente d'esser sempre per me l'amico d'una volta.
S, rispose Maso, i cui sguardi lampeggiavano vie pi.
Lo sei tu ancora?
S.
Ebbene, dammi due minuti d'ascolto, ch son venuto a domandarti una gran prova d'amicizia.
Maso non disse una parola, chin gli occhi innanzi a quelli di Cecchino, perch temeva che questi avrebbe potuto leggere in quel momento la verit; apr silenziosamente l'uscio che metteva in una riposta cameretta vicina, e fece segno al compagno d'entrarvi. Il marito di Maria entr primo; l'oste dopo di lui, e dietro le sue spalle chiuse la porta; con un cenno eziandio addit a Cecchino sedesse, gli si pose precisamente di faccia, e disse allora asciuttamente:
Parla.
Cecchino s'era lasciato cadere sopra una panca, che era presso al muro, tra questo ed una tavola, ed appoggiati i gomiti alla tavola medesima, pose il volto tra le mani e stette un istante in silenzio, come raccogliendo le sue idee. La cameretta dove si trovavano era quella in cui sei e pi anni prima aveva avuto luogo il colloquio fra Cecchino e il padre di Maria da parecchi anni nella tomba. Appena entrato col, il disgraziato giovane aveva visto presentarglisi alla memoria quell'ora, quel momento, ogni parola che s'era scambiata, la buona figura del padre di Maria con tutti gli ammonimenti che erano usciti dal suo labbro all'indirizzo di lui; aveva ricordato tutte le solenni promesse ch'egli aveva fatte al defunto Giacomo e cui egli aveva pure s ferma intenzione allora di mantenere. Oh! se le avesse mantenute! Egli non si sarebbe trovato a quel punto in tali strette; non avrebbe avuta l'umiliazione di dovere implorare di soccorso l'uomo, a cui ricorrere una segreta voce gli diceva essere per lui quasi un'indegnit.
Parla, ripet Maso dopo un poco.
Cecchino scosse il capo come se volesse farne cader gi i tristi pensieri che lo occupavano e cos cominci a parlare:
S, tu puoi ora provarmi se mi sei tuttavia l'amico di infanzia....
E che hai tu bisogno ancora ch'io te lo provi? esclam Maso con una voce vibrata in cui fremeva, direi quasi, una tremenda ma contenuta ironia... Va l, che di quest'oggi stesso avrai occasione di sapere del tutto qual io mi sono.
Queste parole e pi l'accento con cui erano dette fecero impressione sopra Cecchino: lev vivamente la testa e fiss Maso nel volto.
Che cosa vuoi tu significare con ci?
Nulla, nulla: rispose Maso abbassando la testa. Vedrai fra poco... Ma dimmi intanto qual' questa prova cui tu accenni... Potrei io renderti un servigio?
S, disse Cecchino con voce soffocata, un grave servizio... Tu puoi salvare me e la mia famiglia.
Davvero? che cos'?
Ti ricordi quel d che tu sei tornato in paese?
Maso vel colle palpebre il lampo feroce delle sue pupille e rispose mettendo, per cos dire, la sordina alla sua voce:
Oh! se me ne ricordo!
Quel d tu mi hai salvato dagli artigli di Grinta, prestandomi una somma... Ebbene bisogna che tu ora mi faccia il medesimo favore.
Come!
Mi trovo in condizioni assai peggiori d'allora. Correvo rischio allora di perdere Maria....
S, interruppe Maso coi denti stretti, ed ora?
Ed ora, soggiunse Cecchino abbassando la voce, mi trovo nella maggior miseria, io, mia moglie, i miei figli... se tu non ci aiuti.
Maso stette un momento in silenzio come se volesse assaporar seco stesso il gusto di quelle parole, come per lasciare pi compiutamente per un poco nella vergogna e nel dolore di quella confessione l'uomo che gli stava dinanzi, poi disse:
Ecch? Tu ne sei ridotto a quel punto, e non mi hai detto mai nulla e non sei mai ricorso prima alla mia amicizia... Tu ne dubitavi adunque?
No... ma mi peritavo... avevo vergogna....
Ma in che modo sei tu precipitato a tale condizione?
Cecchino raccont tutto, confess con sincero abbandono di confidenza i suoi torti: narr, interrogato accortamente dal compagno, tutti gli episodii della sua caduta nel vizio, tutte le scene avvenute in casa a questo suo proposito, i lamenti ed i pianti di Maria, le rimostranze ed i rimbrottti di Maddalena. Maso pendeva dal labbro del suo compagno; soltanto la preoccupazione potentissima in cui era Cecchino poteva impedirgli di vedere la gioia maligna, l'interesse affannoso con cui Maso ascoltava e provocava quelle confidenze: si sarebbe detto che, udendo quel racconto, sembrava all'iniquo di bere con volutt le lagrime della infelice Maria... Quando il marito di costei ebbe terminato col dire come di quel d stesso si dovessero fare gli atti esecutivi alla fattoria, l'oste esclam con falsa meraviglia e pi falso rincrescimento:
Che mi dici tu mai? E non v'ha mezzo di racconciarla?
S, rispose Cecchino con calore pieno di speranza, ed  perci che ho confidato nella tua amicizia... E tu non mi mancherai, non  vero?
No certo, disse Maso con un'espressione impossibile a descriversi.
Cecchino gli prese la destra fra le sue mani e gliela strinse con forza.
Oh grazie!... Ti ringrazio non per me... ma per i miei poveri bimbi... S'io soffro cotanto, se maledico la mia sorte e me stesso, gli  per loro.
Che cosa devo fare?
Se pagassimo le spese di giustizia e gl'interessi, saremmo salvi... Dammi la somma che occorre.
Maso mand un sospiro e tentenn il capo.
Hai fatto molto male a non parlarmi di ci prima e ad aspettar tanto tardi.
Cecchino guardava palpitante il suo compagno, con occhi che brillavano quasi lagrimosi.
Hai ragione: ma ora...
Io sarei sempre stato disposto a farti questo piacere.
Dunque?
Ben vedesti ch'io t'ho aperta la mia casa e te ne ho fatto padrone.
S, s, l'ho sempre detto che tu eri un vero amico.
Maso aggiunse con glaciale freddezza drizzandosi in piedi.
Ma ora  troppo tardi.
Cecchino lo guard attonito, sbalordito, come se non potesse, non volesse capire.
Tu dici?
Pur troppo la  come te la conto. Avevo in verit un poco di quattrini... Ho comperato delle uve, ho fatto un contratto questa mattina medesima... Non ho pi un centesimo a mia disposizione.
Davvero? mormor Cecchino incredulo ed abbattuto.
Davverissimo! Eh! nemmeno per me poi gli affari non vanno cos prosperamente come il paese si piace a sfringuellare... Non  gi ch'io mi lamenti... oh no... ma in realt i guadagni non sono poi cos vistosi... Se tutti mi pagassero, oh allora!... Ma ce n' di belli che non mi lasciano veder la marca di un quattrino!... E tu stesso, per esempio, dacch vieni per la mia osteria, quanto pensi tu di dovermi?
Cecchino mortificato non rispose.
Duecento lire, soggiunse Maso, e forse pi.
Ah! esclam l'ex-bersagliere alzandosi ancor esso;  questo un rimprovero?
No, ma gli  soltanto per farti toccar con mano come io colle mie apparenze di guadagni possa trovarmi in realt....
Va bene, va bene, disse Cecchino interrompendo con impazienza: non se ne parli pi, e succeda quel che ha da succedere.
S'avvi con passo risoluto per uscire: Maso lo seguit e non parlarono pi n l'un n l'altro fin che si trovarono nella strada. Col l'oste, fermandosi sulla soglia della sua porta, disse a Cecchino che continuava la sua strada:
Sar ancor io fra poco alla fattoria; e l vedrai, vedrete tutti che cosa sono in potere e nella volont di fare per voi.
L'accento con cui vennero pronunziate quelle parole era cos nuovo, cos strano, che Cecchino ne sussult: si ferm un istante e si volse a guardare chi le aveva dette: fu sul punto di domandarne spiegazione, e poi non os; continu il suo cammino, ma gli parve che gli ultimi accenti e l'ultimo sogghigno di Maso lo perseguitassero come una minaccia, come una maledizione.
Maso tenne dietro a Cecchino col suo sguardo fin che pot vederlo: nella sua fisonomia splendeva d'una cupa fiamma la gioia dello spirito maligno che  riuscito ad effettuare il male. Pregustava col pensiero la volutt scellerata che avrebbe fra poco soddisfatto il suo animo niquitoso: si compiaceva nel farsi gi viva entro la mente la scena di desolazione che avrebbe avuto luogo fra poco alla fattoria. Sarebbe col in quella medesima stanza dov'egli aveva pregato ed era stato respinto da Maria, l dove alle sue minaccie avevano risposto le braccia nerborute e le mani pesanti dell'antico bersagliere... Ma quest'ultimo ricordo fece pensare a Maso che la prudenza consigliavagli alcune precauzioni per la propria sicurezza s'egli recavasi, come aveva deciso, ad assistere in persona alla preparata catastrofe. Sal nella sua camera che era al piano superiore, trasse da un cassettino dell'armadiolo una pistola che mise nella tasca laterale della sua giubba, e poi ridisceso al piano terreno chiam ad alta voce Bastiano, il quale non tard a comparirgli dinanzi.
D retta, gli disse, tu qui meco stai bene e non hai mica di che lamentarti?
Sor no... solamente se potessi dormire un po' pi la mattina... almeno finch il sole non fosse venuto a picchiarmi negli occhi...
Sei ben nudrito, calzato, vestito e pagato.
Gli  vero.
E quelle certe pacche di cui ti regalava il padrone che avevi prima, non sai pi che cosa sieno.
Anche questo  vero: quel diavolo di Cecchino ci aveva una mano cos disciolta a menar gi!
In conclusione, sei tu malcontento d'esser meco?
Oh no, no.
E ti ci piace stare?
Ah sor s!
Bene. Se tu vedessi il tuo padrone minacciato ed assalito, saresti quell'uomo da difenderlo?
Bastiano serr le mani e lev all'altezza della faccia due pugni grossi come due palle da cannone.
Cappiterina! avreste da vedere...
Bravo... E se chi mi assalisce fosse quel medesimo che come padrone ti scuoteva cos di frequente il saio?
Bastiano si gratt il capo.
Volete dire Cecchino?
Gi!
Diavolo! Quel cotale ha il pugno solido....
Vuol dire che avresti paura e mi lasceresti nell'impaccio?
Il villanzone prese una decisione eroica e con mossa analoga, proruppe:
Oh no, no; mi sta ancora sulla pelle il bruciore di quelle ricevute, e se potessi restituirgliele, gnaffe che non mi ci farei pregare. Ora che non  pi il mio padrone non lo temo pi una buccia di rapa; e se ci avete quattro ragioni di mano da spartire con lui mi ci metto anch'io, e fra noi due, mi caschi il naso se non glie ne facciamo tenere.
Allora sta pronto. Fra un quarto d'ora andr alla fattoria, e tu mi ci seguirai...
Sor s, e con un buon randello ancora... Oh oh, sor Cecchino, aggiusteremo i conti.
...
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Capitolo 21.
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Il buon Pronetti da parte sua camminava verso il suo podere; ma ci andava di mala gamba. Pensava in prevenzione alle supplicazioni che gli avrebbero rivolto le donne, alle lagrime che loro avrebbe veduto spargere, e se ne turbava gi fin d'allora: aveva promesso d'altra parte di non venire in loro soccorso e il suo interesse s'univa all'obbligo assunto per fargli mantenere la data parola. Volentieri si sarebbe astenuto dal recarsi in quel luogo; ma ve lo spingeva pure la necessit di curare che nella sequestrazione delle cose appartenenti al mezzaiuolo non cadessero eziandio quelle che erano di sua spettanza.
Arriv dunque alla masseria in uno stato di tale contrariet, coll'animo cos combattuto, che la sua buona ed aperta fisonomia n'era tutta sconvolta. I suoi sentimenti aveva coperti con una maschera di burbero che stonava coi tratti pacifici della sua faccia gioviale: faceva uno sforzo erculeo a tenere corrugata quella sua fronte ristretta, a dare allo sguardo l'espressione della collera, alle labbra l'atteggio del disdegno. Non c'era nessuno ad annunziarne la venuta: entr direttamente nello stanzino con passo che voleva esser grave e solenne, piantando in terra molto fieramente la ghiera d'ottone della sua mazza di giunco. Le donne sedevano desolate in un doloroso abbattimento taciturno; erano l come le vittime che aspettano da un istante all'altro il colpo supremo. Al rumor dei passi d'un uomo levarono il capo, videro il padrone, balzarono in piedi e gli si slanciarono incontro col grido, colla commozione, colla speranza con cui si accoglie un salvatore.
Oh il mio buon padrino! esclam Maria.
Il bravo nostro padrone! disse Maddalena.
Pronetti non rasseren menomamente la sua faccia annuvolata: fece un atto colle mani per tenere a distanza le donne: toss un poco per darsi tempo di trovar le parole da dire, e rispose:
S, son io... son proprio io... pur troppo che sono io. Ma vorrei essere non so dove....
 il cielo che la manda!
La buona Santa Madonna delle grazie!
Piuttosto il... uh! la direi grossa.
Ma s'accomodi... dgli una seggiola, Maria.
Non siedo.
Non vuole fermarsi un momento? 
Non mi fermo... cio s... ma non monta....
Possiamo offrirle qualche cosa....
Non potete....
Un gotto dell'acqua della nostra fontana che le piace tanto?
Non bevo.
Ah signor padrone....
Signor padrone un corno! Siete venute a casa per parlarmi eh?
Signor s....
 inutile... so tutto! ho previsto tutto! Ho indovinato tutto!
Ah padrino....
Zitta tu! Hai voluto sposarlo quel bel muso. Non si  voluto credere alle mie parole... Voi poi Maddalena che come madre e donna d'esperienza avreste dovuto aver senno per vostra figlia....
Maddalena non pot mandarla gi senza protestare.
Scusi, interruppe con vivacit: ma fu lei che  venuta a raccomandare Cecchino perch gli dessi Maria in isposa.
Io?... siete matta... non prendo di questi granchi a secco, io!... Vi ho detto subito ci che sarebbe capitato, e se mi aveste dato retta, non vi trovereste ora ne' brutti impicci in cui siete.
Maddalena, da quell'accorta donna che era, seppe di subito prendere il tono che conveniva.
Ha ragione, diss'ella. Se le avessimo dato retta! Ora mi ricordo che lei ce ne diede tanti di buoni consigli.
Sicuro.
E mi rammento precisamente eziandio d'un altra cosa che disse in aggiunta ai buoni consigli.
S, che cosa?
Ella disse: prevedo che cascherete in gravissimi guai e che sar io quello che ve ne tirer fuori.
Ho detto cos?
S signore.
Eh! ne sono capace.
Cos bene che soggiunse: perch non avr mai cuore da lasciar precipitare una famiglia che da tanto tempo mi serve fedelmente.
Fedelmente! Fedelmente!... finch eravate voi, quel buon Giacomo... Che Dio abbia la sua anima... ed anche dopo la sua morte: ma dacch  entrato qui Cecchino... Cospetto! Quel birbone mi ha lasciato andare in rovina i campi.
Maria cap che bisognava intervenire con ragioni pi efficaci e commoventi. Strinse le mani in atto di preghiera e disse col pi dolce suono della sua voce:
Per carit, sor Bernardo, non ci abbandoni!... Si ricorda quand'ero bambina ancora ch'ella mi prendeva sulle sue ginocchia, mi copriva di carezze e mi diceva abbracciandomi: va l che sar un secondo padre per te?
S, me ne ricordo, cospetto!
Ecco l'occasione in cui la imploro proprio come una figliuola implorerebbe suo padre... E non  manco per me che la supplico... No, noi abbiamo dei torti... dei gran torti verso di lei che fu pur sempre tanto buono e generoso con noi... ma gli  pei miei figli che supplico, pei miei poveri figli che non ci hanno nessuna colpa...
Pronetti toss di nuovo per nascondere la sua commozione.
I vostri figli, diss'egli, e se non isbaglio ne avete quattro.
S signore, quattro, l'ultimo ancora alla mammella.
E va bene!... In cinque anni ed anco meno di matrimonio quattro figli... Cospetto! non avete perduto tempo... Se l'ho previsto io che ne avreste una falange e mezza!
Gli  in nome di quegli innocenti che le parlo. Lei  buono, lei  generoso, non ci lasci cacciar sulla strada, li salvi lei, per amor di Dio, per le anime de' suoi morti!... Se fa un'opera tanto buona, Nostro Signore lo ricompenser in questa vita e nell'altra. Io pregher d e notte per lei, e mia madre pure... e far pregare i miei bimbi... Senta! se ci domandasse poi a tutti noi di gettarci nel fuoco per lei, vi ci getteremo senza fallo... anche i miei figli... Essi cresceranno recando seco la riconoscenza pi profonda.
Si gett in ginocchio innanzi a sor Bernardo disfacendosi in lagrime.
Io mi prostro in terra innanzi a lei come farei innanzi al padre Eterno... Abbia ella compassione di noi!
Povera Maria! Essa che vivente suo padre pareva destinata al pi felice avvenire!
Maddalena singhiozzava dall'altra parte di Pronetti, e questi non valeva pi, nemmeno collo spediente della sua finta tosse, a nascondere la sua commozione.
Alzatevi, diceva egli intanto, alzatevi, che diamine! Cospetto, ti dico di alzarti, Maria.
E prese le braccia, con cui ella faceva a cingere le sue ginocchia, egli tir su la giovane donna.
Ah! ella  commossa, esclam Maria vedendo le due grosse lagrime che colavano gi delle guancie paffute di suo padrino.
S, disse questi con una specie di dispetto che era la pi piacevol cosa da vedersi: certo che son commosso. Non ho mica un pezzo di macigno per cuore... Venendo qui lo prevedevo che mi avreste fatto di questi piagnistei... Ebbene se ci son venuto... non  per mio gusto... non  neppure soltanto per mio interesse, quantunque bisogna bene che badi alle cose mie... non  nemmanco per farvi della morale: gli  eziandio per soccorrervi in qualche modo.
Le due donne afferrarono ciascuna una mano di Sor Bernardo e glie la coprirono di baci.
Ah Dio la benedica! esclam Maria.
Ne ero certa io, grid la Maddalena con esplosione di gioia, ero certa che il nostro buon padrone ci avrebbe salvati....
Pronetti liber le sue mani, si trasse un po' in l, e disse con evidente impaccio.
Piano, piano... salvarvi addirittura... Diavolo! Intendiamoci... Impedire che vi facciano gli atti esecutivi, non lo posso....
Come! esclam Maddalena.
O Cielo! gemicol Maria.
No, non lo posso. Anzi tutto non ho mica una somma da gettare, detto fatto; e poi ho degl'impegni... ho promesso... e non voglio mica mandare all'aria un buon affare... Insomma, davvero che non posso.
Ma allora siamo rovinati del tutto, disse Maria.
Cogli atti esecutivi ci spogliano di ogni cosa, soggiunse Maddalena: senza bestie, senza attrezzi, come faremo a mandar innanzi la masseria?
Gli  certo che non potete continuar pi a far da mezzaiuoli.
Oh Dio! esclam Maria. Lei ci manda via!...
Io no... ma vi mander senza fallo colui a cui ho affittato or ora la fattoria.
Che? domand Maddalena sbalordita. Lei l'ha affittata?
Ho firmato poc'anzi la scritta.
Poveri noi! esclam Maria lasciandosi cader seduta con disperazione. Non c' pi speranza.
Ma che diss'ella dunque che  venuta per soccorrerci? domand quasi con rabbia la Maddalena.
E il buon Pronetti, mettendo un piccolo viluppo di biglietti di valore nelle mani di Maria, disse a mezza voce, quasi con timidit:
Prevedo che non troverete subito lavoro, e perch non restiate senza mezzi di sorta eccovi tanto da campare un po' di tempo.
Iddio glie lo renda, disse Maria abbattuta, stringendo quasi macchinalmente la somma che sor Bernardo le aveva posto tra mano. Almeno i miei bimbi saranno al riparo della fame per un po' di tempo.
Ma, salt su la Maddalena la quale non pareva cos disposta a rinunciare ad ogni speranza: ma se andassimo a pregare colui che ha presa in affitto la fattoria?
Pronetti tentenn il capo in maniera molto sconfortante.
Sarebbe inutile, diss'egli. Son certo che da quel cotale non otterreste nulla.
Chi ? domand Maddalena.
Gli  Maso.
Maria sorse di scatto.
Maso! esclam essa. Oh no, da lui non si otterrebbe nulla, ne son persuasa, e non voglio nemmeno che si tenti. Ah! gli  Maso?...
Prese il braccio della madre e glielo strinse forte:
Voi non avete voluto credere ai miei presentimenti?  la vendetta di Maso, ve lo dico io, che ci piomba sul capo.
C' gente? domand in quella una voce che suonava all'uscio d'entrata.
I nostri tre personaggi si volsero, e videro avanzarsi il segretario della pretura, accompagnato dallo scrivano, dall'usciere, da un perito estimatore; e dietro di questi la faccia di malaugurio dell'usuraio Grinta.
...
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...
Capitolo 22.
...
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...
Buon giorno a tutti, disse il segretario con voce che mostrava la tristezza e la malavoglia con cui veniva a compiere il suo ufficio.
O mio Dio! sclam la moglie di Cecchino, coprendosi col grembiale la faccia. E' son proprio qua!
Oh poveretta me! grid Maddalena che venne rossa e bianca in un punto.
Anco il signor Pronetti mostr un non lieve turbamento a quella vista: in cuore egli si augurava d'esser lontano le mille miglia, anche a costo di veder pregiudicati i suoi interessi.
Maddalena, Maria, ripigliava il segretario con quel medesimo accento; voi sapete gi per che cosa noi siamo qui. Abbiate pazienza e coraggio, povere donne... Vi assicuro che mi piange il cuore di aver da fare codesta trista funzione a vostro danno: ma che cosa volete? Il proprio dovere bisogna che ciascuno lo compia.
Maria ruppe in uno scoppio di pianto.
O Santa Vergine aiutateci, diss'ella coprendosi col grembiale gli occhi.
I bambini entrarono allora in quella stanza ancor essi, attirati dal rumore, e vedendo ed udendo la madre piangere dirotto, le si serrarono intorno piangendo ancor essi.
Mamma, mamma, che hai? domandavano i miserelli: che cosa vogliono quei brutti uomini neri?
E Maddalena piangendo ancor essa a suo dispetto, esclamava fra mortificata e sdegnosa:
Che abbiamo ad essere proprio a questa?... Noi?! Ah! non mi sembra possibile, mi sembra che tutto il mondo ha da rovinare.
Sor Bernardo rotava nelle occhiaie larghe i suoi occhioni rimbamboliti.
Coraggio, diceva egli, coraggio, povere donne: la vi tocca brutta s... ma insomma....
E fra s soggiungeva:
Cospetto! se non avessi promesso!....
Maddalena, fattasi forza la prima a dominare quella profonda emozione, rasciugatisi gli occhi, s'accost al cancelliere e gli disse:
Ella fu gi molto buono per noi...  a lei che ancora ci raccomandiamo... Non ci sarebbe modo di fare almeno ritardare di qualche giorno questa brutta faccenda?
Il cancelliere si strinse nelle spalle.
Mia cara, io non ci posso nulla... To' qui c' presente il creditore. Dipende da lui: ch'e' dica soltanto una mezza parola ed io me ne parto subito subito molto volentieri.
Uhm! pens Pronetti, da quel birbo d'un usuraio c' poco da sperare.
Le due donne si rivolsero a mani giunte verso Grinta, il quale era sempre rimasto e rimaneva impassibile colla sua faccia livida d'animale da rapina.
Signor Grinta! disse con accento supplichevole la Maddalena:  dunque da lei che domandiamo un po' di carit.
Maria gli spinse incontro i bimbi che piangevano ancora tenendosi colle manuccie alle sue sottane.
Abbia compassione di questi poveretti.
Ma il birbone, crollando impazientito le spalle, proruppe col ruvido accento d'un villanaccio:
Eh non rompetemi le orecchie. Le son tutte seccaggini codeste che ci fanno perdere del tempo e non altro. Se si desse retta a tutte quelle piagnucolerie, non si farebbero mai gli atti esecutivi a nessuno, e noi creditori resteremmo a mani vuote. Sor segretario, faccia l'affar suo.
O che cane! esclam Pronetti a mezza voce. Gli pesterei il muso con molto piacere.
Grinta fece mostra di non udir nulla: ma il cancelliere da quella sortita di sor Bernardo accolse alcuna speranza in favore delle donne.
Vi avevo consigliate, disse rivolgendosi a queste ultime, di cercare qualcheduno che facesse sicurt per voi, non avete tentato?
S, rispose Maddalena, ma invano.
Eppure, insisteva il segretario parlando lentamente e guardando Pronetti: qualche anima pietosa e che vi vuol bene ci deve pur essere in paese....
Sor Bernardo si agitava come se avesse il formicolo nelle gambe che sostenevano il suo ventre badiale.
Ah! diss'egli, basterebbe che qualcheduno facesse sicurt?
Qualcheduno di solvibile; certo.
Pronetti diede uno sguardo intorno a s, alle faccie lagrimose e supplicanti delle donne, a' bambini aggruppati intorno alla madre, a quelle pareti che gli ricordavano tante buone cose del tempo trascorso, e si abbandon alla generosit del suo animo.
Oh! non mi tengo pi, diss'egli fra s, Maso dica quel che vuole, ma io non ho cuore da lasciar precipitare cos questa povera gente.
Trasse un sospirone, come uomo liberato da un gran peso che gli stesse sullo stomaco, e lanciandosi in mezzo, grid con voce forte ed aspetto risoluto:
Sor segretario, il qualcheduno  trovato... Maria, Maddalena, non piangete pi. Son qua io che faccio sicurt per voi, e nessuno pi vi molester.
Le donne gettarono un grido di riconoscenza e di gioia.
Iddio le conceda tutte le felicit in questo mondo e nell'altro, esclam Maddalena.
Venite, abbracciate le ginocchia del buon padrone, disse Maria serrando alle gambe di sor Bernardo i suoi piccini. Ah padrino, ella sar benedetto da queste labbra innocenti.
Pronetti strinse le mani alle donne, baci i bambini, sorrise, soffi forte, si rasciug le lagrime che bagnavano la sua fisonomia bonaria ed ora lietamente commossa: poi allontanando le donne e i fanciulli che gli si stringevano addosso ad esprimergli la loro gratitudine, disse con una collera, la quale certo non avrebbe fatto paura a nessuno:
Eh lasciatemi stare!... Bella cosa in verit la mia! Non ci potevo pi reggere... Sono stato un minchione a non farlo subito... Tanto e tanto prevedevo che avrei finito per torvi dall'impaccio.
Benone, signor Pronetti, disse allora il cancelliere che aveva rasserenata egli pure la sua faccia da onest'uomo. Cos  tutto aggiustato. Faremo poi l'atto occorrente con suo comodo, e frattanto io ed i miei uomini cominciamo per ritirarci.
Grinta si fece innanzi col suo passo tortuoso.
Un momento! diss'egli, bisogna pure ch'io l'accetti quella sicurt.
E ci avreste delle eccezioni da fare? domand il cancelliere stupito.
Come? esclam Pronetti venuto rosso in viso per l'ira. Non accettereste la mia sicurt? La non vi sembra abbastanza valida forse? Mi vorreste fare uno sfregio simile? Cospetto!....
Si calmi, si calmi, disse Grinta. Se dipendesse da me, l'accetterei con molto piacere.
Se dipendesse da voi? ripet Sor Bernardo. Oh bella! E da chi ha da dipendere?
Da colui al quale ho ceduto tutti i miei crediti verso Cecchino.
Voi avete ceduto i crediti.
S, signore.
E chi  costui?
Appunto in quella si presentava sulla soglia dell'uscio Maso seguito da Bastiano.
Grinta accenn verso la porta, e disse:
Eccolo egli stesso.
Maso! esclamarono tutti, variamente impressionati a quella novella.
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Capitolo 23.
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Maso s'avanz lentamente, le braccia incrociate al petto, l'occhio grifagno, le guancie pallide, la fisonomia contratta. Solamente al vederlo, chiunque avrebbe detto che entrava un nemico mortale ed inesorabile. Aveva smesso la maschera della sua finta dolcezza: pienamente scomparso era il suo sorriso falsamente bonario. Il solo suo aspetto era tutta una rivelazione. Da quella faccia, in cui ora scatenato erompeva l'odio, era impossibile non capire il dramma segreto che tacitamente sino allora si era svolto in quell'anima intristita.
Un silenzio di sepolcro accolse la venuta di quell'uomo. Tutti lo guardavano con occhio inquieto ed ansioso come colui che venisse a recare la parola irrevocabile del destino. Maddalena avendo a un tratto compreso che i timori di Maria avevano avuto ragione, tremava; aveva tremato un istante anche Maria. Era diventata pi pallida di prima, e con mossa rapida, quasi spaventata, aveva tratti a s i suoi figli e se li era serrati intorno come fa la chioccia de' suoi pulcini, quando vede nel cielo i giri minacciosi del falco. Ma una subita reazione aveva superato il timore e sostituitovi un altro sentimento pi fiero: ed era con risoluto e fiero atteggio ch'ella ora saettava il suo nemico di sguardi pieni di sfida, di sdegno, di disprezzo.
Quel penoso silenzio fu rotto per primo dall'usuraio Grinta.
Giungete proprio a tempo, Maso. Ecco qui il signor Pronetti che vuol rendersi sicurt per Cecchino.
Maso lev il capo con mossa quasi minacciosa.
Ah s? domand egli con voce piena di corruccio camminando verso Pronetti, le braccia sempre incrociate.
Sor Bernardo si arretr quasi intimorito.
No, per Cecchino, diss'egli come per iscusarsi; gli  per queste povere donne....
 dunque in tal modo ch'ella mantiene la sua parola?
Udite....
Non odo nulla... Io non accetto nissuna sicurt come nissuna transazione. Non cedo n a ragioni n a preghiere. Ogni parola dunque  inutile; ogni indugio soverchio. Signor segretario, faccia il suo dovere.
Il segretario esit un momentino: parve ponesse in bilico fra s il resistere a quell'uomo, oppure l'acconciarsi alle sue voglie: ma pens di botto che Maso era il pi potente personaggio del paese, che facilmente glie l'avrebbe fatta pagare e ch'egli era padre di famiglia. Curv quindi la testa e le spalle, e con accento che rivelava pur tuttavia la maggior malavoglia, disse:
Sta bene. Facciamo dunque il cmpito nostro, e credo che sar meglio cominciar dalla stalla, dove havvi il valore pi sostanziale.
S, disse Maso, faccia cos; signor Grinta, lo accompagni.
L'usuraio cogli uomini della Pretura si recarono nella stalla.
Signor Pronetti, soggiunse Maso, non va ella con loro per difendere i propri interessi?
No, rispose bruscamente sor Bernardo, non me ne importa pi nulla... Quel che m'importa si  il destino di queste due creature....
Maso gli si fece davanti con quel suo modo imponente e minaccioso.
A questo destino, diss'egli coi denti stretti, ella non pu recare in nessuna maniera cambiamento o rimedio. Glie lo dico io!
Tese la mano serrata a pugno.
Lo tengo io qui dentro, il loro destino, e niuno pi me lo strappa, per Dio!
Ma... balbett Pronetti evidentemente intimorito.
Niente!... mi lasci. Ho piacere di rimaner solo un momento con queste donne... Debbo parlar loro.
Sor Bernardo usc da quella stanza.
Che anima scellerata! disse fra s stesso recandosi ancor egli nella stalla. Ah! non lo posso pi soffrire costui, e se la scrittura fosse ancora da farsi!...
Maso frattanto ordinava a Bastiano, il quale era sempre rimasto indietro in sul passo dell'uscio:
Va fuori un minuto; ma non allontanarti di tanto da non poter udire subito la mia voce s'io ti chiami... Ricordati di quanto ti ho detto: se Cecchino mi assale, tu mi difenderai e io ti dar una bella mancia in paragone del tuo zelo.
Anche Bastiano parve esitare. Egli guardava con occhi commossi le due donne e sopratutto Maria; sembrava che volesse parlare, ma non una voce pot spiccarsi dalle sue labbra.
Va! gl'intim con accento pi imperioso il padrone, ed egli si affrett a partire.
Maso rimase solo colle due donne.
Maddalena si slanci contro di lui, tremante la voce, tremante le mani che agitava per aria.
 E siete voi, Maso, voi che... 
Ma egli non lasci che aggiungesse altre parole.
 S, son io, disse cupamente feroce, movendo un passo verso Maria che rimaneva sempre immobile e fiera, il capo dritto levato, i suoi bimbi stretti intorno a s; s, son io, il disprezzato Maso.
Maddalena fece un moto che pareva accennare lo volesse interrompere.
Lasciatemi parlare, grid egli con imperiosa bruschezza. Sono cinque anni che taccio e soffro:  tempo ora ch'io parli. Oggi  pur venuto il giorno che da cinque lunghi anni invoco ed aspetto, cui da cinque anni lavoro per ottenere... Ve ne ricordate, o Maria, di quel giorno in cui sono arrivato al paese di ritorno dalla Francia? Io arrivava pieno di gioia, il cuore palpitante e commosso, l'anima dischiusa ad ogni generoso sentimento, beato della speranza di trovar qui la mia felicit. Avevo lavorato e sofferto come una bestia in quelle parti l per potermi guadagnare quella ventura: in cotale speranza avevo rinchiuso tutto il mio avvenire, tutta la mia ambizione, tutta la mia vita. E invece qui nel desiato paese, nell'ora agognata del ritorno, che cosa m'aspettava? Il maggior dolore ch'io abbia provato mai, che uomo possa provare. Voi, Maria, vi siete fatta beffe di me, voi avete dato il vostro cuore e la vostra mano ad un altro, voi avete lanciato su me parole di disprezzo: ed io io! innanzi agli occhi vostri fui umiliato e percosso... E voi avete potuto credere che un uomo della mia fatta avrebbe perdonato o dimenticato codesto?... Stolti tutti!... Io ho accarezzato nell'animo mio il pensiero e l'opera della vendetta; non ho vissuto che per essa, e son qui ora per compierla... Ve lo avevo detto allora che sarebbe venuto un giorno in cui vi avrei visto voi, Maria, a piangere innanzi a me ed a supplicarmi, e ch'io, come voi foste, sarei stato inesorabile.
Ah Maso, che dite voi mai? esclam la Maddalena mettendosi innanzi alla figliuola: se voi sapeste....
Ma la moglie di Cecchino pose una mano sul braccio di sua madre, e con imponente dignit la interruppe.
Tacete, madre!... Non voglio che aggiungiate manco una parola.
Volse uno sguardo pieno di disprezzo a Maso e soggiunse:
Quell'uomo faccia quanto gli pare e piace.
Maso diruggin i denti in un accesso di furore.
Quell'uomo, proruppe, umilier la vostra superbia gittandovi sulla paglia: quell'uomo tiene in pugno la sorte di voi tutti... Ah! voi mi preferiste la petulanza di Cecchino?... Guardate com'io l'ho ridotto il vostr'uomo!... Sapete chi gli ha tornato a dare l'abitudine dell'osteria ed il vizio del gioco?... Son io!... Sapete chi gli ha messo intorno Grinta a succiarlo coll'usura?... Son io!... Sapete chi vi caccia sulla strada, senza un soldo, senza tetto, senza lavoro?... Son io!... Siete rovinata affatto, Maria: avete un uomo che non  nemmen pi capace di lavorare: alimenterete di lagrime i vostri figli... Ecco com'io mi vendico!
Il parossismo del furore gli faceva un aspetto veramente spaventoso: tremava da capo a piedi sotto la feroce emozione che lo dominava: gli occhi pieni di sangue rivelavano in lui uno di quei momenti di febbre della passione in cui l'uomo  capace del delitto.
Ges buono! esclam Maddalena presa da un indicibile sgomento, coprendosi colle mani la faccia.
Ma non si spavent in niun modo Maria. Ella guardava sempre con quella fiera espressione il suo nemico: pareva che le parole di lui non giungessero a fare impressione in essa; soltanto la si stringeva con pi forza intorno i suoi figli. Com'era bella in quel punto la coraggiosa donna! Pallida, ma gli occhi sfavillanti oltre ogni dire; una risoluzione, una fierezza, una nobilt che non avreste saputo immaginare maggiori. Sul furore medesimo di Maso prepot quell'aspetto. Non era pi la bellezza della giovinetta onde s'era egli acceso ancora adolescente; era una nuova, pi solenne direi quasi, ma forse ancora pi efficace belt che si imponeva allo spirito di lui, che, anco in quell'istante di violento trasporto, ne afferrava il cuore, ne suscitava con un acre desiderio i sensi agitati.
Maso chin gli occhi innanzi allo sguardo di Maria. Al furibondo parossismo successe in lui bruscamente, senza transizione, un tumulto nuovo, per lui stesso inesplicabile. Strani pensieri invasero la sua mente: gettarsi al collo di quella donna ed abbracciarla in un amplesso arrabbiato e stampare un bacio di fuoco su quelle labbra sdegnose e morderla con una volutt di furore; precipitarsi ai piedi di essa e domandarle perdono; insinuarle all'orecchio le infami parole: sii mia e sei salva!
Maria tese l'indice della mano destra verso di Maso con mossa piena ancor essa di superbia e disdegno.
Voi, diss'ella, mi provate sempre pi come io abbia fatto bene a preferirvi il mio Cecchino: perch con tutte le sue disgrazie ed i suoi torti egli  tanto ancora al disopra d'uno sciagurato come voi avete svelato di essere, che meglio la miseria con lui che con voi la ricchezza... Fate a vostra posta: noi seguiteremo ad amarci, e Dio ci assister... Voi avete creduto che io avrei pianto e vi avrei supplicato? Voi!... Piuttosto farei non so che cosa... No, non ci abbassiamo mica a tal punto noi: lasceremo questa casa, lasceremo il paese se occorre, e prima di rivolgere a voi una sola parola, morremo di fame.
Tu hai ragione! grid un uomo che entrava impetuoso, la faccia contratta, la fiamma dell'ira negli occhi, scarmigliate le chiome. Tu hai ragione... Non una parola di preghiera a quell'infame: ma esso, giuro a Dio, morr prima di noi!
E Cecchino (ch era lui) si slanci con tanto impeto sopra di Maso che le donne non poterono trattenerlo come tentarono.
Maso, vistosi cos furiosamente assalito, s'arretr in fretta e con mossa ratta come l'azione del suo avversario, trasse di tasca la pistola che aveva recato seco e la punt al petto di Cecchino.
Indietro, grid egli, o t'ammazzo.
Ma l'ex bersagliere non si contenne pur tuttavia, abbranc l'arma, di cui Maso nella precipitazione del momento non aveva avuto tempo ad armare il cane, e colla forza de' suoi muscoli, accresciuta dall'accesso del furore, glie la strapp di mano, l'arm, ed afferrato Maso pel collo fu per appoggiare la bocca della pistola alla tempia del disgraziato; Maso divenne pi pallido di un cadavere, e il cuore gli cess di battere come ad un uomo che vede giunta l'ultima sua ora. Ma una mano sollecita strinse il braccio di Cecchino e devi il colpo; l'arma fu sparata, ma la palla and a piantarsi in alto nel trave del soffitto. Era Maria che era venuta a gettarsi trammezzo ai due contendenti, mentre sua madre e i bambini si contentavano di gettare alte grida di spavento.
Cecchino! che fai tu? esclam Maria con forza. Lascialo vivere, costui, nella sua infamia, col suo rimorso.
Ch'io lasci in vita questo infame! rispondeva Cecchino dibattendosi debolmente contro la moglie. Egli mi toglie pi che la vita... E' s' voluto vendicare da vile qual egli , conviene che ancor io mi vendichi.
Lo sparo dell'arma, i gridi dei bambini e le esclamazioni di Maddalena trassero in quella stanza tutte le persone che si trovavano in quel momento alla fattoria, Pronetti, il cancelliere cogli uomini che aveva seco, Grinta e Bastiano.
Maso era verde nel viso, ma aveva un perfido sogghigno sulle labbra assottigliate.
Sor segretario, diss'egli al cancelliere, quest'uomo ha tentato assassinarmi... Hanno udito; vedono tutti che egli ha ancora la pistola fra mano... Ella faccia il processo verbale e procuri che l'assassino sia arrestato.
Il cancelliere disse con rimprovero e ripugnanza:
Che? Maso, voi volete?
Voglio che giustizia si faccia... Usciere, arrestate quest'uomo che ha voluto uccidermi.
L'usciere si volse in l con evidente disprezzo.
Eh! io non faccio il carabiniere.
Sor segretario, grid Maso, se l'assassino fugge, faccio lei responsabile.
Provveder, provveder, disse il cancelliere impaurito: eccomi a redigere la vostra denuncia se volete.
S, che lo voglio.
Il segretario si accost a Cecchino che rimaneva l come trasognato stringendo ancora tra mano la pistola, e trov modo di dirgli sotto voce:
Allontanatevi.
Il bersagliere s'avanz verso di Maso gridandogli sulla faccia:
Vile!
L'oste si arretr.
Ah non temere... non tema pi nessuno di me... Vengano pure ad arrestarmi, mi caccino in prigione, tolgano a questi bimbi il padre, a questa povera donna il marito: va bene, ho meritato tutto... Ma giuraddio, tu ed io ci troveremo pure faccia a faccia un giorno o l'altro, ed allora....
Lo sentono? disse Maso, e' minaccia.
Tacete, susurr il cancelliere.
S, taccio, ogni parola  inutile... Maria, suocera, partiamo subito di qua... Abbandoniamo tutto e fuggiamo... Subito, che mi sembra questo pavimento mi abbruci i piedi... Va a prendere la culla del tuo bambino, Maria.
La giovin donna corse a prendere il suo ultimo nato.
Fra poco questi infelici saranno forse senza padre: non monta. La Provvidenza  grande, e ci deve pur essere una giustizia anche a questo mondo...
Prese in braccio un bambino, e il pi grandicello per mano: Maddalena si rec un altro in braccio ancor essa, e cos s'avviarono per partire.
Non torneremo certo mai pi in questa casa, disse ancora Cecchino quando fu sulla soglia; ed uscendone per sempre do la mia maledizione a colui che ce ne scaccia. Gli renda Iddio il premio dell'infame opera sua.
Ed uscirono i poveretti. Bastiano e sor Bernardo si asciugavano gli occhi; il cancelliere medesimo nascondeva la sua commozione temperando una penna seduto alla tavola a cui s'era messo per iscrivere.
Maso, disse il segretario quando la infelice famiglia fu partita; vorreste voi perseguitare ancora quei miseri? Lasciateli in pace e non denunziate l'atto dissennato di Cecchino.
Faccia il suo mestiere lei, rispose cupamente e ruvido il tristo. Non ho bisogno di consigli da nessuno.
Il segretario curv la testa e si mise a scrivere.
Pronetti, che era rimasto l quasi senza fiato a tutta quella scena, a cui le lagrime colavano gi dalle guancie ed un'ira generosa gonfiava il petto, si riscosse ed avvicinandosi a Maso gli disse con accento di rimbrotto e di risolutezza quale non aveva avuto forse mai:
Ecch Maso? Voi potete resistere a tanto? Ma che cosa avete dunque l dentro in luogo del cuore?
E Maso pi ruvido ancora di quel che avesse parlato al segretario:
Mi lasci stare anche lei....
Il buon sor Bernardo proruppe con uno sdegno affatto insolito nella sua mite natura, rosso in faccia come un galletto:
S, s, vi lascer stare... E vorrei non avere avuto mai da far nulla con voi... Gi l'ho sempre detto che eravate un cattivo carattere e un'anima perfida.
Signore!
S, l'ho sempre detto... Lo prevedevo... E mi rincresce assai d'aver fatta quella scrittura con voi... E vorrei che il diavolo portasse via la scrittura, e voi, e me eziandio, corpo di bacco!...
E volte le spalle a Maso con insultante disprezzo, se ne part di passo concitato, agitando il suo bastone in una collera che vi avrebbe fatto ridere e vi avrebbe commosso.
Il cancelliere s'alz da sedere e disse asciuttamente a Maso:
Ecco l'atto. Ho dunque da dargli corso?
S: rispose vibratamente Maso, la cui faccia era pi scura d'una notte senza luna.
Va bene. Sor Maso, vi aveva incaricato di procurarmi la mia provvista di vino....
L'oste lev la testa stupito all'udire entrare in tal discorso il segretario in quel momento:
Ebbene? chiese egli con impazienza.
Vi prego a non farne pi nulla.
Come!
Se c' qualche indennit a cui pretendiate, soggiunse sollecito il cancelliere, sono pronto a pagarla.
Ma perch codesto?
Perch non desidero aver pi nulla da fare con voi.
Maso divenne livido nella faccia; e i suoi occhi mandarono lampi di sdegno feroce.
Ah badi bene, sor segretario: diss'egli coi denti stretti, frenandosi a forza: io mi son uno che mi faccio ripagar caro ogni insulto.
Il cancelliere si curv nelle spalle, come per dire: fate quel che vi aggrada; ed usc accompagnato da quelli che aveva condotti seco. Nessuno fece a Maso pure un cenno di saluto. Rimanevano in quel luogo, insieme coll'oste, Bastiano e Grinta.
Il primo di questi due s'accost al padrone, pestando forte co' suoi zoccoli per terra e dondolando sulle gambe la sua grossa persona.
Sor Maso: diss'egli con voce risoluta e meno rispettosa del solito: vorrei squinternarvi una cosa.
Eh! non venirmi ad annoiare, stupidone.
Ma l'altro senza punto impaurirsi:
E questa cosa gli  che vi d il buon giorno e che vado subito subito a cercarmi un altro padrone.
Che cosa ti salta in capo?
Non salta niente affatto; dopo quello che avete fatto a Cecchino, io non ho pi niente, ma niente voglia di star con voi.
Anche tu, imbecille!...
Imbecille, sar; ma capperi, queste cose non mi piacciono...
Cecchino e Maria mi avevano lacerato l'anima: si lasci sfuggir Maso, come sentendo il bisogno di difendersi anche innanzi a s stesso; mi sono vendicato!
Vendicato!... Uhm!... quello non  il modo dei galantuomini... Anch'io, quand'ero suo servitore e che Cecchino in cimberli mi fiaccava ben bene le costure, mi veniva una voglia matta di rompergli il muso: ma rovinarlo, rovinar la sua famiglia, fargli danno da soppiattone... Oib! oib!... Non  il figliuolo di mia madre che ne fa di codeste... Dunque gli  inutile: aggiustiamo i nostri conti, e statemi allegro.
E sia: proruppe Maso con impazienza: quando saremo a casa ti dar quel che ti spetta e sarai in libert.
Bastiano, senza attender altro, fece come avevano fatto Pronetti, il cancelliere e gli altri: gir sui suoi talloni e part senza il menomo cenno di saluto. Maso si trov dinanzi la faccia squallida e rapace dell'usuraio Grinta, la quale gli sorrideva con un'espressione ammirativa.
Ma bravo! ma bene! ma benone! esclam la voce fessa del vecchio: mio caro Maso, mi rallegro con voi, mi rallegro molto. Che pollo, che mi siete diventato!... avete condotto la vostra barca in modo veramente stupendo... Io non sarei stato capace di tanto.
Gli prese la mano e gliela strinse. A Maso parve che un rettile gli s'insinuasse nella destra; liber la mano da quella stretta con impazienza, con ripugnanza, quasi con ischifo.
Lasciatemi stare anche voi, proruppe con forza, e non offendetemi colle vostre lodi.
Grinta volle insistere e difendersi.
Andate, andate: grid Maso con accento che non ammetteva contrasto: lasciatemi, voglio esser solo.
E rimase solo diffatti in quel luogo cui rallegravano poc'anzi le voci infantili e la presenza dei bimbi di Maria, e in cui ora regnava il pi profondo silenzio: in quel luogo, tutto pieno della memoria, della personalit, quasi pu dirsi dell'alito di lei! Quel tocco di mano dell'usuraio aveva sconvolto l'animo di Maso. Tutta l'onesta gente lo sfuggiva con disdegno perfino quell'innocente di Bastiano! ed a stringergli la destra non c'era pi che quello scellerato cui tutti odiavano e disprezzavano, cui disprezzava egli stesso! Era dunque disceso fino ad esser paro con colui? Sent a questo pensiero come un raccapriccio.
Oh! esclam fra s stesso, come per darsi coraggio: ma mi sono vendicato!
Volle percorrere quella casa dove Maria era nata, era vissuta sin allora, e cui aveva dovuto in quel punto abbandonare per sempre; ma nel mettere il piede sul primo scalino per salire al piano superiore dov'erano le stanze da dormirvi, dov'era la stanza di lei, parve che una forza misteriosa lo arrestasse e gli si opponesse: lott un istante, e non vinse: mand una voce che pareva un gemito ed un ruggito soffocato, usc da quelle pareti come scacciato da una mano invisibile, chiuse dietro a s l'uscio, e senza saper bene dove volesse dirigere i suoi passi, la faccia cupa come quella di Caino, si cacci per la campagna, camminando ratto come chi ha dietro le spalle un nemico che lo perseguita. Egli avrebbe voluto fuggire la gente, ci che lo attorniava, e s stesso.
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Capitolo 24.
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Lasciamo pel momento il vendicativo Maso, cacciato traverso i campi dalla propria passione che pareva a lui medesimo il flagello della maledizione che gli aveva lanciato contro, partendo co' suoi, il marito di Maria. Seguitiamo quest'ultimo e la sua famiglia, che camminano silenziosi, abbattuti, vergognosi, il capo basso, senza guardarsi l'un l'altro, scendendo la ciottolosa via che tramezza il villaggio, sotto lo sguardo impietosito degli abitanti che si fanno sul passo delle loro porte a vederli passare
Questi infelici avevano ormai un luogo solo dove recarsi per un ricovero: la casa della sorella di Cecchino che vi ho detto andata a marito nel paese medesimo, e verso col avevano indirizzati i loro passi.
Furono accolti umanamente dalla donna, che era sola in casa co' suoi figli. Maddalena piangeva: Maria era sempre silenziosa e faceva ad acquetare i pianti del suo ultimo nato, a cui non poteva porger pi che un seno privo di latte: Cecchino bestemmiava fra' denti di quando in quando e sotto i panni accarezzava il calcio della pistola strappata a Maso e che aveva seco portata. La sorella aveva tentato dapprima alcune parole di consolazione e di conforto verso quei miseri, ma presto, innanzi alle lagrime di Maddalena, ed alla cupa taciturnit di Maria ed alle bestemmie di Cecchino, la non aveva saputo pi che cosa soggiungere, e c'era invero ben poco da potersi dire. Passarono due ore che parvero eterne agli sventurati. A capo di questo tempo rientr in casa il marito della sorella di Cecchino. Egli aveva appreso tutto ci che era avvenuto alla famiglia del cognato e s'aspettava in verit di trovarli tutti riparatisi a casa sua. Non era un cattiv'uomo, ma non era de' pi larghi, ed era pur vero che non aveva redditi oltre quanto bastasse a provvedere per bene alla sua famiglia; pens che codesto ond'era minacciato era un considerevole aggravio, e fosse pure stato temporaneo soltanto! ma chi poteva prevederne il fine? come provveder lavoro a Cecchino, il quale d'altronde n'era s svogliato? come dare alle donne i mezzi di ricavarsela? Il brav'uomo giunse a casa sua combattuto fra la compassione della sventura di quella perseguitata famiglia, lo sdegno contro il loro persecutore e la voglia di sbarazzarsi presto di quel peso.
Diede sfogo con tutta sincerit a questi sentimenti; prima la compassione: abbracci i due cognati, i loro bambini, perfino la Maddalena; poscia l'abborrimento per Maso: rincar sulle bestemmie che sparava Cecchino, e si sfog in maledizioni contro quello scellerato; da ultimo quel birbone d'un interesse; ai bimbi che s'eran lamentati della fame, la zia aveva dato delle madornali fette di pane, in cui essi mordevano con entusiasmo; l'uomo un po' gretto guardava con mal velato rincrescimento quei bocconi che s'incalzavano l'un l'altro, e pensava che per chi sa quanto tempo quei dentuzzi bianchi cos destri nell'opera loro gli avrebbero divorato chi sa quanta roba. Cominci dunque biasciando a voler dire ch'e' non avea n le rendite del parroco, n del sindaco da poter mantenere due famiglie, che la sua era gi numerosa di molto e gliene dava di fastidi a provvedervi, che dunque era conveniente che Cecchino e la moglie e la suocera non ponessero tempo in mezzo a cercarsi casa e pane e lavoro. Il concetto del valent'uomo non era ingiusto, ma l'occasione di manifestarlo in que' primi momenti non era adatta; inoltre non era egli il pi abile ad usar la parola, e la lingua invece che attenuare il suo pensiero o dirlo esattamente soltanto, ne aggravava e peggiorava invece l'espressione. Dall'affastellamento di frasi monche ed impacciate ch'egli disse a questo riguardo, gli ospiti compresero tutti che li si volesse mettere senz'altro alla porta e negar quel soccorso che anche senza le parole la sola loro presenza era venuta ad invocare: e l'irritazione dell'animo in Cecchino non gli consent di accogliere con calma la parlantina del cognato. Si alz egli con impeto, prese per mano due de' bambini e con occhi che schizzavano fiamme, esclam violentemente:
Tu dunque ci scacci!... Prendi il tuo figlio, Maria... Suocera, toglietevi in braccio quest'altro bambino... Andiamo, poich siamo maledetti ed anco la casa dei congiunti ci si chiude dinanzi, andiamo in mezzo ai boschi a veder morire questi fanciulli senza ricovero....
Si diresse verso la porta; ma la sorella ratta gli si slanci davanti a rattenerlo.
Che cosa dici?... Ma sei matto?... Il mi' uomo non ha voluto dir codesto... Egli non ti scaccia; no certo: e s'anco lo facesse, oh che non son qua io che sono padrona qui dentro al pari di lui e pi di lui?
Il marito che era rimasto l incantato a quel prorompere di Cecchino, disse allora ancor egli:
Ma no, ma no; non ti scaccio... dicevo cos per dire... pensavo ai casi vostri... nel vostro interesse... Bisogna pure prendere un partito... Che male c' a prenderlo subito, a studiar subito come farla?
Cecchino racquetato, non senza stento, disse di poi:
Ho gi pensato a quel che mi tocca di fare, ed il mio partito  preso... Sono forte ancora e robusto, e il mestiere del soldato  fatto per me. Andr surrogante nell'esercito e le tremila lire che ne posso ritrarre serviranno di fondo alle donne per poter aspettare senza miseria che loro si presentino i modi da guadagnarsi la vita. Maria e Maddalena sono laboriose e destre in ogni cosa; in paese, loro si vuol bene: troveranno facilmente occupazione e guadagno.
Il progetto di Cecchino suscit infinite obbiezioni da parte di tutti, e le maggiori da parte di Maria. La famigliuola aveva bisogno dell'opera di un uomo; e se venisse una guerra? Oh come avrebbe avuto il coraggio di abbandonare cos moglie e figliuoli?
L'ex-bersagliere persisteva: e' non sapeva scorgere altro rimedio: in paese non aveva voglia di rimaner pi, dopo gli avvenimenti successi; gli era forza rompere le abitudini prese, togliersi a quelle conoscenze ed a quella vita a cui s'era abbandonato: restando, non avrebbe avuto forse il coraggio e la forza di correggersi; la vita del soldato era l'unica che ormai gli convenisse; sopraggiungesse pure una guerra, e tanto meglio! una palla in fronte era la miglior ventura che potesse capitare a lui, ed anco alla sua famiglia, a cui non aveva saputo recare, e non avrebbe probabilmente recato in avvenire, altro che danno.
Si era nel migliore di questa disputa, quando si udirono nell'andito i passi pesanti di due uomini, e tosto dopo comparvero sulla soglia i cappelli a becchi di due carabinieri.
Un alto silenzio li accolse; le donne si guardarono spaventate: Cecchino diede un'occhiata alla finestra per vedere se di l avrebbe potuto fuggire; il cognato si avanz egli verso i rappresentanti della forza pubblica.
Che cosa cercano loro signori? domand.
Quell'individuo l, vostro cognato.
Si accostarono al marito di Maria che conoscevano per bene di persona, e gli dissero con urbanit e quasi con rincrescimento:
Cecchino, siamo obbligati ad arrestarvi.
Queste parole fecero uscire Maria da quella specie di torpore in cui era caduta. Si slanci innanzi fra i carabinieri e il suo uomo, come per difendere quest'esso e ripararlo colla sua persona.
Arrestarlo! grid essa: oh no, ci non  possibile, ci non vorranno lor signori... Egli non ha fatto male a nessuno... egli non  capace di far del male... Noi fummo assassinati da un infame... Se sapessero tutto ci che quell'uomo ci fece!... Fu egli a puntare l'arma contro Cecchino... Egli grid che voleva ammazzarlo, e lo avrebbe fatto se Cecchino non gli avesse tolta la pistola di mano; fu per difendersi, per difendere la sua vita, per difendere me e i figli nostri, che il mi' uomo fu costretto di fare quel che fece... Per carit non vogliate toglierlo a noi... che cosa vogliono che diventiamo, io povera donna, la mia vecchia madre, i miei bambini, senza il sostegno d'un uomo?... Oh non sanno che ci fu tolto tutto: la casa, i mobili, ogni cosa che possedevamo, e che siamo proprio sul lastrico?... Oh! ci si vuol proprio ridurre a mendicare?... Oh si vuol proprio che noi moriamo di fame?
I carabinieri erano impietositi e non lo nascondevano; ma essi non ci potevano recar rimedio ed avevano il loro dovere da compiere. Per abbreviare quella scena dolorosissima sollecitarono Cecchino a venir con loro, ed egli rimanendo immobile, cupo, piantato, a capo chino senza dar risposta, i carabinieri posero ciascuno una mano sulla spalla di lui per avviarlo con una spinta. L'antico soldato, a quel tocco, sent tutto il sangue bollirgli nelle vene in un accesso febbrile di vergogna e di furore. Vide s stesso condotto qual malfattore per le vie del villaggio in mezzo agli agenti della forza pubblica, sotto lo sguardo de' suoi concittadini: si vide nella sala dei dibattimenti della citt fissato dalle migliaia di sguardi impertinenti d'un pubblico da Corte d'Assisie: egli soldato onorato!... Perdette il lume della ragione: allontan da s i due carabinieri scaraventando loro di qua e di l i suoi due pugni chiusi nel petto, ed impugnata per la canna la pistola, che per disgrazia aveva seco tuttavia, la brand in alto minacciosamente, gridando:
Indietro, e il primo che mi tocca gli spacco il cranio.
I carabinieri mostrarono una rara moderazione.
Calmatevi, Cecchino, disse il pi attempato di essi, badate a quello che fate. Una rivolta alla forza pubblica  un affar serio. Voi potete essere innocente, lo crediamo benissimo, e quindi sarete presto restituito in libert: ma se fate atti di violenza contro di noi, allora non la passerete liscia, e ne avrete per un po' di tempo... Siete stato militare anche voi, e sapete che cosa  una consegna... Le vostre minaccie non faranno che noi rinunciamo all'esecuzione degli ordini ricevuti e voi non otterrete quindi null'altro che un danno maggiore.
Ma Cecchino era troppo fuor di s per capire cos agevolmente la ragione.
Non mi piglierete, gridava egli furibondo, non c' barba d'uomo che mi possa pigliare me... E venitevi a provare se volete....
Invano le donne vollero interporsi supplicanti presso Cecchino e presso i carabinieri: quello fu irremovibile, e questi vollero, come dovevano, fare il loro dovere. Ne nacque un'aspra lotta in cui i carabinieri, non senza guadagnarsi una qualche buona contusione, arrivarono a gettare a terra il ricalcitrante, a strappargli l'arma di pugno, ed a legargli le braccia e le mani; e ci in presenza delle donne e de' ragazzi che strillavano e si raccomandavano a Dio come potete immaginare. Nella strada quel tafferuglio e quelle grida avevano radunato in capannello tutti i curiosi del vicinato: e i pi ardimentosi fra essi penetrarono in casa a vedere che succedesse. Cecchino vinto, spumante di rabbia, sanguinoso il viso dalle percosse, vide che la sua vergogna era compiuta oramai: cess ogni resistenza e cadde in un abbattimento di disperazione.
E cos? vogliamo camminare, ora? domandarono i carabinieri trionfanti, aggiustandosi al petto il budriere della sciabola, e rimettendo nella giusta direzione i loro cappelli caduti nella gazzarra.
Cecchino non rispose, ma tese il volto verso Maria cui per le braccia legate non poteva pi stringere al seno. Due lagrime, due cocenti lagrime, gli colavano lentamente gi per le guancie. Maria gli gett le braccia al collo in un amplesso pieno di passione:
Addio! addio!... Oh ti restituiranno presto all'amor nostro... Se no... Oh Dio nol vorr... se no morremo...
L'arrestato baci la moglie, poi, uno dopo l'altro, i suoi figli che Maria gli porse, non disse una parola di commiato n di dolore, n d'altro. Fe' cenno ai carabinieri che era pronto e s'avvi in mezzo ad essi con passo vacillante, ma quando fu per varcar la soglia della porta da via, e vide fuori la frotta di gente che lo aspettava con occhi larghi a guardarlo, sost un momento, e coi denti stretti, colla voce strozzata, pronunzi una sola parola, ma la quale coll'accento diceva una infinit di cose:
Oh Maso!...
Oh s! Maso che tu sii maledetto, che Dio ti tolga ogni pace ed ogni bene! esclam Maria torcendosi le mani nell'eccesso del suo dolore, mentre cogli occhi pieni di lagrime seguiva il gruppo di persone in mezzo a cui si allontanava il suo uomo arrestato.
Maddalena che al pari della figliuola e degli altri che avevano assistito a quella scena avea accompagnato Cecchino sino alla porta, Maddalena udite le parole di Maria si batt colla palma della mano la fronte:
Oh me disgraziata: diss'ella. Nella confusione non ho pensato a prender meco prima di partir da casa nostra il cofanetto con tutte le carte di famiglia che vi son dentro... Il cofanetto ce lo avrebbero forse lasciato... almanco le carte che e' contiene non ce le possono togliere... e in quelle carte ce n' una che voglio sbatter sulla faccia di quello scellerato di Maso... Mio marito ha salvato suo padre dal fondo della miseria in cui egli cos ci precipita: ed egli cos si diporta verso la figliuola del benefattore di suo padre!... Oh non son io se non me ne faccio sentire.
Maria arrest pel braccio sua madre.
Non voglio che parliate a quell'uomo. Noi non abbiamo nulla pi da fare n da dire con lui. Lo sprezzo troppo per implorarlo; egli non ha da aver il gusto di vedere le nostre lagrime; e lascio alla Provvidenza che lo punisca...
Maddalena liber il suo braccio dalle mani della figlia con mossa impaziente e quasi collerica.
Eh! voglio bene riavere le mie carte, io, le memorie del mio povero marito... lo voglio, ti dico! E quanto ad implorare quello sciagurataccio, credi tu che io ci voglia fare?... Ah s, giusto io!... La Provvidenza lo punisca, va benissimo, ma ci non toglie che glie ne dica quattro sul muso a modo mio...
In quella sorse presso le donne l'ombra d'un uomo che s'era accostato cos pianamente da non essersi fatto punto sentire. Era Bastiano; ma Bastiano coll'aria pi melensa che avesse avuta mai, in una mortificazione impacciosa e addolorata.
Maddalena gli volse le spalle sdegnosamente, dicendogli con brusca impazienza:
Che cosa vieni tu a far qui?... Ci sei mandato dal tuo degno padrone?... Vattene con lui, ingrataccio che sei anche tu, va!
Il villanzone fece un atto a cui si rassegnava soltanto entrando in chiesa; si lev di capo la sua berretta di cotone a righe rosse ed azzurre che dal mattino alla sera si teneva invariabilmente come incollata ai suoi scarmigliati capelli, e rotolandola e facendola girare fra le sue manaccie, rispose, mandando dei soffi che volevano essere sospiri e che avrebbero potuto far andare un mulino:
Ah Maddalena non mi strapazzate... Voi avete ragione... ma avete torto... Io, s, sono un miserabile che mi pesterei da me medesimo sotto i miei zoccoli... se potessi... ma non sono un ingrataccio... sono un buon figliuolo, ve lo assicuro... Se vi ho abbandonata, se son venuto via dalla fattoria, voi lo sapete il perch: Cecchino, oltre darmi le busse, un bel d mi diede anche il congedo con un complimento della sua scarpa destra in fondo alla schiena... Che cosa doveva fare Bastiano, se non andarsene?... Se mi sono allogato presso... colui, che non voglio manco menzionare... gli  perch mi fece patti da non poter dir no... e non sapevo, e non andavo manco a sognare che Maso fosse quel birbante scellerato che direi anzi un poco di buono... Ma sapete che? Egli non  pi mio padrone.  vero che l'ho accompagnato a casa vostra; ma egli me ne aveva dato il comando. Voleva che lo difendessi da Cecchino. S eh? quando ho visto di che si trattava e come si erano maneggiate le faccende, quando vi ho visto voi due a piangere, altro che difenderlo, avrei aiutato Cecchino a rispianargli le costure dall'altra parte. E gli ho detto chiaro e tondo, che io non voglio pi essere suo servitore nemmeno se mi desse la luna o il gallo che c' sul campanile: e gli ho detto che mi snocciolasse quel che mi viene e ch'io volevo piantarlo detto fatto: e vado piuttosto a far l'asino del mugnaio che servir lui o la gente che gli somiglia.
Qui il babbeo fu pi impacciato che prima e si mise a torcere con forza la berretta che aveva in mano come se la fosse immollata e ne volesse far uscir l'acqua.
E son venuto a cercarvi, continuava, e son venuto per dirvi questo... e ancora un'altra cosa... e vi prego di non dirmi di no... che mi fareste proprio pena. Ed  che siccome, dacch sono all'osteria, intasco un bel tantino di paga... tre lire al mese, sapete!... e ancora di quando in quando, da questa o da codesta qualche solduccio di mancia... e siccome io non ne spendo... voglio dire con ci che ci ho radunato un certo gruzzoletto, che ho portato qui meco... e siccome io non ne ho punto bisogno perch quest'assassino che non voglio pur nominare, sor Maso... che sor d'Egitto... Maso Lucertola, ch gli voglio tornare a dare quel nome e un altro pi brutto, serpente ch'egli ... siccome mi deve dare ancora un po' di lire ed appena sia tornato a casa glie ne faccio eseguire il movimento... e cos... e siccome voi poveretta... e i vostri piccini poveretti... e Cecchino poveretto, anche lui, che gli ho perdonato tutto... Dunque voi mi capite, e son venuto a darvi quel certo gruzzolino, e se non l'accettate mi fate offesa... e guai al mondo, ch'io non sar mai pi Bastiano per voi...
E il brav'uomo tent di porre nella mano di Maddalena un pacchettino che si era tratto dalla tasca dei calzoni.
No, no, disse Maddalena tirando indietro la mano, ma non senza commozione; ti ringrazio, Bastiano, e se fossimo proprio nel caso di averne bisogno accetteremmo volontieri il tuo soccorso: ma per ora non occorre; si  venduta la croce d'oro; e il signor Pronetti ci ha provvisti di qualche cosa.
Davvero! E non volete dunque i miei soldi?
Per ora no... buon Bastiano.
Questi si volse a Maria.
Prendete voi... pei vostri piccini...  sempre un tanto di pi.
Ti ringrazio: disse Maria scuotendo la testa, immersa nel suo doloroso abbattimento. Ah chi sa che pi tardi non abbiamo bisogno dell'elemosina di tutti!
Quando si sia: rispose Bastiano intascando il suo rotolo; ditelo a me che tutto quel che possedo e posseder mai, sar sempre come roba vostra... senza bugia nessuna.
Bastiano! salt su Maddalena con risolutezza: tu intanto mi hai da fare un piacere.
Il villanzone si rimise la berretta in testa con mossa piena di coraggio: 
Dite pure e non son Bastiano se....
Conviene che tu mi faccia parlare a tu per tu col tuo padrone....
Non ho pi padrone io! esclam fieramente Bastiano. Volete dire quel cattivo soggetto di Lucertola?
Egli certamente schiverebbe questo colloquio. Voglio assolutamente averlo a quattr'occhi; e tu mi ci puoi aiutare.
Cappiterina! venite meco: od egli  tornato, ed io senza dir n uno n due apro l'uscio della stanza dov', vi caccio dentro e buona sera; o non  tornato, e vi metto in cucina e lo state aspettando finch venga, ed io non l'avviso di niente; ed egli entrando vi trova col, senza potervi scappar pi.
Cos fecero. Maso non era ancora rientrato; Maddalena si mise a sedere presso il camino, e stette ad aspettare.
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Capitolo 25.
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Maso cammin senza saper dove andasse, finch inciampando in un sasso trovato nel suo cammino si ferm e lev il capo. Dove lo avevano portato le sue gambe? A quella fontana, al susurro della quale egli aveva parlato primamente d'amore a Maria, a quel riposto ed ameno luogo che gli era stato sempre dappoi cos impresso, e con tanta dolcezza, nella memoria.
La confusione travagliosa che aveva nella mente e nell'animo fece luogo ad una profonda, quasi scoraggiata amarezza che tutto l'avvolse. Tutto il suo passato e ci ch'era successo pur allora, e poteva dirsi presente, stette insieme innanzi al suo spirito. Vide s medesimo giovanetto prima della sua partenza dal paese ed uomo qual era adesso: e si sent in mezzo a due disprezzi; prima quello per la debolezza, ora quello per la tristizia dell'animo. Gli parve tornassero a suonargli all'orecchio con acerba insistenza le parole di Pronetti, del cancelliere, di Bastiano medesimo. Voleva crollarne le spalle e sorriderne: e non poteva. Pi penosa ancora gli tornava presente l'impressione della mano fredda, viscosa dell'usuraio che si era insinuata come un rettile nella sua a darle una stretta fraterna; rasciugava ai panni la destra come per ripulirla di una macchia che le avesse lasciato quel contatto, e provava una sorda impazienza ed irritazione che sorgeva in lui, contro di lui.
Rivide eziandio col pensiero Maria qual era in quell'ora in cui egli in quel luogo le aveva dato l'addio e quale gli era apparsa poc'anzi nel suo sdegnoso e dignitoso contegno: oh quanto bella e l'una e l'altra volta! Ah s'ella avesse voluto appartenergli! Come sarebbe stato egli felice e come l'avrebbe fatta felice anche lei. L'avrebbe circondata d'ogni gioia della vita: non egli avrebbe lasciato che Maria, che i figli di lei e i suoi fossero arrivati dalla mano adunca della miseria! I figli! al pensiero di questa paternit che gli avrebbe potuto dare Maria, un brivido gli corse per tutte le membra, un rimescolamento potente gli agit il profondo dell'animo, sent sopra il suo odio come stendersi un'onda di tenerezza. Ma fu un breve istante. Ella tanta felicit a lui non aveva voluto concedere; l'aveva data ad un altro. Gli spasimi che lo avevano tormentato chi li poteva dire? Ora provava ancor ella che cosa fosse dolore!
Ma pure il piacere ch'egli s'era proposto di ottenere colla vendetta non era stato ancor pieno e quale aveva immaginato. S'era figurato Maria piangente, disperata, trascinantesi supplichevole a' suoi piedi: e questa soddisfazione eragli mancata. La irremovibile fierezza di lei guastava per una buona met il risultamento della sua opera tenebrosa. Avrebbe voluto vederla umiliata quella donna: lo voleva ancora! Si rimbrottava di non averle detto abbastanza. Il suo odio non aveva saputo trovare parole quali convenivano a ferire l'animo di lei, a flagellarne l'orgoglio. Pensava di comparirle dinanzi e insultarla con pi aspra e crudele invettiva.
Sentiva nel sangue un'arsura intollerabile. La testa gli tenzonava e tutti i suoi polsi gli parevano concentratisi col a picchiargli nel cervello. Si chin sulla limpida vena della fontana che colava da un cannello col suo solito gaio mormorio e bevve avidamente; poi facendo giumella delle sue mani prese nella piccola incavazione sotto il cannello un po' di quell'acqua che vi si fermava un istante prima di scorrere per un rigagnolo e se ne gett con impeto sul viso e sopra il capo; gli parve che ci gli calmasse quel tumulto a cui era in preda. Si drizz, si raggiust i capelli, i panni che aveva indosso, quasi dico i tratti del viso e s'avvi lentamente verso il villaggio.
Col giunto, avrebb'egli cercato di rivedere la sua vittima? Ne aveva un immenso stimolo e nello stesso tempo una specie di paura. Camminava lentamente. Nella campagna regnava un alto silenzio che gli pareva maggiore del solito. Il sole d'autunno ringialliva ancora di pi le foglie gialle degli alberi. La terra pareva deserta e la natura era mesta in quel momento come la tacita quiete d'un cimitero.
Quando fu alle prime case del villaggio, Maso si incontr con un gruppo di persone: erano de' beoni soliti frequentatori dell'osteria. Appena li vide, il nostro protagonista esit un istante, se avesse da continuare il suo cammino o ritornare sui suoi passi. Decise accostar quella gente. A quell'ora il fatto suo era conosciuto di certo in tutto il villaggio: desiderava vedere di presente da que' cotali come lo giudicassero. Cammin risolutamente verso di loro; i pi gli voltarono le spalle per dirigersi ad altra parte, uno o due soltanto risposero asciuttamente al suo saluto, continuando il loro cammino, bench egli accennasse volersi fermare.
Maso si morse le labbra, fece mostra di nulla e seguit la sua strada, ma con passo ancora pi lento di prima. Pi in l trov il sindaco, quell'uomo di cui egli aveva saputo afferrare la volont e impadronirsi dell'animo. Gli si fece allato, salutandolo con aria e con voce che si sforzava a rendere tranquille ed indifferenti. Il sindaco gli rispose con un evidente impaccio, e stette a costa di Maso con una visibile malavoglia che mostrava quanto volentieri egli si sarebbe liberato da quella compagnia.
Lei ha qualche cosa? disse Maso guardando bene in volto il sindaco.
No, niente: rispose quest'esso che non sapeva trovare parole.
 capitato nel Comune qualche avvenimento che la turbi? Se credesse ch'io potessi, come gi altre volte, esserle utile in alcuna misura.
No... non potete... voglio dire che non  arrivato nulla, e che non ho bisogno per nulla n della vostra opera n dei vostri consigli.
Ella mi parla in un certo modo!
Che modo?... Vi assicuro... Non vorrei che pensaste... Vi ringrazio della vostra offerta.
Tacquero un istante, e poi il sindaco riprese:
Ho udito della sciagura di Cecchino e della sua famiglia... Povera gente!
Lei li compatisce?
Certo, sono brave ed oneste persone... Eccoli intanto perduti tutti per sempre... Cecchino fu arrestato.
Ah?
Adess'adesso.
Ed essa?... e Maria?
 in casa di sua cognata, colla madre e coi bambini... A vederla  una piet che spaccherebbe un cuor di sasso... Ah Maso, voi avete fatta l un'opera ben... ben... ben... trista, l... Vi dir schietto il mio sentimento.
Maso non rispose. Maria era in casa di sua cognata, non molto discosto dal luogo in cui trovavisi egli in quel momento. La voglia di vederla s'accrebbe in lui, divenne insuperabile. Piant l, senza dire una parola, il sindaco, e si diresse con passo affrettato verso quella casa in cui aveva trovato ricovero la povera Maria. Ma quando quella casa ei l'ebbe dinanzi, quando non ci furono pi che pochi passi da fare per arrivare alla soglia della medesima, la sua andatura torn a rallentarsi. Sent un istante mancargli il cuore; una certa debolezza gli invase non che l'animo ma le forze corporali eziandio.
La casa era silenziosa cos da parer disabitata. Per la porta de' carri aperta vedevasi nel cortile, non la figura n la traccia d'una persona viva. Maso avanz adagio, quasi con precauzione; s'accost ad una finestra del piano terreno difesa da un'inferriata e guard per essa. Maria era l, in quella camera, seduta sopra uno sgabello, che pareva accasciata in terra, ed aveva intorno a s i suoi figli che guardavano la madre immobile, desolata, silenziosa, taciturni ed immobili ancor essi.
Quella camera era alla cantonata della casa ed aveva un'altra finestra che s'apriva in un vicoluzzo che veniva ad incrociare la strada. Per questa seconda finestra entrava in quel momento un raggio del sole autunnale, si allungava sul pavimento striscia dorata, e lambiva le chiome dei bimbi serrati intorno alla madre e si estingueva sul seno di questa, illuminandole la faccia del suo riflesso. L'allegria di quella luce contrastava stranamente coll'affanno dipinto nelle sembianze, espresso nell'atteggio di quel piccolo gruppo di persone. Come era pallida Maria! Com'erano incavate le sue occhiaie! Venti anni parevano passati d'un tratto sulla giovent di quel volto a stamparvi dei solchi profondi. L'occhio ella teneva fiso innanzi a s, velata la pupilla, senza pi splendore, quasi senza vita. 
Quell'occhio non vedeva, e dietro quello sguardo non c'era lo spirito, assorto tutto in s stesso. Qual dolorosa meditazione doveva esser quella della infelice!
Maso aveva pure ottenuto la soddisfazione di uno de' suoi desider: vedere, non visto, l'effetto dell'opera sua sopra la sua vittima. Il collo teso in avanti, gli occhi sbarrati, quasi sospeso il rifiato, egli la contemplava avidamente, si pasceva di quella vista, facevala a stamparsela nell'anima come per aversela ognora presente di poi. Ne gioiva egli? Parevagli di s; ma era in ogni modo un gioire cos acre che gli rodeva il cuore come un tormento. Certo quella era una espressione di dolore, immenso, profondo, inenarrabile; ma non era quale l'aveva egli immaginata. Egli aveva presupposto lagrime, disperazione, singulti; quella cupa tranquillit esteriore che sembrava rassegnazione, lo stupiva, gli faceva disagio, quasi lo spaventava. Disse a s medesimo che sarebbe stato assai pi contento dove Maria le apparisse quale aveva pensato che la sarebbe; gli venne la matta tentazione di gettarle traverso la finestra qualche parola di sfida, di scherno, d'insulto, ed ogni sua parola per quella donna sarebbe stata tale, affine di scuoterla, di ottenere che la riagisse sotto la sferza del dolore, di scorgerla contorcersi finalmente sotto la stretta dello spasimo.
Maria dopo un poco fece un moto: abbass quel suo sguardo di statua sui figli che le si stringevano intorno, li avvolse colle sue braccia e chin sopra le loro teste bionde la sua faccia pallida coi segni d'una tortura mortale. In quel volto, nell'atto che si chinava, Maso vide pur finalmente le lagrime: ma due sole che scendevano lente nei solchi incavati delle guancie.
Una morsa di ferro parve stringere il cuore di Maso: fu una sensazione ratta, inaspettata, acuta, dolorosissima; un grido fu per isfuggire dalle sue labbra, ed appena pot soffocarlo in una voce gutturale; temette che questa facesse avvertire la sua presenza col, e si trasse vivamente indietro, sentendosi vacillare sulle sue gambe. Il rimorso aveva in quel punto pienamente afferrato co' suoi artigli l'anima del miserabile.
Comparve in fondo a quella strada qualcuno che si dirigeva a quella volta. Maso ebbe vergogna e paura d'esser colto col come malfattore in agguato: si allontan di buon passo, l'anima dilaniata pi che prima; ed ora sapeva il nome e la natura del suo tormento!
Non si diresse verso casa, riprese la via dei campi: sentiva che ogni aspetto umano gli sarebbe stato insoffribile. Fuor dell'abitato si trovarono sul suo cammino un uomo e due fanciulli. L'uomo si nascose dietro una siepe; e Maso che veniva col capo chino, assorto in s stesso, nol vide: i due bambini rimasero sulla strada piagnucolando:
Ho fame: disse in mezzo al pianto il pi grandicello di quei bimbi, mentre Maso gli passava daccanto.
A tutta prima il nostro uomo non bad gran fatto a quelle parole che pure aveva udite, e continu senza punto commuoversi il suo cammino, ma poi, fatti pochi passi, come se allora soltanto quel lamento penetrasse sino al suo spirito distratto, Maso si ferm, si volse a guardare i bambini e ripet seco stesso:
Que' poveretti hanno fame.
Si vedeva che non dicevano menzogna. Erano due bei fanciullini, ma di cui gli strappi svelavano la miseria, l'aspetto patito mostrava gli stenti. Una subita idea travers il cervello di Maso come una saetta: fra pochi d a quel punto assai facilmente sarebbero ridotti i figliuoli di Maria! Una viva, non ancora provata commozione lo invase. Torn dietro rapidamente, trasse di tasca alcune monete e le pose nella mano del maggiore di que' ragazzi.
To', gli disse con voce che non sembrava pi la sua, tanto s'era addolcita: prendi e va a comprar pane per te e per tuo fratello...
Ma di dietro la siepe sorse allora, come un'ombra, l'uomo che vi si era appiattato, e venne sulla strada guardando fiso con occhio fiammeggiante Maso, che quasi intimorito, indietreggi innanzi a lui. Quell'uomo era l'antico maestro di scuola, al quale il vendicativo aveva fatto togliere l'impiego. Senza parlare and dal piccino, nella cui destra Maso aveva posto il denaro, gli prese il pugno e scuotendogli la mano fece cadere le monete nella polvere della strada.
Non voglio la vostra elemosina io! disse allora fieramente. E da noi voi non potete avere che l'odio e la maledizione.
Prese i suoi due figli per mano e s'allontan, lasciando Maso piantato a quel luogo, muto, immobile, interito.
L'oste non fu pi visto rientrare a casa sua che la sera. Se avesse dovuto dire dove avesse passata tutta quella giornata, sarebbe stato impacciato egli stesso. Torn la faccia sconvolta dall'interna rivoluzione dell'animo. Le sofferenze delle sue vittime, s'erano ripercosse in lui e mostravano le loro traccie profonde nei lineamenti travagliati del viso. La sua osteria non era animata come al solito dell'allegro vociare e de' canti de' bevitori; nessuno sul passo della porta, nessuno nel cortile: pareva deserta. Entrando nella vasta cucina che incominciava a diventare scura pel cader del giorno, Maso vide al rossigno e debole chiarore del focherello che ardeva in fondo al camino, disegnarsi le forme d'una donna accoccolata presso gli alari. Il suo cuore si mise a battere concitato. Una matta idea, non una speranza, quasi un timore nello stato in cui si trovava l'anima sua, l'assalse. Che quella donna fosse Maria? Maria che vinta venisse ad implorar merc? Esit un istante, poi, sollecito, s'avanz verso il focolare.
Quella donna s'alz in piedi lentamente. Era Maddalena che aveva aspettato sino allora il ritorno di lui.
Ah! siete voi, Maddalena? disse Maso, chinando gli occhi innanzi a quelli della madre di Maria.
Voglio parlarvi: rispose la donna con una forzata freddezza, in cui fremeva lo sdegno raffrenato.
Maso tacque un istante, come se discutesse seco stesso che cosa avesse da dire e qual partito da prendere.
A che pro? diss'egli poi. Che cosa avete da dirmi che possa mutare in alcun guisa i nostri rapporti? Le vostre parole non gioveranno a nulla, Maddalena, le vostre preghiere...
La donna lo interruppe fieramente....
Non vengo a pregarvi.
Tanto meglio. Maria e suo marito mi hanno fatto soffrire, soffrano a loro volta. Occhio per occhio, dente per dente:  mio sistema. A chi mi fa bene io rendo bene...
Voi mentite: interruppe di nuovo e con maggiore fierezza la madre di Maria.
Come? grid Maso sussultando.
Il male s che lo ripagate a mille doppi, anche quando questo male vi fu recato per necessit del destino, ma il bene, no. Trovate pi comodo dimenticarlo per rispondervi colla ingratitudine.
Che cosa dite?... Badate alle vostre parole, Maddalena... Voi mi calunniate... Quest'accusa non  vera per Dio!... Ho forse questa soltanto di buone qualit, la riconoscenza; e voi vorreste negarmela?
Sono i vostri fatti che la negano.
Vorreste forse dire che io sono stato ingrato verso di voi? Ma, disgraziata, dalla vostra famiglia io non ebbi altro mai che dolori... Cecchino un tempo io l'amava quasi come un fratello. E sapete perch? Per questo solo che da ragazzi, egli non mi perseguitava come facevano gli altri compagni, ed alcune volte poche mi ha anche difeso dagli scherni altrui. Quando venne l'occasione ch'io potessi essergli utile, non mi vi sono rifiutato; m'affrettai a dargli quella somma per cui egli doveva ottenere la mano di colei che amava... E questa era Maria! ed egli me la toglieva per sempre!
Dalla mia famiglia non aveste che dolori, voi dite?... Maria doveva ella far violenza al suo cuore per voi?.. E come potete voi dimenticare tutto ci che ci dovete, che vostro padre, buon'anima, dovette al defunto mio povero marito?
Mio padre dovette alcun che al padre di Maria? Che cosa?
Questo  troppo. Fingete anche d'ignorarlo?
Vi giuro che non so nulla.
Ma quando vostro padre si trov all'ultima disperazione, a quel punto a cui voi avete ora ridotto Cecchino, chi lo ha salvato?
Chi?
Mio marito.
Possibile!
Come non sapeste voi codesto?
Vi giuro di nuovo, per l'anima di mio padre, che io ho ignorato tutto finora... Ma di quanto mi dite, Maddalena, potreste voi darmi una mezza prova soltanto?
Una prova intiera. Nel cofanetto che ho lasciato nella fattoria, e di cui tengo ancora qui la chiave, sta la carta che vostro padre scrisse in proposito a mio marito, e che volle da noi si conservasse per memoria del benefizio. "Tenetela, egli disse, come una mia solenne promessa di gratitudine, e se mai voi e la vostra famiglia aveste bisogno in alcun modo di noi ci trovereste pronti a tutto, io, e dopo di me mio figlio ".
Maso era agitatissimo.
 questa la verit?... E perch non mi avete voi detto nulla mai?
Io era persuasa che sapevate tutto.
Debbo credere?... Oh se ne avessi avuto soltanto sospetto?... Voglio vederla quella carta... Venite tosto, Maddalena; andiamo alla fattoria; mostratemi quella scritta, e allora... allora...
Non termin le sue parole, ma rivoltosi verso la porta, pass innanzi alla Maddalena per uscire con passo affrettato.
Stavano ambedue per varcare la soglia, quando un uomo si precipit correndo nell'osteria, tutto affannato e nella faccia sconvolto. Era il cognato di Cecchino.
Presto, presto, grid egli collo strafiato, Maddalena venite, correte, Maria si muore.
...
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...
Capitolo 26.
...
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...
Maddalena aveva gettato un grido uno straziante grido e s'era precipitata a corsa verso la casa dove aveva lasciata sua figlia. Maso, come trascinato da una forza maggiore, quasi senza propria volont, l'aveva seguita.
Entrarono nella stanza in cui Maria era stata posta a giacere. Il troppo spasimo, represso, voluto dominare, aveva vinto ad un tratto la povera donna. Il sangue avevale invaso il cervello, offuscatole di botto l'intelligenza; ed ella si travagliava miseramente sotto l'accesso d'una febbre gagliardissima. Non avevano potuto manco spogliarla; e la meschina co' panni discinti intorno, stava distesa, agitando e testa e braccia con moti convulsi, gemicolando, rantolando, pronunziando tratto tratto delle mezze parole con voce soffocata, con labbra livide e tumefatte.
Chi avrebbe pi riconosciuto in lei la bella fanciulla d'un tempo, desio di tutti i giovani di quello e dei vicini villaggi, la lieta sposa, invidia delle compagne?
La sorella ed il cognato di Cecchino spaventati a quell'improvviso malore che l'aveva colta, messala cos come avevano potuto, smaniante qual essa era, sul proprio letto, eran corsi a domandare, quella il medico, questi la madre di Maria. Per fortuna il medico che abitava l presso era stato trovato subito, era venuto sollecito, ed all'arrivo di Maddalena gi stava allato l'inferma, puntole il braccio facendole colare il sangue in un abbondante salasso.
Maddalena si slanci verso il letto ove giaceva la figliuola, gridando perdutamente:
Maria! Maria!... Oh che cos'hai tu?
La inferma non diede segno di vederla n d'averla sentita.
Il medico si volse alla Maddalena con accento autorevole:
No, per adesso la non vi ode;  inutile dunque che gridiate.
O mio Dio! o mio Dio! esclam la donna scoppiando in singhiozzi disperati. Oh! la mia figliuola... La mia figliuola che mi muore!... Ges buono!.. Signor dottore, mi renda la mia figliuola... la mia unica figliuola... Madonna dei sette dolori, fatemi la grazia voi!
Silenzio, calmatevi: riprese il dottore con un tono di rampogna in cui c'era pure molta compassione. Tutte codeste smanie non servono a nulla, anzi fanno peggio. Se volete giovare alla vostra figliuola, tranquillatevi l'animo e mettete coraggio.
S... s signore: disse Maddalena facendosi forza per soffocare i singhiozzi e tremando di tutte le membra: s signore; oh! mi dica lei che cosa debbo fare... Mi dica se mia figlia vivr.
Il caso non  ancora disperato. Volle fortuna ch'io potessi giungere in tempo... Conviene aspettare delle ore, e fors'anco qualche giorno per poter dire alcuna cosa di sicuro... Vedremo pi tardi... Intanto questo salasso spero che comincer per sollevarla un poco.
Ci dicendo aveva chiusa la vena e fasciava il braccio dell'ammalata.
S, continuava, guardandola nel volto, qualche sollievo, non fosse che temporaneo, lo avr di certo. Ecco che i suoi occhi sono gi un pocolino meno aggravati, meno acceso e meno intenso il rossore soffuso.
Oh santa Vergine dei fiori, esclamava Maddalena incrociando con forza le mani e sollevandole in alto insieme cogli sguardi in atto e con espressione di ardentissima preghiera, conservatemi la mia figliuola e vi regaler un bel cuore d'argento.
Maria da quel salasso appariva in realt alquanto sollevata. Meno affannoso era il rifiato, gli occhi non rotavano pi nelle occhiaie con moto convulso, il vitreo splendore di essi pareva un po' temperato; pi spiccatamente e pi intelligibili la si ud pronunziare alcune parole:
Cecchino!... oh mio Cecchino!... e i nostri poveri figli?... Maso sia maledetto!... sia maledetto Maso!...
A questi detti rispose da un angolo della stanza una voce soffocata che pareva un gemito od un rantolo, quasi un lamento di vivo dolore voluto reprimere, quasi un singhiozzo. Il medico si volt a quella parte e ci vide Maso.
Era entrato dietro Maddalena e l'uomo ch'era venuto a chiamarla, e niuno in quel momento aveva fatto attenzione a lui. S'era ritirato in disparte, lontano dagli altri, ma in luogo onde potesse vedere la giacente, e la guardava, immobile, fiso, senza batter palpebra, quasi avreste detto senza trarre il fiato.
Come lo vide, il medico fece un atto di sdegnosa meraviglia, si accost vivamente e disse con accento brusco ed imperativo:
Che cosa fate cost?... E osate entrare qui dentro voi?... Volete dunque ucciderla addirittura quella povera donna?... Se mai per caso ella risensa un momento e che vi veda,  il colpo della morte per essa... Uscite!
E gli addit con atto imponente la porta.
Maso curv il capo, non fece la menoma risposta, non ebbe la menoma esitazione, usc con piede riguardoso perch non si udisse il rumor de' suoi passi.
La notte era venuta. Tutto scura e tutto silenziosa era la strada, come un sepolcro. La sola luce che vi fosse era quella del lume acceso nella stanza dell'ammalata, che filtrava per una riga rossigna traverso le imposte rabbattute della finestra. Presso all'uscio, rasente il muro, c'era un gran sasso; Maso vi sedette sopra, punt i due gomiti alle ginocchia, pose nelle sue larghe palme la testa, e stette l ad aspettare.
Quando il medico usc da quella casa vide nella strada drizzarglisi innanzi l'ombra d'un uomo.
Signor dottore, gli chiese una voce bassa ma agitata: quella donna vivr?
Difficilmente, rispose brusco il medico che aveva riconosciuto Maso. Voi avete saputo colpire proprio a modo... L'avete ammazzata senza dovere aver paura della galera.
E lo piant l senz'altro, allontanandosene in fretta.
Maso stette un momento esitante. Si raccost all'uscio come per rientrare in quella casa: ma non l'os; si rec presso la finestra da cui filtrava quella riga di luce, ammortendo il suono dei passi per paura d'essere udito dall'interno, e prov a fare sgusciare uno sguardo in mezzo alle imposte rabbattute, e vedere in quella stanza, ma non gli venne fatto. Parve combattuto da diversi propositi; finalmente un pensiero dominante lo prese.
Vo' sapere se Maddalena mi ha detto la verit; oh voglio saperlo ad ogni costo.
E prese di buon passo il cammino per alla fattoria.
Col tutto era rimasto aperto. Il silenzio e l'oscurit dinotavano come la casa fosse rimasta disabitata. Il cane, lasciatovi solo, guaiva dolorosamente per quell'aere notturno. Con qual disposizione dell'animo si recava ora Maso in quel luogo, e come diversa da quella con cui era venuto quella mattina medesima! Le tenebre stesse di quell'ora conferivano ad accrescere il suo turbamento, la sua emozione. Ricord ad un tratto la sera che precedette il d della sua partenza per la Francia, quando in un'ora simile, su quella medesima strada era egli venuto incontro a suo padre che s'era recato dall'usuraio. L'immagine di quel buon vecchio padre che tanto l'aveva amato gli stette presente con pi spiccata evidenza che non gli fosse avvenuto ancora mai: gli parve, quelle venerate sembianze che da tanto tempo non aveva pi viste, che non avrebbe vedute mai pi, scorgerle adombrarsi fugacemente sul fondo scuro di quella notte senza luna. Suo padre aveva promesso anche per lui una gratitudine eterna alla famiglia di Maria; che cosa avrebbe detto di lui che aveva cos ferocemente fallito alla promessa? A seconda che avanzava verso quella fattoria dove tante volte era stato amichevolmente accolto dal buon Giacomo, dove aveva passato le ore pi liete, le uniche liete della sua infanzia, coll'immagine di un padre si presentava al suo spirito anche un'altra: quella del padre di Maria. Gli sembrava dover vedere da un momento all'altro sbucar fuori di dietro al tronco degli alberi le due ombre corrucciate; gli parve scorgere davvero il fantasma sdegnato di Giacomo levarsi sotto a quel portico e con atto fiero intimargli di non entrare, di fuggir quelle soglie.
Un brivido di raccapriccio lo assalse; ma un pericolo reale venne a far dileguare la paura di quello immaginario che gli creava la sua mente turbata. Il cane si slanci furibondo contro questo estraneo che veniva come un ladro. Maso dovette raccogliere un sasso per difendersi; ma la bestia inferocita lo morse crudelmente nelle gambe e nelle braccia con istrano furore. Maso fin per gettarsi nella casa chiudendo dietro s l'uscio per ripararsi. Accese un fiammifero ed and in cucina ove trov una lucernetta in cui era appena un terzo dell'olio occorrente. Alla debole luce di quella lucerna guard intorno a s quasi tremolando, come spaventato di s stesso. Aveva le mani tutte sanguinose pei morsi del cane il quale fuori della porta continuava ad abbaiare furibondo. Si sentiva stanco, affralito, come se quel d avesse sostenuto tutte le maggiori fatiche immaginabili. Si lasci andare sopra una seggiola, non potendosi pi reggere sulle gambe che gli tremavano: asciug alla sua pezzuola il sangue delle mani, ed un pensiero orribile lo afferr di botto:
Se quel cane fosse arrabbiato! Ed io avessi da morire nelle convulsioni della rabbia col pensiero di quello che ho fatto, coll'immagine di Maria moribonda davanti agli occhi, quale l'ho vista poc'anzi, quale io l'ho ridotta!
Trem da capo a piedi, occupato tutto da un terrore inesprimibile.
Oh no: disse egli di poi per confortarsi, Dio non vorr punirmi di tanto.
Dio! Quanto tempo era che non aveva pi pronunziato questo nome! Quanto tempo che non ci aveva pensato pi, che non aveva pi voluto pensarci!... Ed ora di botto, ecco a questo nome sfuggitogli nella commozione d'uno spavento, invaderlo il ricordo delle preghiere imparate nell'infanzia, la memoria delle istruzioni religiose dategli nella chiesa la festa, delle ammonizioni che suonavano sul labbro della madre piena di virt e di fede! Dio!... La religione!... Egli di certo aveva gravemente offeso quello e violata questa!... La mattina se alcuno gli avesse fatto un simile rimbrotto, oh come avrebb'egli crollate le spalle; ed ora invece!... Si domand ad un tratto se pregando non avrebbe ottenuto un po' di sollievo a quel tormento che gli rodeva l'anima, se non avrebbe potuto ottenere riparo al male da lui fatto. Pregare! Ma sapeva egli ancora?
Si percosse col pugno chiuso la fronte.
Ah! non riconosco pi me stesso, esclam.
Il cane aveva alla fine cessato il suo abbaiare: e tutt'intorno regnava un silenzio di morte. Un legno tarlato scricchiol in un angolo; Maso fece un sussulto a quel rumore, quasi atterrito.
Coraggio, coraggio, diss'egli sogghignando sprezzevolmente di s stesso. Sono diventato peggio di un ragazzo.
Si alz, prese la lucerna con una mano che a suo dispetto non era ben ferma e percorse tutta la casa. Se col si fosse trovato uno specchio in cui avesse vista riflessa la sua faccia, avrebbe avuto paura di s medesimo, tanto ci si sarebbe trovato pallido e i lineamenti sconvolti. Quando fu nella stanza di Maria, la sua anima turbatissima fu pi combattuta che mai. Dapprima una certa tenerezza lo prese. Gli parve che l dentro tutto, ogni oggetto, l'ambiente fosse impregnato della memoria, dell'effluvio, della personalit di Maria: il suo amore in quell'atmosfera, il suo amore soffocato ma non estinto, nascosto per cos dire sotto un viluppo d'odio, s'aperse e fiammeggi vivacissimo di botto. E' si gett con passione che avreste detto furore, sul letto che l si trovava, e ne baci e ne morse le coltri; ma ad un tratto fu preso da un fremito in tutte le membra e si lev di l con impetuosa mossa che pareva di orrore; avreste detto che un serpente da quelle coltri gli si era lanciato al petto e lo aveva morso al cuore. L sopra aveva vista gettata una veste d'uomo!
Per un momento la feroce gelosia lo fece tornato qual era il mattino: si rallegr empiamente dell'opera sua, morisse anche la donna che aveva amata, che amava, cos nessuno pi l'avrebbe in poter suo; egli s'era vendicato, aveva fatto quel che gli spettava, doveva esser contento, lo era!
Ma in quella appunto che egli cos diceva a s stesso, il suo sguardo cadde sopra un letticciuolo: era quello dei bambini di Maria. Ricord il fanciullo che gli aveva domandato l'elemosina, si ricord i pianti di quei bimbi ch'egli aveva scacciati da quella casa, che se non fosse stato di lui a quell'ora dormirebbero tranquilli in quella stanza: sent la maledizione di Cecchino, sent la maledizione dell'antico maestro di scuola, sent la maledizione di Maria morente che pesavano con terribil pondo sul suo capo.
Usc quasi fuggendo dalla camera in cui si trovava, ed entr in quella di Maddalena. La prima cosa su cui cadde il suo sguardo fu il cofanetto di cui la madre di Maria gli aveva parlato. Si accost rapidamente ad esso e tent d'aprirlo: era chiuso a chiave e questa aveva seco la Maddalena.
Eppure voglio vederla questa carta: disse a s stesso esaminando da ogni lato quel piccolo stipo. Bisogna ch'io la veda.
Scese nel piano inferiore a cercare uno strumento da poter rompere la serratura; trov nella stalla un palo di ferro, se ne impadron, torn di volo presso il cofanetto, e ne fece saltare il coperchio. Non tard fra le poche carte che l si contenevano a trovar quella che era scritta dalla mano di suo padre. La lesse al manchevole chiarore della lucernetta vicina oramai allo spegnersi. La lesse e mand un'esclamazione, quasi un urlo di dolore che pareva quello di un toro ferito.
Me sciagurato! me infame! grid stracciandosi a ciocche i capelli. O padre mio, perdonami!
In quella la lucerna, consumato tutto quel po' di olio che aveva, mand un ratto lampo pi vivo e si estinse. Maso rimase in una fitta oscurit con fra mano la carta accusatrice, la sua sentenza scritta dal suo padre morto.
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Capitolo 27.
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La mattina dopo il signor Pronetti con una faccia in lui affatto nuova, una faccia conturbata, che aveva scancellato compiutamente la sua solita espressione da buon pastricciano per prendere quella dello sdegno e d'una risoluzione ferma ed incrollabile; il buon Pronetti, dico, si presentava all'osteria domandando a Bastiano con voce forte e corrucciata e con sopracciglia fieramente aggrottate di parlare a Maso.
E Bastiano con aspetto quasi corrucciato del pari a rispondergli:
Maso? Bisogna che il diavolo l'abbia davvero portato con s, da ieri non si  pi lasciato vedere.
Giusto in quella, l'uomo di cui si parlava compariva nella cucina dove si trovavano Pronetti e Bastiano.
A vederlo si sarebbe detto che Maso usciva da una malattia lunga e gravissima, tanto era pallido, affralito, disfatto; nelle sue chiome, nere ancora il giorno innanzi, correvano abbondanti, come fili d'argento, i capelli canuti; gli occhi avevano perduto la loro luce, le guance la loro freschezza; una mestizia insormontabile aveva messo su quella faccia la sua impronta da non cancellarsi pi.
Il signor Pronetti cominci egli a dire con accento ruvido, quale non si era udito mai dalle sue labbra grassotte e colorite:
Son venuto per parlarvi.
Maso rispose con un accento pieno d'una strana umilt, tenendo volti a terra gli occhi:
Anch'io ho bisogno di parlarle, e s'Ella non fosse venuta, mi sarei recato io da lei.
Pronetti con mossa risoluta, anzi collerica, cacci sotto il braccio sinistro la sua mazza, prese colla mano destra il portafogli che aveva nella tasca interna del petto del suo soprabito, ed apertolo ne cav un fascio di polizze di banco che vi erano.
Qui  il vostro denaro che mi avete dato ieri per la pigione della fattoria; disse deponendo le polizze sulla tavola l presso; ripigliatelo, ch io non ne voglio pi neppur l'ombra; e qui (soggiunse levando dalla medesima tasca un foglio di carta)  la scritta d'affittamento che io subito subito lacero in quattro pezzi innanzi ai vostri occhi, perch non ne voglio pi sapere, perch pagher anche tutti i danni che occorrer e che voi certo siete quel cane da farmi pagare, ma corpo di bacco, voi finch io vivo, e fo conto di vivere un pezzo, non metterete piede nella mia tenuta.
Maso rimase impassibile nel suo contegno abbattuto: solamente quando sor Bernardo fece il movimento per lacerare come aveva detto la carta, Maso gli trattenne il braccio con forza.
No, diss'egli, non la stracci, ch quello  un documento necessario.
Pronetti lo guard come stupito di tanta audacia.
Si rassicuri, continuava l'oste, io non entrer in quella fattoria, n in alcun modo la terr in mio potere; ma pure quel contratto ch'Ella tiene fra mano avr la sua esecuzione, perch con atto notarile fatto questa mattina medesima io ho ceduto tutti i diritti che mi d quella scrittura a Cecchino ed a sua moglie....
Davvero!
Riprenda pure quei denari che ho pagati. Essi sono il primo semestre d'affitto ch'io pago per conto dei nuovi pigionanti.
Ma essi?
Essi non mi dovranno nulla. Ecco la ricevuta che prego lei medesimo di rimetter loro, colla quale mi dichiaro soddisfatto d'ogni credito recente ed antico.
A Pronetti pareva di sognare, faceva rotare i suoi occhi meravigliati dall'una all'altra delle due carte che teneva fra mano, dai biglietti di banco posti sulla tavola alla faccia scialba di Maso, e in verit non sapeva che cosa dirsi.
Ma, ma, diceva egli quasi balbettando, tutto ci  bello e buono, per quel povero Cecchino  in prigione chi sa per quanto tempo....
No, il cancelliere non aveva ancora dato corso alla mia querela, n i carabinieri al loro rapporto. Li persuasi facilmente a consentire che si soffocasse senz'altro ogni cosa.
Avete fatto questo?
S.
Ebbene volevo dirlo....
Ma qui il buon Pronetti fu preso dallo scrupolo, ch infatti la sua vantagione era del tutto inverosimile; e s'affrett a soggiungere:
Ah no: questa per esempio non l'avrei mai detta!
Cecchino di quest'oggi medesimo sar restituito alla sua famiglia.
E la povera Maria?
Maso si pose una mano sugli occhi, forse per nascondere una lagrima.
Maria sta meglio, rispose. Il medico mi ha assicurato che sarebbe guarita... Il rivedere suo marito le giover sicuramente ad affrettare la guarigione.
Stettero un momento senza parlare. Pronetti era tornato in tutta la solita bonariet ed espressione da cuor contento della sua fisionomia.
In fondo, in fondo, lo pensavo, Maso, che voi non eravate poi quel cattivo che pareva... Vedo con piacere che l'ho indovinata.
La cessione dell'affittamento, la ricevuta generale dei loro debiti, prego vossignoria di darle Ella stessa a... a Cecchino. Io....
Esit un istante.
Io, riprese con decisione, non li vedr pi.
Come! non li vedrete pi? Che cosa volete dire?
Ho il mio progetto gi bello e fissato. Ella dica loro che non ho osato domandare il perdono, ma che se me lo daranno faranno bene alla mia anima di dannato... E dica loro eziandio... A Maddalena sopratutto... che preghino e facciano pregar i bambini per la memoria di mio padre, perch fu questa che li ha salvi tutti.
Ma voi?...
Io?... Mi guider il Signore.
Quando Pronetti fu partito, quando ebbe pagato e congedato Bastiano, Maso chiuse accuratamente la casa, ed un sacco da viaggiatore pedestre sulle spalle, un lungo bastone in mano, fu visto attraversare la piazza ed entrare nella casa del parroco.
A questo sacerdote, che fu stupito di quella visita inaspettata, il nostro protagonista disse lasciando stare ogni proemio:
Ecco le chiavi della mia casa, sor Parroco: le affido a Lei, perch le dia poscia al Comune, al quale merc questo stromento di donazione do in piena propriet ogni mio possesso in questo paese col patto che nella casa s'impianti un asilo infantile. Cos quel luogo che fu fomite di vizi diverr sorgente di bene. Tutte le derrate che si trovano attualmente nella mia casa incarico Lei di far vendere, e il prezzo ricavatone distribuir ai poveri del villaggio; fra questi si annoveri primo l'antico maestro di scuola al quale desidero si trovi un impiego nel nuovo asilo da fondarsi.
Il parroco guard stupito il suo interlocutore.
Ma, diss'egli, come aveva detto poc'anzi Pronetti; e voi?
Io parto per lungo tempo... per sempre forse!... se il mio nome non sar pi maledetto, se la mia memoria non sar pi esecrata, avr ottenuto quel meglio che ora io possa desiderare.
Verso sera, come Maso aveva annunziato a sor Bernardo, Cecchino era restituito alla sua famiglia. Maria compiutamente tornata in cognizione poteva tutto gustare il gaudio di questa lieta ventura. All'uomo pentito de' suoi trascorsi in cui s'era lasciato trascinare dall'empia arte del suo nemico, il medico assicurava che la donna avrebbe vissuto.
In quel medesimo tempo, quando calava il sole e la nebbia autunnale invadeva la valle, un uomo collo zaino sulle spalle ed un lungo bastone tra mano, solo, pallido, coll'impronta in faccia d'una mestizia profonda, s'avviava per la strada della montagna. 
Era Maso.
Sost un istante sopra una eminenza di terreno da cui potevasi scorgere il sottoposto villaggio, e pi vicino la fattoria di sor Bernardo e in mezzo alle case del paese raccolte il campanile della Parrocchia, il cui comignolo splendeva all'ultimo raggio del sole. La nebbia che cresceva dava ad ogni oggetto incerti e vaghi contorni: le foglie secche staccate da un alito di vento fioccavano turbinando con una specie di susurro dai rami oramai spogliati dei castagni.
Maso stette immobile circa dieci minuti, l'occhio fisso innanzi a s. Parve che volesse stamparsi nella memoria e nell'animo la veduta di quei luoghi, la calma e la mestizia di quell'ora; poi si riscosse, un penoso singhiozzo ma un solo gli eruppe dal petto, si tolse di sotto i panni un sacchettino lacerandone il cordone per cui gli pendeva dal collo, trasse da esso un piccolo oggetto che premette con forza contro le labbra e quindi scaravent lontano in una fossa, era l'anellino di Maria da cui si separava per sempre; fece un atto tra di dolore, tra di rabbia che avreste detto un gesto d'addio, e con passo sollecito s'ingolf nel seno imboschito della montagna.
Da quella sera nessuno del villaggio n dei circostanti paesi lo vide pi o n'ebbe novella. Alcuni lo supposero tornato in Francia, altri precipitatosi in un burrone. Il suo segreto  tra lui e Dio.
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...
FINE.